lunedì 17 settembre 2012

Rassegna Settegiorni


Chris, cane-eroe, salva un 17enne che stava affogandoTra i partecipanti di Una giornata da cani iniziativa tenutasi a Cisliano lo scorso 9 ...

«Sì allo spostamento della Sapla in altra sede, ma non nell'area verde di via Giovanni XXIII»
No alle tre proposte urbanistiche depositate in Comune dalla Sapla. Sì invece a una possibile ...

Don Giuseppe lascerà   Bareggio La notizia é giunta inaspettata: «Lascio tanti legami e bei ricordi, ma fa parte della nostra vita...»
La notizia ha spiazzato tutti. Don Giuseppe Morstabilini coadiutore responsabile dei due oratori di Bareggio ...

Lorenza prepara lo sformato di tonno dalla Clerici
Primissima concorrente della nuova edizione della Prova del cuoco il programma condotto da Antonella Clerici ...

«Sindaco, benvenuta a Bareggio... con cinque anni di ritardo»Gibillini benvenuta a Bareggio . Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della Lega Nord. A ...

Addio ad Aldo Sisti, «tuttofare» dell'oratorio e dell'Ac Bareggioil mondo del calcio e dell'oratorio in lutto per aldo sisti morto a 68 ...

Capuano: «Se il Pdl sostiene ancora Gibillini farò le mie considerazioni e potrei andar via»Non parliamo di crisi nel partito altrimenti i diretti interessati si arrabbiano. Ma nel Pdl ...

Quattro generazioni di bareggesi per l'ultimo saluto ad Aldo Sisti
Ex presidente dell'Usob dirigente dell'Ac Bareggio e factotum dell'oratorio Aldo Sisti è scomparso domenica 9 ...

«Il nuovo anno scolastico é iniziato tra dubbi e incertezze»Una prima campanella tra dubbi e incertezze. Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni del gruppo consiliare ...

Anagrafe: il mercoledì pomeriggio ora é aperta solo su appuntamento
Da mercoledì 12 settembre per accedere all'ufficio anagrafe di pomeriggio bisogna prendere l'appuntamento. E così ...

Barbara Pinzan ha trovato... il tesoro!Una divertente caccia al tesoro di Bareggio a spasso è stata quella di venerdì 7 ...

Salvoni: «Nessuno sciopero a Bareggio» Pubblicata il 14-Settembre-2012 Nessuno sciopero solo necessità di chiarezza. E l'amichevole con i pari età del Magenta è ...

Vittorio, è il giorno della sentenza?


Secondo le voci che circolano a Gaza quella di oggi dovrebbe essere l'ultima udienza, quella della sentenza per i quattro imputati per il rapimento e omicidio dell'attivista italiano.

Articolo di: NEAR EAST NEWS AGENCY
Foto di brianzapopolare.it
       
Quella di oggi sarà, come si sussurra da giorni, l'ultima udienza del processo ai quattro palestinesi accusati del sequestro e dell'assassinio di Vittorio Arrigoni? Sarà pronunciata la sentenza? Solo i giudici della corte militare di Gaza city possono rispondere a questi interrogativi. Anche il 4 settembre sembravamo vicini alla conclusione di questo penoso procedimento. Poi, senza alcun preavviso, una delle costanti del comportamento dei giudici di Gaza, l'udienza fu rinviata. Sconosciuti i motivi.

Al «Centro palestinese per i diritti umani», che assiste la famiglia Arrigoni, e all'avvocato Gilberto Pagani, giunto apposta dall'Italia per essere presente al momento della lettura della sentenza, fonti del governo e della magistratura di Hamas hanno spiegato che il caso è «complesso» e che, di conseguenza, richiede un'ulteriore e più approfondita valutazione prima di arrivare alla condanna o all'assoluzione degli imputati. In seguito sono state date altre motivazioni. La corte, come tutte le altre installazioni militari, sarebbe un possibile target per gli attacchi aerei israeliani ripresi con violenza contro Gaza (almeno sei morti) nei giorni scorsi, assieme ai lanci di razzi palestinesi. Da qui l'ennesimo rinvio.

