venerdì 24 maggio 2013

Carne di cavallo: nascosta in un prodotto alimentare su cinque


Tortellini, lasagne, polpette, tritati per piatti pronti: un prodotto su cinque contiene carne di cavallo non dichiarata.

Carne di cavallo negli alimenti: secondo le analisi compiute dai Nas su incarico del ministero della Salute, su 454 campioni prelevati ben 93 sono risultati positivi, un numero pari al 20 per cento. Questo significa che un prodotto su cinque utilizza ingredienti di origine diversa da quella dichiarata nell’etichetta.


Tortellini, lasagne, polpette, tritati per piatti pronti: tutto viene preparato con carne di cavallo non dichiarata. E il problema più grave riguarda la provenienza di quella carne. Spesso si tratta, infatti, di materiale che arriva da macelli fuori legge dei paesi dell’Est dove gli animali ex corridori sono macellati in impianti senza alcuna certificazioneCon un doppio rischio per i consumatori: una frode alimentare e pericoli per la salute.
Adesso la partita della carne da cavallo è nelle mani dell’Unione europea che dovrà comunicare i dati raccolti in tutti i paesi e procedere con interventi più stringenti sulle fonti di macellazione e sui relativi controlli.
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giovedì 23 maggio 2013

CAPACI di non dimenticare!


IL PD NON HA MOTIVO DI ESISTERE

DI ALESSIO MANNINO
ilRibelle.com

Io, cittadino stufo della farsa partitocratica, non ce l’ho col Pd. È il Pd a avercela con me e con l’Italia. E con sé stesso. È nato nel 2008, questo bambino deforme, dall’unione contro natura e mal riuscita fra ex democristiani di sinistra ed ex comunisti di destra. I militanti pecoroni - verso i quali, spiace, ma non può esserci più comprensione - si sono bevuti la sola del Partito Democratico sul modello americano: una fregnaccia di Prodi e Veltroni che pretendeva di cancellare la storia centenaria di due tradizioni politiche e culturali con le loro peculiarità, idiosincrasie, incompatibilità, identità. 

La solita cialtroneria italiana, al servizio di un disegno ben preciso e serissimo nella sua pericolosità: omologare i paesi occidentali al sistema partitico anglosassone, ideale per imporre una dialettica semplificata e distorcente non sul cosa, ma sul come gestire l’ordinaria amministrazione, coi veri piloti in cabina – gli interessi finanziari sovranazionali - a decidere la rotta unica e obbligata.

L’arrivo in scena del berluschino – o veltronino - Renzi è la ciliegina sulla torta: lui non finge neanche più di essere di sinistra nell’accezione comunemente accettata della parola, rappresenta l’indistinto luogo comune trasversale (il merito, più mercato, più efficienza, più modernità, più leggerezza, e già che ci siamo più figa per tutti). 

Dopo cinque anni, l’aborto è palese. Lo snobismo, la sicumera, la scissione d’origine mai composta e rimescolata nel duello generazionale più che sostanziale Bersani-Renzi, l’annacquamento di ogni istanza nel “ma anche”, lo spadroneggiare di potentati a volte criminali hanno portato alla sconfitta netta delle elezioni politiche e alla caporetto del Quirinale, con 101 parlamentari ancora in incognito che hanno abbattuto a colpi di voto segreto il padre fondatore Prodi, dando la plastica dimostrazione che il Pd è davvero Pdmenoelle: meglio riconfermare Napolitano, sommo sacerdote dell’inciucio, andando così al governo assieme al finto nemico Berlusconi, che optare per la traversata nel deserto (i grillini non avrebbero comunque sostenuto un loro governo di minoranza, o almeno si spera) ma a testa alta. 

