martedì 17 aprile 2012

+14,2% L'EVASIONE DELLE BIG COMPANY


14/04/2012
COMUNICATO STAMPA 14.4.2012. FISCO/CONTRIBUENTI.IT: +14,2% L'EVASIONE DELLE BIG COMPANY.
ROMA – Nel 2011 l'imponibile evaso in Italia è cresciuto del 13,4% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 14,7%. In termini di imposte sottratte all'erario siamo nell'ordine di 180,7 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it Magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani.
Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l'economia sommersa, l'economia criminale, l'evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
La prima riguarda l'economia sommersa. L'esercito di lavoratori in nero si gonfia sempre di più è composto da circa 2,9 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari. In tale categoria sono stati ricompresi anche 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 34,3 MLD di euro.
La seconda è l'economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non "contabilizzati" produca un’evasione d’imposta pari a 78,2 MLD di euro l’anno.
La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, il 78% non versa le imposte dovute. Si stima un'evasione fiscale attorno ai 22,4 MLD di euro l'anno.
La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94% delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 37,8 MLD di euro all’anno. Nel 2011, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14,2% le imposte dovute all'erario.
Infine c'è l'evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all'erario circa 8,2 miliardi di euro l'anno.
In testa nel 2011, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +15,3%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 14,9% e la Valle d’Aosta con +13,6%. A seguire la Liguria con +13,5%, il Piemonte con 13,4%, il Trentino con 13,1%, il Lazio con +12,9%, , l'Emilia Romagna con +12,8%, la Toscana con +12,6%, le Marche con +11,3%, la Puglia con +10,6%, alla Campania +8,0 %, la Sicilia con +7,6% e l’Umbria con +7,1%.
La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell'evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2011, di circa il 15,9%.
In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,2%) seguiti da bancari e assicurativi (30,7%), commercianti (11,8%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%).
A livello territoriale l'evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).
"Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - bisogna riformare il fisco italiano istituendo Lo Sportello del Contribuente presso tutti gli organi diretti ed indiretti della pubblica amministrazione, seguendo ciò che avviene nei principali paesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione. L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dalle grandi imprese italiane. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria e si taglieranno le spese della casta, il governo avrà bisogno di far cassa ad ogni costo, incassando i soldi “pochi, maledetti e subito” attraverso l’accertamento con adesione, un vero e proprio condono permanente. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto”.
LA MAPPA DELL'EVASIONE FISCALE IN ITALIA (ANNO 2011)
Le categorie Le modalità Stima annua
dell’imposta evasa
ECONOMIA SOMMERSA Almeno 2.900.000 occupati svolgono un’attività irregolare come lavoratori dipendenti € 34,3 MLD
ECONOMIA CRIMINALE Controllo del territorio € 78,2 MLD
SOCIETA’ CAPITALE Il 78% delle società di capitali dichiara redditi negativi o meno di € 10 mila € 22,4 MLD
BIG COMPANY
Transfer pricing conti off-shore e società estere € 37,8 MLD
LAVORATORI AUTONOMI E PICCOLE IMPRESE Mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali € 8,2 MLD

TOTALE € 180,9 MLD
L’ufficio stampa
FONTE: CONTRIBUENTI.IT

Italia, per la Marina Militare una lista della spesa da 132 milioni


Centotrentadue milioni di euro. Così, senza colpo ferire. Nel paese che fa fatica a decidere quanti siano gli esodati e che rimugina sulla misura in cui tagliare le pensioni minime, in un batter d’occhio spuntano fuori 132 milioni di euro per la Marina Militare. Un particolare della Gazzetta Ufficiale nasconde una trentina di contratti d’oro, approvati in poco tempo e fatti passare – praticamente – sotto silenzio. I beneficiari? Finmeccanica, Aermacchi e Agusta Westland, aziende di armamento,  coinvolte – tra l’altro – in indagini di diverse procure, compresa quella recentissima di Napoli, che vede coinvota la Lega Nord.

