mercoledì 20 febbraio 2013

L’apocalisse sfiorata – Le meteoriti sono cadute a 90 chilometri dalla centrale nucleare di Kyshtym

Tempi duri per le centrali nucleari: dopo gli attacchi provocati dalle alluvioni, dagli tsunami e dai terremoti, ora la nuova minaccia arriva direttamente dallo spazio. Le meteoriti cadute nella regione di Celjabinsk sugli Urali che hanno provocato circa millecinquecento feriti, non hanno spaventato solo la popolazione ma anche letteralmente terrorizzato gli esperti del settore nucleare.
Le meteoriti sono cadute infatti a soli 90 Km da Majak, luogo che qualche appassionato di storia dell'Unione Sovietica ricorderà come la “Los Alamos degli Urali”. Majak è infatti uno dei territori più contaminati al mondo dal punto di vista radiologico, essendo stato teatro di diversi incidenti nucleari per via dei suoi impianti che, dal 1948, producono (e ora riprocessano) plutonio per le bombe atomiche. Il 29 settembre del 1957 viene ricordato nel mondo come il giorno in cui si verificò il rilascio di qualcosa come 70-80 tonnellate di materiale altamente radioattivo nell'ambiente. Il disastro di Kyshtym – questo il nome dato a quella tragedia - si è classificato al “secondo posto” (Scala INES 6) dopo i disastri di Cernobyl e Fukushima, che sono a pari merito al livello 7 della International Nuclear and Radiological Event Scale.
Le autorità russe hanno comunque tranquillizzato la popolazione (e il mondo) affermando, dal quartier generale di Rosatom (Agenzia nucleare russa) in un comunicato che "tutte le installazioni di Rosatom della regione degli Urali stanno funzionando normalmente e non hanno sofferto di alcuna conseguenza per la caduta dei meteoriti".
Nessun danno fortunatamente per l'impianto di riprocessamento di plutonio di Majak che ospita oltre 550 tonnellate di uranio impoverito, 30 tonnellate di plutonio altamente radioattivo, e 500mila tonnellate di rifiuti radioattivi.
Ma se l'impianto di riprocessamento non è stato colpito per un soffio dobbiamo accendere un cero che le rocce spaziali non abbiano nemmeno impattato sul lago secco di Karachai, a circa 60 chilometri dal luogo. Il lago è stato infatti utilizzato per decenni come discarica per gli impianti nucleari diventando una pattumiera radioattiva a cielo aperto, con una carica di circa 120 milioni di curie pronta a esalare le sue polveri.

Egazette

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