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mercoledì 6 novembre 2013

Chi ha paura della bandiera della pace?

Renato Accorinti ha pronunciato un discorso pacifista alla cerimonia per la festa delle Forze Armate. E due generali hanno abbandonato la platea. Il ministro D'Alia: "Si scusi per il suo gesto demenziale"

Bandiera pacifista per il 4 novembre il sindaco di Messina fa fuggire i militari

MESSINA - Il sindaco pacifista Renato Accorinti non rinuncia al suo credo neanche il giorno della Festa delle Forze Armate. E dopo aver inneggiato al disarmo ed al ripudio della guerra, sventola una bandiera della pace sotto gli occhi delle più alte autorità militari cittadine. Alcuni secondi di stupore finchè il generale Ugo Zottin, comandante della divisione Culqualber dei carabinieri, ha lasciato la piazza visibilmente indignato. A ruota lo ha seguito il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Stefano Spagnol ma nessuno ha voluto rilasciare dichiarazioni.

Accorinti ha preso la parola dopo la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti. Il sindaco ha ricordato che la Costituzione  recita che l’Italia ripudia la guerra e invece continuiamo a finanziare la corsa agli armamenti. Oltre 20 miliardi in tre anni –ha detto Accorinti - mentre sottraiamo risorse per le spese sociali, beni culturali e sicurezza. Io stesso ogni giorno ho dietro la porta tanta gente che vive sotto la soglia di povertà e non posso dare risposte per mancanza di soldi. Questa amministrazione dice sì al disarmo e dichiara no a tutte le guerre mentre la Sicilia rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo”. Poi Accorinti ha estratto dalla tasca una bandiera della pace e ha iniziato sbandierarla sotto gli occhi dei presenti. 
E’ stato a questo punto che il generale Zottin ha lasciato piazza Unione Europea   mentre scoppiava la bagarre fra sostenitori ed oppositori del sindaco. Anche la Digos è dovuta intervenire per placare gli animi più esagitati. "Il sindaco Accorinti dovrebbe scusarsi pubblicamente con la cittadinanza messinese per una provocazione demenziale e inopportuna, che offende le Forze Armate e la memoria di quanti, anche nostri concittadini, sono morti per la pace in Italia e nelle missioni internazionali". Così il ministro per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Gianpiero D'Alia commenta il gesto del sindaco. "Alle Forze armate, giustamente indignate per questo comportamento - aggiunge il ministro centrista - va la nostra solidarietà e gratitudine. Essere sindaco non significa fare l'attivista di una minoranza, per quanto rispettabile, ma rappresentare tutti i cittadini e il sentimento di un'intera comunità. Oggi Accorinti non l'ha fatto".

Fonte: www.palermo.repubblica.it

martedì 1 ottobre 2013

La Marcia di chi ci crede

Che faccio? Ci vado o non ci vado? Con questa pioggia che ci vado a fare? Finisco solo per bagnarmi e ammalarmi. Ci sarà poca gente… chi va a marciare per la pace con questo tempo? Alla fine ci siamo trovati in più di mille, un po’ bagnati, un po’ sudati, un po’ affaticati ma felici di aver trascorso un’altra bella giornata all’insegna dell’impegno per la pace. La Marcia per la pace che si è svolta ieri a Forlì è stata un successo e il maltempo ha finito per accrescerne la qualità. Non era facile uscire di casa con quel tempo, gli acquazzoni che si erano appena acquietati, il cielo nero che si allunga fino all’orizzonte, le previsioni di una giornata di piogge intense. Eppure, in tanti hanno deciso di esserci comunque: giovani, donne, famiglie con i bambini, un bel gruppo di sindaci, assessori, consiglieri con le fasce tricolori e i gonfaloni, e tante persone con storie, appartenenze e idee diverse ma senza etichette da sbandierare. 

“Pioggia, neve, grandine e tempesta... la Pace non si ferma... La marcia prosegue comunque... se piove fortissimo ci vediamo a piedi da Forlimpopoli alle ore 10.30! vi aspettiamo tutti con kway e ombrello... W la nostra Marcia!” Alle 8.30 Livia Gazzoni, instancabile operatrice del Comune di Forlì, ci invia un messaggio di posta elettronica pieno di coraggio e determinazione. Ma non ci sarà bisogno di cambiare il programma. Alle 9.45, nonostante ricominci a piovere, si parte da Forlì in bici. Saremo una cinquantina a pedalare con il sindaco in testa. Chi ci vede passare, con una mano sul manubrio e l’altra sull’ombrello, avrà pensato che siamo matti. E quando la pioggia si fa più battente comincio a pensarlo anch’io. Ma più ci si avvicina a Forlimpopoli più il tempo migliora. E ti vien voglia di metterla in metafora: partiti con la pioggia siamo arrivati col sole. Così ci auguriamo che sia il futuro. 

A onor del vero qualche timido raggio di sole riuscirà a bucare una spessa coltre di nuvole. Ma ad avere la meglio saranno i colori dell’arcobaleno che sventoleranno tra le mani dei marciatori radunati in piazza Garibaldi a Forlimpopoli. Forse non è il caso di invocare i miracoli ma per tutto il resto della mattinata non pioverà più. Così il cammino sarà l’occasione per incontrare amici, ammirare i compagni di strada, scambiare speranze e preoccupazioni, scattare tante foto. Fa piacere camminare assieme a così tanta bella gente. Gente che alla pace ci crede e che siccome ci crede è disposta anche a rischiare un malanno. Alla testa del corteo che si snoda per la bella campagna romagnola ci sono i sindaci e i gonfaloni seguiti dai ragazzi e dalle ragazze di Officina 52 che non smetteranno di animare la marcia con musica, parole e gesti di pace. Il “bandierone” della Perugia-Assisi portato da una delegazione della Tavola della pace di Perugia farà da battistrada per tutto il resto della gente. Poco dopo le 13.00 la Marcia arriva sulla Rocca di Bertinoro dove alcune brevi ma intense riflessioni propositive chiuderanno la giornata. 

“Questa marcia è solo l’inizio di un percorso che ci porterà alla Marcia Perugia-Assisi del 19 ottobre 2014. Un percorso che ci deve portare a riscoprire il senso e il valore della fraternità, dello stare insieme con giustizia (Roberto Balzani, sindaco di Forlì); che ci deve aiutare a riempire le nostre comunità locali e le nostre giornate di percorsi di condivisione e di pace (Nevio Zaccarelli, sindaco di Bertinoro); che deve spingere l’Onu a riconoscere la pace come un diritto umano fondamentale e l’Europa ad adottare lo statuto di cittadinanza europea-plurale: europea, nazionale, regionale, locale (prof. Antonio Papisca dell’Università di Padova). Il cammino continua domenica prossima 6 ottobre con la Marcia della pace del Lodigiano. E nel mezzo l’incontro di Assisi con i due Francesco.