Ora, se fossi un iscritto al Pd, nel guardarmi allo specchio mi sputerei in faccia. Che ci starei a fare in un nido di serpi, ciechi, illusi e complici in malafede che ha suggellato vent’anni di collusione con Silvio, odiato a parole e servito e riverito nei fatti? Se fossi onesto con me stesso, straccerei la tessera. L’opa ostile di Grillo ai giovani che occupano le sedi è nella logica delle cose, sempre che le cose debbano ancora avere una logica, in questa Italietta di eunuchi e saltimbanchi. Occupy Pd? Refuse Pd! Non c’è più alcuna ragione sensata per cui una persona dotata di cervello e in buona fede resti ancora là dentro. In nome della sinistra? Ma la sinistra resiste soltanto come mito reazionario, per far sopravvivere un immaginario superato e arcisuperato mentre in tutte le scelte fondamentali la sedicente sinistra col marchio Pd ha sposato l’ideologia dominante liberal-liberista, giusto un pelo temperata e camuffata con la retorica delle liberalizzazioni pro-consumatori (quando in realtà sono pro-grandi catene, come guarda caso le coop). In nome dell’antiberlusconismo? Oggi risulta arduo perfino pensarlo, visto che sono tutti seduti amorevolmente insieme a Palazzo Chigi a brigare per tornare agli antichi fasti (magari con norme ad hoc per far fuori il Movimento 5 Stelle, su cui il pacato commento non può che essere uno: farabutti!).  

In nome dell’Europa? Ma ormai lo capisce anche un decerebrato che l’Unione Europea è stata una solenne fregatura, tanto è vero che adesso non si trova un difensore delle regole di Maastricht (3% di deficit consentito, la legge ferrea dell’oppressione) neanche col lanternino. 

In nome di che, di grazia, il Pd ha ancora un motivo valido di esistere? Con tutta la buona volontà, non riesco a trovarlo. Ah certo, uno c’è: fare i guardiani della controrivoluzione, reggendo pure il moccolo al beneamato Silvietto. Ci risparmino la sceneggiata, i presunti giovani del Pd. Se vogliono cambiare l’Italia, si suppone in meglio, non c’è unica via che lasciarlo. Ha fatto troppi danni e continua a farli. 

Alessio Mannino 
www.ilribelle.com
22.05.2013

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

martedì 21 maggio 2013

LA DECRESCITA NON CI VERRA' MAI IMPOSTA DALL'ALTO

DI MANUEL CASTELLETTI
ilribelle.com

Secondo Serge Latouche [1], “decrescita non è il termine simmetrico di crescita, ma uno slogan politico con implicazioni teoriche”, “è una parola d’ordine che significa abbandonare radicalmente l’obiettivo della crescita per la crescita, un obiettivo il cui motore non è altro che la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale e le cui conseguenze sono disastrose per l’ambiente”.