Tenendo presente che anche l'udienza di oggi potrebbe saltare, è credibile che i giudici stiano trovando qualche difficoltà nell'annunciare la sentenza. Secondo alcune voci, da un lato Hamas intenderebbe condannare alla pena di morte (già respinta dalla famiglia Arrigoni) tre dei quattro imputati, anche per dare un segnale all'Italia, dall'altro esita ad usare il pugno di ferro alla luce dei difficili rapporti con le organizzazioni salafite di Gaza alle quali faceva riferimento il gruppo che sequestrò l'attivista italiano.

Tra voci senza riscontri e i rinvii continui del processo, rischiano di finire schiacciate la verità e la giustizia che attendono i famigliari di Vittorio e tutti coloro che in Italia e in Palestina seguivano e ammiravano il suo fondamentale lavoro d'informazione su ciò che accadeva (e accade ancora) a Gaza sotto assedio. 
Fonte: Nenanews

mercoledì 12 settembre 2012

L’Italia nella morsa

Un Paese ostaggio delle scelte altrui. Il nostro futuro si decide in Germania, la cui Corte Costituzionale domani (12 settembre) si pronuncerà in merito ai ricorsi presentati contro la legittimità del nuovo Esm, il Meccanismo di stabilità europeo

di Alessandro Volpi Altreconomia

Chi avrebbe mai pensato, anche solo un anno fa, che una porzione non trascurabile dei destini italiani dipendesse dalle austere decisioni della Corte federale tedesca? 
La decisione presa da tale organo di rimandare al 12 settembre la propria pronuncia in merito ai ricorsi presentati contro la legittimità del nuovo Esm, il Meccanismo di stabilità europeo, ha messo in fortissima tensione gli spreaditaliani e spagnoli, con una lievitazione del costo degli interessi pagati dai due Paesi. Nello specifico italiano, il rinvio tedesco ha annullato gli sforzi compiuti con le manovre di bilancio, che hanno pesato negli ultimi 4 anni per oltre 330 miliardi di euro, fra nuove tasse e tagli lineari. 
Durante i mesi più caldi, quando i mercati sono molto “sottili”, caratterizzati da un volume di scambi contenuto, la speculazione può vincere senza grossi patemi le proprie scommesse ribassiste sui titoli sovrani. 
La mancata ratifica tedesca della nascita dell’Esm ha tolto ogni credibilità allo scudo anti-spread, che era stato presentato come una grande vittoria del premier Mario Monti. Senza l’Esm, infatti, mancherebbero le risorse per ogni intervento di acquisto dei titoli italiani, visto che alla Banca centrale europea è assegnato, nell’accordo di Bruxelles, solo il compito di agente per conto dell’Esm. In estrema sintesi, la mancata ratifica tedesca smonta buona parte della strategia di difesa del nostro paese concepita da Monti; e la liquidità disponibile per ogni intervento di pronto soccorso per evitare attacchi contro i titoli italiani si è limitata al solo Fondo salva-Stati, in cassa circa 150 miliardi, certamente insufficienti a rassicurare i mercati, anche perché il Tesoro italiano dovrà collocare da qui a fine anno 220 miliardi di titoli per rimborsare quelli in scadenza. Alla debolezza del Fondo salva-Stati si aggiungono altri elementi di tensione: 1) il Fondo monetario, pur apprezzando gli sforzi italiani, ha sostenuto che una richiesta formale di aiuto da parte dell’Italia nei confronti della troika -Commissione europea, Bce e Fondo- è pressoché inevitabile, alla luce, della scomparsa di compratori esteri di titoli del debito italiano (i compratori interni, con le banche già imbottite di Btp, scarseggiano); 2) il presidente della Bce, Mario Draghi, dopo aver ridotto i tassi ha fatto capire che non sono scontate nuove operazioni di acquisto sul mercato secondario dei titoli del debito pubblico dei Paesi in difficoltà, come non sono alle viste nuove operazioni di rifinanziamento delle banche a tassi stracciatissimi.La Germania è contraria ad appesantire il bilancio della Bce, e disponibile a trattare gli aiuti solo dopo significative cessioni di sovranità. Peraltro, è sempre più evidente che la liquidità immessa dalla Bce nelle banche europee finisce nei titoli dei Paesi ritenuti più solidi, come Germania, Finlandia e persino Francia e Belgio; 3) il declassamento di Moody’s ha tolto i titoli italiani dal paniere di molti investitori istituzionali e da alcuni “listini”, legati all’inflazione, riducendo ulteriormente lo spettro dei loro potenziali compratori. 
In simili condizioni, a poco è servito l’annuncio del ministro dell’Economia Vittorio Grilli, che ha provato a rassicurare i mercati annunciando un piano di riduzione del debito pubblico. Se tale piano fosse applicato per 5 anni, con un tasso di crescita del Pil nominale del 3%, lo stock di debito, secondo il ministro, si ridurrebbe fino al 100% del Pil. Pesano tuttavia varie obiezioni. Il Pil nominale al 3% vuol dire una crescita -al netto dell’inflazione- intorno all’1%; per il 2012 le stime parlano di una caduta del Pil del 2%. Inoltre, il meccanismo di cessione passa attraverso le cartolarizzazioni, già fallite in passato. Gran parte di queste operazioni infine faranno capo a Cassa depositi e prestiti, che utilizza risparmio postale e non può permettersi certo scelte rischiose. “Rassicurare” i mercati è fondamentale, ma è altrettanto importante che le rassicurazioni siano convincenti. Per non generare un effetto boomerang. ---

