Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post

giovedì 2 gennaio 2014

Riforme, ricomincia il valzer

Si sente in questi giorni – forse a causa dell’arrivo del nuovo anno – un vaneggiante brulicare di esperti, opinionisti, addirittura studiosi di scienze istituzionali (che poi dovremmo anche approfondire il concetto stesso di scientificità) in merito alle inflazionatissime e molto spesso misconosciute riforme dei nostri meccanismi di rappresentanza democratica.
Il primo premio dell’ambiguità se lo aggiudica “via il Senato” che, più che un’idea, pare tanto un’indicazione stradale. Piace tantissimo a Matteo Renzi, che pare si desti nel cuore della notte con questo chiodo fisso: via il senato. Poi c’è tutto il capitolo della legge elettorale tutta da inventare: “Io sono bipolare” ha esclamato settimana scorsa l’ex (?) missino – ora neoforzista d’avanguardia – tale sen. Gasparri: poi, il giorno in cui – tra qualche decennio – qualcuno si prenderà la briga di spiegargli che cosa significhi “essere bipolare”, sarà una grande conquista per l’umanità.
Occorre, forse, fare un po’ di chiarezza. Non esiste nessuna legge elettorale al mondo che possa mutare un sistema tripolare (PD, M5S, FI) in un sistema bipolare o – addirittura – un sistema multipolare (centrosinistra, M5S, centrodestra, centro) in un sistema a tendenza bipolare. Chi dice di volere il bipolarismo, alle attuali condizioni del sistema politico italiano, o non sa ciò che dice oppure è in evidente malafede.
Attualmente le proposte sul tavolo sono essenzialmente tre. Il Partito Democratico propende (anche se non mancano distinguo interni) per un sistema maggioritario a doppio turno: l’elettore conosce il proprio candidato di collegio nella città o nel quartiere in cui vive e, su questa base di stretta connessione tra elettorato e candidato, è possibile scegliere la persona più affidabile, più capace, più competente e – nel caso in cui svolgesse male il proprio lavoro una volta eletto – chiederne conto direttamente al parlamentare.
La seconda proposta è quella del M5S: a dispetto dei proclami anti-inciucisti e velatamente maggioritari, la base della riforma voluta dal MoVimento di Beppe Grillo è una copia del sistema elettorale spagnolo; facile a dirsi, difficile a farsi. Molto ingarbugliata dal punto di vista tecnico, nulla ci può far escludere che sia (in)utile esattamente quanto la proposta maggioritaria avanzata dai piani alti del PD.
Una terza idea viene dall’unione di brillanti menti che si stanno scervellando da mesi e anni su un sistema alternativo al porcellum che faccia conciliare rappresentatività (e quindi una bassa soglia di sbarramento) e governabilità (quindi l’assegnazione di una certa quantità di seggi necessari per governare). Ed eccoci allora arrivare alla madre di tutte le riforme: il bicameralismo simmetrico.
Oggi la moda corrente lo chiama “bicameralismo paritario”, ma così più che un discorso di meccanica istituzionale pare una formula strampalata di teorizzazione del ministero delle Pari Opportunità. Oggi Camera (630 membri) e Senato (315) fanno le stesse identiche cose: danno la fiducia al governo, varano leggi, convertono decreti e via dicendo. Chi grida a “via il senato”, il più delle volte, non vuole eliminare in toto il Senato, ma solo renderlo un ramo parlamentare di serie B, espressone delle Regioni e delle Autonomie.
Sulla carta i numeri politici per cambiare ruolo e composizione del Senato ci sono, eccome. E’ una priorità del PD (sempre che Renzi non cambi idea), è un buon proposito per l’anno nuovo del NcD (Alfano & Co.) ed è anche una delle riforme a cui il M5S, in campagna elettorale, ha fatto più e più volte riferimento. Ora, però, la campagna elettorale è finita e il Cittadino portavoce tale sen. Vito Crimi (sì, lui) ha detto in Aula che non si può toccare la Carta, nemmeno per ridurre il numero dei parlamentari o diversificare i ruoli tra Camera e Senato. Che ci vogliamo fare, è la dura legge del blaterare: prima dici che vuoi fare una cosa, urlando contro chi non l’ha fatta in questi anni; poi prendi milioni di voti e, una volta accomodato sulle poltrone vellutate, urli al complotto e dici che non ci si può azzardare a fare quella stessa riforma che qualche mese fa ritenevi indispensabile.

lunedì 11 novembre 2013

Il vero volto del maggioritario

Uno spettro si aggira per l’Italia: si tratta del fantasma di una legge elettorale proporzionale. Matteo Renzi, segretario in pectore del Partito Democratico, continua a scagliarsi in questo periodo contro l’ipotesi di un sistema proporzionale che vada a sostituire il tanto vituperato Porcellum, partorito dal leghista Roberto Calderoli. Una legge, quella venuta alla luce nel 2005, che è a dir poco sciagurata e che nel febbraio scorso è riuscita a consegnare un premio di maggioranza abnorme alla coalizione di Centrosinistra: dopo aver ottenuto il 29,5% dei voti, infatti, il PD, SEL ed il Centro Democratico hanno conquistato ben il 55% dei seggi alla Camera dei Deputati!
Il rimedio proposto dal principale partito della sinistra (?!) italiana consiste in una nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno. Il ritorno alla normativa proporzionale che fu in vigore nel corso della cosiddetta “Prima Repubblica”, magari corretta con uno sbarramento al 5% come avviene in Germania, è invece visto come il fumo negli occhi dai Democratici. Il disegno strategico del sindaco di Firenze, infatti, assomiglia molto alla “vocazione maggioritaria” di veltroniana memoria ed una legge elettorale proporzionale taglierebbe le ali a questo progetto politico.
È desolante constatare il fatto che all’interno dello schieramento progressista italiano le voci favorevoli al ritorno del proporzionale siano nettamente minoritarie. Le cose non sono state sempre così, basti pensare alla battaglia del PSI per l’adozione di un sistema elettorale proporzionale dopo la Grande Guerra oppure alla lotta contro la “legge truffa” democristiana del 1953 portata avanti dal PCI e dal PSI. A ricordarcelo èLuciano Canfora, che nel suo saggio “La trappola. Il vero volto del maggioritario” (Sellerio) pone all’attenzione dei lettori alcune tesi a favore del ritorno del proporzionale.
Per lo storico barese, infatti, i sistemi elettorali di stampo proporzionale sono gli unici che rispettano (o che violano il meno possibile, come nel caso tedesco) il principio del suffragio universale ed eguale. Le leggi elettorali maggioritarie invece lo calpestano, dato che alcuni voti, cioè quelli che si riversano nei partiti maggiori, sono più eguali degli altri e quelli meno eguali, cioè quelli dati alle forze politiche minori, non hanno diritto ad una rappresentanza parlamentare.
Inoltre, in una società complessa come la nostra, il proporzionale è l’unico strumento capace di dar voce a questa complessità nelle aule parlamentari. Il maggioritario, invece, fa sì che si semplifichi in modo del tutto arbitrario un quadro ben più composito. Canfora scrive che “nelle società complesse la ricerca del compromesso è l’unica alternativa al conflitto, ed è perciò necessaria. Né dovrebbe essere disturbata da una finta (o largamente finta) contrapposizione, ormai che la sinistra ha rinunziato a rappresentare una “alternativa di sistema” (per usare un lessico antico). […] La rivoluzione, più o meno palingenetica, è sfumata nel nulla: la coalizione di forze diverse presenti nella società, in vista di obiettivi delimitati e possibili, diventa una necessità”.
Senza contare che il desiderio di “governare da soli” denota una totale incapacità di fare politica nelle aule parlamentari, dove l’arte del compromesso dovrebbe essere sempre all’ordine del giorno. Per di più, non bisogna dimenticare che le leggi elettorali maggioritarie tendono molto spesso a ridurre i partiti a meri “comitati elettorali” al servizio dei leader di turno. Nel caso italiano questo dato di fatto è sotto gli occhi di tutti.
Inoltre, Canfora ci ricorda che da alcuni anni stiamo assistendo ad un fenomeno inquietante, che i linguisti hanno definito “analfabetismo di ritorno”. Con l’adozione di una legge elettorale marcatamente maggioritaria potrebbe verificarsi in un prossimo futuro l’affermazione di partiti che fanno leva sulle fasce meno preparate della popolazione. Con il proporzionale, invece, queste forze politiche sarebbero rappresentate in parlamento secondo la loro effettiva forza numerica e non potrebbero quindi conquistare la maggioranza assoluta dei seggi a causa di più o meno sofisticati marchingegni maggioritari.
Gli spunti di riflessione suggeriti da Luciano Canfora probabilmente non avranno alcun effetto sul dibattito politico italiano. A sinistra una legge elettorale maggioritaria a doppio turno è ben vista soprattutto perché molte persone sperano che, tramite questo strumento normativo, si possano archiviare le “larghe intese” con la destra berlusconiana. Con un sistema proporzionale, invece, questo scenario potrebbe replicarsi e gli elettori progressisti sono terrorizzati di fronte a questa ipotesi. Il “peccato originale”, però, risale all’inizio degli anni Novanta. In quel periodo, infatti, la sinistra italiana cedette alle sirene maggioritarie dei referendum promossi da Mario Segni. Se non avessimo avuto il Mattarellum prima ed il Porcellum poi, forse l’avventura politica di Berlusconi non sarebbe nemmeno incominciata e, soprattutto, l’attuale leader della rinata Forza Italia non avrebbe mai avuto i numeri necessari in parlamento per poter perpetrare le nefandezze che invece ha commesso negli ultimi vent’anni.
Il verbo della nuova “sinistra” renziana è, tuttavia, quello di “vincere” grazie ad una nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno. Ma “vinceremo” veramente?

