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venerdì 27 settembre 2013

Come spendere meno con l’automobile: tutti i consigli utili

Risparmiare con l’auto è possibile:bastano pochi e semplici gesti per salvaguardare non solo il portafoglio ma anche l’ambiente evitando inutili emissioni inquinanti.
COME RISPARMIARE SULLE SPESE DELL’AUTOMOBILE - Ecco tutti i consigli utili:
  • EVITARE LE ACCELERAZIONI IMPROVVISE
La guida a scatti non contribuisce altro che ad aumentare il consumo di carburante, con conseguente crescita delle emissioni di gas nocivi per l’ambiente che influiscono negativamente sulla qualità dell’aria che tutti noi respiriamo. Senza contare i risvolti spiacevoli sul portafoglio dati i prezzi stellari che la benzina ha raggiunto. Pochi attimi di guida spericolata possono provocare emissioni di monossido di carbonio pari a 30 minuti di guida normale.
  • RALLENTARE
Spesso una velocità eccessiva può essere causa di incidenti. Abbassare la velocità anche di soli 10 chilometri all’ora permette di risparmiare carburante e di diminuire le emissioni inquinanti della propria auto.
  • MARCIA SUPERIORE
Sceglierla appena possibile, a seconda del tragitto che si sta percorrendo, permette non soltanto di salvaguardare il funzionamento del motore ma anche di diminuire la quantità di benzina utilizzata e le emissioni di gas nocivi ed inquinanti.
  • PIANIFICAZIONE
E’ buona norma pianificare in anticipo i propri spostamenti in automobile, sia che si tratti di tragitti brevi, sia che ci si prepari ad affrontare un viaggio a lunga percorrenza. In particolare si potrebbe provare ad individuare dei percorsi alternativi che permettano di evitare il traffico tipico delle ore di punta, che pone sotto sforzo il motore a causa dell’alternanza di pause e di accelerazioni, incrementando il consumo di carburante.
  • PNEUMATICI
Un controllo periodici degli pneumatici giova alla propria sicurezza stradale, ma anche all’ambiente. In particolare bisognerebbe valutare periodicamente la corretta pressione degli stessi. Questa operazione andrebbe effettuata una volta al mese. Una pressione corretta degli pneumatici riduce il consumo di benzina.
  • CAMBIARE L’OLIO
 Sempre prima di partire per un viaggio: un cambio d’olio effettuato al momento giusto può rappresentare la salvezza per il vostro motore oltre che garantire una diminuzione dei consumi della vostra automobile.
  • PARCHEGGIARE CON SENNO
Evitare di posteggiare al sole in estate permette di non essere vittime di fenomeni di evaporazione del carburante dovuti al caldo, oltre che di non azionare il climatizzatore una volta risaliti in macchina. Scegliere un parcheggio al coperto o riparato in inverno potrà proteggere la vostra auto dai danni provocati da umidità e gelo.
  • IL PIENO
E’ bene cercare di evitare di riempire il serbatoio fino all’orlo e ricordare di avvitare accuratamente il tappo di chiusura. La benzina è in grado di evaporare molto facilmente e rapidamente, raggiungendo in questo modo l’atmosfera. Si tratta di semplici accorgimenti che potranno garantirvi di risparmiare fino a 30 litri di benzina all’anno.
Fonte: Non Sprecare

mercoledì 10 luglio 2013

Produzione elettrica, anche a giugno oltre il 50% è da rinnovabili

Ancora in calo i consumi elettrici e in caduta libera il termoelettrico. Le rinnovabili sono il 50,2% della produzione totale e coprono il 44,3% della domanda del mese. Il fotovoltaico produce l’11,9% del totale e copre il 10,5% della domanda elettrica. Primo semestre: le rinnovabili sono al 41% della produzione e al 35,7% sulla domanda di elettricità.
Anche il mese di giugno ci fornisce, grazie ai dati di Terna(pdf), un ulteriore segnale del cambiamento in atto nel mercato elettrico nazionale. Due i fattori predominanti: il continuo calo dei consumi, inferiori del 6,2% rispetto al giugno di un anno fa, e la significativa e crescente quota delle rinnovabili sul totale.
Queste, sulla produzione netta, sono risultate il 50,2% del totale (considerando che nella componente termoelettrico, almeno un terawattora è da biomasse): su una produzione di 22,7 TWh, circa 11,4 sono da fonti energetiche rinnovabili. Il superamento di oltre la metà della produzione da rinnovabili si era registrato anche a maggio 2013; per la precisione questa percentuale era stata quasi pari al 53% (11,9 su 22,5 TWh totali).
A giugno le rinnovabili nazionali hanno coperto il 44,3% della domanda del mese. Da rilevare che la produzione da solare fotovoltaico a giugno, con 2,7 TWh è risultatal’11,9% di quella totale e ha permesso di soddisfare il 10,5% della domanda elettrica mensile.
Un confronto con un anno fa è utile. Il continuo calo della domanda e del termoelettrico, congiuntamente all’aumento della produzione delle rinnovabili portano ad evidenziare che a giugno 2012 (tra parentesi la quota di giugno 2013):
  • la quota di rinnovabili sulla produzione netta è del 38,2% (50,2%)
  • la quota di rinnovabili sui consumi totali è del 33,9% (44,3%)
Anche la tabella di Terna ci aiuta in questo confronto. Come si può notare, iltermoelettrico ha avuto un crollo nella produzione (-22,8%) rispetto al giugno 2012, mentre sostanziosa è la crescita di tutte le fonti rinnovabili, ad esclusione del geotermolettrico che è pressoché stabile.
Lo scorso mese la domanda di energia elettrica in Italia (25,8 miliardi di kWh), come detto, è stata inferiore del 6,2% rispetto a quella registrata a giugno dello scorso anno; un valore che, se rettificato, diventa pari a 5,2% (il dato è depurato dagli effetti di calendario e di temperatura: quest’anno si è avuto un giorno lavorativo in meno e la temperatura media mensile è stata più bassa di circa mezzo grado). La potenza massima richiesta è stata registrata giovedì 20 giugno alle ore 12 ed è stata di 52.061 MW.
A metà anno è interessante fare anche qualche confronto con il primo semestre 2012. Innanzitutto vediamo le variazioni della produzione e della domanda. Nel primo semestre 2013 la produzione netta elettrica (135,7 TWh) cala del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2012 e la domanda di energia elettrica, con 155,7 TWh, si contrae del 3,9% rispetto al 2012 (162,1 TWh) (a parità di calendario il valore sarebbe di -3,3%).
Nei primi sei mesi il termoelettrico crolla del 16,3%. Da record è la crescita della produzione idroelettrica (+37,9%), buona quelle di eolico (31,4%) e comunque importante quella fotovoltaica (15,2%).
Nel complesso le energie rinnovabili elettriche (con quel TWh/mese da biomasse inglobato nel termoelettrico, che speriamo Terna fornirà presto come dato distinto) nel primo semestre hanno rappresentato il 41% della produzione elettrica nazionale e il 35,7% della domanda di elettricità.
Come era la situazione nel primo semestre 2012? (tra parentesi la quota di gennaio-giugno 2013)
  • Quota rinnovabili su produzione netta: 31,4% (41%)
  • Quota rinnovabili su consumi totali: 27,5% (35,7%)
Il fotovoltaico nel periodo gennaio-giugno 2013 ha soddisfatto il 6,85% della domanda elettrica (il 7,86% della produzione).
Infine, ad evidenziare la sofferenza del comparto delle grandi centrali elettriche alimentate a gas, colpito dal crollo della domanda elettrica imputabile alla crisi economica e dalla concorrenza delle fonti rinnovabili e anche delle centrali a carbone, ci sono i dati sui consumi di gas: in calo del 35,9% sul 2012 e del 40,1% sul 2011.
Se confrontiamo il consumo di gas per le centrali rispetto a 10 anni fa (giugno 2003), questo oggi è inferiore di oltre il 43%, nonostante i circa 20 GW di centrali a gas realizzati nell’ultimo decennio (dati Snam Rete Gas, elaborati Staffetta Quotidiana). E qui c’è tutta la disputa in atto nel mercato elettrico che ovviamente continueremo a seguire.