PS. Per la cronaca. Mezz’ora dopo la conclusione della marcia si è scatenato il diluvio universale. Ma i più erano giunti ormai al coperto. 
 
Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 30 settembre 2013

venerdì 27 settembre 2013

La PerugiAssisi con Papa Francesco

Si svolgerà domenica 19 ottobre 2014 ma la sua preparazione comincerà domenica prossima. E’ la Marcia per la pace Perugia-Assisi che si trasforma e si mette al servizio di un percorso lungo un anno. “Prima d’ora, sottolinea Flavio Lotti coordinatore del comitato promotore, la Marcia non era mai stata annunciata con così largo anticipo. La ragione è semplice: più che organizzare un grande evento, vogliamo promuovere un percorso. Anzi tanti nuovi percorsi di pace capaci di rinnovare ed accrescere l’impegno concreto del nostro paese contro l’impoverimento, le guerre e l’indifferenza. La pace è in serio pericolo, fuori e dentro il nostro paese. E richiede il nostro impegno urgente. Non servono eventi occasionali ma percorsi di pace. Percorsi che devono entrare a far parte della vita quotidiana di ciascuno e che dunque devono partire dai luoghi in cui viviamo, dalle nostre città.”

Si comincia dunque il 29 settembre a Forlì con una marcia che darà inizio alla Settimana della Pace. Una settimana intensa che avrà al centro la storica visita di Papa Francesco ad Assisi il 4 ottobre e la celebrazione, lo stesso giorno, della IX Giornata Nazionale della pace, della fraternità e del dialogo. Una settimana che include la Giornata internazionale della nonviolenza istituita dall’Onu per ricordare il 2 ottobre di ogni anno la figura e il pensiero di un altro maestro della nonviolenza, il Mahatma Gandhi. Una Settimana che, dopo aver visto lo svolgimento di tantissime iniziative in ogni parte d’Italia, si concluderà domenica 6 ottobre con un’altra Marcia per la pace a  Lodi.

“Domenica scorsa, continua Flavio Lotti, ho partecipato alla Marcia per la pace di Campobasso, sulla via degli antichi tratturi, e prima di tornare sulla via tracciata da Aldo Capitini, vogliamo andare di città in città organizzando nuove marce capaci di sensibilizzare, mobilitare e unire le donne, gli uomini e le istituzioni di buona volontà. Vogliamo fare in modo che la prossima marcia PerugiAssisi sia organizzata dai giovani.Vogliamo che sia l’occasione per consentire a tanti giovani di essere protagonisti di una grande iniziativa di pace, di sentirsi responsabili della storia e del processo di trasformazione del mondo, di scoprire il senso, il significato e il valore dell’impegno per la pace, la giustizia e i diritti umani.”

Un ruolo importante lo avrà la scuola
 dove ha già preso avvio il Programma nazionale di educazione alla cittadinanza democratica “Pace, fraternità e dialogo. Sui passi di Francesco” promosso dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani in collaborazione con la Rivista “San Francesco Patrono d'Italia” e il Ministero dell’Istruzione.

La marcia del 19 ottobre 2014 segnerà il culmine di tutti questi percorsi nel mezzo del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea, a 100 anni da quell’inutile strage che fu la prima guerra mondiale. 
“Per questo, conclude Flavio Lotti, la prossima Perugia-Assisi sarà una Marcia Europea con cui vogliamo rilanciare il progetto di un’altra Europa, un’Europa dei cittadini, inclusiva, solidale e nonviolenta. L’anniversario dell’Inutile Strage ci aiuterà a rafforzare l’impegno comune per contrastare le guerre di ogni tipo e promuovere con Papa Francesco la “globalizzazione della fraternità”.

Perugia, 27 settembre 2013
Per la pace

venerdì 6 settembre 2013

Il 7 settembre con San Francesco e la bandiera della PerugiAssisi

“Noi andiamo ad Assisi”, ha dichiarato Flavio Lotti coordinatore della Tavola della pace. “Sabato 7 settembre ci uniremo alla Veglia di preghiera convocata da Papa Francesco per scongiurare l’estensione della guerra in Siria e in Medio Oriente, perché alla guerra non si aggiunga altra guerra devastando il mondo intero.
Andiamo ad Assisi portando la grande bandiera della pace con i colori dell’arcobaleno che ha accompagnato tante marce Perugia-Assisi. Una bandiera che è il simbolo di tutte quelle donne, quegli uomini e quelle istituzioni che da lungo tempo cercano con ostinata determinazione di operare per la pace.
Alle 18.30 renderemo omaggio a San Francesco –il Santo della pace- incontrando i frati del Sacro Convento e poi ci recheremo a Santa Maria degli Angeli per partecipare alle 21.00 alla veglia di preghiera indetta dal Vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino.
L’arcobaleno deve sventolare prima della tempesta, ha affermato Flavio Lotti. Facciamo nostro l’appello di Papa Francesco perché ‘il grido della pace si levi alto’ e invitiamo tutti i cittadini e le istituzioni ad appendere la bandiera della pace alla finestra della propria casa, del proprio ufficio, della propria scuola. ‘L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace’ ha detto Papa Francesco. E se tutti gli italiani decideranno di esporre la bandiera della pace, ad accorgersene sarà il mondo intero. La pace è in serio pericolo e mai come in queste ore è necessario ribadire che la pace è responsabilità di tutti e tutti, senza distinzioni, devono sentirsi coinvolti.
Per questo abbiamo bisogno che gli italiani siano messi nelle condizioni di capire cosa sta succedendo e essere protagonisti di una grande mobilitazione internazionale per la pace.  Flavio Lotti e Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, si rivolgono innanzitutto alla Rai chiedendo che ci sia una grande attenzione per tutte le attività che si svolgeranno il 7 settembre e che, accanto alle prime iniziative già in atto, ci sia l’apertura di alcune indispensabili finestre di approfondimento sulla guerra in Siria, in Medio Oriente e gli inquietanti sviluppi che si prospettano.
 
Perugia, 5 settembre 2013

martedì 3 settembre 2013

Il 7 settembre ci dobbiamo essere tutti!

