martedì 19 giugno 2012

Monti Revolution: l’Italia che ce la fa


Fantaracconto di 210 giorni al cardiopalma – di Federico Cimini
Il governo Monti ce l’ha fatta. Dopo tanto impegno, manovre su manovre, crisi di partiti, lacrime e sangue, il governo tecnico (ma voluto dal popolo) di Mario Monti è riuscito nell’intento di arginare la morsa della crisi che ormai dal 2008 lacerava l’economia dell’Italia e le coscienze degli italiani.
I tempi dei sacrifici sono ormai alle spalle, e il merito è tutto del governo tecnico insediatosi a novembre 2011, dopo un ventennio berlusconiano poco fortunato intervallato da governi di centro-sinistra altrettanto sfortunati.
La soluzione è stata semplice: non più tasse, non più tagli agli stipendi, alle istituzioni o alla cultura, non più tagli al personale, alle aziende, non più aumenti di accise o di IVA; il modo migliore per uscire dalla crisi, secondo il governo di economisti per eccellenza, è stato il coraggio di investire su tutto quello che di buono può fare il Paese: dai diritti alle imprese, dall’arte alla scuola, allo sport, ai giovani, alle pensioni.
C’è voluta una manovra sostitutiva – la terza dopo il governo Berlusconi – per riuscire a dare un nuovo respiro agli italiani e alle proprie speranze di riuscita nel futuro, ma Mario Monti in persona, convocando un Consiglio dei Ministri d’emergenza, si è scusato, davanti al Parlamento e alle televisioni che trasmettevano l’evento a reti unificate, per aver temporeggiato troppo sulla messa a punto di questo “progetto per il futuro dell’Italia”. Successivamente è passato a spiegare tutti i dettagli della Grande Riforma.
Si parte dalle imprese: l’articolo 18 non viene né eliminato né mascherato da falsi incentivi, anzi, i diritti dei lavoratori verranno rispettati maggiormente, attraverso la riduzione dei licenziamenti facili – che dovranno essere ben motivati – e l’estensione della legge anche per le aziende più piccole che, finalmente, potranno riaprire.
Verrà abbassata l’età pensionabile in modo da avere un maggiore ricambio generazionale. I giovani, in particolare, sono il punto di forza della manovra Monti e, vista l’attuale situazione di stallo e disoccupazione, si è deciso di investire tutto su di loro: più lavoro, più borse di studio e un maggiore riconoscimento del titolo universitario presso aziende statali e private. Si ricomincia ad investire nella ricerca, per evitare la “fuga dei cervelli” all’estero e puntare sulla qualità e sulla fama dei ricercatori italiani.
Un altro punto importante è la cultura: a partire dalla scuola elementare si darà una maggiore spinta alle conoscenze dei bambini, che verranno indirizzati alla lettura spontanea di testi classici, mentre la vera novità è che i prezzi dei libri pedagogici diminuiranno del 50% per non gravare troppo sulle spese familiari.
Eliminato ogni tipo di taglio all’arte, al cinema, alla musica, allo spettacolo: i fondi aumenteranno e chiunque deciderà di investire nella cultura avrà un contributo statale di partenza. Inoltre è prevista la riforma della SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) in cui verrà rivoluzionata e democraticizzata la ripartizione dei proventi per gli artisti.
Diminuirà il costo della benzina attraverso il taglio della maggior parte delle accise relative a guerre e catastrofi fino al 1990, ridimensionando così il prezzo intorno ad 1Euro al litro.
L’IVA scenderà di una decina di punti percentuale in modo da assestarsi ad una media europea: questo comporterà l’abbassamento dei prezzi dei generi alimentari e di importazione. Tutto ciò porterà ad un consumo maggiore, quindi, ad entrate più sicure per commercianti e per le casse dello Stato.
Inizierà la vera lotta all’evasione fiscale che toccherà imprenditori, aziende, attività commerciali, con controlli sistematici sull’intero territorio italiano. Chi ha di più pagherà di più, in modo da abbassare il divario tra ricchi e poveri.
Insomma, una vera e propria rivoluzione sociale che lascia intravvedere ottime prospettive per il futuro del Paese.
La manovra ha già suscitato stima e condivisione da parte dei sindacati, dei maggiori partiti politici e della società in generale.
La spinta alla cultura ha già fatto appassionare migliaia di giovani che, in fila alle librerie delle maggiori città italiane, da nord a sud, hanno avuto numerose occasioni di confronto e di dialogo riscoprendo, quasi inconsciamente, l’importanza delle ideologie, ormai perse e dimenticate.
La politica si è già fatta portavoce dei nuovi valori, iniziando a stilare programmi per le prossime elezioni che avranno alla base la difesa della cultura e dei diritti della società e non più – come ha ammesso qualche esponente – la difesa degli interessi personali.
Poi, ad un certo punto, mi sono svegliato.

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