Ma cosa c’entra Allende con i gulag?


Oggi è l’11 settembre. E fin qui, l’avete visto dal calendario. Undici anni fa le Torri Gemelle venivano buttate giù da un attentato terroristico di Al Queda, provocando 2974 morti: tra questi 343 erano vigili del Fuoco e 60 poliziotti, tutti impegnati nei soccorsi.
Per 11 anni ci hanno mostrato ad ogni anniversario quelle immagini per giustificare guerre e interessi economici che nulla avevano a che fare con il rendere giustizia a quelle vittime. Gli USA pensavano di aver ritrovato, con Bin Laden, il nuovo nemico totalizzante da abbattere come ai tempi della Guerra Fredda: il risultato è che in 8 anni, mentre la Cina diventava il primo centro manifatturiero del pianeta e acquistava la metà del debito americano, gli USA rincorrevano una piccola organizzazione terroristica, spendendo per altro una barcata di soldi e rimettendoci migliaia di soldati.
Fatta questa premessa, oggi ricorre l’anniversario di un altro 11 settembre, ben più insanguinato e ben più traumatico: quello del Golpe in Cile. Correva l’anno 1973, al governo del Paese c’era Salvador Allende, la prova vivente che era possibile una via democratica al socialismo senza applicare la dittatura come a Cuba, come nell’URSS, come in Cina: un faro per tutti i comunisti del mondo che alla Terza Via credevano davvero (al riguardo le parole di Enrico Berlinguer sono illuminanti).
Quel colpo di Stato, che noi oggi sappiamo essere stato finanziato dagli USA, provocò 30mila morti e ben 600mila cileni furono torturati: seguì, dopo, la più feroce dittatura sudamericana che si ricordi, quella di Augusto Pinochet.
Quando però chiedi perché mai tutti parlano dei 2974 morti americani, mentre nessuno menziona i 30mila morti cileni, ecco che saltano fuori i Soloni della tragedia (per lo più fascisti), che ti ricordano che anche le vittime dei gulag non sono ricordate, come a dire che quei 30mila morti cileni non si meritano una data, o meglio, si mettessero in fila, col numerino.
Posto che, adottando questo criterio, dei 2974 morti americani non dovrebbe parlare nessuno, ma la vera domanda è: cosa c’entrano i gulag con Salvador Allende? Nulla. Però siccome i gulag erano prigioni politiche della dittatura sovietica, allora, essendo Allende un comunista e i sovietici pure, per una non ben precisata proprietà transitiva la colpa dei gulag dovrebbe ricadere pure su Allende.
Un esercizio stupido, che definisce degnamente chi lo fa, ma assai pericoloso, perché ci ricorda come la memoria, oggi più che mai, è fondamentale. E tocca noi preservarla.
Noi non dimenticheremo mai il loro sangue. E le parole di chi ordinò, de facto, la loro condanna a morte:
«Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.»
Il campione di democrazia in questione è Henry Kissinger, allora segretario di Stato USA e premio Nobel per la pace. Quale pace, davvero non si sa.