Messe da parte le ombre, però, l’operazione è stata portata al termine alla luce del sole: 132.6 milioni di euro – per l’esattezza – che serviranno a comprare armi e dispositivi per la Marina Militare. La ‘lista della spesa’ è piuttosto eloquente: fusoliere per i veivoli P72A (19 milioni e mezzo di euro in otto anni), aggiornamento degli elicotteri Agusta Westland, 3 milioni di razzi per l’Esercito e apparati radio che consentano il controllo satellitare a bordo degli aerei, mitragliatrici, munizioni, pezzi di ricambio, programmi di manutenzione, uno studio per l’impatto acustico nei siti militari del nuovo caccia F-35 e per “l’eliminazione di patologie alla cervicale tramite bilanciamento ergonomico dei caschi pilota di elicottero”. Una spesa che farà discutere, dentro il Parlamento e fuori: domani andrà in scena la riunione della Commissione Difesa della Camera e già in molti affilano le loro armi – queste sì, figurate -, pronti a chiedere che senso abbia armarmarsi come se si dovesse invadere il pianeta Marte nel momento in cui non si trovano soldi per pagare le pensioni.
Una posizione – curiosamente – che travalica gli schieramenti politici e mette d’accordo,  per esempio, Audusto Di Stanislao (Idv) con Guido Crosetto (Pdl), che, comunque, pur parlando di “un certo imbarazzo” nel fare una spesa simile, sostiene la necessità di finanziare un’industria che dà lavoro a oltre 100mila persone. Osservazione sacrosanta, da un certo punto di vista, ma tra i signori della guerra c’è un’altro capitolo di spesa che farà discutere, quello delle ‘cure spirituali’. Per il conforto religioso dei soldati, infatti, è emerso che lo Stato tiene sul libro paga 176 cappellani, 5 vicari 
episcopali, il provicario generale e l’arcivescono ordinario militare e  altrettanti loro colleghi in pensione. Alla fine del 2012, il conto sarà di 15 milioni di euro.
E il mensile

Io, bloccata a Fiumicino per una "lista nera"