QdS

mercoledì 6 novembre 2013

MA CI PRENDI PER IL SEDERE ?

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Gentile ministro Cancellieri,

dopo l’articolo del collega Di Cori Modigliani, le sue esternazioni sulla sua “disponibilità”, “vicinanza” e “comprensione” verso i carcerati – guarda a caso lei è il ministro di grazia e giustizia (min) – suonano d’agghiacciante ridicolezza e di grottesca crudeltà. Scorrendo la lista delle esecuzioni avvenute negli ultimi mesi sale un conato di vomito per questa giustizia animalesca, per l’ignavia di questa Corte Reale alla quale appartiene e che ben rappresenta.

Ma c’è dell’altro.

E il “su figliolo”, per dirla col linguaggio dell’Arno? C’ha pensato? Sì, mammà già c’ha pensato. 

Il figliolo – almeno, così sostiene mammà – è bravo e non abbiamo nessun motivo per dubitarne: avrà le sue buone lauree ed i suoi master conquistati in lunghi anni di studio...ma...non era mai successo (almeno, io non ricordo) che qualcuno venisse pagato per un anno di lavoro 3,6 milioni di euro, che sono 7 miliardi di vecchie lire, ossia il primo premio della Lotteria Italia. 

Invece so per certo di parecchi laureati con master e roba varia che s’affannano per entrare in qualche lista d’attesa, nella Scuola o nella Sanità: impiegati amministrativi a 3.600 euro per un contratto di sei mesi, addirittura qualcuno ha fatto domanda nella Nettezza Urbana. Molti anni fa, conobbi anche un nigeriano che aveva una laurea in economia e parlava correntemente tre lingue: mungeva capre.
Eh sì...c’è Dio e dio...c’è il Dio del Vaticano e dello IOR – che certamente conosce – e ci sono i suoi protetti: ma veniamo a suo figlio. 

Il suo bimbetto – cuore di mamma non mette mai limiti – è come se avesse vinto, in un anno, il primo premio di “Canzonissima” o, almeno, un succoso “5” al Superenalotto: cosa potrà farne? 

Oddio, le misere Poste danno circa il 3% per i piccoli depositi, ma immaginiamo che il suo figliolo – se è così bravo – sappia trovare un broker (magari lui stesso) che gli garantisca almeno un 5%: se è così bravo...
Se così fosse, la carne della sua carne godrebbe – vita natural durante – di 180.000 euro l’anno di rendita: cautelandosi contro l’inflazione, vale a dire reinvestendone la metà, rimarrebbero pur sempre 90.000 euro l’anno esentasse, se “parcheggiati” nei posti giusti. 7.500 euro il mese, rivalutati contro l’inflazione. 

Forse sono pochini per gente come voi, capisco: non si riescono a mantenere ville, servitù e viaggi...eh sì...ce ne vorrebbero almeno tre volte tanto per fare quella vita alla quale siete abituati, ma cosa vuole...noi, abituati a campare con 1000-2000 euro il mese – spesso meno, raramente qualcosa (ma proprio qualcosa) in più – non riusciamo a capirvi. Perché, per noi, sarebbero già un sogno quei 7.500 euro il mese vita natural durante. 

Ma andiamo oltre. 

Che ha fatto il su figliolo per guadagnarsi tanta benemerenza? Ha messo a posto dei conti. 

Anch’io cerco di mettere a posto i conti sgangherati della mia famiglia, ma non ho certo le sue capacità e la sua lungimiranza per guadagnare 3,6 miliardi di euro l’anno. 

Il giovanotto ha forse inventato la trasmissione via etere dell’energia con alte rese e su lunghe distanze? Ha risolto il problema dei rifiuti, dell’inquinamento da carbone che fa crepare la gente che vive presso le centrali a carbone “pulito”, ha inventato un cuore meccanico che si costruisce con due pezzi di plastica e dura tre vite? 

No, suo figlio è stato solo un misero lavoratore dipendente, forse un consulente, nulla più. Di chi? 

Di un certo Salvatore Ligresti – un pregiudicato, per giunta – che è sfuggito alla giustizia (lei la rappresenta?) con mille cavilli in migliaia d’occasioni. Che faceva il pregiudicato? 

Un imprenditore della Sanità, quella regionale: cliniche & affini. Sì, la stessa che rischia di chiudere i battenti perché costa circa 100 miliardi l’anno e – tutti lo ammettono – sotto quei 100 miliardi cova i “teorema di Craxi”: il 30% in tangenti. I soldi per donnine e festini di B. arrivavano proprio da lì, guarda a caso. Formigoni è finito come è finito, anche lui, per gli effluvi di quel mondo: promoveatur ut amoveatur. 

Se conosce – soltanto un pochettino – due righe di letteratura francese dell’800 – mentre da noi spadroneggiavano gli scandali della Banca Romana e della Terni – si renderà conto di qual era l’etica d’Oltralpe. Un ministro che ha amicizie nel sottobosco dei trafficanti? Addirittura con un pregiudicato? Mon Dieu...pas possibile... 

Dimissioni? Ma non diciamo stupidaggini. 

Le cose, all’epoca – vedere le pagine di Dumas (padre e figlio) e di Flaubert, di Hugo e tanti altri – si regolavano con un colpo di pistola di fronte alla scrivania di lavoro: era un classico. Le donne (coinvolte come mogli e madri) talvolta usavano il veleno ma, più prosaicamente, sceglievano il convento. 

Sì, penso che sarebbe una soluzione: madre badessa in un convento. Vedrà: riuscirà anche a dimagrire un poco, almeno per rientrare nei limiti della decenza e allontanare l’infarto. 

Se ne vada – ricordi che la sua ex collega Idem s’è dimessa per uno sbaglio (probabilmente del commercialista) di 3.000 euro, ma quella era d’origine tedesca, altra gente – e si porti via anche il su figliolo: andatevene alle Canarie, a Mauritius, in qualche isoletta sperduta dei Caraibi. E restituiteci l’Italia. 