venerdì 29 marzo 2013

Ultim’ora – Da aprile bollette del gas in calo del 4,2%. Meno 1% per l’elettricità


Aggiornamento trimestrale dell’Autorità per l’energia: risparmi di 60 euro all’anno per famiglie e piccole imprese servite in tutela. Il presidente Bortoni: “Per i prezzi del gas siamo a una svolta”
Dal prossimo mese di aprile le bollette dell’energia elettrica diminuiranno dell’1%, che si aggiunge al -1,4% di gennaio, mentre quelle del gas caleranno del 4,2%. La riduzione genererà un risparmio complessivo per la famiglia tipo di circa 60 euro su base annua, di cui 5 euro per l’energia elettrica e 55 euro per il gas. Lo ha deciso l’Autorità per l’energia nell’aggiornamento trimestrale per le famiglie e le piccole imprese servite in tutela.
In diminuzione da aprile anche il prezzo del gpl che registra un calo dello 0,5% dopo il meno 1,6% di marzo e il meno 3,8% di febbraio.
La decisa riduzione della bolletta del gas – la prima dopo tre anni – riporta il prezzo della materia prima a valori inferiori a quelli di un anno fa, spiega l’Authority, grazie all’attuazione della prima fase della riforma del settore introdotta dopo un’ampia consultazione pubblica. Con questo primo passo e il percorso previsto dalle successive fasi della riforma, l’Autorità prevede che si arriverà entro fine anno a un calo di almeno il 7% della bolletta del metano, con un risparmio complessivo di circa 90 euro a famiglia.
“Merito della riforma dei mercati” – “Siamo di fronte a un passaggio netto, un momento di cesura che ha richiesto determinazione e rigore tecnico per progettare e avviare una riforma che consentisse di trasferire ai consumatori i benefici del mutamento di paradigma nei mercati del gas – commenta il presidente dell’Autorità, Guido Bortoni. – Una riforma che prende il via da un’idea semplice: partire dal prezzo del gas quale motore per l’efficientamento complessivo del settore energia in Italia”.
Tutto ciò, ha proseguito Bortoni, “attraverso un percorso innovatore, strutturato in più fasi, con l’ascolto delle parti coinvolte e nel rispetto della gradualità prevista dal decreto Cresci Italia, varato dal governo nel gennaio 2012, incipit alla riforma stessa”.
Il dettaglio dei prezzi – Nel dettaglio, dal primo aprile i prezzi di riferimento del gas saranno di 88,93 centesimi di euro per metro cubo, in calo di 3,85 centesimi, tasse incluse, rispetto al trimestre precedente. Per il cliente tipo ciò comporta una spesa di circa 1.245 euro su base annua.
Il prezzo dell’energia elettrica sarà invece di 18,936 centesimi di euro per chilowattora, con una diminuzione rispetto al trimestre precedente di 0,191 centesimi di euro, tasse incluse. La spesa media annua della famiglia tipo sarà di circa 511 euro.
Qui le delibere con gli aggiornamenti delle bollette
Egazette

giovedì 28 marzo 2013

La generazione distribuita che avanza. Il rapporto 'Comuni Rinnovabili' di Legambiente