"Ma quando la terra sta bruciando sotto i nostri piedi e il fuoco del dubbio e l' insicurezza bruciano tutto ciò che toccano, l'unica risposta consiste nell'attaccare con violenza e senza alcun ritegno. Domenica, quando la farsa di arresti ed espulsioni grottesche si produrrà una volta ancora, gli attivisti mieteranno un'altra vittoria: ancora una volta essi dimostreranno che Israele ha qualcosa da nascondere, che, nonostante tutta la sua propaganda, Israele è ben consapevole di avere scheletri nell'armadio e che tutti coloro che hanno il coraggio di avvicinarsi a quell'armadio subiranno lo stesso destino - l'espulsione."
E' Gideon Levy su Haaretz del 13 aprile, in un articolo facilmente profetico, come la vignetta qui sotto, disegnata per la campagna Bienvenue en Palestine.
Ieri mattina e per tutta la giornata l'arroganza israeliana si è scatenata contro centinaia e centinaia di attivisti provenienti da diversi paesi e aderenti alla missione "Benvenuti in Palestina" che intendevano andare nella Palestina occupata per partecipare ad iniziative di solidarietà, quali la costruzione di una scuola, la riparazione di pozzi, la messa a dimora di alberi. Gli attivisti - tutti in possesso di regolare biglietto - sono stati fermati addirittura negli aeroporti di partenza, perché le compagnie aeree si sono inchinate agli ordini di Israele, che ha trasmesso una black list di persone da non imbarcare sugli aerei in partenza per Tel Aviv. Altri, invece, sono stati arrestati al loro arrivo all'aeroporto Ben Gurion.
Ad alcuni attivisti italiani è stato impedito dai responsabili di Alitalia di imbarcarsi sul volo che avevano prenotato, altri sono stati fermati dagli agenti israeliani al loro arrivo a Tel Aviv. Un'attivista è stata immediatamente rispedita in Italia, altri sono riusciti ad ottenere di essere visitati dai diplomatici italiani, ma anche per loro si prospetta l'espulsione durante la giornata di oggi.
Ma nonostante l'enorme dispiegamento di forze, molti attivisti sono riusciti a passare i controlli, pur dichiarando di essere diretti in Palestina, cosa vietatissima, mentre viene incoraggiata, al contrario, la menzogna (vado al mare o a pregare a Gerusalemme) ed ora sono in Palestina; fra loro, alcuni italiani, che hanno già iniziato a prendere parte alle attività previste insieme alle associazioni ed ai comitati popolari palestinesi. Alla cronista che scrive, insieme ad altre sette persone, tutte incensurate, è stato impedito non solo l'ingresso in Israele, ma perfino l'imbarco su un volo dell'Alitalia! Ecco la testimonianza di una professionista inclusa nella lista nera consegnata da Israele alla compagnia italiana:
"Gli Israeliani mi hanno messo sulla lista nera e ieri non sono potuta partire per Tel Aviv per partecipare alla missione Benvenuti in Palestina. Siamo stati spiati, con gravissima violazione della nostra privacy. E il processo sommario che ci hanno fatto ha trasformato Fiumicino in territorio d'Israele! E' vergognoso, e vergognoso è come sono stati trattati i nostri compagni che ce l'hanno fatta ad arrivare...qualcuno ha passato la notte in prigione prima di essere espulso, questa mattina dovrebbero tornare, ma qualcuno di noi ce l'hanno fatta...a testimoniare che Israele qualche falla ce l'ha...come dimostrano i quaranta attivisti israeliani che dovevano accogliere le delegazioni internazionali messi dentro per avere solamente dispiegato fuori dell'aeroporto lo striscione con scritto "Benvenuti in Palestina" e ora sono lì insieme ai 40 dei 1500 che dovevano arrivare. Ho sempre amato l'abate Faria..."
Fonte: http://ilmondodiannibale.globalist.it

lunedì 16 aprile 2012

“67° ANNIVERSARIO della LIBERAZIONE”


C O M U N E   di   B A R E G G I O
 (Provincia di Milano)

25   APRILE  2012
“67° ANNIVERSARIO della LIBERAZIONE”



Ore 09,30        Ritrovo presso piazzale Stazione Carabinieri. Successivamente una delegazione si recherà al Campo Santo per deporre un mazzo di fiori. 

Ore 10,00        Alza Bandiera. Formazione e avvio del corteo verso il Cippo dei Caduti Partigiani a San Martino per deporre un mazzo di fiori e inaugurazione del cippo donato dall’ANPI di Bareggio, percorrendo Viale Morandi.
                       
                        Prosecuzione del corteo per le Vie: Vittorio Veneto – Sant’Anna – Morandi – Gallina – Don Sturzo – Stelvio – Roma - Corso Italia - Piazza Cavour  raggiunto il  Monumento ai Caduti   sarà depositata una corona d’alloro e seguirà discorso del Sindaco

                        Il corteo proseguirà per le Vie: Concordia – Cimarosa – Sede del Gruppo Alpini di Bareggio, dove avrà termine la manifestazione con alzabandiera e un piccolo rinfresco offerto dal Gruppo Alpini di Bareggio.

                       
Durante lo svolgimento della manifestazione interverrà la Banda Musicale 4 Giugno di Magenta  

La cittadinanza è invitata a partecipare e ad esporre il Tricolore per le vie percorse dal Corteo.