Secondo Maurizio Pallante, “la decrescita è invece la riduzione volontaria della produzione di alcuni tipi di merci che si ritengono inutili o dannose, come chi decide di dimagrire per stare meglio e riduce volontariamente l’assunzione di alcuni cibi che ritiene controproducenti o nocivi per la sua salute” [2], dove “tra decrescita e recessione c’è un rapporto analogo a quello che intercorre tra chi mangia meno di quanto desidera perché vuol dimagrire e chi è costretto a farlo perché non riesce a procurarsi il cibo” [3].
Tra le due definizioni, pur concettualmente simili, ritengo che vi sia comunque una differenza, data dal grado di intensità con cui si dovrebbe attuare la decrescita, con la posizione di Latouche che è più netta e marginale (si tratta di “abbandonare radicalmente l’obiettivo della crescita per la crescita”), mentre quella di Pallante sembra contemplare un qualche compromesso con il Sistema (“riduzione volontaria della produzione di alcuni tipi di merci”). La decrescita che ha in mente Pallante potrebbe forse andar bene per i paesi che già sono sviluppati, ovvero dove la sfera economica ha raggiunto l’apice del proprio vigore e la popolazione è stata completamente anestetizzata dall’economia, almeno in una prima fase.
La prima fase di transizione potrebbe avvenire d’accordo con il potere politico e le istituzioni internazionali, per cercare di prendere misure volte a ridurre l’impatto ambientale senza che si arrivi a sacrifici e privazioni troppo radicali e quindi difficilmente accettabili da parte della popolazione. La ricetta che ci fornisce Pallante è quella “dello sviluppo di innovazioni tecnologiche finalizzate a ridurre progressivamente il consumo di risorse, l’inquinamento ambientale e la produzione di rifiuti a parità di produzione; della diffusione di stili di vita fondati sulla ricerca del benessere e non del tanto avere” [4], nella sostanza si tratta di migliorare l’efficienza energetica, evitare gli sprechi, ridurre il numero di rifiuti, far durare più a lungo i beni che si producono (sia migliorandone la qualità, che sensibilizzando gli acquirenti a utilizzarli finché sono funzionali), preferire l’uso dei mezzi pubblici e della bicicletta all’auto privata e via dicendo.
Occorre però tenere a mente che si tratterebbe comunque di una breve fase di transizione, utile per rovesciare i valori delle masse. Perché tutte queste misure manterrebbero comunque lo status quo (ovvero quei valori economici responsabili della tragedia della modernità) in uno scenario che nella sostanza rimarrebbe inalterato – è quella green economy che i fautori del progresso tengono in serbo come ultima e disperata carta da giocare prima del definitivo collasso.
Personalmente credo che una decrescita pilotata dall’alto sia praticamente irrealizzabile in questo contesto perché tutto, dalle scelte politiche dei seppur democraticamente eletti governi (ma di fatto al servizio delle varie lobby economiche), passando alle ultime conquiste tecnologiche (negli USA la quota preponderante della ricerca scientifica avviene nei laboratori di aziende private ed è quindi funzionale alle trimestrali che determinano i bonus dei manager e i dividendi degli azionisti) e quindi alle scelte di vita dei singoli individui (comandate ad arte da pubblicità e media posseduti dagli stessi gruppi economici che controllano ricerca e politica), sembra essere programmato per perpetuare quei valori economici necessari ad autoalimentare la società in cui viviamo.
L’unica forma di decrescita possibile è quella individuale (o legata a una piccola comunità).

Manuel Castelletti (lettore de La Voce del Ribelle)
Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/5/20/la-decrescita-non-ci-verra-mai-imposta-dallalto.html
20.05.2013 
[1] Serge Latouche. La scommessa sulla decrescita (2009). Feltrinelli editore, pag. 11.
[2] Maurizio Pallante. La felicità sostenibile (2009). Rizzoli –edizione digitale, pos. 68-70.
[3] Ibid, pos. 56-57.
[4] Ibid, pos. 245-48.

COM'E' DIFFICILE ESSERE BAMBINI, IN ITALIA


Il tremendo rapporto di "Save the Children": "La povertà - sociale, economica, d'istruzione, di lavoro - li sta colpendo come non mai derubandoli di prospettive e opportunità. E con il futuro di chi è giovane oggi, si sta disintegrando il futuro del nostro Paese"


E' un vero e proprio 'furto di futuro' quello che si sta consumando ai danni dei bambini, adolescenti e giovani che vivono in Italia. La poverta' - sociale, economica, d'istruzione, di lavoro - li sta colpendo come non mai derubandoli di prospettive e opportunita'. E con il futuro di chi e' giovane oggi, si sta disintegrando il futuro del nostro Paese. A lanciare l'allarme e' il nuovo dossier di Save the Children ''L'isola che non sara''' diffuso oggi insieme all'indagine ''Le paure per il futuro dei ragazzi e genitori italiani'', in occasione del lancio della campagna 'Allarme infanzia'.