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/11/ma-ci-prendi-per-il-sedere.html
5.11.2013

martedì 8 ottobre 2013

L’Asilo Nido Comunale avrà la terza classe dal mese di novembre, grazie al pressing del M5S

A maggio il Commissario prefettizio, al fine di ottimizzare i costi, aveva approvato una delibera con la quale stabiliva che a partire da settembre 2013 fossero attivate presso l’Asilo Nido Comunale il Ciliegio, solo due classi per un totale di 52 posti a fronte della disponibilità della struttura di 66.
In questo modo non si sarebbe dovuto ricorre all’utilizzo di personale esterno garantendo così un risparmio sul bilancio del comune. Il rovescio della medaglia però sarebbe stato (e sarà se la situazione non cambierà) la creazione di una lunga lista d’attesa.
Per il M5S di Bareggio l’Asilo Nido comunale è da considerarsi tra i servizi essenziali per la cittadinanza bareggese. Nel mese di agosto, abbiamo presentato all’attuale Amministrazione una mozione per ripristinare la terza sezione, eliminando così la lista d’attesa sfruttando tutti i 66 posti disponibili.
In occasione della Conferenza dei Capigruppo l’Assessore con delega ai servizi sociali, Marco Lampugnani, illustrando la situazione dell’Asilo Nido, a nome dell’Amministrazione ci ha espresso l’intenzione di attivare la terza sezione ricorrendo all’appalto esterno.
Tale modifica però non poteva essere effettuata a settembre perché era necessario aspettare le variazioni di bilancio e reperire le risorse necessarie, pertanto la terza classe sarebbe stata aperta ai primi di ottobre.
In quella sede i Capigruppo consiliari della maggioranza ci hanno chiesto di ritirare la mozione. Considerato quindi l’impegno preso, il nostro Consigliere Ligorio, con grande senso di responsabilità, ha accettato, dimostrando che lo spirito che contraddistingue la nostra attività consiliare non è di puro contrasto, ma vuole essere pienamente propositivo al fine di soddisfare le reali esigenze dei cittadini.

Dopo aver saputo che non sono state fatte variazioni di bilancio per l’apertura della terza sezione, nella seduta consiliare di venerdì 27 settembre abbiamo presentato un emendamento che chiedeva all’amministrazione l’impegno alla sua riattivazione già dal mese di ottobre con l’obiettivo di esaurire l’intera lista d’attesa. L’emendamento è stato respinto con la promessa però di farla partire dal mese di novembre. Siamo convinti che questo sia un buon risultato ottenuto grazie anche alla nostra pressione sulla maggioranza e alla volontà dell’Assessore Lampugnani, il quale sta lavorando per l’introduzione di un nuovo modello gestionale che contemperi qualità del servizio, razionalizzazione dei costi e utilizzo della capienza massima.

IL M5S OTTIENE PIÙ RISORSE PER LA SCUOLA PUBBLICA



Nella seduta (del Consiglio Comunale) del 27 settembre, a fronte di un emendamento del nostro Consigliere Simone Ligorio, la maggioranza di governo ha preso l’impegno di aggiungere ulteriori risorse da destinare alla scuola pubblica in sede di assestamento di bilancio.
A novembre ci sarà quindi una variazione di bilancio che permetterà alle scuole di finanziare ulteriori progetti didattici oppure di acquistare materiale di consumo.
Occorre però spiegare come si è arrivati a tale risultato e quali conseguenze ha avuto nella maggioranza. Non meno (più) di un mese fa, l’Assessore Tagliani ha presentato un piano del Diritto allo Studio che proponeva un taglio di circa 15.000 euro rispetto all’anno precedente, sostenendo che si trattava di una scelta fatta dal Commissario e che non c’erano più i margini per apportare modifiche di carattere finanziario.
Al contrario oggi scopriamo, non solo che l’Assessore era in grado di poter effettuare variazioni, ma che ha preferito privilegiare la scuola paritaria rispetto a quella pubblica, stanziando un contributo straordinario di € 5.000 per la scuola materna parrocchiale Don Fracassi.
Dopo il Consiglio Comunale, abbiamo la certezza che la Golden Share della giunta Lonati appartenga al gruppo Io Amo Bareggio che pare decidere per tutti dove e come spendere i soldi...in una parola, la linea politica.
Data la loro storia recente, è stato semplice porsi nel ruolo di anello di congiunzione tra la vecchia amministrazione di centro destra e la nuova a “guida” PD, trovando, forse in modo inatteso, un’ottima sponda nell’assessore Tagliani.
Ciò che è successo in Consiglio ha dell’incredibile. Il nostro emendamento di destinare € 3.000 all’Istituto Comprensivo Statale “G. Perlasca” e € 2.000 alla scuola paritaria Don Fracassi non è stato accolto dall’Assessore. Però per Al fine di evitare pericolose spaccature, in quanto alcuni consiglieri sembravano propensi a votare la nostra proposta, la maggioranza si è riunita in tutta fretta per concordare una versione comune e meno “dolorosa”. Il Consigliere Montani (Noi con Voi) si è fatto portavoce dell’intera maggioranza dichiarando di votare contro l’emendamento, ma accogliendo il principio da noi espresso impegnandosi a trovare almeno 3.000 euro in più da destinare alla scuola pubblica, di fatto sconfessando il proprio assessore.
Ci chiediamo a questo punto se l’Assessore sia ancora convinta di rimanere in forza al PD oppure stia pensando a una diversa collocazione politica. La scelta di privilegiare la scuola privata non ci sembra appartenga alla cultura della parte politica in cui la signora Tagliani milita e ci pare che nel programma della coalizione guidata dal PD ci fosse la priorità verso la scuola pubblica e le altre realtà pubbliche sul territorio.
Forse l’Assessore non condivide più la linea del proprio partito e sta pensando di dare le dimissioni dalla carica che ricopre?
Oppure questo è il chiaro sintomo di quello che il MoVimento 5 Stelle dice da sempre: che PD e PDL sono la stessa cosa!

Il fatto di portare avanti le politiche inerenti la scuola in totale continuità con la precedente amministrazione di centro destra ne è la prova conclamata. Se ce ne fosse bisogno, altra dimostrazione di questa “unità di intenti”, è stata la dichiarazione di voto del Consigliere Garavaglia (PDL) che ha votato contro il nostro emendamento lodando (di fatto) il lavoro fatto svolto dall’Assessore Tagliani. PDL e PD-L, come sempre, vanno a braccetto.

venerdì 27 settembre 2013

La PerugiAssisi con Papa Francesco

Si svolgerà domenica 19 ottobre 2014 ma la sua preparazione comincerà domenica prossima. E’ la Marcia per la pace Perugia-Assisi che si trasforma e si mette al servizio di un percorso lungo un anno. “Prima d’ora, sottolinea Flavio Lotti coordinatore del comitato promotore, la Marcia non era mai stata annunciata con così largo anticipo. La ragione è semplice: più che organizzare un grande evento, vogliamo promuovere un percorso. Anzi tanti nuovi percorsi di pace capaci di rinnovare ed accrescere l’impegno concreto del nostro paese contro l’impoverimento, le guerre e l’indifferenza. La pace è in serio pericolo, fuori e dentro il nostro paese. E richiede il nostro impegno urgente. Non servono eventi occasionali ma percorsi di pace. Percorsi che devono entrare a far parte della vita quotidiana di ciascuno e che dunque devono partire dai luoghi in cui viviamo, dalle nostre città.”