martedì 11 settembre 2012

Vauro


Imposimato denuncia: l'11 settembre fu terrorismo di Stato

di Ferdinando Imposimato

Gli attentati dell'11/9 sono stati un'operazione globale di terrorismo di Stato consentita dall'amministrazione degli USA, che sapeva già dell’azione ma è rimasta intenzionalmente non reattiva al fine di fare la guerra contro l'Afghanistan e l'Iraq. Per dirla in breve, gli eventi dell'11/9 erano un caso di Strategia della Tensione messa in atto dai poteri politici ed economici negli Stati Uniti per perseguire vantaggi in capo all'industria petrolifera e delle armi.

Anche l'Italia è stata una vittima della "Strategia della Tensione" della CIA, attuata in Italia dai tempi della strage di Portella della Ginestra, in Sicilia, nel 1947, fino al 1993.

Ci sono molte prove di una tale strategia, sia circostanziali che scientifiche. Le relazioni del National Institute of Standards and Technology (NIST), del 20 novembre 2005, hanno sancito le conclusioni di seguito esposte.

Gli aerei che hanno colpito ciascuna delle torri gemelle hanno causato tanto una breccia quanto un'esplosione evidenziata da una gigantesca palla di fuoco. Il carburante rimanente fluiva verso i piani inferiori, alimentando gli incendi. [...]

Il calore degli incendi deformava le strutture degli edifici così che entrambe le torri sono crollate completamente da cima a fondo. Molto poco è rimasto di quanto era di qualsiasi dimensione dopo questi eventi, a parte i frammenti in acciaio e in alluminio e i detriti polverizzati provenienti dai pavimenti in cemento. Anche l’edificio 7 del World Trade Center crollò: lo fece in un modo che risultava in contrasto con l'esperienza comune degli ingegneri.

Il rapporto finale del NIST ha affermato che gli attacchi aerei contro le torri gemelle erano la causa dei crolli per tutti e tre gli edifici: WTC1, WTC2 e WTC7.

Tutti e tre gli edifici sono crollati completamente, ma l'edificio 7 non fu colpito da un aereo. Il crollo totale del WTC7 ha violato l'esperienza comune ed era senza precedenti.

Il rapporto del NIST non analizza la reale natura dei crolli. Secondo gli esperti intervenuti nel corso delle Udienze di Toronto (“Toronto Hearings”, 8-11 settembre 2011), i crolli avevano caratteristiche che indicano esplosioni controllate. Sono d'accordo con l’architetto Richard Gage e l’ingegnere Jon Cole, entrambi professionisti di grande esperienza, che sono arrivati alle loro conclusioni attraverso test affidabili, prove scientifiche, e la testimonianza visiva di persone insospettabili, tra cui i vigili del fuoco e le vittime.

L'autorevole teologo David Ray Griffin ha descritto con grande precisione perché l'ipotesi di demolizione controllata dovrebbe essere presa in considerazione. Vari testimoni hanno sentito raffiche di esplosioni.

