giovedì 13 giugno 2013

No alla chiusura della Tv greca

“La chiusura da parte del governo greco del servizio pubblico -Ert- è un atto brutale, di gravità inedita e inaudita. Non lo si consideri un fatto meramente locale, in quanto costituisce l’esempio estremo di una tendenza che ha già fatto capolino in Europa, a cominciare dal Portogallo. Per questa ragione domani alle 18:00 davanti all’Ambasciata greca (via Mercadante 36, angolo via Rossini) numerose associazioni tra le quali Fnsi, Usigrai e Articolo21 hanno deciso di promuovere un sit-in per dire no alla chiusura della tv pubblica ellenica “Ert” e il licenziamento di 2800 persone. Per Articolo21 saranno presenti tra gli altri il segretario Tommaso Fulfaro, il direttore Stefano Corradino, il coordinatore dei parlamentari “Amici di Art.21″ Vincenzo Vita.

Fonte: www.articolo21.org

mercoledì 12 giugno 2013

12/6/2013 Alessandro Di Battista "Siamo in guerra e ci fa schifo"


Come fai a non dire che sono GLI UNICI a parlare così????

Risultati ballottaggio Comunali 2013


Erdogan occupa piazza Taksim

Questa mattina poliziotti antisommossa si sono aperti la strada verso Taksim Square con i cingolati per riconquistare la piazza simbolo delle proteste contro il governo Erdogan. Centinaia di poliziotti hanno costretto alla fuga i manifestanti, distruggendo le tende e le barricate che in questa settimana avevano posto a protezione dell'epicentro delle manifestazioni.

Un'azione che ha sorpreso i giovani con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e cannoni d'acqua, gli stessi giovani che ieri avevano ricevuto la notizia di un colloquio con il premier Erdogan, previsto per domani. Molti manifestanti si sono rifugiati nel vicino Gezi Park, altri hanno lanciato pietre.

Durante la notte erano proseguiti gli scontri sia ad Istanbul che ad Ankara, dove la polizia ha dovuto disperdere centinaia di manifestanti. Persone di ogni tipo ed estrazione sociale e politica, che da due settimane infiammano la Turchia per chiedere al premier Erdogan un passo indietro. Un passo indietro nel processo di islamizzazione del Paese e della trasformazione della sua economia in un liberismo selvaggio e lontano dal tradizionale sistema economico turco.

Per ora Erogan fa orecchie da mercante: accusa i manifestanti di essere solo dei vandali sobillati da forze esterne alla Turchia e promette una repressione dura. Ieri l'apertura (l'annuncio ad incontrare i manifestanti) è stato cancellato dall'azione di questa mattina e dalla caduta di piazza Taksim.
Fonte: Nena News

giovedì 6 giugno 2013

Cosa si fa per una poltrona!


MOVIMENTO 5 STELLE BAREGGIO

Comunicato Stampa
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Cosa si fa per una poltrona!

La posizione del MoVimento 5 Stelle di Bareggio relativamente al ballottaggio tra Silvia Scurati e Giancarlo Lonati, è di equidistanza. Nel senso che la nostra opinione, fondata su anni di governi dell’una e dell’altra parte politica, è che tra i due schieramenti non ci sia sostanzialmente alcuna differenza.
Da un lato abbiamo il Centro Destra composto da PDL, Lega, Fratelli d’Italia e Noi di Bareggio, che ha trovato un accordo pre elettorale facendo credere che la loro totale incapacità di governare negli ultimi 5 anni fosse esclusivamente imputabile all’ex Sindaco Monica Gibillini, e che quindi tolta lei, si potessero superare le grosse divergenze interne.
Dall’altro abbiamo Giancarlo Lonati che pur di avere qualche speranza di vincere ha spaccato il Partito Democratico e ha stipulato un accordo con Voi con Noi e Io amo Bareggio. Accordo che attribuirà 2 assessori a Voi con noi, 2 a Io Amo Bareggio e solo 1 al PD, andando di fatto a tradire quei 1.500 elettori che avevano votato per il Partito Democratico e che, in caso di vittoria, si ritroveranno una Giunta fatta da persone che sino ad una settimana fa non perdevano occasione di attaccare il loro partito.
Una menzione speciale la merita Giuliano Colombo portavoce di Voi con Noi, che con questa operazione offende l’intelligenza politica dei propri elettori, che avendo votato per il cambiamento e contro le logiche dei partiti ora si ritroverebbero come Sindaco il Segretario del Partito Democratico. A questo aggiungiamo che pur di trasformare la Caporetto elettorale che l’ha travolto in una vittoria di Pirro, Voi con Noi è disponibile a conciliare la propria laicità nella gestione della cosa pubblica con i valori della dottrina cattolica che fanno da guida al programma di Io Amo Bareggio.
Questo è il desolante quadro politico alla vigilia del ballottaggio. Essendo il nostro un movimento profondamente democratico e convinto che la libertà individuale del cittadino sia alla base di una convivenza civile, lasciamo a tutti i nostri elettori, i nostri simpatizzanti finanche ai nostri attivisti, completa libertà di coscienza sulla scelta da operare in sede di voto.