Giornata di digiuno e di preghiera per la pace
in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero
il 7 settembre ci dobbiamo essere tutti!

Quella del 7 settembre sarà una giornata importante. E spero che ci saremo tutti. Ciascuno a suo modo, con il suo credo e le sue convinzioni.

Sarà la prima grande manifestazione di pace contro la guerra in Siria e “i drammatici sviluppi che si prospettano.” L’ha indetta ieri con grande forza e coraggio Papa Francesco rompendo il silenzio e l’inazione generale che da lungo tempo circonda questa tragedia. Non c’è spazio per nessun distinguo. Chi vuole sinceramente la pace non può che partecipare.

Papa Francesco invita tutti a una giornata di preghiera e di digiuno. La preghiera per i credenti. Il digiuno per tutti. Il digiuno è, prima ancora che un atto di rinuncia materiale al cibo, un gesto di vicinanza a tutti quei bambini, quelle donne e quegli uomini che sono precipitati nell’inferno della guerra “in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero”. Vicinanza, condivisione, solidarietà contro lontananza, indifferenza, menefreghismo. Il digiuno è anche un atto politico contro una politica che minaccia di trascinarci in un nuovo conflitto mondiale, che non solo non ha ancora fatto nulla per spegnere l’incendio mediorientale ma ha addirittura contribuito ad alimentarlo. Il digiuno è un gesto di protesta contro l’ingiustizia dilagante e contro l’ipocrisia che l’accompagna e cerca di coprirne i responsabili. Ma il digiuno è anche un atto di “penitenza”, di “autocritica”, di riconoscimento delle proprie responsabilità. Chi digiuna riconosce di non aver fatto abbastanza, di essere in qualche misura “corresponsabile”. Forse non potevamo fare altro ma, di fronte a tragedie così grandi, non ci possiamo autoassolvere.

Il digiuno è anche un atto di proposta. E Papa Francesco ha accompagnato l’indizione di questa giornata con una chiara proposta che non possiamo non condividere. Una proposta che interpella la politica e tutti i suoi massimi responsabili. Eccone i punti essenziali:

1. “Mai più la guerra! Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!”
2. Ferma condanna dell’uso delle armi chimiche.
3. Appello alle parti in conflitto perché ascoltino la voce della propria coscienza, non si chiudano nei propri interessi e intraprendano con coraggio e con decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione.
4. Appello alla Comunità Internazionale perché faccia ogni sforzo per promuovere, senza ulteriore indugio, iniziative chiare per la pace in quella Nazione, basate sul dialogo e sul negoziato, per il bene dell’intera popolazione siriana.
5. Appello affinché non sia risparmiato alcuno sforzo per garantire assistenza umanitaria a chi è colpito da questo terribile conflitto, in particolare agli sfollati nel Paese e ai numerosi profughi nei Paesi vicini.
6. Appello affinché agli operatori umanitari, impegnati ad alleviare le sofferenze della popolazione, sia assicurata la possibilità di prestare il necessario aiuto.

Perché queste proposte non restino inascoltate sarà necessaria una vasta mobilitazione delle coscienze. E ciascuno di noi ha la responsabilità di fare la sua parte. Papa Francesco ci rivolge un appello chiaro e forte: “Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà! Il grido della pace si levi alto perché giunga al cuore di tutti e tutti depongano le armi e si lascino guidare dall’anelito di pace.” Il 7 settembre partecipiamo alla giornata di digiuno e di preghiera, sventoliamo le bandiere arcobaleno, appendiamole alle nostre finestre e facciamo in modo che nessuno possa dire “ma io che c’entro?”.

Flavio Lotti
Coordinatore della Tavola della pace

mercoledì 3 luglio 2013

Armare la pace? Una riflessione sulle parole del Ministro

Il dibattito accesosi in Parlamento sull'acquisto dei caccia-bombardieri F-35 ci permette di affrontare una riflessione più profonda e di più ampio respiro sul modello di difesa presente e futuro, in un momento, dove, la nazione, i cittadini, donne e uomini, aspettano risposte concrete e indicazioni di una via d'uscita, di una prospettiva di futuro, di un nuovo modello sostenibile di società, da parte delle istituzioni.
E' in questo contesto che l'affermazione del Ministro della Difesa, Mauro, durante il suo intervento in parlamento, per giustificare l'impegno dell'Italia nell'acquisto dei caccia-bombardieri nucleari F-35, ci obbliga a domandarci: ma di che ragioni e di che pace stiamo parlando?

Siamo di fronte alla più grande crisi di sistema dalla nascita della nostra Repubblica parlamentare. Crisi che attraversa l'Unione Europea, nelle sue fondamenta ed in particolare, vede paesi come Grecia, Portogallo, Spagna, Italia vicini al collasso economico: esplosione del debito pubblico, perdita di milioni di posti di lavoro, smantellamento dello stato sociale, disastri ambientali, perdita di diritti, deficit democratico, migrazioni forzate, esclusione sociale e con i giovani senza un futuro. Istituzioni, democraticamente elette, sempre più dipendenti da istanze e interessi particolari del sistema speculativo finanziario. Guerre e conflitti che esplodono in ogni dove. Interventi militari che si moltiplicano coprendo il vuoto della politica e del diritto internazionale.

Impossibile negare che stiamo vivendo una spirale distruttiva, mossa da un sistema ed un modello di società neo-liberale, che tiene insieme, con l'ideologia del mercato regolatore, lo sfruttamento delle risorse naturali in modo indiscriminato ed illimitato, la mercificazione del lavoro e dei beni comuni, l'esportazione della democrazia con l'industria bellica, la speculazione finanziaria con i paradisi fiscali. E' quindi logico e conseguente, che un simile sistema sia indifendibile ed in contrasto con un sistema imperniato sull'uguaglianza, sull'inclusione sociale, sul benessere collettivo e sull'equilibrio ambientale, senza discriminazioni alcune e su base globale. L'unica strada, per sostenere questo impianto distruttivo è quello di costruirsi delle ragioni a difesa di un sistema iniquo e predatore, magari adducendo che non esistono alternative e che ogni male è necessario o alla fine non vien per nuocere. Ed eccoci arrivati alle ragioni della pace armata. Non potrebbe essere altrimenti.