Presentato il rapporto 'Comuni Rinnovabili 2013' di Legambiente. Oggi in Italia ci sono oltre 600mila impianti da rinnovabili di grande e piccola taglia, termici ed elettrici che compongono un sistema di generazione sempre più distribuita. E' il 98% dei Comuni italiani ad avere almeno un impianto alimentato a fonte rinnovabile. Erano 3.190 nel 2008.
In 7.970 Comuni italiani si trova almeno un im­pianto alimentato a fonte rinnovabile, cioè pari al 98% di tutti i Comuni italiani. Erano 3.190 nel 2008. Oggi in Italia sono in funzione oltre 600mila impianti da fonti rinnovabili di grande e piccola taglia, termici ed elettrici compongono un sistema di generazione sempre più distribuita che nel 2012 ha garantito il28,2% dei consumi elettrici e il 13% di quelli com­plessivi del nostro Paese.
I dati sono riportati nelle 122 pagine del nuovo rapporto Comuni Rinnovabili 2013(pdf) di Legambiente, realizzato con il contributo di GSE e Sorgenia e presentato oggi a Roma nella sede del GSE.
I numeri, per quanto ne dicano gli oppositori delle rinnovabili, sono importanti, in crescita e rilevanti anche per i tempi di incremento che si sono registrati: dal 2000 ad oggi 47,4 TWh da fonti rinnovabili si sono aggiunti al contributo dei “vecchi” impianti idroelettrici e geotermici: dal solare fotovoltaico a quello termico, dall’idroelettrico alla geotermia ad alta e bassa entalpia, agli impianti a biomasse e biogas. Importante anche la crescita della nuova potenza di rinnovabili elettriche installata nel 2012: quasi 7 GW (3.662 MW di fotovoltaico, 1.791 MW di eolico, 32 MW di mini idro, 1.400 MW di impianti a biomassa, 28 MW di geotermia).
Ma ancora più interessante è l'incremento della produzione elettrica da rinnovabili che nel 2012 è stata pari a 94,8 TWh malgrado il contributo dell’idroelettrico sia sceso. Nel 2012, come detto, si è raggiunto il 28,2% dei consumi elettrici complessivi italiani (Produzione lorda da fonti rinnovabili rispetto al Consumo interno lordo (CIL) = Produzione lorda + saldo estero - produzione da pompaggi, ndr). Questa quota era al 24,5% nel 2011. Sul totale dei consumi energetici finali la quota è invece del 13% (obiettivo per l'Italia lal 2020 è il 17%) dei consumi energetici finali. Era del 5,3% nel 2005.
Come stia cambiando il parco elettrico italiano lo dimostra questo grafico che confronta la produzione elettrica per fonte nel 2000 e quella del 2011.
Come ha spiegato Legambiente nel suo report la crescita della produzione rinnovabile ha permesso di sostituire quella da impianti termoelettrici, calata di 61 TWh tra il 2007 e il 2012, anche a causa della crisi. Sono diminuite le importazioni di petrolio e di gas da usare nelle centrali e di conseguenza anche le emissioni di CO2. Va anche considerato che prima dei decreti Passera del luglio 2012 il numero degli occupati nel settore delle rinnovabili era stimato in 120mila unità.
ALCUNI NUMERI DEL RAPPORTO:
Sono 27 i Comuni 100% rinnova­bili, quelli che rappresentano oggi il miglior esempio di innovazione energetica e ambientale (pag.34 del rapporto). In queste realtà, un mix di impianti diversi da rinnovabili e impianti a biomasse allacciati a reti di teleriscaldamento coprono interamente (e superano) i fab­bisogni elettrici e termici dei cittadini residenti. La classifica premia proprio la capacità di sviluppare il mix più efficace delle diverse fonti (senza considerare geotermia e grande idro), e non la produzione assoluta, perché la prospettiva più lungimirante e vantaggiosa per i territori è rispondere alla domanda di energia valorizzando le risorse rinnovabili presenti.
Sono 2400 i Comuni 100% rinnovabili per l’energia elettrica, ossia quelli dove si produce più energia di quanta ne consumino le famiglie residenti.
I Comuni del solare in Italia sono 7.937, un numero in crescita che evidenzia come con il sole si produca oggi energia nel 97% dei Comuni. Spetta a Casaletto di Sopra (Cremona) e a Don (Trento) il record di impianti per abitante, rispettivamente per il fotovoltaico e per il solare termico.
I Comuni dell’eolico sono 571. La potenza installata (8.703 MW) è in crescita, con 1.791 MW in più rispetto al 2011. Questi impianti hanno consentito di produrre 13,1 TWh nel 2012, pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,2 milioni di famiglie. Sono 296 i Comuni che si possono considerare autonomi dal punto di vista elettrico grazie all’eolico, poiché si produce più energia di quanta se ne consu­ma.
I Comuni del mini idroelettrico sono 1.053. Il Rapporto prende in conside­razione gli impianti fino a 3 MW. La potenza totale installata nei Comuni italiani è di 1.179 MW ed è in grado di produrre ogni anno oltre 4,7 TWh, pari al fabbisogno di energia elettrica di oltre 1,8 milioni di famiglie.
I Comuni della geotermia sono 369, per una potenza installata pari a 915 MW elettrici, 160 termici e 1,4 frigoriferi. Grazie a questi impianti nel 2012 sono stati prodotti circa 5,5 TWh di energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 2 milioni di famiglie.
I Comuni delle bioenergie sono 1.494 per una potenza installata complessiva di 2.824 MW elettrici e 1.195 MW termici. Gli impianti utilizzano biomasse solide, gassose e liquide. In particolare quelli a biogas sono in forte crescita e hanno raggiunto complessivamente 1.133 MWe installati e 135 MWt e 50 kw frigoriferi termici. Gli impianti a biomasse, nel loro complesso, hanno consentito nel 2012 di produrre 13,3 TWh pari al fabbisogno elettrico di oltre 5,2 milioni di famiglie.
Sono 343 i Comuni in cui gli impianti di teleriscaldamento utilizzano fonti rin­novabili, come biomasse “vere” (di origine organica animale o vegetale provenienti da filiere terri­toriali) o fonti geotermiche, attraverso cui riescono a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e di acqua calda sanitaria.