Si comincia dunque il 29 settembre a Forlì con una marcia che darà inizio alla Settimana della Pace. Una settimana intensa che avrà al centro la storica visita di Papa Francesco ad Assisi il 4 ottobre e la celebrazione, lo stesso giorno, della IX Giornata Nazionale della pace, della fraternità e del dialogo. Una settimana che include la Giornata internazionale della nonviolenza istituita dall’Onu per ricordare il 2 ottobre di ogni anno la figura e il pensiero di un altro maestro della nonviolenza, il Mahatma Gandhi. Una Settimana che, dopo aver visto lo svolgimento di tantissime iniziative in ogni parte d’Italia, si concluderà domenica 6 ottobre con un’altra Marcia per la pace a  Lodi.

“Domenica scorsa, continua Flavio Lotti, ho partecipato alla Marcia per la pace di Campobasso, sulla via degli antichi tratturi, e prima di tornare sulla via tracciata da Aldo Capitini, vogliamo andare di città in città organizzando nuove marce capaci di sensibilizzare, mobilitare e unire le donne, gli uomini e le istituzioni di buona volontà. Vogliamo fare in modo che la prossima marcia PerugiAssisi sia organizzata dai giovani.Vogliamo che sia l’occasione per consentire a tanti giovani di essere protagonisti di una grande iniziativa di pace, di sentirsi responsabili della storia e del processo di trasformazione del mondo, di scoprire il senso, il significato e il valore dell’impegno per la pace, la giustizia e i diritti umani.”

Un ruolo importante lo avrà la scuola
 dove ha già preso avvio il Programma nazionale di educazione alla cittadinanza democratica “Pace, fraternità e dialogo. Sui passi di Francesco” promosso dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani in collaborazione con la Rivista “San Francesco Patrono d'Italia” e il Ministero dell’Istruzione.

La marcia del 19 ottobre 2014 segnerà il culmine di tutti questi percorsi nel mezzo del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea, a 100 anni da quell’inutile strage che fu la prima guerra mondiale. 
“Per questo, conclude Flavio Lotti, la prossima Perugia-Assisi sarà una Marcia Europea con cui vogliamo rilanciare il progetto di un’altra Europa, un’Europa dei cittadini, inclusiva, solidale e nonviolenta. L’anniversario dell’Inutile Strage ci aiuterà a rafforzare l’impegno comune per contrastare le guerre di ogni tipo e promuovere con Papa Francesco la “globalizzazione della fraternità”.

Perugia, 27 settembre 2013
Per la pace

mercoledì 25 settembre 2013

EX GIOIELLINI ITALIANI

Quando ormai la vendita di Telecom era cosa fatta, s'è alzato, tardivo, il coro delle polemiche. Parlamentari ed esponenti politici si sono affrettati ad esprimere il loro dissenso a suon di dichiarazioni. Il presidente Letta ha assicurato che il governo vigilerà sul caso, sia pure nei margini limitati che un'azienda privata permette. Il presidente dell'azienda, Franco Barnabè, in audizione al Senato, ha addirittura detto di aver appreso solo dopo, dai comunicati stampa, della recente modifica dell'accordo parasociale tra gli azionisti di Telco, che nella serata del 23 settembre ha sancito la salita di Telefonica dal 46 al 65% di Telco, la holding che controlla il 22,4% di Telecom Italia, con un'opzione per gli spagnoli a salire per breve termine fino al 70%, spostando di sei mesi la finestra per dare le disdette al patto Telco.

Tutti a difendere, ora, l'italianità delle nostre aziende. Ma Telecom non è la prima e non sarà l'ultima a passare in altre mani. Alitalia sembra destinata ad essere scalata da Air France, e il governo è pronto a un altro pacchetto di privatizzazioni per recuperare liquidità. Sulla piazza ci sono già sono le tre Ansaldo - Energia, Sts e Breda - su cui ci sono i coreani di Doosan, gli americani di General Electic e i giapponesi di Hitachi, e poi si vende pure il ramo assicurazioni di Poste Italiane: Posta Vita.

Finirà tutto all'estero, visto che in Italia non c'è nessuno disposto a investire. E appena finisce l'aiuto dello Stato - come nel caso di Alitalia - si cerca qualcuno più forte per rientrare nell'investimento. La nazionalità non importa affatto. Strano scandalizzarsi ora, visto che gli affari con l'estero vanno avanti da anni. Quindici anni fa il multimiliardario del lusso Bernard Arnauld con la sua Lvmh si innamorava di Gucci, per poi cederla al rivale di sempre Francois-Henry Pinault. A fine settembre 2011 Lvhm si è accaparrata il 98,09% di Bulgari la società fondata da Satirio Bulgari nel 1884, e prima ancora Emilio Pucci e Fendi. L'ultima a finire nelle mani di Arnauld è stata Loro Piana. Mentre Francois Henri Pinaulte con la sua Ppr, ora diventata Kering, ha preso a suon di miliardi pure Bottega Veneta e Sergio Rossi, e salvato e acquisito la Richard-Ginori, un pezzo di storia dell'arte della porcellana italiana nata nel Settecento. La Gianfranco Ferrè è stata ceduta al gruppo Paris Group di Dubai, mentre Valentino è ora della casa reale del Qatar.

Pure la Rinascente è stata ceduta ai thailandesi di Central Retail. Nell'alimentare, fece scalpore l'acquisizione di Parmalat, in mano francese. Ceduta pure la Buitoni alla Nestlè. E poi la Gancia, passata all'oligarca russo della vodka Roustam Tariko, e l'olio Bertolli ora del gruppo spagnolo Deoleo proprietario anche di Carapelli, Sasso, Minerva oli. Sempre di Nestlè è la Perugina con tutti i suoi Baci. La svizzera Unilever si è presa l'Algida e l'Antica gelateria del Corso. E la lista è lunga e lo diventa anche di più guardando ad altri settori: Edison è di proprietà di Electricitè de France, Acea ha fra i suoi azionisti Gdf-Suez, Enel ha annunciato la cessione della sua quota in Severenergia a Rosneft. Quanto alle banche, la Banca Nazionale del Lavoro fa parte del colosso francese Bnp Paribas, mentre Cariparma è controllata da Credit Agricole. Ma sembra che nessuno se ne sia accorto. 
Cado in Piedi

venerdì 6 settembre 2013

Il 7 settembre con San Francesco e la bandiera della PerugiAssisi

“Noi andiamo ad Assisi”, ha dichiarato Flavio Lotti coordinatore della Tavola della pace. “Sabato 7 settembre ci uniremo alla Veglia di preghiera convocata da Papa Francesco per scongiurare l’estensione della guerra in Siria e in Medio Oriente, perché alla guerra non si aggiunga altra guerra devastando il mondo intero.
Andiamo ad Assisi portando la grande bandiera della pace con i colori dell’arcobaleno che ha accompagnato tante marce Perugia-Assisi. Una bandiera che è il simbolo di tutte quelle donne, quegli uomini e quelle istituzioni che da lungo tempo cercano con ostinata determinazione di operare per la pace.
Alle 18.30 renderemo omaggio a San Francesco –il Santo della pace- incontrando i frati del Sacro Convento e poi ci recheremo a Santa Maria degli Angeli per partecipare alle 21.00 alla veglia di preghiera indetta dal Vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino.
L’arcobaleno deve sventolare prima della tempesta, ha affermato Flavio Lotti. Facciamo nostro l’appello di Papa Francesco perché ‘il grido della pace si levi alto’ e invitiamo tutti i cittadini e le istituzioni ad appendere la bandiera della pace alla finestra della propria casa, del proprio ufficio, della propria scuola. ‘L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace’ ha detto Papa Francesco. E se tutti gli italiani decideranno di esporre la bandiera della pace, ad accorgersene sarà il mondo intero. La pace è in serio pericolo e mai come in queste ore è necessario ribadire che la pace è responsabilità di tutti e tutti, senza distinzioni, devono sentirsi coinvolti.
Per questo abbiamo bisogno che gli italiani siano messi nelle condizioni di capire cosa sta succedendo e essere protagonisti di una grande mobilitazione internazionale per la pace.  Flavio Lotti e Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, si rivolgono innanzitutto alla Rai chiedendo che ci sia una grande attenzione per tutte le attività che si svolgeranno il 7 settembre e che, accanto alle prime iniziative già in atto, ci sia l’apertura di alcune indispensabili finestre di approfondimento sulla guerra in Siria, in Medio Oriente e gli inquietanti sviluppi che si prospettano.
 