Secondo il NIST il crollo dell'edificio 7 è stato causato da incendi provocati dal crollo delle torri gemelle. Il chimico e ricercatore indipendente Kevin Ryan, tuttavia, ha dimostrato che il NIST ha dato versioni contraddittorie del crollo dell'edificio 7. In un rapporto preliminare del NIST dichiarava che il WTC7 fu distrutto a causa di incendi provocati da gasolio conservato nel palazzo, mentre in una seconda relazione questo combustibile non era più considerato come la causa del crollo dell'edificio. Ulteriori commenti sulla versione degli eventi data dal NIST sono stati formulati da David Chandler, un altro testimone esperto intervenuto nel corso delle Udienze di Toronto. Nonostante la presunzione del NIST in merito a tre distinte fasi di crollo, Chandler ha sottolineato che molti video disponibili dimostrano che per circa due secondi e mezzo l'accelerazione dell’edificio non può essere distinta da una caduta libera. Il NIST è stato costretto a concordare con con questo fatto empirico come sottolineato da Chandler, e ora comprensibile per chiunque.

Peter Dale Scott, un altro testimone alle Udienze di Toronto, ha dimostrato l'esistenza di un modello d’azione sistematico della CIA volto a bloccare importanti informazioni nei confronti dell'FBI, anche quando l'FBI avrebbe normalmente diritto di ottenerle. Inoltre, ci sono ulteriori elementi di prova contro George Tenet e Tom Wilshire. Secondo l'ex capo dell’antiterrorismo della Casa Bianca, Richard Clarke (intervista rilasciata alla televisione francese e tedesca come parte di un documentario di Fabrizio Calvi e Christopf Klotz ,31 agosto 2011, nonché l'intervista con Calvi e Leo Sisti, "Il Fatto Quotidiano ", 30 agosto 2011) la CIA era a conoscenza dell’imminente attacco dell’11/9.

Inoltre, dal 1999 la CIA aveva indagato Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hamzi, entrambi sauditi, che sono stati associati con l'aereo della American Airlines che ha colpito il Pentagono. La CIA era stata informata che Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hamzi erano arrivati negli Stati Uniti all'inizio del 2000. È legittimo dedurre che Tenet, capo della CIA, e Wilshire, secondo Peter Dale Scott una "figura chiave" nella Alec Station, bloccarono gli sforzi di due agenti dell'FBI, Doug Miller e Mark Rossini, intesi a notificare al centro FBI che uno dei partecipanti alla riunione di Kuala Lumpur, al-Mihdhar, aveva ottenuto un visto USA attraverso il consolato degli Stati Uniti a Jeddah. Il professor Scott, basandosi sulla ricerca di Kevin Fenton, cita 35 occasioni in cui i dirottatori sono stati protetti in questo modo, a partire dal gennaio del 2000 al 5 settembre 2001. Con riferimento al precedente di questi incidenti, il motivo di questa protezione era evidentemente, secondo Fenton, «per coprire un'operazione della CIA che era già in corso.»

Ulteriore prova indiziaria contro Tenet e Wilshire è la seguente. Il 12 luglio 2001 Osama bin Laden si trovava nell’ospedale americano di Dubai. Fu visitato da un agente della CIA. Questa informazione è stata data a Le Figaro, che ha anche riferito che bin Laden era stato operato in questo ospedale, essendo arrivato da Quetta (Pakistan). Questa informazione è stata confermata da Radio France International, che ha rivelato il nome dell'agente che ha incontrato bin Laden: Larry Mitchell. Tenet e Wilshire, consapevoli della presenza di bin Laden negli Emirati Arabi Uniti, non sono riusciti a farlo arrestare né estradare, anche se i documenti dell'FBI e della CIA lo ritenevano responsabile di massacri in Kenya e Tanzania.

L'insider trading è una forte ulteriore prova contro la CIA, l’FBI e il governo degli Stati Uniti.