In caso di significative precipitazioni dopo il ritrovo presso il piazzale Stazione Carabinieri per l’alza bandiera, ci si recherà al Cippo dei Caduti Partigiani a San Martino e successivamente una delegazione si recherà agli altri monumenti ai Caduti  

Il Comitato Organizzatore                                        
Associazione Combattenti e Reduci                                                 IL SINDACO
ANPI  Sez. D. Colombo di Bareggio                                         Dott.ssa Monica Gibillini
Gruppo Alpini di Bareggio                                                                          
Protezione Civile                                                                                                      

Una mensa molto verde (avercene... NdMagU)


E’ stata approvata ieri in giunta la delibera che autorizza il responsabile di settore ad avviare le procedure per l’affidamento del servizio di refezione scolastica del nido d’infanzia comunale, della scuola dell’infanzia e della scuola primaria di Colorno.
In coerenza con l’atto di indirizzo approvato già nel 2004 sull’introduzione degli acquisti verdi nella pubblica amministrazione, il Comune ha voluto con questo provvedimento confermare e rafforzare i criteri di sostenibilità ambientale e qualità alimentare introdotti nel precedente capitolato d’appalto, indicando agli uffici i nuovi obiettivi che dovranno essere perseguiti nei quattro anni di durata delnuovo appalto.
L’appalto verrà aggiudicato secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, e la commissione potrà assegnare fino a 60 punti su 100 per la proposta tecnica, oltre ai 40 della semplice offerta economica.
Questo significa che saranno valutati il progetto alimentare, il sistema di approvvigionamento delle derrate (inteso come tracciabilità e origine delle materie prime) nonché le caratteristiche diproduzione degli alimenti utilizzati per la fornitura dei pasti dei bambini frequentanti le scuole di Colorno.
Si parla di prodotti biologici, tipici e tradizionali nonché provenienti dal del commercio equo e solidale.
Sono inoltre previsti l’utilizzo di detergenti ecologici e alla spina per la pulizia delle stoviglie riutilizzabili, nonché la di raccolta differenziata dei rifiuti, il di riutilizzo del cibo non consumato e che sarà messo a disposizione di associazioni e realtà del territorio per finalità sociali, l’utilizzo dell’acqua del sindaco e l’obbligo di trasporto degli alimenti con mezzi ecologici.
“Con questa delibera abbiamo aggiunto un altro mattoncino a quella casa della sostenibilità che a Colorno è fatta di progetti a favore dell’ambiente – sostiene Marco Boschini, assessore del Comune che ha curato questi aspetti con la Responsabile del settore -. Ormai sono anni che investiamo idee, risorse e progettualità in questa direzione. In un periodo di difficoltà economica per gli enti locali, gli acquisti verdi possono aiutare, spesso senza aggiungere costi che poi vanno a gravare sul bilancio degli enti locali, per fare scelte di sobrietà e buon senso, a tutto vantaggio di chi usufruisce poi dei servizi, in questo caso gli alunni delle nostre scuole.
Non è un caso che il Comune di Colorno abbia ricevuto nel 2011 una menzione speciale dalla giuria del Premio nazionale Mensa Verde che si svolge ogni anno a Cremona, proprio alla luce delle scelte iniziate con la precedente amministrazione e confermate dall’attuale”.
A seguito dell’approvazione del bilancio di previsione 2012 il Comune procederà quindi con l’indizione della gara d’appalto e con la pubblicazione di tutti gli atti conseguenti, che saranno a disposizione sul sito istituzionale e sul portale dell’Associazione Comuni Virtuosi.

Marco Boschini

Come si vive in Italia?


Misurare la qualità dello sviluppo attraverso il Prodotto intorno lordo può riservare spiacevoli sorprese. Ecco perché dal 2003 Sbilanciamoci! fotografa la qualità della vita regione per regione attraverso una lente diversa: il Quars. 