giovedì 21 marzo 2013

Efficienza fa rima con occupazione


Al convegno ”Efficienza energetica in edilizia”, organizzato oggi a Roma da Legambiente ed AzzeroCo2, è sta presentata la proposta di un nuovo sistema di incentivo per la riqualificazione energetica che consenta di dimezzare i consumi negli edifici condominiali. Il convegno romano è stata l’occasione per fare il punto sugli obiettivi delle direttive europee in materia di efficienza, analizzare le prospettive e i limiti degli strumenti vigenti, quindi avanzare e valutare proposte per una riqualificazione diffusa del patrimonio edilizio italiano.
Secondo Legambiente, «Alla luce della situazione attuale, e dai risultati degli strumenti in vigore, emerge la necessità di nuove politiche che inneschino uno scenario diffuso di riqualificazione energetica in edilizia. Con un occhio in particolare per gli edifici condominiali, dove vivono circa 24 milioni di persone in Italia e dove molto spesso i consumi energetici sono più alti della già elevata media nazionale, in particolare se costruiti dopo gli anni 50. Secondo le stime di Istat e Cresme, sono infatti oltre un milione gli edifici con più di cinque alloggi nei quali vi è una gestione condominiale. E, purtroppo per chi ci abita, le speranze di ridurre la spesa per la bolletta energetica sono pochissime, visto che gli strumenti in vigore risultano inefficaci e spesso impossibili da applicare».
Il vice presidente del Cigno Verde, Edoardo Zanchini, ha spiegato perché «Occorre introdurre un nuovo sistema di incentivi che si applichi allo specifico dei condomini, se si vuole offrire una possibilità reale di riduzione della spesa energetica alle famiglie e, al contempo, aggredire la parte più consistente dei consumi energetici che provengono dall’edilizia. Il modello a cui guardare è quello del Green Deal introdotto nel Regno Unito, che permette di realizzare interventi a costo zero per le famiglie perché si ripagano con il risparmio realizzato nei consumi. A realizzare questi interventi in Italia, nella proposta di Legambiente, sarebbero Esco e imprese di costruzioni, che potrebbero vedere da questo scenario una via di uscita dalla crisi del settore. Nel 2013 qualsiasi politica deve tenere conto della difficilissima fase di recessione che sta attraversando il Paese, le difficoltà delle famiglie di finanziare interventi, la drammatica crisi che sta vivendo il sistema delle imprese delle costruzioni. Per questo nella nostra proposta si vuole far corrispondere ai vantaggi economici e fiscali un risparmio energetico reale, certificato, in modo da spingere il miglioramento delle prestazioni e garantire un vantaggio alle famiglie. Inoltre si vuole spingere gli interventi sull’isolamento termico degli edifici, per ridurre i fabbisogni energetici per riscaldamento e raffrescamento, muovere così la riqualificazione del patrimonio edilizio. Infine, si vuole valorizzare il ruolo delle società di servizi energetici per riuscire a mettere a sistema la realizzazione degli interventi, la certificazione dei risultati e la successiva gestione degli impianti».
Al  convegno è stata presentata la ricerca “Lo scenario dell’efficienza energetica in edilizia. L’utilizzo dei Titoli di efficienza e delle ESCO per la riqualificazione dei complessi edilizi” ,realizzata dell’Istituto di ricerca Ambiente Italia  che ha evidenziato sia  risultati prodotti  in Italia dagli incentivi per l’efficienza energetica, sia i loro limiti: « A partire dal 1998 attraverso le detrazioni fiscali (36-41%) sugli interventi di ristrutturazione edilizia sono stati effettuati complessivamente interventi su oltre 5,5 milioni di abitazioni, senza però alcun vincolo di tipo energetico. Nel 2007 sono state introdotte detrazioni pari al 55% per interventi di efficienza di energetica in edilizia che hanno mosso oltre 1,6 milioni di interventi: sostituzione di infissi, caldaie, pannelli solari termici, pompe di calore. Ma occorre fare di più, perché se le detrazioni del 55% sono state senza dubbio lo strumento di maggiore successo, oltre a scadere a giugno 2013, non sono legate a risparmi reali e presuppongono redditi da detrarre, quindi comportano difficoltà per molte famiglie, in particolare in un periodo di recessione. Il sistema di incentivo legato ai Titoli di efficienza energetica (Tee) ha mosso pochissimi interventi di riqualificazione in edilizia ed è sostanzialmente fallito rispetto al ruolo delle Esco in edilizia.  L’ultimo sistema introdotto, il conto energia termico, finanziato attraverso le bollette del gas, prevede invece incentivi per gli interventi di efficienza energetica dell’involucro per i soli edifici pubblici, ma non è basato sul risparmio ottenuto bensì sul costo dell’intervento e presenta dei limiti di attuazione legati al patto di stabilità e alle difficoltà degli enti locali di reperire risorse».
Per Beppe Gamba, presidente di AzzeroCO2, «Gli spazi di intervento per rendere i nostri edifici energeticamente più efficienti sono assai ampi, come dimostrano tutti gli studi conosciuti. Gli ostacoli economici che oggi le famiglie hanno a realizzare interventi di questo tipo possono essere superati (creando anche buona occupazione) con l’intervento diffuso delle Energy service company (Esco) che investono in proprio e recuperano l’investimento con il risparmio realizzato in bolletta. Ma perché questo meccanismo virtuoso possa diffondersi occorrono nuovi strumenti, come quelli che raccontiamo oggi, e un Fondo di Garanzia per il credito alle imprese. Confidiamo che nel nuovo Parlamento si possano affrontare in modo costruttivo questi temi».
Legambiente propone una riduzione media del 50% dei consumi delle abitazioni, certificata dal salto di classe energetica, per la riqualificazione energetica di complessi edilizi residenziali con almeno 5 alloggi, attraverso l’utilizzo dei titoli di efficienza energetica e delle Esco. «L’idea – spiega lAssociazione ambientalista – è quella di una nuova scheda da introdurre nel sistema dei titoli di efficienza energetica (Tee), basata sui valori derivanti dalla certificazione energetica delle abitazioni prima e dopo l’intervento e che premierebbe la riqualificazione globale dell’edificio. Gli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche – operazioni di retrofit delle pareti e di sostituzione di materiali e impianti – saranno realizzati da Esco, in accordo con le imprese di costruzioni, che si impegnano a garantire il raggiungimento dei risultati di riduzione dei consumi energetici attraverso la certificazione energetica di tutti gli alloggi coinvolti».
Una simulazione effettuata su edifici condominiali a Milano, Roma e Bari ha dimostrato che «Il rientro medio attraverso gli incentivi varia in un range del 31-36%, a cui aggiungere il vantaggio legato proprio al meccanismo delle Esco e dunque alla possibilità di legare agli interventi dei contratti di gestione del riscaldamento condominiale, per il cofinanziamento degli interventi. Gli inquilini beneficerebbero da subito di una riduzione in bolletta e del migliore comfort estivo e invernale. E, a seconda dell’intervento e del contributo, avrebbero una riduzione delle bollette per il riscaldamento circa del 50% entro un massimo di 11 anni per una cifra che varia tra gli 800 e i 1300 euro l’anno».
Dai calcoli fatti l’intervento su 200mila alloggi all’anno (14mila condomini circa) «Metterebbe in moto investimenti per 3miliardi di euro, creando almeno 120 mila nuovi posti di lavoro per tutto il periodo 2014-2020. Legambiente punta a costruire un’alleanza con il mondo delle costruzioni e del lavoro, per fare della riqualificazione del patrimonio edilizio italiano il campo di intervento e di sperimentazione dei prossimi anni e uscire così dalla crisi economica, ambientale sociale».
Tratto da Greenreport.it