In questo e per questo, le parole del Ministro sono chiare e ben collocate in quel determinato modello e sistema di società e di relazioni tra individui e stati. Dall'Iraq (1991) in poi, abbiamo vissuto dentro questo sistema di relazioni, dove gli investimenti militari, gli accordi commerciali, hanno marciato di pari passo con i regimi dittatoriali, il controllo delle risorse energetiche e l'attacco ai diritti ed alla democrazia. Tutto si lega, come si usa dire tra di noi. Le violazioni degli accordi internazionali e del diritto internazionale, gli interventi armati promossi dalle “coalizioni dei volonterosi” bypassando le Nazioni Unite, il doppio standard nel giudicare le azioni delittuose dei governi amici, la difesa degli interessi nazionali a giustificazione degli accordi con i regimi dittatoriali, sono tutte azioni che rientrano a pieno titolo nella logica e nel pensiero che ci porta a teorizzare le ragioni della pace armata.

L'errore, quindi, è di fondo e non solamente congiunturale. L'insistenza di chi vuole a tutti i costi l'acquisto degli F-35, rappresenta un doppio errore politico che non possiamo più permetterci, né per le larghe intese, né per le alleanze o per gli impegni presi con i partner NATO. Se prima vi era la ragione di fondo, inascoltata dai nostri rappresentanti nel Parlamento e nel Governo, ora vi si aggiunge la grave situazione economica e sociale in cui versa il paese che può solamente essere affrontata con una iniezione di risorse economiche, di politiche tradotte con rapidità in programmi e progetti di promozione d'imprenditorialità locale e lavoro, qualificati, competitivi e con diritti, orientati a risolvere i problemi strutturali del nostro paese. Un'azione che deve partire dal livello nazionale ma che deve coinvolgere l'Europa e la politica di vicinato ed internazionale. Questi non sono sogni o pensieri “da anime belle” sono scelte politiche, realizzabili e sostenibili. Sono l'alternativa alla strada intrapresa nell'ultimo ventennio che ci ha portato dove siamo, a non saper più cosa dire ai nostri figli, a chiudere le fabbriche ed a lasciar soli gli anziani e i disabili, a giustificare più armi tecnologiche per allontanare e sconfiggere il male.

Caro Ministro non ci sono ragioni per armare la pace, se veramente vogliamo affrontare le cause di guerre e conflitti. Basterebbe rimettere al centro la politica di pace, prevenendo i conflitti, investendo sui diritti, sulle libertà e sulla democrazia. Perchè non seguire la nostra Costituzione, lo spirito originale ed il sistema del diritto internazionale costruito negli ultimi sessant'anni nell'ambito delle Nazioni Unite, a casa nostra come in ogni angolo del pianeta. Più che una rivoluzione culturale si tratterebbe di ripristinare la volontà e gli impegni di quei politici ed intellettuali che dopo il disastro umano del secondo conflitto mondiale e l'utilizzo della bomba atomica, decisero di cambiar registro, nunca mas, dando vita ad un altro sistema di relazioni tra stati, nazioni e popoli.
E le occasioni, per fare ciò, non mancano, anzi sono sotto i nostri occhi che attendono: dall'opportunità di riconvertire la spesa militare prevista in spesa produttiva per l'industria civile e per la messa in sicurezza del nostro paese, alla riconversione delle missioni di pace dal militare al civile, investendo nella società civile e nello sviluppo locale, sostenibile. Un cambio di paradigma; dalla pace armata, alla pace condivisa, mettendo in sicurezza la nostra società e paesi come l'Afghanistan, l'Iraq, il Libano, la Siria, la Libia, dal terrorismo e dalla violenza. Impegnandoci seriamente per risolvere i conflitti ancora frutto del processo di decolonizzazione del secolo scorso, da quello palestinese a quello del Sahara occidentale, al popolo curdo.

Auspico, in fine, che il Parlamento non cada in questo doppio errore e che trovi le ragioni della pace nella democrazia, nel lavoro dignitoso, nel diritto di ogni uomo ed ogni donna ad avere uguali opportunità, nella prevenzione dei conflitti, nel rispetto delle regole e delle norme, nell'applicazione della giustizia senza discriminazioni tra forti e deboli, nella lotta alla povertà, nella redistribuzione della ricchezza e nella solidarietà. Auspico un Parlamento che assuma le responsabilità del paese e non decida in base ad interessi particolari e di equilibri congiunturali.

Fonte: www.lettera22.it

venerdì 1 febbraio 2013

Troppe ingiustizie e sofferenze ci dicono che deve cambiare adesso!!!


Cara amica, caro amico,
per molti anni abbiamo marciato insieme da Perugia ad Assisi chiedendo ai responsabili della politica di ascoltare i nostri appelli per la pace, la giustizia e i diritti umani. Abbiamo sempre cercato di essere positivi e propositivi, aperti al confronto con tutti. Anche a costo di sembrare ingenui. Ma, tranne preziose eccezioni, ci siamo scontrati con un muro di indifferenza e ostilità. E’ amaro riconoscerlo ma è così. In questi anni abbiamo fatto un grande lavoro culturale ma sul piano politico non è cambiato nulla. Anzi. Col passare degli anni, l’indifferenza della politica è diventata ostilità e si sono moltiplicati i tentativi di chiudere le organizzazioni, le istituzioni e le esperienze del pacifismo politico considerate troppo autonome e fastidiose.
E’ successo, anche se non ne ho mai voluto parlare pubblicamente, con la Marcia Perugia-Assisi, con la Tavola della pace e con il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Ed è successo in tante città italiane dove persino il nostro lavoro culturale nelle scuole è fortemente compromesso dai tagli dei finanziamenti e da una cultura politica che ha cancellato la pace e i diritti umani dalla propria agenda.
La voglia di reagire a questa gravissima situazione mi ha spinto ad accettare la proposta di Antonio Ingroia di candidarmi con Rivoluzione Civile. Non è stata una scelta facile. Mi ha convinto la sua disponibilità di aprire alla società civile responsabile un nuovo spazio politico in un sistema bloccato, pericolosamente chiuso e autoreferenziale, insensibile e incapace.
Voglio mettere un piede dentro al Parlamento per continuare a fare quello che ho sempre fatto per costruire una cultura e una politica di pace aprendo, però, questa volta, le porte di quelle istituzioni al movimento per la pace e i diritti umani, per la giustizia e la democrazia.Anche il mio stipendio di parlamentare dovrà servire a questo scopo.
Non voglio fare il “rappresentante”. Voglio continuare a lavorare come ho sempre fatto. E lo farò. Ma voglio anche costringere la politica a fare i conti con una società civile competente, appassionata e responsabile che non accetta più di essere presa in giro.
Se condividi la mia scelta, diamoci da fare insieme. Da subito. Scrivi a flavio@flaviolotti.it oppure chiama al 335.6590356.
Se condividi le mie preoccupazioni ma hai dei dubbi, scrivimi lo stesso. Ti risponderò molto volentieri. Chi lavora per la pace crede nella forza del dialogo.
Nella speranza di ricevere quanto prima un segno del tuo interesse, ti invio i miei più cordiali saluti.
Flavio Lotti
Perugia, 31 gennaio 2013
“Ogni società fino ad oggi è stata oligarchica, cioè governata da pochi, anche se rappresentanti di molti; oggi specialmente, malgrado la diffusione di certi modi detti democratici, il potere (un potere enorme) è in mano a pochi, in ogni Paese. Bisogna, invece, arrivare ad una società di tutti, alla omnicrazia."[...] Ognuno deve imparare che ha in mano una parte di potere, e sta a lui usarla bene, nel vantaggio di tutti.” Aldo Capitini