di Duccio Facchini - Altreconomia

Come si vive in Italia? Per rispondere è necessario intendersi sul tragitto da compiere, gli strumenti da utilizzare, la giusta chiave di lettura. Per questo, la campagnaSbilanciamoci! ha pubblicato lo scorso marzo il IX Rapporto Quars relativo all’anno 2011. L’obiettivo non è altro che mostrare la divaricazione esistente tra il cosiddetto sviluppo economico, misurato attraverso indicatori sempre più screditati (vedasi il Pil), ed il benessere sociale (o benvivere, come direbbe Francesco Gesualdi). L’iniziativa, che è nata nel 2003, parte dal presupposto che un qualsiasi indicatore non possa non dipendere dal modello che va a misurare. L’esempio è immediato: il Prodotto interno lordo è indicatore (e contemporaneamente manifesto) di un’impostazione “produttivistica, energivora, consumistica”. “Solo cambiando questo modello”, si legge nel Rapporto 2011, “nuovi indicatori potranno affermarsi”. Ed è per questo che il Quars, lo strumento adottato, è il risultato dell’incrocio di sette dimensioni, scelte non a caso, direttamente legate alle scelte delle amministrazioni pubbliche. Ambiente, Economia e lavoro, Salute, Istruzione e cultura, Diritti e cittadinanza, Pari opportunità e Partecipazione. A tutte e sette le categorie è stato dato lo stesso peso. Per ciascuna è stato poi redatto un ventaglio di indicatori in grado di misurarne l’effettiva qualità. “Il modello che sta dietro al Quars”, sostiene il Rapporto, “ha per riferimento un territorio in cui il sistema di produzione, distribuzione e consumo abbia un impatto minimo sull’ambiente e che sia indirizzato verso la sostenibilità; un territorio in cui i servizi sociali e sanitari siano diffusi e di qualità, in cui la partecipazione alla vita culturale, sociale e politica sia carattere distintivo della comunità, mentre diritti e pari opportunità economiche, sociali e politiche siano alla base del patto di cittadinanza”.
Verranno riportati di seguito le sette categorie declinate a seconda degli indicatori selezionati, con un focus finale regione per regione, per valutare l’eventuale discordanza tra la classificazione dipendente dal Pil e quella soggetta al Quars.
Ambiente
Le variabili del macroindicatore Ambiente sono tratte da fonti come l’Istat, Legambiente, Ispra, Terna e la stessa campagna Sbilanciamoci!. Dalla densità della popolazione all’emissione di Co2 nell’atmosfera, all’impiego dei fertilizzanti al livello di illegalità ambientale (ecomafie, ad esempio), dalla percentuale di raccolta differenziata alla scommessa vinta delle energie rinnovabili, dalle aree protette all’eco-management, fino a valutare lo stato di salute dell’agricoltura biologica e della mobilità sostenibile. Il “comportamento” delle regioni italiane è il risultato dell’aggregazione di queste variabili. Al comando troviamo la Valle d’Aosta (grazie alla produzione di energia mediante risorse rinnovabili), il Trentino-Alto Adige e, a pari merito, l’Abruzzo e la Toscana. In fondo è la Puglia, a dir poco rivedibile in tutte le voci salvo quella relativa alle aree protette.
Economia e lavoro
Precarietà del lavoro (misurata attraverso i dati relativi al lavoro irregolare e interinale), disoccupazione, povertà relativa, disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. Queste le lenti attraverso cui è stata valutata la qualità regionale nella categoria Economia e lavoro. Anche in questo caso emerge il Trentino-Alto Adige, seguito dal Veneto e dalla Toscana. E’ negativo invece il trend del Friuli Venezia Giulia, “a causa della crescente condizione di precarietà per i lavoratori” che vi risiedono. “I territori del Mezzogiorno risultano però essere ancora significativamente distanti dal resto del paese anche rispetto a questa variabile”, recita la chiusura il capitolo.
Diritti e cittadinanza