mercoledì 13 marzo 2013

Il golpe dell’energia


“La prossima settimana porteremo a compimento la Strategia Energetica Nazionale”, aveva detto Leonardo Senni, capo dipartimento per l’Energia del ministero dello Sviluppo economico il 7 marzo, aggiungendo che la SEN avrà la forma di “un decreto interministeriale tra ministero dello Sviluppo economico e dell’Ambiente”. Uguale dichiarazione fa il giorno dopo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, durante la presentazione del rapporto ambientale dell’Ocse sull’Italia, aggiungendo anzi di aver già firmato con il Ministro Passera tale decreto.
Abbiamo fin dall’inizio criticato questo documento di “programmazione” (vedi pdf del documento andato in consultazione), soprattutto perché riteniamo che una strategia energetica degna di questo nome possa solo muoversi su un orizzonte temporale non inferiore ai 20 anni e non a 8 come fa questo documento del governo Monti, che pare voglia cristallizzare l’esistente e conservare gli interessi dei grandi gruppi energetici.
Una SEN con qualche obiettivo positivo per le rinnovabili e l’efficienza energetica che però, visto il resto, sembra solo uno specchietto per le allodole: strumenti inesistentiper raggiungere i target indicati e l’idea che la ‘sostenibilità’ sia solo da ricercare negli aspetti economici, e non certo ambientali, visto che si punta sul raddoppio della produzione nazionale degli idrocarburi e nel far diventare l’Italia un hub del gas, sovrastimando domanda interna e internazionale, con il rischio di realizzare nuove cattedrali nel deserto. E poi c’è l’idea di un modello energetico centralizzato che viene confermata da quel disegno di legge costituzionale di riforma del titolo V del Governo Monti che punta a riportare nel campo della legislazione esclusiva dello Stato anche la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia. Un paese che puntasse alle rinnovabili e alla generazione distribuita dovrebbe fare esattamente il contrario.
Ma tornando all’annunciato decreto sulla SEN, va detto che le reazioni non si sono fatte attendere. Per Greenpeace, Legambiente e WWF si tratta di “una sorta di colpo di mano”, come scrivono in un comunicato congiunto. Secondo le associazioni ambientaliste si tratterebbe di un atto illegittimo adottato da un governo in carica solo per gli affari correnti su una materia di programmazione strategica che tutto rappresenta fuorché ’ordinaria amministrazione‘.
La SEN, spiegano le associazioni, è un documento che anche se definisce lo sviluppo energetico dell’Italia solo fino al 2020 potrebbe “ipotecare il futuro del Paese con il delineato impulso alla trasformazione in hub del gas e il via alle trivellazioni selvagge”. Gli ambientalisti mettono in evidenza che dietro a questo atto ci sia una questione tutta politica: “la linea dell’esecutivo Monti è uscita chiaramente sconfitta dalla competizione elettorale e ciò indebolisce ulteriormente il ruolo dell’attuale Governo quando si tratta di provvedimenti di programmazione da adottare per il futuro del Paese”.
Le associazioni peraltro ignorano, come tutti noi del resto, il testo definitivo della SEN. Infatti dopo un processo di consultazione su una prima bozza – processo al quale hanno partecipato anche le associazioni ambientaliste, rilevando numerose debolezze  – la versione finale in via di approvazione è un mistero.
Greenpeace, Legambiente e WWF contestano da mesi gli indirizzi generali, nonché molti dettagli della SEN proposta dal governo. Questa strategia è fondata su pochicapisaldi, dicono:
  • incentivare e facilitare lo sfruttamento delle scarsissime risorse petrolifere del Paese, mettendo a rischio ambiente, paesaggio e salute pubblica per un ritorno economico esiguo;
  • fingere che non esista la questione carbone, salvo continuare ad approvare nuovi progetti di centrali alimentate con quella fonte (come nel caso di Saline Joniche) o progetti di ampliamento di impianti già esistenti (come nel caso di Vado Ligure);
  • definire obiettivi di sviluppo ambiziosi per le fonti rinnovabili, ma identificare al contempo strumenti del tutto inadeguati a consentire questa crescita;
  • trasformare l’Italia in un grande hub del gas, senza chiarire i vantaggi per il paese vista l’assenza di politiche che superino gli impianti a carbone e a olio combustibile.
Greenpeace, Legambiente e WWF affermano inoltre che “mentre si predispongono nuove regalie alle lobby delle fonti fossili, gli investimenti in rinnovabili, in Italia, sono calati del 51% nel 2012 (dato reso noto ieri dall’OCSE) per effetto dell’incertezza normativa, delle riduzioni selvagge e non cadenzate degli incentivi, nonché per le barriere amministrative: si sta rallentando o affossando l’unico settore che aveva dimostrato, in questi anni, una tendenza anticiclica, continuando a generare Pil e occupazione”.
Greenpeace, Legambiente e WWF si riservano di impugnare gli atti di approvazione della SEN presso i fori competenti, per contrastare con ogni strumento un piano che – qualora non vi fossero sostanziali revisioni rispetto a quanto sin qui promosso dal governo Monti – “non garantirebbe al Paese alcuno sviluppo e costituirebbe, invece, un atto di grave miopia, profondamente in conflitto con ogni istanza di sviluppo sostenibile”.