venerdì 5 ottobre 2012

La PerugiAssisi si fa in 4. Domenica 7 ottobre a Forlì, Lodi e Crema. Il 14 a Milano


Contro l'Italia della corruzione, degli scandali e dell'egoismo c'è un'Italia che risponde alla crisi coltivando i valori del bene comune, della solidarietà, dei diritti umani e della pace.


Contro l'Italia della corruzione, degli scandali e dell'egoismo c'è un'Italia che risponde alla crisi coltivando i valori del bene comune, della solidarietà, dei diritti umani e della pace. Domenica 7 ottobre 2012 la PerugiAssisi si fa in tre. Tre marce per la pace a Forlì, Lodi e Crema. E il 14 ottobre è la volta di Milano.
 
La pace comincia delle nostre città!
La PerugiAssisi si fa in 4.
Domenica 7 ottobre Marcia per la pace a Forlì, Lodi e Crema.
E il 14 è la volta di Milano.
 
La pace comincia dalle nostre città. Con questo slogan migliaia di persone parteciperanno domenica prossima 7 ottobre alle marce per la pace di Forlì, Lodi e Crema. E il 14 ottobre sarà la volta di Milano dove confluiranno ben 7 cortei di biciclette e costruttori di pace. Ogni marcia ha i suoi promotori (i Comuni innanzitutto insieme a tante associazioni), la sua storia, il suo percorso e i suoi obiettivi. Ma insieme condividono la preoccupazione per gli effetti devastanti della crisi che stiamo vivendo e la volontà di reagire coltivando i valori del bene comune, della comunità, della solidarietà, dei diritti umani e della pace.
 
La pace comincia dalle nostre città. Perché è dalle nostre città che dobbiamo ripartire per cercare di rispondere alle preoccupazioni delle persone che sono colpite dalle emergenze più gravi: lavoro, casa, povertà, servizi, esclusione sociale, degrado ambientale, immigrazione, insicurezza...
 
La pace che chiediamo con insistenza per la Siria, per la Palestina e Israele, per l'Afghanistan, per l'Iraq, per la Somalia e per tanti altri popoli del mondo è un bene sempre più minacciato anche nelle nostre comunità locali. La pace è un bene comune, irrinunciabile e indivisibile. O c'è per tutti o non c'è per nessuno.
 
Per questo vogliamo organizzare non una ma cento marce Perugia-Assisi.
 Una in ogni città, per costruire una pace vera fondata sulla promozione e sul rispetto della dignità di ciascuno e dei diritti di tutti. Una pace senza confini fondata sul ripudio della guerra e sulla solidarietà autentica tra le persone e i popoli. Una pace che si fa impegno personale quotidiano e che viene assunta come obiettivo da tutte le istituzioni e da tutti i responsabili della politica.
 
Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della pace Direttore del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

Perugia, 4 ottobre 2012

 
* * *
Domenica 7 ottobre 2012
1a Marcia per la pace Forlì-Cesena (promossa dal Comune di Forlì e dal Comune di Cesena).
Partenza da Forlì ore 9.30 Piazza Saffi
Per info: Tel. 0543 20218 forli.centropace@gmail.com   

4a Marcia Lodigiana per la pace (promossa dal Comune di Lodi)
Partenza da Lodi ore 9.00 Viale Dante
Per info:
Tel. 0371 409304  http://www.lodisolidale.org/

1a marcia Cremasca per la pace (promossa dal Comune di Crema)
Partenza da Crema ore 9.00 Piazza Garibaldi
Per info:
Tel. 0371 409304  http://www.lodisolidale.org/

Domenica 14 ottobre 2012
5a Marcia (in bici) per la pace (promossa dal Coordinamento La Pace in Comune e dalle Acli di Milano)
Partenza da: Limbiate, P.za Tobagi ore 8.30; Ossona, P.za Litta Modignani, ore 8.00; Corbetta, P.za Canonica ore 8.15; Pavia, Via Lomonaco, ore 8.15; Meda, P.za del Lavoratore, ore 8.00; Bellusco, P.za F.lli Kennedy, ore 7.40; Lodi, P.za Castello, ore 7.30
Per info: Tel. 02.7723285  http://vuoilapacepedala.com/

mercoledì 30 maggio 2012

No alla parata, l'altro 2 giugno


Al posto di militari e mezzi vorrebbero veder sfilare lavoratori e famiglie. Numerose associazioni, molte delle quali di ispirazione cristiana, contestano la parata. Ecco cosa chiedono.

Articolo di: Lorenzo Montanaro - Famiglia Cristiana
Foto di www3.corpoforestale.it
       
Il prossimo 2 giugno, invece di carri armati e missili, vorrebbero veder sfilare lavoratori e famiglie. Numerose associazioni, molte delle quali di ispirazione cristiana, contestano la parata militare organizzata a Roma lungo i Fori Imperiali in occasione della Festa della Repubblica.
Tanti faticano a riconoscersi in quella che considerano un'inutile esibizione di macchine da guerra. Inutile e dispendiosa, visto che la parata dovrebbe costare circa 4 milioni di euro: spesa assurda secondo le associazioni, che sostituirebbero volentieri il carosello delle Forze armate con una riflessione sull'Italia "reale" e sui valori di pace e nonviolenza inscritti nel Dna della nostra Repubblica. Tanto più in un momento difficile, con la crisi che non risparmia nessuno e milioni di persone costrette a lottare per non andare a fondo. Per chi ha conosciuto da vicino il potere distruttivo delle armi, l'idea di una parata militare è quanto mai  inaccettabile. 
Don Renato Sacco (Pax Christi) è stato molte volte in Irak, anche durante la guerra. «Possibile che il solo modo per celebrare la nostra Repubblica sia l'esibizione muscolare della violenza? – si domanda - Possibile che le eccellenze del nostro Paese si riducano a una carrellata di strumenti di morte? Me lo chiedeva nel 2003 una catechista di Mosul, ricordandomi anche le tante armi vendute dall'Italia al regime di Saddam Hussein: "Ma voi sapete ragionare solo con le armi?"». Don Renato, sacerdote della diocesi di Novara, abita non lontano dalla base militare di Cameri, dove verranno assemblati gli ormai noti (perché discussi) cacciabombardieri F-35. «Parliamo di velivoli di attacco e non di difesa, concepiti per trasportare anche testate nucleari. Come possiamo ritenerci 'soddisfatti' se il Governo ne acquisterà 'solo' 90 anziché 131?».