La crisi, sostiene Sbilanciamoci!, non ha colpito soltanto il lavoro, il sistema produttivo, l’economia. Ha colpito anche i servizi sociali, la spesa sociale, i diritti delle persone. Ed ecco il perché del paragrafo dedicato alla “cittadinanza piena”, che comprende il tasso di inclusione sociale di quattro sotto-categorie analizzate. Le famiglie, le persone svantaggiate e gli anziani, i giovani e i migranti. Per le prime è rilevante il diritto alla casa, monitorato attraverso il numero degli sfratti rapportato alla popolazione. Per le persone svantaggiate è considerato il tasso di inserimento in cooperative di tipo B ed il sistema di assistenza. Per i giovani conta il livello di istruzione. Per i migranti, “fascia di popolazione particolarmente soggetta a forme di discriminazione ed esclusione”, vengono presi in considerazione il numero di ricongiungimenti familiari (che presumono un lavoro stabile ed una permanenza di massima), l’inserimento scolastico dei minori e il “grado di attrattività di  un territorio”. Ancora una volta è il Trentino-Alto Adige ad assicurarsi la vetta, seguito da Friuli e Marche (buona integrazione degli stranieri). Il Piemonte, pur essendo indietro nella classifica, “è la regione che rivela la maggiore attenzione all’integrazione dei migranti”. Puglia, Sicilia e Campania completano l’elenco.
Istruzione e cultura
Per fornire un’adeguata valutazione della categoria in esame, il IX Rapporto Quars incrocia il livello culturale e di istruzione della popolazione (partecipazione alla scuola superiore e percentuale di laureati), le strutture disponibili sul territorio (qualità dell’edilizia scolastica) e l’accessibilità dei luoghi culturali. “Anche quest’anno”, si legge, “i risultati testimoniano una forte spaccatura del paese in due gruppi”. Centro-nord e Sud. Il Lazio è davanti a tutti, specialmente per il numero di laureati rapportati alla popolazione (14,7% rispetto alla media nazionale dell’11%). Chiudono Puglia, Sicilia e - a causa di un’edilizia scolastica non eco-compatibile ed un “sistema universitario poco attrattivo” - Valle d’Aosta.
Salute
Qualità, efficienza, assistenza territoriale, prevenzione. Questi gli indicatori prescelti per saggiare la qualità della vita per regione, alla voce “salute”, e del sistema sanitario nazionale. Avvalendosi delle informazioni tratte dal tasso di “migrazione ospedaliera”, dalla lunghezza delle liste d’attesa, la qualità dell’assistenza domiciliare integrata per gli anziani (Adi) e da una adeguata prevenzione, la classifica redatta da Sbilanciamoci vede l’Emilia Romagna al primo posto, seguita da Friuli ed Umbria. Calabria, Puglia e Campania “presentano i maggiori problemi sia in termini di qualità ed efficienza che in termini di prevenzione ed assistenza territoriale”. 
Pari opportunità
“Il nostro è un paese in cui le pari opportunità non vengono effettivamente garantite”. Basterebbe la frase introduttiva del paragrafo per riassumere la scarsa propensione italiana a garantire l’equità sociale, sia essa etnica, etica o di genere. Le dimensioni considerate sono quattro: la partecipazione delle donne alla vita politica, la disponibilità degli asili nido, la partecipazione alla vita economica e la diffusione sul territorio dei consultori familiari. L’Umbria guida lo sparuto gruppo virtuoso, seguita da Valle d’Aosta e Toscana. Chiudono la fila Puglia, Sicilia e Campania (collegio dell’ex Ministro Mara Carfagna). La Lombardia, a metà classifica, si distingue per la scarsità dei consultori presenti.
Partecipazione
Il “capitale sociale”, ovvero le condizioni positive di cittadinanza attiva, rappresenta il futuro del nostro Paese. Capitale che deve esser stimolato, spingendo i giovani (sopra i 14 anni) a riunioni di volontariato, associazioni ambientaliste, per i diritti civili e la pace; incentivando il formarsi di reti e relazioni sociali; valutando l’effettiva diffusione dei quotidiani (non sportivi); tastando il polso attraverso l’analisi della partecipazione elettorale (indicatore di massima). Il Trentino-Alto Adige è davanti, lo seguono Lombardia e Valle d’Aosta. La classifica è chiusa da Puglia, Campania, Sicilia e Calabria, a testimonianza della “distanza” richiamata anche in altre categorie.