lunedì 11 marzo 2013

Alla faccia delle rinnovabili – Nel mondo gas e petrolio ricevono contributi pubblici sette volte superiori


econdo l’analisi dell’Earth policy institute, che si basa sui dati della International energy agency (Iea), nel 2011 alle fonti convenzionali sono andati ben 620 miliardi di dollari dagli stati. Alle rinnovabili solo 88 miliardi. I paesi che sostengono di più le “black energy” sono Iran, Arabia Saudita, Russia, India e Cina
Troppi fondi alle energie fossili: secondo l’Earth policy institute (Epi), che si basa sui dati dell’International energy agency (Iea), nel 2011 alle fonti convenzionali sono andati ben 620 miliardi di dollari, alle rinnovabili appena 88. L’Epi, nel sottolineare come i combustibili fossili godano di aiuti pubblici di molto superiori alle energie alternative, punta il dito contro le politiche dei governi che a parole combattono il cambiamento climatico e nei fatti erogano sussidi alle fonti che ne sono maggiormente responsabili.
Secondo la ricerca gli Stati, con in testa Iran, Arabia Saudita, Russia, India e Cina, avrebbero aumentato nel 2011 del 20% i sussidi pubblici ai combustibili fossili a 623 miliardi di dollari, di cui 100 alla produzione e 523 al consumo. I sussidi alle fossili hanno assunto varie forme riconducibili a due tipologie: gli incentivi alla produzione (franchigie e altri sgravi fiscali a chi estrae petrolio, gas e carbone, per esempio) e incentivi al consumo (sconti sulle bollette o sul pieno alla stazione di rifornimento).
Il petrolio resta la fonte più “sostenuta”, con 285 miliardi di dollari. Segue il gas con 104 miliardi, mentre il carbone si conferma “cenerentola” con 3 miliardi di dollari. In testa ai paesi mecenati delle fonti sporche, gli stessi produttori: Emirati arabi, Kuwait, Katar e Arabia Saudita in testa.
Egazette

lunedì 4 marzo 2013

Bollette da rivoluzionare – Con tariffe europee ogni famiglia italiana spenderebbe 73 euro in meno


La ricerca di Facile.it: paghiamo 0,191 euro per KWh di energia contro gli 0,164 spesi in media da Germania, Inghilterra, Francia e Spagna
Se le nostre tariffe su gas e luce fossero pari alle medie europee risparmieremmo 330 euro all’anno. Lo rivela un'indagine di Facile.it  secondo la quale in Italia infatti i prezzi di luce e gas sono più alti del 20% rispetto agli altri Paesi europei. Il motivo principale? Tasse e imposte applicate a gas e luce in Italia sono più alte di quelle di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna.
Per quanto riguarda i consumi di luce, una famiglia media italiana paga circa 520 euro all’anno (per un consumo annuo medio di circa 2.700 KWh): potrebbe risparmiare 73 euro ogni anno se potesse contare sulle tariffe unitarie in vigore negli altri Paesi considerati. Paghiamo infatti 0,191 euro per KWh, contro gli 0,164 euro per KWh spesi in media da Germania, Inghilterra, Francia e Spagna.
Se sull’energia elettrica il prezzo italiano della quota energia è leggermente più alto rispetto alla media altri Paesi analizzati (0,132 euro/KWh in Italia vs 0,122 euro/KWh degli altri Paesi - con l’eccezione della Germania, che è di molto sopra la media), è notevole il diverso peso delle tasse e delle imposte applicate alle bollette italiane (0,059 euro/KWh contro lo 0,042 euro/KWh degli altri Paesi considerati).
E-Gazette

lunedì 4 febbraio 2013

Le leve di un sistema e il "pazzo lasciar andare"


Nella mia personale classifica delle notizie passate un po’ inosservate, ce n’è una cui sono particolarmente affezionato. A dir la verità, non è la notizia in sé (per molti già nota), ad avermi colpito, ma la sua fonte.