Gli articoli del professor Paul Zarembka, così come da Kevin Ryan e altri, dimostrano che tali casi di insider trading hanno avuto luogo nei giorni immediatamente precedenti rispetto agli attentati. Eppure questi casi di insider trading sono stati negati dall'FBI e dalla Commissione d’inchiesta sull’11/9.

Ulteriore prova contro la CIA e l'amministrazione degli Stati Uniti è la seguente. Mohammed Atta, almeno a partire dal maggio 2000, era sotto sorveglianza della CIA in Germania, secondo la Commissione sull’11/9, sia perché era accusato sin dal 1986 di attentati contro Israele, sia perché era stato sorpreso mentre acquistava grandi quantità di prodotti chimici per l'uso in esplosivi a Francoforte (The Observer, 30 settembre 2001). È stato indagato dal servizio segreto egiziano e il suo telefono cellulare era sotto controllo. Nel novembre del 1999 Mohammed Atta lasciò Amburgo, andò a Karachi, in Pakistan, e poi a Kandahar. Qui ha incontrato bin Laden e lo sceicco Omar Saeed (secondo la rivista specializzata in questioni di sicurezza interna GlobalSecurity.org, alla voce "Movements of Mohammed Atta"). Dopo giugno 2000 gli USA hanno continuato a monitorare Atta, intercettando le sue conversazioni con Khalid Sheikh Mohammed, considerato il regista del 9/11, che ha vissuto in Pakistan.

Una forte prova del fatto che la CIA era a conoscenza dei movimenti irregolari di Atta dagli Stati Uniti verso l'Europa e all’interno degli Stati Uniti è il documento declassificato della CIA inviato dall'Agenzia a G.W Bush (President’s Daily Brief – Ndt: “relazione breve giornaliera per il presidente”). Questo documento, del 6 agosto 2001, dice: «Bin Laden determinato a colpire in USA.» E continua: "relazioni di provenienza clandestina, di governi stranieri, e dei media indicano che bin Laden sin dal 1997 ha voluto condurre attacchi terroristici negli Stati Uniti. Bin Laden ha inteso in interviste a televisioni statunitensi nel 1997 e nel 1998 che i suoi seguaci avrebbero seguito l'esempio dell’attentatore del World Trade Center Ramzi Yousef, e avrebbero “portato i combattimenti in America”.»

Dopo gli attacchi missilistici degli Stati Uniti sulla sua base in Afghanistan nel 1998, bin Laden disse ai seguaci che voleva infliggere una rappresaglia a danno di Washington, secondo un servizio di intelligence straniero. Un membro operativo egiziano della Jihad islamica ha rivelato a un agente di un servizio segreto straniero, nel frattempo, che bin Laden aveva intenzione di sfruttare l'accesso operativo agli Stati Uniti per organizzare un attacco terroristico ...

Una fonte clandestina ha affermato nel 1998, che una cellula di bin Laden a New York stava reclutando giovani musulmani americani per gli attentati.

Questo documento dimostra che la CIA, l’FBI, così come il presidente Bush, conoscevano già dal 6 agosto 2001 chi aveva un accesso operativo: Atta. Nessuno ha goduto di un tale accesso negli Stati Uniti quanto Atta. Ma la CIA, l’FBI e Bush non hanno fatto nulla per fermarlo.

In Italia ho raccolto prove che la guerra in Iraq è stata decisa dal governo degli Stati Uniti prima degli attacchi dell'11/9 con l'aiuto dei servizi segreti italiani. Secondo Michel Chossudovsky, gli attacchi dell'11/9 sono stati usati come pretesto per la guerra, avendo avuto come sfondo i molti anni in cui si è avuta la creazione e il sostegno da parte della CIA della rete terroristica ora conosciuta come al-Qa’ida. Oggi c'è il pericolo di una nuova "guerra preventiva" contro l'Iran da parte degli Stati Uniti. Questo potrebbe essere terribile per la gente di tutto il mondo e potrebbe anche distruggere una gran parte dell'umanità.