E' in scelte politiche come questa che secondo don Renato Sacco si scorgono i segnali di «una pericolosa e persistente cultura della guerra, spesso nascosta dietro la retorica della difesa dei valori della nostra civiltà. Ma proprio perché nei momenti di crisi la retorica si fa strada più facilmente e rischia di degenerare, ora più che mai non bisogna abbassare la guardia». «Una festa – spiega ancora il sacerdote – dovrebbe essere un momento di convivialità e di incontro. Quando invece prevale la violenza si parla di "festa degenerata". Sappiamo bene che le armi sono di per sé distruttive. Infatti, come ci ricorda il magistero della Chiesa, in particolare nel documento "La Santa Sede e il Disarmo" del 1976 "gli armamenti, anche se non messi in opera, con il loro alto costo uccidono i poveri, facendoli morire di fame" . Se ragioniamo con questa logica, dunque, una sfilata di armi non è altro che una festa degenerata».

Ben diversa la variegata e coloratissima "parata" che don Renato avrebbe in mente: «Mi piacerebbe veder sfilare i credenti accanto ai non credenti, i lavoratori ma anche i tanti disoccupati, i precari, gli studenti, gli artisti, gli sportivi, le persone disabili, i missionari, le casalinghe, i pensionati. Insomma, tutti quelli che rappresentano il vero motore del Paese. E soprattutto vorrei veder sfilare tanti giovani». 
E' questa una riflessione che si incontra anche nelle parole di don Tonio Dell'Olio, responsabile Settore Internazione di Libera, rete di associazioni impegnate contro le mafie: «Prima ancora che per questioni economiche critichiamo la parata per tutto quello che rappresenta. Oltretutto le forze armate, non dimentichiamolo, hanno già una loro festa, che si celebra ogni anno il 4 novembre». Secondo don Tonio, per festeggiare davvero il 2 giugno bisognerebbe cambiare rotta: «aprire gli occhi sulle reali priorità del Paese, soprattutto sulle fasce deboli, che in questo momento stanno pagando il prezzo più alto della crisi, come dimostrano le file interminabili di chi si affolla davanti a mense per i poveri, sportelli d'ascolto e servizi sociali».

Ma a don Tonio, sacerdote impegnato nella lotta contro le mafie, c'è un aspetto che sta particolarmente a cuore: «Purtroppo vediamo aumentare il numero dei giovani che si inseriscono nei vari clan malavitosi. E troppe volte ci illudiamo che la criminalità organizzata si combatta solo con gli strumenti repressivi, dimenticando che la prevenzione si fa innanzi tutto con politiche sociali adeguate e con l'azione culturale». Anche per questo, conclude il sacerdote, «mi piacerebbe che nella sfilata del 2 giugno ci fosse uno spazio per i parenti delle vittime di mafia».Le associazioni coinvolte nella protesta esortano i cittadini a segnalare sul sito del Governo la parata del 2 giugno come spreco. Invitano anche gli interessati a scrivere una lettera di dissenso indirizzata al presidente Napolitano. In particolare il movimento Pax Christi ha preparato una sorta di "lettera aperta comune", che ciascuno può "personalizzare" in base alle proprie sensibilità.
Un appello al Capo dello Stato arriva anche dal Cipsi (Coordinamento Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale). «Stiamo soffrendo le convulsioni di una crisi senza precedenti – sottolinea Guido Barbera, presidente Cipsi - con una disoccupazione crescente che colpisce soprattutto i giovani e le donne. Aumentano i numeri della cassa integrazione che spesso diventa la via per arrivare alla mobilità e, quindi, al licenziamento. Assistiamo quasi quotidianamente ad una inquietante catena di suicidi da parte di piccoli imprenditori che non riescono più ad andare avanti. Il potere d'acquisto dei salari continua a diminuire e non si riesce a trovare risposta al dramma di almeno 350.000 esodati senza lavoro e senza diritto alla pensione. Non si può pensare di festeggiare la nostra Repubblica ignorando queste situazioni».
«La politica è latitante, rappresentata da partiti che arrancano, incapaci di dare qualsiasi segnale di riforma e di cambiamento  – fa eco Eugenio Melandri, storica voce impegnata per il disarmo, direttore della rivista "Solidarietà Internazionale" -  Le cosiddette riforme continuano a essere solo annunciate, mentre le poche che si fanno vengono sistematicamente corrette per rispondere alle lobby più potenti e più forti. E i cittadini più anonimi restano inascoltati». Ecco perché, secondo il Cipsi, la parata militare del 2 giugno rappresenta «un vero e proprio vulnus al buon senso di qualsiasi persona o famiglia che trovandosi in difficoltà comincia a tagliare le spese meno necessarie».
Massimo Paolicelli, della campagna Sbilanciamoci.
«Risparmiando i 4 milioni di euro della parata militare sarebbe possibile avviare al servizio civile 700 ragazzi». Non ha dubbi Massimo Paolicelli, presidente dell'Associazione Obiettori Nonviolenti e portavoce della campagna "Sbilanciamoci!". «I Governi insistono nel voler celebrare la Festa della Repubblica con una parata militare costosa, retorica e anacronistica. Intanto l'esperienza di chi quotidianamente svolge attività utili per la comunità, accanto a bisognosi, disabili, malati e anziani, rischia di naufragare».