Il IX Rapporto Quars dedica poi una scheda riassuntiva per ciascuna regione. Ecco alcuni estratti. 
Piemonte
Nono nella classifica del Pil pro capite, decimo nella classifica del Quars. Protagonista di una positiva prestazione nel campo delle Pari opportunità, il Piemonte è debole, e dunque la qualità della vita ne risente, in quello dell’istruzione e cultura.
Valle d’Aosta
Prima nella classifica del Pil pro capite, quarta nella classifica del Quars. La Valle d’Aosta fa registrare un pessimo risultato nella categoria istruzione e cultura mentre si distingue in maniera eccellente in Ambiente e Pari opportunità.
Lombardia
Terza per Pil pro capite, nona nella classifica del Quars. La regione amministrata da quasi un ventennio da Roberto Formigoni gode di buona salute nel settore della Partecipazione mentre crolla in quello ambientale. Da segnalare il “quadro poco incoraggiante” nel macroindicatore Diritti e cittadinanza.
Trentino-Alto Adige
Secondo per Pil pro capite e vincitore della classifica Quars. Il Trentino Alto Adige sbanca in Partecipazione mentre arranca nell’istruzione e cultura. Anche nella categoria delle Pari opportunità la prestazione non è fantastica: sono 0,3 i consultori ogni 20.000 abitanti, ad esempio.
Veneto
Sesto per Pil pro capite, settimo nel Quars. Il Veneto è locomotiva nel settore Economia e lavoro ma fanalino di coda per istruzione e cultura: poche biblioteche sul territorio, scarsa edilizia scolastica e basso tasso di scolarità superiore dei giovani.
Friuli Venezia Giulia
Settimo per Pil pro capite, sesto nel Quars. Discreto risultato nella categoria Salute, disastrosa performance nelle pari opportunità: bassa la percentuale delle donne in politica (si pensi all‘8,57% di consiglieri regionali donne sul totale).
Liguria
Decima per Pil, undicesima per Quars. La Liguria si comporta bene in Economia e lavoro (disoccupazione al 6,5%, comunque) e molto male in Ambiente, definito l’”anello” debole della regione: densità abitativa deflagrante, emissioni di Co2 elevate, scarso indice di legalità ambientale. poche aziende biologiche, produzione di energia con fonti rinnovabili vicina allo zero.
Emilia Romagna
Quarta per Pil, seconda per Quars. L’Emilia Romagna, facendo registrare buoni risultati in quasi tutte le voci, dovrà rivedere soprattutto le politiche ambientali, settore dove matura la peggior prestazione (elevato impiego di fertilizzanti nel suolo).
Toscana
Ottava per Pil, quinta per Quars. La regione Toscana cade alla voce Diritti e cittadinanza. Sedicesima per il numero di sfratti, quindicesima per l’integrazione dei migranti, tredicesima per numero di cooperative di tipo B e un elevato tasso di abbandono della scuola dell’obbligo. Miglior prestazione invece in Pari opportunità ed Economia e lavoro.
Umbria
Dodicesima per Pil, terza per Quars. Un salto qualitativo derivante dal basso tasso di povertà e da uno straordinario tasso di partecipazione femminile alla vita politica e di posti disponibili negli asili nido. Prestazione rivedibile in tema di Partecipazione: 0,1 difensori civici ogni 100.000 abitanti.
Marche
Undicesima per Pil, ottava per Quars. Bassa disoccupazione, anche se il trend è in peggioramento data la crisi. Povertà relativa dal 6,3% all‘8,5%. Decisamente incoraggiante il fatto che sempre più stranieri decidano di stabilirsi nelle Marche.
Lazio
Quinto per Pil, dodicesimo per Quars. Il quadro descritto per la regione amministrata da Renata Polverini è definito “desolante”. L’unico risultato positivo riguarda soltanto l’istruzione. 15% di raccolta differenziata, 12,32% di energia prodotta da fonti rinnovabili. Alto anche il tasso di disoccupazione (9,31%). L’unico aspetto positivo riguarda l’Istruzione e la cultura grazie ad alti tassi di scolarizzazione e livello di istruzione.