Perugia, 5 settembre 2013

SLOT, AZZARDO DI GOVERNO

Il governo prova a fare un favore alla lobby dei giochi d'azzardo, ma il Parlamento lo stronca, approvando giovedì 5 settembre un ordine del giorno della Lega, con parere contrario dell'Esecutivo, in cui si prevede una moratoria di 12 mesi per l'apertura di nuovi centri per i giochi d'azzardo.

Secondo il sottosegretario all'economia Giorgetti la richiesta rappresenta un "termine così perentorio da risultare inapplicabile, se non creando un conflitto con i diritti esistenti dei concessionari che hanno vinto le gare e perdendo 6 miliardi di gettito", e annuncia l'intenzione di rimettere la delega ai giochi nelle mani del Ministro. Infatti il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha spiegato che la mozione è inapplicabile perché il Governo compirebbe un atto illegittimo. Ma l'ultimo capitolo sui giochi d'azzardo, con il mare di polemiche annesse, si era aperto con il decreto Imu varato dal Governo. Il testo prevede, per coprire le spese della cancellazione della tassa, un condono tombale per le imposte non versate dalle 10 società che in Italia controllano circa 200 mila slot machine. Un vero e proprio colpaccio per i gestori che potranno saldare senza ulteriori controlli da parte del ministero dell'Economia un debito con l'erario arrivato intorno ai 2,5 miliardi di euro, versando appena 600 milioni. 

La mozione di M5S che proponeva tra le altre cose proprio la cancellazione dell'articolo 14 del decreto non è stata approvata.
Si rinuncerà all'intera cifra, insomma, con la speranza di ricevere subito qualcosa per far cassa: eppure i trucchi per occultare le proporzioni del fiorente giro d'affari sono noti da tempo, tanto che tre funzionari dei monopoli di Stato sono finiti anch'essi a giudizio per aver facilitato, o quanto meno chiuso gli occhi, sul grande imbroglio perpetrato tra il 2004 e il 2006: ben 130 mila macchine su 200 mila dislocate in Italia non erano collegate al sistema informatico statale (gestito dalla società pubblica Sogei) che avrebbe dovuto monitorare le giocate e tenere conto degli incassi. Spina staccata e quattrini nascosti nelle tasche di 10 società italiane e straniere, alcune con sedi nei paradisi fiscali: si tratta di Sisal Slot, Cogetech, Gamenet, Hbg, Snai, Gmatica, Gtech, Cirsa Italia, Codere e la Bplus del faccendiere Francesco Corallo, oggi agli arresti domiciliari in Italia dopo una lunga latitanza a Santo Domingo, figlio del boss di Cosa nostra Gaetano Corallo. 

Un regalo da due miliardi di euro dello Stato ai gestori delle slot machine fantasma: a beneficiarne saranno in buona parte personaggi già noti per casi di evasione fiscale, o imprenditori molto vicini ad alcuni esponenti del Partito Democratico, e per coprire la differenza tra i 2,5 miliardi dovuti e gli appena 600 che verranno incassati Letta ha annunciato tagli alle forze di polizia, ai vigili del fuoco e alla lotta all'evasione fiscale.
di Redazione Cadoinpiedi.it 

mercoledì 4 settembre 2013

Giornata di digiuno, l’appello del Presidente Guasticchi

Il Presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi, nella sua veste di Presidente del coordinamento nazionale degli Enti locali per la Pace ha scritto ai presidenti delle Regioni, ai sindaci e agli assessori alla pace, diritti umani e cooperazione internazionale, invitandoli ad aderire alla giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Medio Oriente proclamata da Papa Francesco per il 7 settembre prossimo. Con Guasticchi anche l'assessore provinciale Domenico De Marinis, delegato alle politiche di coordinameo degli Enti locali per la pace e di tutela e salvaguardia dei diritti umani. "L'invito del Santo Padre - spiega Guasticchi - è rivolto  tutti i credenti, ma anche a tutti gli uomini e le donne di buona volontà e alle istituzioni. Un appello che non può rimanere inascoltato. Del resto nessuna comunità locale, neanche la più mite e laboriosa, può dimenticare di avere vissuto momenti e periodi di acuta crisi e di scontri bellici - aggiunge Guasticchi -. Pagine drammatiche scritte nella memoria storica, consegnate agli archivi, incise nelle pietre delle città oggi solo un po' annerite dai violenti incendi di secoli fa: girando per i nostri borghi, l'antica vicenda della guerra ci si ripropone come una lezione non pedante, ma come monito vivo, avvertimento, esortazione a cercare di non ripetere le tragedie dei nostri antenati. Così, il nostro impegno di oggi per preservare il mondo dalla possibilità, sempre riemergente come vediamo in questi giorni, di conflitti di incerta estensione territoriale lo dobbiamo coltivare senz'altro verso i nostri figli, ma, nello spirito che lega le nostre pacifiche comunità locali, lo dobbiamo in qualche modo dedicare a quanti ci hanno precedeuto e non sempre hanno potuto farlo in condizioni di pace. Questa traccia, questo collegamento fra le generazioni - conclude Guasticchi - non potrà che permetterci un'adesione ancora più convinta alla manifestazione del senso di responsabilità individuale per la pace alla quale siamo chiamati dal forte richiamo pronunciato, con tono fermo e con cuore purissimo, la scorsa domenica da Papa Francesco".

"La Provincia di Perugia, che grazie al linguaggio della pace ha dialogato e dialoga con le istanze politiche dell'intero pianeta in nome di quell'apertura di orizzonte che, sul suo territorio, è resa possibile dalla santità di Francesco d'Assisi e dalla modernità di Aldo Capitini - evidenzia De Marinis - si rende interprete della profonda venatura religiosa e civile che contraddistingue le parole del Pontefice ed è certa che, con la forza del gesto semplice e umile che andiamo apprendendo da Papa Francesco, tutti i figli di questa terra umbra sapranno ricollegare e riportare a unità il loro senso di pace, le azioni da intraprendere, le parole da spendere, la solidarietà da esprimere, rendendosi partecipi, nelle forme che il momento presente richiede, di quell'argine mondiale contro la guerra che in questa regione ha radici solidissime, frutto di antichi dolori e di mai spente speranze".

 
Fonte: www.provincia.perugia.it

lunedì 2 settembre 2013

La tassa laser

Dunque, la TASER. Ci sarebbe da ricoprire il governo di pernacchie e ironia se la situazione degli enti locali non fosse al limite dell’intollerabile. Perché mentre questi signori giocano a soddisfare i capricci elettorali di un pregiudicato, dalle provincie dell’impero si alza lo sdegno, e lo sconforto, di migliaia tra sindaci e consiglieri comunali, assessori e funzionari d’ufficio. Ormai i comuni brancolano nel buio. Non si riesce a spendere, assumere, investire, progettare. Non si sa quante risorse ci sono a disposizione, ogni giorno è buono per leggere di una circolare o di un provvedimento di chicchessia che aggiunge burocrazia e balzelli a una diga già colma. Tutto questo, per i cittadini, si traduce in servizi scadenti e buche per le strade. Scuolabus scassati e assistenti sociali stressate. Meno opportunità e poche risposte, alle sempre più pressanti domande di comunità in crisi d’identità, prima ancora che economica. Ci mancava solo questa tassa laser, ora…
Marco Boschini

lunedì 26 agosto 2013

NESSUN TAGLIO ALLE PENSIONI D'ORO

Doccia fredda sui tagli alle pensioni d'oro. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ne ha parlato al Meeting di Rimini: «Se pensiamo che un intervento sulle pensioni molto elevate generi una grossa leva per intervenire sulle pensioni più basse, vuol dire che non si conosce la matematica perché allora bisognerebbe intervenire dalle pensioni d'oro a quelle d'argento. E forse oltre». Anche se è necessario un «intervento redistributivo sul sistema pensionistico e più in generale sull'intero sistema del welfare».