L'unica possibilità per avere giustizia è quello di presentare le migliori prove relative al coinvolgimento di singoli individui nei fatti dell’11/9 al Procuratore della Corte penale internazionale chiedendogli di indagare in base agli articoli 12, 13, 15 e 17, lettere a e b, dello Statuto della Corte penale internazionale, ricordando anche il preambolo della Statuto:

* Riconoscere che tali gravi reati minacciano la pace, la sicurezza e il benessere del mondo,

* Affermare che i reati più gravi che sono motivo di allarme per la comunità internazionale nel suo insieme non debbano rimanere impuniti e che la loro repressione debba essere efficacemente garantita mediante provvedimenti adottati a livello nazionale ed attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale,

* Essere determinati a porre fine all'impunità degli autori di tali crimini e quindi di contribuire al perseguimento di tali reati,

* Ricordare il dovere di ogni Stato di esercitare la propria giurisdizione nei confronti dei responsabili di reati internazionali ...

Ferdinando Imposimato, settembre 2012.

Fonte: Megachip (contiene anche i link ai vari fatti citati).

Qui una nostra intervista (telefonica) al Giudice Imposimato, nella quale si parla di 11 settembre, caso Moro, infiltrazione BR da parte di CIA e Mossad, differenza giuridica fra prove e indizi, onere della prova al WTC, mancanza di "due process" nel 9/11, scandalo giuridico, necessità di corte internazionale.
Luogocomune

Falcone e Borsellino marchiati Pdl


di Benny Calasanzio Borsellino, 9 settembre 2012
Senza vergogna e senza paura. Così il Popolo della Libertà di San Stino di Livenza, paesino di 13 mila anime tra San Donà di Piave e Portogruaro, ha ricordato il ventennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Tra gli ideatori dell’iniziativa il consigliere comunale Giuseppe Canali, ex assessore nella precedente amministrazione, eletto con la Lega e transumato nel Pdl, animatore dell’associazione politico-culturale “I Trecento” che si ispira alle gesta di Leonida e dei suoi uomini alle Termopili. Sotto ai visi diFalcone e Borsellino si leggono infatti due frasi attribuite a tal Paolo Grasso: “Darei a Berlusconi un premio per l’antimafia” e “Fondamentali le leggi introdotte dal suo governo“.
Falcone e Borsellino Ora, a parte che non esiste alcun Paolo Grasso che di professione faccia il procuratore nazionale antimafia (probabilmente avrà voluto indicare Pietro Grasso), ci si chiede se codesto Canali conosca quantomeno la genesi, la nascita e la crescita di Forza Italia prima e del Pdl dopo. Se abbia seguito la cronaca degli ultimi 20 anni, se abbia mai sentito parlare di Cosentino, di Dell’Utri e di una bizzarra vittima dei soprusi mafiosi, Silvio Berlusconi. Se sia a conoscenza che nel suo partito di provenienza, la Lega Nord, Berlusconi lo chiamavano affettuosamente “il mafioso di Arcore“. Se la risposta a una di queste domande è “sì” siamo di fronte a una deliberata offesa alla memoria dei due magistrati siciliani. Se è “no” attiveremo un corso di recupero per l’intraprendente Paolo Canali, pardon, Giuseppe, in modo che ad ottobre sia in pari con gli altri italiani che in questi anni sono stati attenti. In tal caso allo stato dell’arte la frase sul manifesto dovrebbe essere “20 anni e noi non abbiamo capito niente“.
La seconda osservazione è che, come si temeva, quella frase sciagurata di Pietro Grasso sui meriti del governo Berlusconi nella lotta alla mafia, pronunciata ai microfoni di Radio 24, ha generato mostri. E ora viene usata come motto, come slogan da quelli che credono davvero a questa balla supersonica.
da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/09/falcone-e-borsellino-marchiati-pdl/347284/