Quattro - secondo il Rapporto - le principali e piu' pesanti 'ruberie' commesse a spese del nostro ben poco considerato 'giovane capitale umano': il taglio dei fondi per minori e famiglia - con l'Italia al 18esimo posto nell' Europa dei 27 per spesa per l'infanzia e famiglia, pari all'1,1% del Pil; la mancanza di risorse indispensabili per una vita dignitosa - dunque 'furto' di cibo, vestiti, vacanze, sport, libri, mensa e rette scolastiche e universitarie: quasi il 29% di bambini sotto i 6 anni, pari a 950.000 circa - vive ai limiti della poverta' tanto che il nostro paese e' al 21esimo posto in Europa per rischio poverta' ed esclusione sociale fra i minori 0-6 anni, e il 23,7% vive in stato di deprivazione materiale.

E ancora: il furto d'istruzione, con l'Italia 22esima per giovani con basso livello d'istruzione, il 28,7% tra i 25 e i 34 anni (1 su 4), per dispersione scolastica, pari al 18,2% di under 25; (1 su 5). L'Italia e' all'ultimo posto per tasso di laureati, il 20% dei giovani fra 30 e 34 anni, pari a 760.000. E 'furto di lavoro': i giovani disoccupati sono il 38,4% degli under 25, il quarto peggior risultato a livello europeo mentre i Neet (giovani che non lavorano e non sono in formazione) sono 3 milioni e 200.000 e posizionano il nostro paese al 25esimo posto su 27.

Save the Children attraverso la campagna 'Allarme infanzia', da oggi fino al 5 giugno, denuncera' il gravissimo deficit di futuro delle giovani generazioni e chiedera' una massiccia mobilitazione dell'opinione pubblica affinche' le istituzioni mettano in campo interventi urgenti e strutturali in favore di minori e giovani, sempre piu' minacciati nel diritto ad una vita dignitosa.

La campagna, curata da 'Grey', si sviluppa intorno al concetto di ''furto di futuro'' a cui danno corpo dei ritratti di bambini che denunciano il furto attraverso alcune frasi (''Mi hanno rubato la terza media'', ''Mi hanno rubato la mensa a scuola''). Ritratti apparsi oggi su migliaia di macchine e sui muri di Roma e Milano, o mostrate dai volontari di Save the Children in altre 14 citta' italiane: una guerrilla metropolitana per descrivere la gravita' della condizione di bambini e giovani e suscitare una reazione fattiva, invitando tutti a moltiplicare l'allarme denunciando il furto di futuro con una proprio messaggio sul sito www.allarmeinfanzia.it. Si puo' inoltre seguire la campagna su #allarmeinfanzia. "Per quantificare il furto di futuro che si sta commettendo ai danni delle giovani generazioni, Save the Children ha utilizzato 12 indicatori Eurostat che permettono di comparare le chance dei bambini italiani con quelle dei loro coetanei europei. Il risultato, riassunto in 5 mappe e classifiche dei 27 paesi dell'Ue, compresa l'Italia, e' deprimente'', spiega Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. ''Considerando i diversi indicatori, il nostro paese si posiziona per 7 volte oltre il ventesimo posto in classifica. Un posizionamento molto negativo che Save the Children ha tradotto in una mappa sintetica in cui l'Italia appare di dimensioni molto ridotte rispetto alle attuali, a indicare la perdita di futuro per i bambini e adolescenti, rispetto ai quali stanno peggio solo i minori di Bulgaria e Grecia''.

"Il generale impoverimento delle giovani generazioni va in parallelo con una colpevole e annosa disattenzione nei loro confronti, che si sta traducendo in una gravissima privazione di prospettive, in una parola, di futuro'', continua Neri. ''Cancellare il futuro di bambini e giovani significa compromettere il futuro dell'intero paese'', ammonisce. Tra le proposte di Save the Children per un ''ritorno al futuro'': un piano specifico e articolato di contrasto alla poverta' minorile, che preveda al suo interno alcune misure prioritarie come l'estensione della carta d'inclusione sociale per l'acquisto di beni essenziali, non solo a quei nuclei con figli, in situazione di poverta' estrema ma a tutte le famiglie a basso reddito con minori in difficolta'; un piano d'investimento a favore dell'istruzione pubblica, per tenere aperte le scuole con attivita' educative anche il pomeriggio e per garantire, senza ulteriori costi per le famiglie, l'insegnamento delle materie curricolari e i servizi di trasporto e mensa gratuiti per le famiglie piu' in difficolta'. Un nuovo piano per l'utilizzo dei Fondi europei che concentri le risorse sullo sviluppo non solo delle infrastrutture fisiche ma anche del ''capitale umano'', a partire dal potenziamento dei servizi alla prima infanzia.