Abruzzo
Tredicesima in entrambe le classifiche, l’Abruzzo “si riconferma la regione del Mezzogiorno con la migliore qualità dello sviluppo”. Bene in Ambiente (grazie alla maggior superficie di aree protette in Italia, 36%) e in Diritti e cittadinanza. 
Molise
Quattordicesimo in entrambe le graduatorie, il Molise fa registrare prestazioni negative in Ambiente (10,3% nella raccolta differenziata, 0,7% aziende agricole biologiche) e in Economia e lavoro. Quasi un lavoratore su tre è precario e il tasso di disoccupazione misurato raggiunge quota 8,2%.
Campania
“La Campania è la regione che registra il più basso valore in termini di qualità dello sviluppo”. Ventesima per Pil, ventesima per Quars. 429 abitanti per Km2, top player per infrazioni ambientali. “I dati più allarmanti”, si legge nel Rapporto, “sono quelli relativi alla scarsissima diffusione dell’agricoltura biologica”. In Campania si verifica la più alta sperequazione della distribuzione del reddito e il tasso di disoccupazione si attesta a quota 14%. Diciottesimo risultato in Partecipazione: “scarsa partecipazione alla società civile e alla vita politica, disinteresse nei confronti degli argomenti di attualità che si traduce nel basso numero di quotidiani venduti”. 
Puglia
Diciannovesima per Pil, diciassettesima per Quars. Male in Ambiente, dove l’emissione di Co2 e l’illegalità ambientale fanno registrare alti tassi. 14% di raccolta differenziata, 10,4% di impiego di energie rinnovabili. Preoccupante il dato sulla povertà relativa: 21% della popolazione. 
Basilicata
Sedicesima per Pil e stesso risultato per Quars. L’unica dimensione positiva è quella ambientale, dovuta alla scarsa densità abitativa. Leggendo tra le righe emerge comunque un bassissimo tasso di raccolta differenziata e sostenibilità dei mezzi di trasporti pubblici utilizzati. Male, molto male, in Economia e lavoro: il 28% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa, il peggiore dato tra le regioni italiane.
Calabria
Anche la Calabria conferma la posizione sia per Pil che per Quars: diciottesima. Il principale responsabile dello scarso risultato è individuato, da Sbilanciamoci!, nell’assenza prolungata delle istituzioni. Economia e lavoro e Partecipazione sono le categorie dove la Calabria si comporta peggio. Tasso di precarietà più alto d’Italia, elevata disuguaglianza nella distribuzione del reddito, povertà relativa diffusa (26%), disoccupazione all‘11,9%.
Sicilia
Diciassettesima per Pil, penultima per Quars. Economia e lavoro, anche per la Sicilia, è la voce dove si verifica la maggior difficoltà. Alta disoccupazione, alta precarietà, alta diseguaglianza. Nell’indicatore Istruzione e cultura la Sicilia compare all’ultimo posto.
Sardegna
Quindicesima per Pil così come per Quars. Tra il Molise e la Basilicata, la Sardegna fatica in Economia e lavoro mentre cerca di crescere in Diritti e cittadinanza. Disoccupazione regionale al 14,1%. 

Inaugurazione della mostra “Lascia che illustri”


Bareggio Oggi, Sabato 14 aprile alle ore 10.30 presso la Biblioteca Civica, si terrà l'inaugurazione della Mostra “Lascia che illustri” in collaborazione con Fondazione per Leggere.

La mostra si potrà visitare fino al 28 aprile negli orari di apertura della Biblioteca, ha l’obiettivo di costruire un percorso di osservazione e di ricerca, partendo dal prodotto finale, il libro illustrato, per comprendere meglio la dialettica tra due letture parallele: la parola e l’immagine.

La mostra ospiterà i lavori dell'illustratrice Silvia Bonanni, incentrata sul giocare con la fantasia, ritagliare, incollare, assemblare e dare vita nuova ai materiali di riciclo: così un paio di calze bucate o spaiate diventano una giraffa, o la pasta al pesto in una rivista prende la forma di un albero!

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