di Pietro Raitano


L’ho trovata a pagina 7 del rapporto “Statistical Review of World Energy” pubblicato nel giugno 2012. Me la tengo buona da allora, e la utilizzo spesso, soprattutto perché la fonte non è il solito gruppo ambientalista (o il solito scienziato preparato) ma la BP, il gigante petrolifero (quello del disastro nel Golfo del Messico, per intenderci). 
Ecco, a pagina 7, peraltro in una nota, BP scrive che  le odierne riserve stimate di petrolio “saranno sufficienti a garantire 54,2 anni di produzione globale”. 
In uno slancio di ottimismo, mi dico che tra “54,2 anni” saremo ancora tutti qui, un po’ più vecchi. Mi chiedo però come sarà il mondo, tra 54,2 anni, senza petrolio. Del tema ci siamo occupati in lungo e in largo e non mi dilungherei ulteriormente. Salvo riflettere su come, ossessionati -ed è comprensibile- da finanza, debito, spread, disoccupazione e tutto il resto, ci stiamo un po’ perdendo, per così dire, i “fondamentali”. Solo che “dimenticare” l’urgenza con cui dovremmo affrontare il tema dell’esaurimento delle risorse è problematico, specie se facciamo nostra la riflessione di Ugo Bardi e Dmitri Orlov quando dibattono della rapidità dei declini e dei collassi dei sistemi, ben superiore a quella della crescita. L’han chiamato “Effetto Seneca” (che, nel primo secolo dopo Cristo, scriveva a Lucilius “sarebbe una consolazione per la nostra debolezza e per i nostri beni se tutto andasse in rovina con la stessa lentezza con cui si produce, e invece l’incremento è graduale, la rovina precipitosa”).
Nel 1999 Donella Meadows scrisse un articolo divenuto celebre (in Italia grazie, ancora una volta, a Ugo Bardi), a proposito dei “punti di leva” sui quali intervenire per cambiare un sistema. La Meadows, famosa per aver partecipato alla realizzazione dello studio “I limiti dello sviluppo”, nel 1972, riprende una altrettanto celebre riflessione di Jay Forrester del Mit di Boston, secondo il quale il mondo si è convinto -intuitivamente- che il punto di leva più adatto a migliorarlo e a garantire benessere a tutti sia la crescita economica. Il problema è che l’assunto è falso (tanto è vero che si tratta di un assunto recente, e non comune a tutte le culture).
A partire da questa riflessione e dalla consapevolezza che -spesso- le intuizioni portano a decisioni errate, la scienziata stila una classifica di “punti dove intervenire in un sistema (in ordine crescente di efficacia)”. Sono dodici: al secondo posto c’è “l’atteggiamento mentale o lo schema ideale con cui il sistema si presenta”. Al primo: “il potere di andare al di là dei modelli”. Ovvero: “c’è un punto di leva ancora più grande del cambiare paradigma. Che è mantenersi indipendenti nell’arena dei paradigmi, mantenersi flessibili, capire che nessun paradigma è ‘vero’ e che tutti, incluso quello che dolcemente modella la tua visione del mondo, è una comprensione tremendamente limitata”.
Cambiando atteggiamento mentale e andando al di là del modello, potremmo forse smettere di far finta che il problema ambientale non ci sia -o non sia prioritario- scoprendo in più che esistono “soluzioni naturali” nel perseguimento del benessere collettivo ben diverse dalla “crescita”.
Un imperativo per chi, da qui a poco, dovrà governare questo nostro Paese, a patto che si ricordi che occupa quella poltrona non per rappresentare gli interessi di chi l’ha votato, ma quelli di tutti. Questo vale anche -e forse soprattutto- per gli eletti provenienti dalla cosiddetta “società civile”, verso i quali nutriamo grandi aspettative. Senza dimenticare, come scrisse Donella Meadows, che “i punti di leva magici non sono facilmente accessibili, anche se sappiamo dove sono e che direzioni dar loro. Non ci sono biglietti a basso prezzo per la conoscenza. Bisogna lavorare su ciò che significa analizzare rigorosamente un sistema o rigorosamente liberarsi dei propri paradigmi e gettarsi nell’umiltà del non-sapere. Alla fine dei conti, sembra che il potere abbia meno a che fare con lo spingere i punti di leva che con lo strategico, profondo, pazzo lasciar andare”. ---
Altreconomia

martedì 15 gennaio 2013

Nel 2012 domanda elettrica in calo. Crescono solo eolico e FV


Nel 2012 la domanda di energia elettrica è diminuita del 2,8% rispetto al 2011. Le uniche fonti energetiche che vedono aumentare la propria produzione sono il fotovoltaico e l’eolico. In 4 anni la produzione da solare FV aumenta del 2.600%. Le due fonti insieme coprono il 9,5% della domanda elettrica nazionale. Gli ultimi dati di Terna
Nel 2012 la domanda di energia elettrica è diminuita del 2,8% rispetto al 2011. È stata pari al 325,2 TWh contro i 334,6 dell’anno precedente. Se poi vediamo il dato in termini decalendarizzati (il 2012 ha avuto un giorno in più), la variazione è di -3,1%. A livello territoriale, al Nord la variazione è stata del -2,5%, al Centro -3,1% e al Sud -6,1%. Insomma questo è in ordine il terzo anno più basso in termini di consumi elettrici in 10 anni. È quanto si desume dall'ultimo rapporto mensile di Terna, dal quale si può ottenere un quadro della produzione e dei consumi elettrici su base annuale.
Le uniche fonti energetiche che vedono aumentare la propria produzione sono il fotovoltaico e l’eolico. Il fotovoltaico con 18,3 TWh aumenta del 71,8% rispetto al 2011. Pensiamo solo che nel 2010 la produzione da solare fotovoltaico era stata appena di 1,9 TWh e nel 2009 di 0,7 TWh. Quindi in 4 anni l’aumento è stato del 2.600%.
L’eolico con 13,1 TWh registra un incremento della produzione del 34,2%. Insieme (31,4 TWh) le due fonti rappresentano l’11% sulla produzione elettrica netta totale.Sulla domanda dell’anno la loro quota è invece del 9,6%.
In calo la produzione idroelettrica (-8,2) e geotermoelettrica (-1,4). Significativa ladiminuzione della produzione termoelettrica del 6,3%, che passa da 218,5 TWh del 2011 a 204,8  TWhdell’anno appena trascorso.
Le importazione di elettricità (45,4 TWh) diminuiscono del 4,5% rispetto al 2011 e oggi rappresentano circa il 14% della domanda di energia elettrica. Crescono le esportazione del 27,6% arrivando in tutto a 2,3 TWh. Nel grafico la struttura in percentuale della produzione di energia elettrica per l'Italia nel 2012.
Qualenergia