''La campagna sviluppata l'anno scorso sicuramente ha contribuito a stimolare l'attivazione del governo, per esempio nell'ambito della utilizzazione dei fondi europei'', spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children Italia. ''Ma bisogna fare molto di piu' e subito. Attraverso questa campagna faremo la massima pressione affinche' l'infanzia torni al centro delle priorita' dell'azione politica o - ammonisce - il danno sociale sara' irreparabile, sia per i giovani che per l'intera nazione". La campagna avra' il sostegno di testimonial tra i quali Alessio Boni, Andrea Sartoretti, Filippo Nigro, Giorgio Marchesi, Marco Giallini, Paolo Conticini, Roberto Ciufoli, Rossella Brescia, Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Irene Ferri. Alcune delle denunce raccolte saranno consegnate ai rappresentanti istituzionali insieme alle proposte di Save the Children per restituire il futuro a bambini e ragazzi italiani. 

lunedì 20 maggio 2013

DAL PD IL DISEGNO DI LEGGE PER FAR FUORI IL MOVIMENTO 5 STELLE



"Elezioni aperte solo ai partiti". Il ddl a firma Finocchiaro-Zanda, presentato al Senato. Invece di cambiare la legge elettorale...


Vietare a tutti i movimenti politici non registrati di partecipare alle competizioni elettorali. E' questo il cuore del disegno di legge presentato dal Partito democratico in Senato.

La proposta, firmata dal capogruppo a Palazzo Madama Luigi Zanda e da Anna Finocchiaro, di fatto impedirebbe a tutte le associazioni senza personalità giuridica e senza uno statuto pubblicato in Gazzetta Ufficiale di candidarsi a qualsiasi livello alle elezioni.

Il disegno, se diventasse legge, come è facile immaginare avrebbe conseguenze dirompenti sull'attuale sistema politico italiano. Il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, la vera sorpresa dell'ultimo voto e terza forza politica del Paese, sarebbe tra le prime vittime della proposta Zanda-Finocchiaro e, senza una riforma interna, non potrebbe presentarsi alle prossime elezioni.

In pratica, per i Movimenti come quello di Beppe Grillo, che per defizione non hanno personalita' giuridica e non sono normati, scatterebbe un divieto alla corsa elettorale. La proposta consta di nove articoli. All'articolo 2 ('Natura giuridica dei partiti politici') si stabilisce che "I partiti politici sono associazioni riconosciute dotate di personalita' giuridica, ai sensi dell'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361", ossia quello che ha istituito, presso le prefetture, il registro delle persone giuridiche per le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato.

All'articolo 6 ('Partecipazione alle competizioni elettorali e accesso al finanziamento pubblico') si stabilisce quindi che "l'acquisizione della personalita' giuridica e la pubblicazione dello statuto nella Gazzetta Ufficiale costituiscono condizione per poter partecipare alle competizioni elettorali". Queste norme, se approvate, creerebbero non pochi problemi al Movimento 5 stelle che all'articolo 1 del suo Non-Statuto si definisce una "non Associazione" con una sede virtuale che coincide con l'indirizzo web del blog di Grillo. Il comico genovese tra l'altro e' l'unico titolare dei diritti d'uso del simbolo M5S: con le nuove disposizioni si darebbe potere di decisione anche agli altri 'soci'. Nella relazione del ddl si legge che le nuove norme per l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione non impediranno "a una semplice associazione o movimento di fare politica, ma il mancato acquisto della personalita' giuridica precludera' l'accesso al finanziamento pubblico e la partecipazione alle competizioni elettorali".

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