Da tempo infatti il servizio civile volontario naviga in cattive acque, proprio per carenza di fondi. Negli ultimi mesi il ministro Andrea Riccardi (che ha ricevuto dal premier Monti la delega in materia) ha più volte ribadito il suo desiderio di salvare questa istituzione dal baratro, ma al momento il sistema continua a essere paralizzato. Con le risorse ridotte a lumicino, immaginare nuovi bandi volontari per i prossimi anni diventa quasi impossibile: i ragazzi che in questi mesi stanno svolgendo il servizio rischiano di essere gli ultimi. 
«Naturalmente siamo contrari all'idea stessa di parata – spiega Paolicelli –Vorremmo che il 2 giugno si festeggiasse una Repubblica fondata sul lavoro e non sulle armi. Quest'anno, poi, la sfilata ci sembra una scelta particolarmente assurda, uno schiaffo a chi ha perso il lavoro e non arriva alla terza settimana del mese. Sappiamo che la macchina organizzativa è già in movimento da settimane, ma ci rivolgiamo al presidente Napolitano, nella speranza che un suo intervento possa bloccare questo inutile spreco». Parata o no «invitiamo tutti a una manifestazione alternativa che stiamo organizzando alla Città dell'Altra Economia, quartiere Testaccio, con un ampio programma dalle 18 alle 24. Sarà un momento di riflessione e nello stesso tempo una festa, sobria e allegra». 
C'è anche chi, nonostante le contestazioni, alla parata intende partecipare, nella convinzione che possa essere un modo per far conoscere il messaggio nonviolento del servizio civile. «Fino all'anno scorso sfilavamo su una camionetta militare, cosa che non dava dignità alla nostra differenza nel modo di difendere la Patria» ha dichiarato giorni fa Corrado Castobello, uno dei quattro rappresentanti nazionali dei giovani in servizio civile: «Quest'anno, invece, avremo la possibilità di sfilare a piedi, come avevamo richiesto in passato. Inoltre saremo annunciati come forza non armata e non violenta e dunque parteciperemo in modo più convinto».
Ma anche su questi punti non sono mancate le polemiche. In vista della parata, infatti, i 41 ragazzi coinvolti stanno frequentando un piccolo corso di preparazione. «L'obiettivo non è imparare a marciare – ha precisato nei giorni scorsi Castobello -  ma semplicemente a usare un passo cadenzato, per essere più ordinati». Nel frattempo, però, sono state pubblicate sulla pagina Facebook dell'Unsc (Ufficio Nazionale Servizio Civile) alcune fotografie delle preparazione. Queste  immagini hanno fatto discutere: molti vi hanno visto un vero e proprio "addestramento alla marcia". «Apprendiamo dalla rete con stupore che ai giovani del servizio civile sia stato chiesto di marciare con passo militare – ha dichiarato in una nota Enrico Maria Borelli, presidente Amesci (Associazione Mediterranea per la Promozione e lo Sviluppo del Servizio Civile) – La partecipazione dei volontari alla parata ha senso se si consente al mondo del servizio civile di esprimere il valore civile e civico dell'impegno dei giovani. Irreggimentarli come fossero soldati rischia di richiamare un approccio culturale superato. Ci auguriamo che l'Unsc voglia rimediare subito a quella che ci appare come un'iniziativa incomprensibile».

 La risposta dell'Unsc non si è fatta attendere: «I volontari, che hanno aderito liberamente,  non marceranno, ma cammineranno davanti al capo dello Stato e alle altre autorità in modo coordinato – ha dichiarato Federico Fauttilli, capo dell'Unsc -  La partecipazione del servizio civile alla manifestazione del 2 giugno è una tradizione che va avanti da ormai vari anni. Sfilano i Vigili del fuoco, la Croce rossa, la Protezione civile e, anche su richiesta degli stessi ragazzi, ci sembra giusto far conoscere e apprezzare  il ruolo attivo che essi svolgono all’interno del Paese e anche all’estero. La preparazione alla parata, che è arduo definire addestramento, avviene necessariamente sotto il coordinamento dei militari, che sono gli organizzatori, e non comporta alcun aggravio di spese».

Parole che comunque non hanno tranquillizzato il mondo pacifista.«L'unica marcia che ci piace è la Perugia-Assisi, per la pace e il disarmo – ha dichiarato Mao Valpiana, presidente nazionale Movimento Nonviolento – Non possiamo accettare che la presenza dei giovani del servizio civile alla parata del 2 giugno sia "sotto il comando dei militari". La difesa nonviolenta della patria, riconosciuta dalle sentenze della Corte costituzionale, deve avere pari dignità e piena autonomia».      

In tempi così burrascosi, forse un segno concreto vale più di molte parole. Per questo, il 2 giugno, gli enti della Cnesc (Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile) hanno deciso di tener aperte le loro sedi, per permettere a cittadini e istituzioni (l'invito è rivolto in particolare al premier Monti e al ministro Riccardi) di toccare con mano le tante e preziose attività svolte ogni giorno dai volontari. «Le sedi sono luoghi in cui si stanno scrivendo storie di pace e di giustizia – afferma Primo Di Blasio, presidente Cnesc – luoghi dove i giovani sono protagonisti attivi di quel sogno dei padri costituenti di un'Italia unita, solidale, che ripudia la guerra e costruisce la pace». 
Fonte: www.famigliacristiana.it

venerdì 20 aprile 2012

Presidente Monti a quando la relazione sull’export di armi italiano?


“Presidente Monti, a quando la Relazione sulle esportazioni di armamenti italiani?”. E’ la precisa domanda che la Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace rivolgono al Presidente del Consiglio, Mario Monti, diretto responsabile della pubblicazione del documento che, secondo la legge 185 del 1990 che regola le esportazioni italiane di natura militare, deve essere predisposto e consegnato al Parlamento entro il 31 marzo di ogni anno.

“Ad oltre due settimane dalla data prevista dalla normativa vigente, la Presidenza del Consiglio non ha ancora reso noto questo documento di fondamentale importanza per il Parlamento e per la società civile, poiché dettaglia le autorizzazioni all’esportazione e le consegne di armamenti italiani nel mondo” – dichiara Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. “Mentre i precedenti governi Prodi e Berlusconi dal 2006 hanno puntualmente pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio anche un sintetico ‘Rapporto’ con i dati principali, l’attuale Presidenza del Consiglio non solo non ha ancora adempiuto al compito previsto dalla legge, ma non ha finora risposto ufficialmente alle nostre richieste di confronto. Tutto ciò diversamente dalle buone prassi degli ultimi anni” – conclude Vignarca.

La “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento nonché dell'esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia” è il documento che certifica le operazioni autorizzate e svolte in materia ed è stata puntualmente predisposta a partire dal governo Andreotti già dal 1991.