A cominciare dall'annoso problema degli esodati, che il ministro ha assicurato essere in via di risoluzione a settembre: «Un intervento per altre 20-30 mila persone», oltre le 130 mila già individuate dal governo Monti.

In ogni caso, Giovanini ha escluso un'ulteriore manovra correttiva, così come sui prepensionamenti nella pubblica amministrazione, ai quali ha preferito il turn over «che ci consente di assumere giovani al posto di chi va in pensione».

Novità anche per la cassa integrazione in deroga: «In questi giorni», ha detto ancora il titolare del Welfare, «stiamo lavorando sul rifinanziamento e la ristrutturazione di questo strumento. Il decreto è pronto ed è in discussione con il ministero dell'Economia». In generale «vogliamo abbassare il costo del lavoro per tutti i lavoratori».

Infine, una nota sulla tenuta dell'esecutivo, che appare sempre più in bilico: «Credo che in questo momento una crisi di governo sia l'ultima cosa di cui avremmo bisogno». 
Cado in Piedi

C'È LA CRISI? ALLORA COMPRIAMO ARMI

Dopo gli F35, i caccia Eurofighter.
L'Italia investe ancora nella difesa aumentando il budget per l'anno in corso: i fondi assegnati arrivano nel 2013 a 14,4 miliardi, ben 800 milioni in più dell'anno in corso.
Lo afferma il settimanale L'Espresso, che rivela come grazie ai contributi provenienti dal ministero dello Sviluppo Economico, che mette a disposizione 2.182 milioni per comprare sistemi militari, il nostro Paese spenderà la cifra considerevole di 5,5 miliardi in nuovi armarmenti.

Gran parte di questi soldi serviranno per finanziare l'acquisto dei caccia europei Eurofighter, e qui c'è una sorpresa. Perché, mentre il Paese discute animatamente dei costi del Lockheed F-35, circa 12 miliardi di euro, viene fuori che il preventivo per gli Eurofighter italiani ha superato quello e ogni altro record: il documento ufficiale indica infatti in 21,1 miliardi di euro la spesa per questi aerei, ben 3 miliardi in più rispetto alla previsione formulata appena lo scorso anno, che si fermava a 18,1 miliardi.
Nel corso del 2013 soltanto per comprare gli Eurofighter il Mise spenderà la bellezza di 1.182 milioni di euro".

Non basta. Oltre ai caccia, il dicastero titolare delle politiche per lo Sviluppo economico si farà carico anche delle fregate Fremm, di cui solo le prime sei costeranno 5,6 miliardi, dei blindati da combattimento Freccia, una spesa da 1,5 miliardi per 249 veicoli, i jet d'addestramento Aermacchi M-346 che costeranno 220 milioni solo nella prima tranche.
Poi ci sono i gadget elettronici per il "Soldato futuro", per circa 800 milioni. E ancora 3.895 milioni per i nuovi elicotteri NH-90 di Esercito e Marina e 740 milioni per gli Agusta AW-101 dell'Aeronautica. Il finanziamento dei satelliti spia Cosmo SkyMed è stato invece frammentato tra Difesa con 229 milioni, e ministero dell'Università e Ricerca e l'Agenzia Spaziale con circa 500, mentre ancora il Mise contribuisce ai 300 milioni dei satelliti Sicral per le comunicazioni.

Arrivano anche avatar e radar: 580 milioni il budget per acquisire due fantascientifici jet Gulfstream Caew prodotti in Israele, vere centrali di spionaggio volanti, e altri 211 milioni sono il contributo italiano per la discussa squadriglia di velivoli-robot Global Hawk voluta dalla Nato.
Tutto il budget per le forze armate è aumentato: tolti i carabinieri, si spenderanno 14,4 miliardi di euro contro i 13,6 miliardi del 2012, e i 14,3 miliardi del 2011, soldi che per due terzi sono destinati agli stipendi. 
Cado in Piedi

martedì 6 agosto 2013

LETTA HA FATTO CENTO

Via il Porcellum e le province, basta con il finanziamento pubblico ai partiti. E poi ancora reddito minimo per le famiglie, rifinanziamento per la cassa integrazione, riduzione del costo del lavoro, incentivi per il reddito giovanile. Ma cosa hanno fatto davvero?

Cento di questi giorni, o anche no. Il governo Letta arriva al suo primo traguardo con l'affanno, avendo già perduto per strada parte della sua spinta e del suo consenso. In carica dal 28 aprile 2013, mentre Berlusconi si commuoveva sul palco di Palazzo Grazioli, domenica 4 agosto, Erico Letta ha segnato la centesima crocetta sul suo calendario. 

Quando si presentò in Parlamento, parlò di riforme e provvedimenti da adottare nel primo anno e mezzo di governo: stop all'Imu a giugno, rinuncia dell'aumento dell'Iva, via il Porcellum e le province, basta con il finanziamento pubblico ai partiti. E poi ancora reddito minimo per le famiglie, rifinanziamento per la cassa integrazione, riduzione del costo del lavoro, incentivi per il reddito giovanile.

Sembrava un libro dei sogni, con un'ampia maggioranza bipartisan dalla sua che, per una volta, lasciava qualche briciolo di speranza. A che punto siamo? L'Imu è stata effettivamente congelata, ma entro agosto il governo deve varare con un decreto legge la riforma degli immobili, e trovare la quadra in questo delicato momento politico non sarà facile. L'aumento dell'Iva di luglio è stato scongiurato, per ora:entro ottobre bisognerà trovare una soluzione.

Le Province sono state protagoniste di un primo decreto che le ha svuotate dei loro compiti, cui segue la riforma costituzionale approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri. Ma l'iter in Parlamento rischia di essere lunghissimo, sempre che ce ne sia il tempo. E tempo serve anche al Porcellum, nonostante la procedura d'urgenza approvata alla Camera per portare in aula a ottobre una riforma che lo superi. L'accordo ancora non c'è. E non sarà facile trovarlo.

Il ddl sul finanziamento pubblico ai partiti è alla Camera, pronto per essere approvato entro il 10 agosto, dicono. Ma rischia pure di saltare a settembre, invece, per via dell'emendamento Pd che introduce un tetto alle donazioni dei privati, e che ha causato più d'un malumore. 

Il decreto del Fare doveva servire a rilanciare l'economia con una serie di misure per la liberalizzazione e la sburocratizzazione. Ma la lotta sugli emendamenti è aperta in Senato, e il tempo stringe perché va convertito entro il 20 agosto.

Del reddito minimo per le famiglie nessuna traccia, così come della riduzione del costo lavoro: al suo posto, una serie di sgravi e incentivi per l'assunzione di giovani. I decreti per la cassa integrazione in deroga, invece, sono già stati firmati. 