A prescindere da chi troveremo ad amministrare Bareggio, noi, in Consiglio Comunale, porteremo avanti le nostre idee e daremo battaglia su ogni punto. Ogni argomento, ogni inciucio verrà portato fuori dal Consiglio, alla luce del sole, dove tutti potranno valutare e giudicare cosa i nostri governanti intendono per “Bene comune”.

lunedì 3 giugno 2013

Non è cosa vostra

Per festeggiare la Festa della Repubblica, pubblichiamo alcuni stralci del discorso di insediamento di Sandro Pertini, del 9 luglio 1978, che mantengono tutt’oggi una validità straordinaria. Grazie a Sandro e grazie a tutti quelli che sono morti per darci la Repubblica. Che non è cosa loro, ma appartiene a tutti noi cittadini.
L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.
Ma dobbiamo operare perché, pur nel necessario e civile raffronto fra tutte le ideologie politiche, espressione di una vera democrazia, la concordia si realizzi nel nostro paese.
Farò quanto mi sarà possibile, senza tuttavia mai valicare i poteri tassativamente prescrittimi dalla Costituzione, perché l’unità nazionale, di cui la mia elezione è un’espressione, si consolidi, si rafforzi. Questa unità è necessaria, e se per disavventura si spezzasse, giorni tristi attenderebbero il nostro paese.
Non dimentichiamo, onorevoli deputati,, onorevoli senatori, signori delegati regionali, che se il nostro paese è riuscito a risalire dall’abisso in cui fu gettato dalla dittatura fascista e da una folle guerra, lo si deve anche e soprattutto all’unità nazionale realizzata allora da tutte le forze democratiche.
E’ con questa unità nazionale che tutte le riforme, cui aspira da anni la classe lavoratrice, potranno essere attuate. Questo è compito del Parlamento.
Bisogna sia assicurato il lavoro ad ogni cittadino. La disoccupazione è un male tremendo che porta anche alla disperazione. Questo, chi vi parla, può dire per personale esperienza acquisita quando in esilio ha dovuto fare l’operaio per vivere onestamente. La disoccupazione giovanile deve soprattutto preoccuparci, se non vogliamo che migliaia di giovani, privi di lavoro, diventino degli emarginati nella società, vadano alla deriva, e disperati, si facciano strumenti dei violenti o diventino succubi di corruttori senza scrupoli.
Bisogna risolvere il problema della casa, perché ogni famiglia possa avere una dimora dignitosa, dove poter trovare un sereno riposo dopo una giornata di duro lavoro.
Deve essere tutelata la salute di ogni cittadino, come prescrive la Costituzione.
Anche la scuola conosce una crisi che deve essere superata. L’istruzione deve essere davvero universale, accessibile a tutti, ai ricchi di intelligenza e di volontà di studiare, ma poveri di mezzi.
L’Italia ha bisogno di avanzare in tutti i campi del sapere, per reggere il confronto con le esigenze della nuova civiltà che si profila. Gli articoli della Carta costituzionale che si riferiscono all’insegnamento e alla promozione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, non possono essere disattesi. Il dettato costituzionale, che valorizza le autonomie locali e introduce le regioni, è stato attuato. Ne è derivata una vasta partecipazione popolare che deve essere incoraggiata.
Questo diciamo, perché vogliamo la libertà, riconquistata dopo lunga e dura lotta, si consolidi nel nostro paese. E vada la nostra fraterna solidarietà a quanti in ogni parte del mondo sono iniquamente perseguitati per le loro idee.
Certo noi abbiamo sempre considerato la libertà un bene prezioso, inalienabile. Tutta la nostra giovinezza abbiamo gettato nella lotta, senza badare a rinunce per riconquistare la libertà perduta. Ma se a me, socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali a prezzo della libertà, io la rifiuterei, perché la libertà non può mai essere barattata. Tuttavia essa diviene una fragile conquista e sarà pienamente goduta solo da una minoranza, se non riceverà il suo contenuto naturale che è la giustizia sociale. Ripeto quello che ho già detto in altre sedi: libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale. Di qui le riforme cui ho accennato poc’anzi. Ed è solo in questo modo che ogni italiano sentirà sua la Repubblica, la sentirà madre e non matrigna.
Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza. Contro questa violenza nessun cedimento. Dobbiamo difendere la Repubblica con fermezza, costi quel che costi alla nostra persona… Siamo decisi avversari della violenza, perché siamo strenui difensori della democrazia e della vita di ogni cittadino.
Basta con questa violenza che turba il vivere civile del nostro popolo, basta con questa violenza consumata quasi ogni giorno contro pacifici cittadini e forze dell’ordine, cui va la nostra solidarietà. [...]
Non posso, in ultimo, non ricordare i patrioti coi quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere.
Ricordo questo con orgoglio, non per ridestare antichi risentimenti, perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce, né in morale, né in politica.
Ma da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, fratello a tutti nell’amore di patria e nell’aspirazione costante alla libertà e alla giustizia. Onorevoli senatori, onorevoli deputati, signori delegati regionali, viva l’Italia!
QdS.