martedì 26 giugno 2012

Quando il meteorologo sbaglia sul riscaldamento globale


Il 6 giugno 2012, nell’ambito del Convegno “Difesa del suolo-Irrigazione Territorio- Ambiente – Paesaggio” che ha avuto luogo nel Palazzo Lombardia di Milano, il meteorologo Mario Giuliacci ha trattato il tema “L’acqua e il clima: cambiamenti, alluvioni, siccità”. L’intervento ha destato la meraviglia di diversi spettatori, che hanno segnalato la presenza di tesi tipiche del negazionismo climatico.

di Stefano Caserini e Sylvie Coyaud

Testo tratto dal sito climalteranti.it per gentile concessione dell'autore
Il 6 giugno 2012, nell’ambito del Convegno “Difesa del suolo-Irrigazione Territorio- Ambiente – Paesaggio” che ha avuto luogo nel Palazzo Lombardia di Milano, il meteorologo Mario Giuliacci  ha trattato il tema “L’acqua e il clima: cambiamenti, alluvioni, siccità”.
L’intervento ha destato la meraviglia di diversi spettatori, che hanno segnalato la presenza di tesi tipiche del negazionismo climatico, ad esempio che il riscaldamento globale si è arrestato dal 2005 a causa delle forzanti naturali (macchie solari, oscillazione delle temperatura degli oceani), che incideranno anche per il prossimo decennio. Nessun accenno alle cause antropiche (l’aumento dei gas climalteranti nell’atmosfera), se non per un breve cenno all’esistenza di “talebani” del clima.
La registrazione video dell’intervento del colonnello Giuliacci non è disponibile, ma è possibile scaricare dagli atti del convegno la presentazione intitolata “Cambiamenti climatici naturali. Stop al Global Warming?”. Come vedremo, conferma le segnalazioni ricevute.

Nell’ottava slide della presentazione è mostrato un grafico tratto dal sito www.junkscience.com, del lobbysta Steve Milloy, editorialista di Fox News noto per le posizioni negazioniste sul tema dei cambiamenti climatici.
Il grafico presenta una sovrapposizione fra l’andamento delle concentrazioni di CO2 e l’anomalia delle temperature stimata dalla NASA dal 1880 al 2011. La slide si intitola “Global Warming 1880-2011”, ma a ben guardare non è affatto una temperatura globale, perché riguarda solo la zona del pianeta fra le latitudini 24N e 44N.


A guardare ancora meglio si nota un fatto strano, la brusca diminuzione delle temperature nei primi anni della serie, dal 1880 al 1881. Controllando i dati originali nell’indirizzo scritto sul grafico (qui) si vede che si tratta proprio di un errore, quell’aumento segnato con il contorno rosso e con il punto di domanda nella prima immagine del post non esistono nei dati originali (vedi grafico sottostante). Il grafico mostrato da Giuliacci, proveniente da un sito spazzatura dei lobbysti USA, inventa un riscaldamento inesistente.
Inoltre, nel grafico è rappresentato anche l’aumento di CO2 in atmosfera, ma con il trucco (già visto) di schiacciare molto la scala per farlo sembrare meno collegato all’aumento di temperatura.



La slide n. 9, “Anche in Italia il GW si è arrestato nell’ultimo decennio”, contiene altri due errori.
Come già discusso su Climalteranti, un decennio è un periodo troppo breve per identificare un trend di riscaldamento, e in ogni caso il riscaldamento a scala globale non si è affatto fermato.
Il clima è cambiato anche in Italia. Negli ultimi 10 anni non sarebbe cosa strana se non ci fosse un riscaldamento statisticamente significativo: è già successo nonostante il trend di aumento  sia chiarissimo e più accentuato che a livello globale. Ma come già discusso, è necessario considerare la variabilità climatica per valutare il sottostante trend.


In altre parole il riscaldamento locale (in una zona, l’Italia, pari al 0,059 % della superficie globale) potrebbe anche essersi fermato, il riscaldamento globale invece prosegue. Se avesse voluto mostrare un grafico aggiornato, il col. Giuliacci avrebbe ad esempio potuto mostrare il grafico qui a fianco, risultato del progetto BEST – Berkeley Earth Surface Temperature – che ha dato un’altra conferma dell’aumento delle temperature globali.






Nella slide 14 è ripetuto il grafico sbagliato della slide 8, mentre la slide 15 mostra un’immagine NASA-GISTEMP dell’anomalia delle temperature nel periodo 2000-2005, commentata dal titolo  “Negli ultimi 5-6 anni raffreddamento alle alte latitudini“. Se si guarda l’immagine, è evidente che alle alte latitudini, ed in particolare nell’Artico, vi sono colori che corrispondono ad aumenti da +0.5 a +2°C delle temperature, e solo una zona dell’Alaska e della Russia centrale mostra gli azzurri e i verdini di un debole raffreddamento.

Utilizzando i dati NASA-GISTEMP  precedentemente citati, si ricava un grafico sulle temperature delle alte latitudini (fra 60° e 90° di latitudine), mostrato a fianco: c’è un trend di riscaldamento inequivocabile.
Pur se, come detto in precedenza, 5 anni non hanno alcun significato climatologico e nulla possono dire sul riscaldamento globale, sia dal 2000 al 2005, che dal 2005 al 2011 (gli ultimi 6 anni) le temperature sono aumentate.

Nelle slide successive, Giuliacci cerca di trovare le spiegazioni del presunto stop del riscaldamento globale, che sarebbe l’effetto combinato  della North Atlantic Oscillation (NOA), della Atlantic Multidecadal Oscillation (AMO), dell’ENSO (El Niño-Southern Oscillation) e dell’andamento dell’attività solare.

Fatica sprecata. Nonostante l’effetto combinato di oscillazioni in versione “fredda” da un decennio e di un’attività solare in calo da un ventennio, ostinatamente le temperature del pianeta smentiscono il colonnello.

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