Gli interventi già in campo chiaramente hanno delle ricadute, in primo luogo sulle tasse: l'acconto l'Irpef, per esempio passa dal  99 al 100%, quello Ires dal 100 al 101%. E chiamarli acconti sembra ridicolo. Molto, ancora, resta da fare. Ma il destino del Governo, e quello delle sue promesse, sono appesi a un filo che si chiama Berlusconi.

di Redazione Cadoinpiedi.it - 6 agosto 2013

giovedì 1 agosto 2013

Federalismo, cronaca di un fallimento

Quante volte, in anni più o meno recenti, si è sentito il ritornello politico-elettorale “con il federalismo meno tassee più servizi”? Bene (si fa per dire), oggi sappiamo che l’avventura pluridecennale del federalismo si è risolta in un fallimento su tutti i fronti. E a dirlo non sono i soliti bastian contrari pronti a dare addosso a qualsivoglia proposta di matrice leghista. No, a dirlo sono i fatti perché il gettito locale, dal 1992 ad oggi, è più che quadruplicato.
Lo rivela un’analisi di Confcommercio, non proprio degli estremisti accecati dall’ideologia politica come spesso sono stati garbatamente rinominati in questi anni tutti quelli che si permettevano di insinuare dubbi circa l’efficacia del sistema fiscale di matrice federalista.
In questi vent’anni le imposte riconducibili alle amministrazioni locali sono cresciute da 18 a 108 miliardi. Ma quello che forse stupisce ancor più – e che dovrebbe far seriamente riflettere gli strenui difensori del federalismo fiscale e istituzionale – è che nel medesimo arco di tempo (dal 1992 al 2012) la spesa corrente dell’amministrazione centrale (lo Stato, per farla breve) è aumentata del 53% mentre quella di regioni, province e comuni del 126%: esattamente il doppio. E proprio per fronteggiare questo enorme aumento di spesa pubblica incontrollata si è assistito ad una esplosione del gettito derivante dalle imposte (dirette e indirette) a livello locale con un aumento di 500 punti percentuali in venti anni: un’enormità.
Risultato? Il processo di decentramento, continua lo studio, non ha portato a risparmi di spesa, ossia ad una maggiore efficienza della macchina amministrativa, anzi. Nell’ultimo decennio è quasi triplicata l’incidenza delle addizionali regionali e comunali sull’Irpef, imposta quantomeno ingiusta (se non a tratti incostituzionale) che comprime terribilmente il potenziale benessere dei lavoratori dipendenti, a loro volta vero motore dei consumi e dunque del reddito nazionale, pressoché fermo (guarda caso) già da almeno quindici anni prima dell’inizio della crisi del 2008.
E dal rapporto tra il gettito effettivo derivante dall’Irap, vera e propria pressa fiscale che grava sulla micro e piccola impresa, e dalle addizionali locali sull’Irpef (senza considerare quindi l’Imu), si registra come Campania e Lazio abbiano una pressione fiscale locale doppia rispetto a Trentino e Val d’Aosta. Insomma: uno degli obiettivi principali del federalismo fiscale, quello di mantenere inalterata la pressione fiscale a carico dei contribuenti di ogni Regione, è stato del tutto disatteso.
Ma il dato meramente economico-fiscale non esaurisce l’analisi circa il carattere fallimentare del federalismo per come è stato concepito in Italia. Si aggiunge, per forza di cose, un dato politico. Il federalismo in salsa italico-padana si è dimostrato un totale fallimento sul piano culturale, politico e strategico.
Culturale in quanto simbolo della possibilità (o necessità) di non affrontare le sfide del nuovo secolo sulla base di una concezione unitaria e solidaristica dell’Italia. Politico perché il federalismo è divenuto l’arma di una sempre più ignobile e infamante concezione delle istituzioni come comitati d’affari a scopo di lucro, con consigli regionali autonomi e dunque implicitamente legittimati a delinquere, a sottrarre risorse (non solo economiche) alla collettività pubblica.
E, infine, anche sul piano strategico perché è stato la rappresentazione plastica dell’ottusità (o complicità criminale, fate voi) di una parte politica (il centrodestra) che, avendo avuto – e avendo tutt’ora – pieno e diretto accesso ai canali del governo centrale, ha elevato il turpe e fallimentare neoliberismo thatcheriano a ideologia economico-strategica fondamentale; ha alimentato la criminalità a Nord e Sud; ha svenduto i diritti costituzionali delle lavoratrici e dei lavoratori; ha reso le istituzioni pubbliche luoghi di legittimazione del capitalismo politico-criminale che vede nella sempre più imperversante federalizzazione delle politiche pubbliche il metodo più adatto per la realizzazione plastica del malgoverno.
Peccato esserci arrivati con vent’anni di ritardo. Peccato non aver ascoltato chi, vent’anni fa, diceva con cognizione di causa che sarebbe accaduto esattamente questo: sempre più tasse, sempre meno servizi, sempre più malgestione pubblica. Sarebbe il caso di prenderne atto e, se non è chiedere troppo, iniziare subito uncambiamento radicale in termini di politiche pubbliche e federalismo (fiscale e non).

venerdì 19 luglio 2013

Paolo Borsellino, memoria di una morte annunciata

A 21 anni dalla strage di via D'Amelio (le foto) si indaga ancora. Con un nuovo processo. Ma la verità è lontana.

di Maurizio Zoppi

Il 21 e il 56, due numeri da giocare al Lotto, magari sulla ruota di Palermo.
Invece rappresentano due cifre molto importanti per tutta la nazione: 21 sono gli anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui vennero barbaramente uccisi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, 56 sono i giorni di distanza da una esecuzione all’altra.
Il 19 luglio 2013, tutta Italia ricorda l’uccisione  del giudice Borsellino. Una domenica di 21 anni fa, l’ex procuratore di Marsala, si recava a far visita a sua madre. Un ordigno esplosivo radiocomandato all’interno di una 126 rossa devastò gran parte della zona residenziale.
LE ALTRE VITTIME DELL'ESPLOSIONE. Oltre a Paolo Borsellino, morirono il caposcorta Agostino Catalano e gli agenti Emanuela Loi - prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio - Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l'esplosione, in gravi condizioni.
Bombe di Stato, di ‘casa’ o ‘cosa’ nostra. Un dato è indiscutibile: questi due attentati, hanno segnato la storia politica e sociale dell'Italia.
INCHIESTE PERSE O ARCHIVIATE. Dopo 21 anni, i mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio, sono ancora sconosciuti. Inchieste giudiziarie perse, altre archiviate, o con qualche brandello ancora in corso.
Le stragi del 1992 a Palermo sono la fotografia di una forma di Stato pronta ad assicurare il ‘mafiosello’ di turno. «Come presunti colpevoli siamo fermi a boss e picciotti», ha ricordato il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, titolare dell’ultima inchiesta, peraltro non ancora conclusa sulla strage di via D’Amelio.
LE TESTIMONIANZE MANCATE DI BORSELLINO. Inchieste, mai in grado di puntare più in alto. Di svelare quei tanti misteri avvolti nei due attentati. Perché nessun magistrato ha mai avuto il tempo di interrogare proprio il giudice Borsellino a seguito dell’uccisione del fraterno amico e collega Giovanni Falcone?
Anche se la Procura di Palermo non era titolare delle indagini sulla strage di Capaci, il giudice Borsellino, avrebbe voluto testimoniare davanti i suoi colleghi nisseni. Continuava a ripeterlo anche ai giornalisti, ma nessuno lo ha mai interrogato.