“Mentre restiamo in attesa della relazione, non possiamo non dirci preoccupati per le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio in materia di esportazioni di armamenti” – commenta Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace. “Durante la sua visita in Israele, il presidente Monti ha dichiarato nella conferenza stampa col premier israeliano Benyamin Netanyahu «l’intenzione del governo di finalizzare al più presto i dettagli del contratto Alenia-Aermacchi sulla fornitura ad Israele di 30 velivoli M346 da addestramento». Secondo Monti un contratto in un ambito così sensibile consentirà un salto di qualità nei rapporti tra i due Paesi. In effetti – conclude Lotti – la vendita per un miliardo di euro di aerei addestratori per i piloti dei caccia d’attacco F-35 (che Israele ha intenzione di acquisire dalla Lockheed Martin) in cambio dell’acquisto, coi soldi dei contribuenti italiani, di un pacchetto da un miliardo di euro di velivoli senza pilota e altro materiale bellico rappresenta un salto di qualità… ma non certo nella direzione della promozione della diplomazia della pace. Chiediamo, pertanto, che si rinunci a questo scambio di materiali bellici e che il Governo italiano riprenda l’impegno diplomatico per la soluzione del dramma del popolo palestinese e per la pace nel Medio Oriente”.

Negli ultimi anni i maggiori acquirenti di armamenti “made in Italy” sono stati i paesi nelle zone di maggior tensione del pianeta dal Medio Oriente alla penisola araba fino al sub-continente indiano. “L’ampia consistenza di queste forniture – commenta Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo – soprattutto negli anni recenti, ai regimi autoritari del nord Africa e dell’intero Medio Oriente che si sono macchiati di gravi violazioni in materia di diritti umani, non può passare inosservata ed è urgente che il Parlamento riprenda il ruolo che gli compete ed esamini con attenzione la compatibilità di queste esportazioni con il dettato della legge 185/1990 secondo la quale l’esportazione di armamenti deve essere conforme alla politica estera e di difesa dell'Italia”.

Una legge che il Governo sta ampiamente modificando: “Per recepire una direttiva dell’Unione europea che intende facilitare i trasferimenti intra-comunitari di sistemi militari, il Consiglio dei Ministri ha definito e presentato al Parlamento un disegno di legge che delega al Governo un’ampia riforma della legge 185/1990 – commenta Maurizio Simoncelli vicepresidente di Archivio Disarmo. “In questo modo si toglie al Parlamento quella funzione legislativa che lo qualifica: non dobbiamo dimenticare che la legge 185/1990 è il frutto di un intenso lavoro durante due legislature attraverso il costante confronto e con la partecipazione della società civile”.

Le organizzazioni del mondo del disarmo sottolineano la proposta di decreto legislativo formulata tende a smantellare tutti i controlli con gravi rischi sotto molti punti di vista. Ricordiamo che se le competenti Commissioni parlamentari non svolgeranno nei tempi previsti un esame approfondito vi è rischio di semplificare i controlli su trasferimenti di armi che potrebbero così finire a paesi sotto embargo o in stato di conflitto, come è già avvenuto in passato. Il rischio è anche che attraverso trasferimenti all'interno dell'Unione Europea si possano far giungere (attraverso le cosiddette “triangolazioni)” armi verso destinatari indesiderati come i gruppi terroristici, situazione già avvenuta ad esempio anche in Afghanistan.

“Non va poi dimenticato che gli strumenti di trasparenza a livello europeo sono molto meno dettagliati della relazione italiana prevista dalla legge 185 del 1990, la stessa di cui stiamo sottolineando il ritardo di pubblicazione – evidenzia Chiara Bonaiuti ricercatrice presso Oscar IRES Toscana - che da questo punto di vista è considerata una migliore pratica internazionale. L’attuale proposta del Governo non copre la grave lacuna legislativa attuale che per le operazioni di intermediazione di armi da fuoco, nel caso in cui la merce non attraversi il territorio nazionale, non prevede alcuna possibilità di intervento”. Un vulnus che ha già permesso a trafficanti senza scrupoli e organizzazioni criminali di trasferire armi nei peggiori teatri di guerra senza alcuna possibilità di controllo.

La Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace hanno ottenuto - su richiesta di alcuni parlamentari sensibili a queste tematiche - di essere ascoltate in audizione la prossima settimana dalle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera dei Deputati. In quella sede verranno esplicitate osservazioni e proposte, anche a commento dei dati di export militare italiano (che speriamo di vedere a breve pubblicati).

Per la prima volta si sta procedendo a modificare una legislazione sensibile dal punto di vista della sicurezza con lo strumento della legge delega e del successivo decreto legislativo del Governo. E' indispensabile che il Parlamento non abdichi alle sue prerogative costituzionali e proceda ad una valutazione attenta, puntuale e documentata delle profonde modifiche legislative. Le conseguenze di eventuali leggerezze si potrebbero ripercuotere sia sulle popolazioni destinatarie di quelle armi sia sulla nostra stessa sicurezza.
Fonte: Tavola della pace e Rete italiana Disarmo

lunedì 16 aprile 2012

Comunicato stampa su Attività del Comitato Pace del Magentino


In data 13 aprile 2012 presso la sala Costa di piazza del Seminatore si sono riuniti in Assemblea ordinaria i soci del Comitato Intercomunale per la Pace del Magentino  che hanno approvato all'unanimità il Bilancio Consuntivo 2011 e rinnovato le cariche sociali, come avviene ogni due anni secondo quanto prevede lo Statuto dell' Associazione.
Nella stessa seduta è stato approvato il Programma delle attività sociali del 2012.

La prossima iniziativa sarà la partecipazione con le bandiere della Pace al Corteo istituzionale del 25 aprile di Sedriano organizzato da Comune e Anpi. Al termine come di consueto una ns. delegazione si recherà al Monumento alla Pace di via Colombo per deporre una corona di fiori e chiedere la Liberazione di Rossella Urru , la volontaria della cooperazione rapita in Algeria nell' ottobre 2011 e di cui non si sa piu' nulla.
Inoltre l' 11 maggio sera presso Acli di Corbetta parteciperemo alla Festa finale per la riuscita della Campagna "Anch'io sono l' Italia", con un piccolo rinfresco e Musiche Multietniche  e ha assicurato la sua presenza l'on. Maria Pia Garavaglia del PD che ci informerà sulla situazione delle 110.000 firme raccolte per il diritto al voto negli enti locali dei migranti stranieri e per una procedura burocratica meno pesante per ottenere la cittadinanza.
Cordiali saluti.
Per Il Coordinamento del Comitato Pace
Antonio Oldani cell 347 9782591
mail "info@comitatopace.it"