Un giudice «condannato a morte»

Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivistaMicroMega, il pm aveva parlato della sua condizione di «condannato a morte». Sapeva di essere nel mirino di Cosa Nostra e di essere stato abbandonato dallo Stato.
«Non è solo la mafia che vuole uccidermi» svelava alla moglie il giorno prima di essere ammazzato.
LA RICERCA TARDIVA DELLA VERITÀ.E mentre a Palermo, con un processo che si è ufficialmente aperto il 27 maggio 2013, si cerca la verità sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, a Caltanissetta si è  avviato un altro dibattimento che dovrà riscrivere, di nuovo, la storia della strage di via D’Amelio.
SI RIPARTE DALL'AGENDA ROSSA. Ora si riparte dell’agendina rossa. Quella che Paolo Borsellino portava sempre con sé, nella sua borsa. Anche quel 19 luglio 1992, quando la sua auto saltò in aria. Le indagini guidate dal Procuratore Sergio Lari avviate dimostrano come le poche “verità su via D’Amelio ”passate negli anni al vaglio dai processi sono state ‘avvelenate’ dalle dichiarazioni  di tre falsi pentiti (Vincenzo Scarantino, Calogero Pulci e Francesco Andriotta), che proprio per la strage del 19 luglio 1992, hanno mandato all’ergastolo sette innocenti.
Lari, tempo fa, aveva definito un «colossale depistaggio», quello che è stato architettato dagli apparati investigativi e dai servizi segreti, per manipolare le dichiarazioni di Scarantino.
IL DEPISTAGGIO DELLA VERITÀ. Proprio il falso pentito, sarebbe stato indotto ad accusarsi di essere l'autore del furto della Fiat 126 imbottita di tritolo esplosa in via D'Amelio. Le sue dichiarazioni depistanti sarebbero state 'suggerite' dagli stessi investigatori che avrebbero anche 'taroccato' un verbale del 1994.
LE ANNOTAZIONI DEL POLIZIOTTO. Agli atti dell'inchiesta sono finiti alcuni fogli con le annotazioni di un poliziotto che lo avrebbe imboccato alla vigilia dei suoi convulsi e contraddittori interrogatori in aula nei processi celebrati sulla strage. Quindi, falsi pentiti, menzogne, intrighi. Un mistero ancora irrisolto, come tanti misteri italiani.
A distanza di 21 anni dall’eccidio di via D’Amelio, le nuove indagini, adesso cercano di trovare nuovi riscontri attraverso le testimonianze del pentito di mafia, Gaspare Spatuzza (condannato a 15 anni per la strage di Via D’amelio, assieme a Fabio Tranchina e Salvatore Candura).
IL LEGAME CON I POTERI FORTI. La storia di via D’Amelio, forse, rimarrà uno dei tanti punti interrogativi in Italia. Una di quelle storie dove la mafia si lega con i poteri forti dello Stato. Come la storia sull’ipotetica trattativa tra Stato e mafia avviata in quei mesi delle stragi, di cui lo stesso Borsellino sembrava essere al corrente.
Tutto quello che è avvenuto dalla strage di Capaci in poi, è ancora avvolto da troppe nebbie. In questi anni abbiamo assistito a depistaggi, a polemiche infinite su arresti eccellenti a “ritorni di memoria” e smentite fra ministri e politici. Anche per questo 21 e 56 sono due cifre importanti. E proprio ora, oltre ad essere certi che i mandanti della strage di via D’Amelio sono ancora a volto coperto, lo Stato, attraverso la politica, per volontà dei familiari di Paolo Borsellino, si terrà ufficialmente alla larga da tutte le commemorazioni in onore del giudice palermitano. 
Venerdì, 19 Luglio 2013

martedì 16 luglio 2013

La #sinistra è diventata di destra: #scienza, #politica e bandiere

di Silvia Bencivelli, giornalista scientifica

Non so bene che cosa significhi essere di sinistra. Ho qualche idea sempre meno solida col passare degli anni, e dei giorni. Ma credo di essermi sempre sentita abbastanza di sinistra anch’io. Intendo: sono cresciuta in un mondo in cui di sinistra significava onesto, critico nei confronti dello status quo, attento ai più deboli, impegnato, aperto alle novità e disposto al cambiamento. Come facevo a non esserlo?
Però oggi vedo gente orgogliosamente di sinistra adottare comportamenti irrazionali e portarseli addosso come una bandiera. E vado in crisi. Per la sinistra e per la bandiera.
Perché per me l’irrazionalità è di destra: è l’affidarsi a qualcuno che ti dice che cosa pensare, è seguire le mode, è fare di tutta l’erba un fascio. E le bandiere sono di destra.
La scienza, invece, mi è sempre parsa costitutivamente di sinistra, perché fondata sul dubbio, sulla logica ma anche sulla condivisione e sulla partecipazione. Ma i suoi risultati no: i suoi risultati sono scienza e basta. Il protone, il mitocondrio, la cometa: non sono né di destra né di sinistra. L’atomo, la parete batterica, il Watt nemmeno. Eppure…
È di sinistra spendere un sacco di soldi per non-medicine che curano non-malattie e poi magari usare parole beffarde e ingrate per gli antibiotici? È di sinistra usare la parola chimica come peggiorativo? E naturale come aggettivo dall’incontrovertibile valore positivo? Tipo: qui dentro non ci sono sostanze chimiche, è tutto naturale! Come fa a essere una frase di sinistra, questa? Questa me la aspetto da uno che vuole turlupinarmi e tenermi nella mia ignoranza, come se non fosse tutto chimica. E come se le cose naturali non potessero essere cattivissime per noi: l’amanita falloide, la tossina tetanica, la zanzara tigre, il virus dell’epatite, l’aflatossina… 
Ed è di sinistra andare sempre alla ricerca di un cattivo da rappresentare con quelle solite tre o quattro categorie che, passati i diciotto anni, mi sarebbero anche venute a noia? Le multinazionali, il potere, la politica…Con tutte le varianti rappresentate dalle frasi che cominciano con servi di o schiavi di (non ho mai capito quale delle due versioni sia la peggiore). È di sinistra pensare tutto come in un western con indiani e cowboy? Scienziati indipendenti verso scienziati ufficiali.
E poi c’è la questione ambientale. È di sinistra l’ambientalismo? Sempre? E che cosa è diventato l’ambientalismo? L’orto del nonno era di sinistra? E adesso che cos’è?
Perché il nucleare è di destra? Perché le rinnovabili sono di sinistra?
Perché l’unica cosa che riesce a essere bipartisan in questo paese è il no alla ricerca sugli Ogm in campo agroalimentare che, nonostante ordinanze europee e appelli di scienziati e giornalisti scientifici, riesce ad avere l’unanimità alla Camera?
Ma soprattutto: perché la complessità non è più di sinistra?
Guardate questo articolo: pubblicato da un giornale di sinistra (della sinistra di Veronesi e Petrini), dice che negli ultimi dieci anni non si è osservato il riscaldamento del pianeta in barba a tutti i modelli climatici ma che il problema ambientale esiste e la catastrofe è vicina (tema ambientalista e quindi di sinistra).
Ora, i modelli climatici non dicono proprio questo. E la ricerca citata nel pezzo nemmeno.
La cosa istruttiva è che, a seguire, Libero (giornale di destra) abbia ripreso la notizia e ne abbia dato unalettura di destra mettendole un titolo apodittico e scorretto (Il riscaldamento globale non c’è) e aggiungendo l’occhiello malizioso Ambientalisti smarriti.
E poi non poteva mancare il Foglio di Giuliano Ferrara, con un catenaccio da novanta: Dopo anni passati a spiegarci che il clima cambia e la temperatura aumenta per colpa nostra, ora gli allarmisti cambiano idea. Il bello è che nessuno ha cambiato idea (mentre gli ambientalisti qui sono diventati allarmisti): questa è una risposta politica di un giornale di destra a un’affermazione confusa e imprecisa fatta da un giornale di sinistra. La scienza non c’entra più.
È anche per questo che mi mettono in crisi le cose di sinistra, ultimamente. Perché mi sembrano altrettanto cretine di quelle di destra, a volte persino di più. Perché mi sento tradita da una parte politica che (al di là delle questioni di politica interna ed economica…) vota per la sperimentazione di Stamina e a seguire contro la ricerca sugli Ogm. Perché sta seguendo gli stereotipi invece della razionalità e della complessità del pensiero che a me avevano sempre detto essere propria della sinistra. Perché si è dotata di bandiere che vanno dalle carote biologiche al fotovoltaico sul tetto delle case di Bolzano, e mi fa credere che basti così.