giovedì 8 novembre 2012

La classe non è acqua


La rivoluzione nell’efficienza energetica nel settore della climatizzazione ha già una data di inizio: primo gennaio 2013 quando entrerà in vigore la nuovanormativa europea Erp (Energy Related Product), che introduce criteri più rigorosi per la definizione della classe di efficienza energetica degli apparecchi di climatizzazione. La normativa, che ridefinisce gli standard nel settore, porterà all’introduzione graduale, dal 2013 al 2019, di nuove classi energetiche (A+ / A++ / A+++), che permetteranno di indicare in modo più corretto il reale consumo degli apparecchi, evidenziando le differenze di qualità e di prestazioni tra i prodotti.
EFFICIENZA - «È una delle più importanti innovazioni tecniche che abbiano toccato il settore in questi anni», dice Walter Rebosio, Technical & training department manager di Mitsubishi Electric, una delle principali aziende produttrici di apparecchiature elettriche ed elettroniche, con sedi in 34 Paesi nel mondo. Introducendo un diverso modo di calcolare l’efficienza dell’impianto, spiega Rebosio, «la normativa alza l’asticella dell’efficienza minima dei prodotti e mette ordine nel settore, stabilendo che se un prodotto non è efficiente non può essere venduto. Così, chi è in grado di fare un apparecchio efficiente potrà distinguersi sul mercato ed essere premiato. E anche i consumatori avranno gli strumenti per scegliere al meglio».
NUOVA PROGETTAZIONE - Gli standard impongono anche una nuova ottica di progettazione dei prodotti, «soprattutto per l’utilizzo della pompa di calore per il riscaldamento degli ambienti». Le nuove regole cambieranno anche lo scenario competitivo. «L’introduzione della normativa Erp», aggiunge Reposio, «colpirà soprattutto i produttori di fascia bassa, che dovranno decidere se riposizionarsi su una maggiore efficienza. Chi, come noi, era già strutturato per seguire tutti i mercati del mondo, con norme diverse, dovrà fare uno sforzo, anche di investimento, più limitato. Le nostre linee di produzione sono già molto flessibili. Lanceremo gamme di prodotto nuove, molto accattivanti che permetteranno un risparmio energetico del 20%».
M. Ver. – Corriere.it

mercoledì 17 ottobre 2012

Crisi e risparmio di energia - Con la legge di stabilità tornano le notti al buio

Roma, 15 ottobre – Il governo spegne la luce di notte nelle città. E prevede così di risparmiare 500 milioni di euro all’anno.
Per ridurre la spesa e contenere l’uso di risorse energetiche, con decreto del presidente del Consiglio sono stati stabiliti gli standard tecnici per lo “spegnimento dell’illuminazione ovvero suo affievolimento, anche automatico, attraverso appositi dispositivi, durante tutte o parte delle ore notturne”. Il provvedimento, che sta facendo molto discutere, è contenuto nella bozza di Legge di stabilità.
“Si tratta di ottimizzare, di non sprecare dei soldi senza venir meno alle regole fondamentali di sicurezza”, si affretta a spiegare il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, respingendo le critiche alla misura “cieli bui” da qualcuno definita come un possibile coprifuoco. “È un buon suggerimento venuto dalla gente, così come quello recepito nei provvedimenti di aiuto alle start up”, aggiunge Passera.
“Un’unica legge nazionale sull’inquinamento luminoso era attesa da decenni, sinora c’è stata un’autentica anarchia”, festeggia Sergio Ortolani, professore ordinario del dipartimento di Fisica e astronomia Galileo Galilei dell’università di Padova. Di tutt’altro parere il capo del Pd bolognese, Raffaele Donini: “L’operazione cieli bui mi sembra il degno provvedimento di un governo troglodita - accusa senza mezzi termini. - Spegnere le luci di notte per risparmiare soldi? È come se un podista, per rendere più agevole il suo cammino, anziché cambiarsi le scarpe si tagliasse i piedi”.
E l’Eni che cosa ne pensa? “Non viviamo di queste cose, per fortuna”, dice l’amministratore delegato del gruppo petrolifero, Paolo Scaroni. “Noi i soldi li facciamo producendo petrolio in Africa e vendendolo negli Stati Uniti”, ha proseguito a margine di un’audizione alla commissione Industria al Senato minimizzando l’impatto della misura sui conti della società. 
Ecco i numeri che hanno ispirato il provvedimento: i comuni italiani spendono ogni anno oltre un miliardo di euro per l’illuminazione pubblica. Ma circa la metà di questa cifra potrebbe essere risparmiata adottando specifiche cautele o dotando i lampioni di tecnologia led, ovvero di lampade a basso consumo. A fare i calcoli era stata l’associazione Cielo Buio, i cui consigli hanno ispirato il lavoro portato avanti in questi mesi dal supercommissario alla spending review, Enrico Bondi. In pratica, secondo studi europei citati da Cielo Buio, il consumo pro capite per l’illuminazione pubblica è in Italia oltre il doppio della Germania e della media europea: 105 chilowattora contro i 42 tedeschi e i 51 della Ue.
E a differenza di molti paesi europei, in Italia la sorgente più impiegata per illuminare resta la lampada da 150 Watt, mentre oltre il 50% delle strade potrebbe essere illuminato con sorgenti da soli 70 Watt.
E-Gazette

lunedì 17 settembre 2012

Rinnovabili, un "decalogo" per svilupparle in Italia

L'assemblea programmatica sullo "Sviluppo delle Fonti Energetiche Rinnovabili", uno dei gruppi di lavoro nell'ambito degli Stati Generali della Green Economy, propone un decalogo per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. La fase conclusiva degli Stati Generali della Green Economy si svolgerà a Rimini il 7-8 Novembre.

L’Europa è un mercato di riferimento a livello internazionale per le fonti rinnovabili con un milione di occupati nel settore e una potenza complessivamente installata pari al 45% di quella mondiale. In Italia circa il 10% del consumo finale lordo di energia è soddisfatto da fonti rinnovabili e le emissioni evitate sono state valutate in almeno 56 Mt CO2, mentre grazie alla minore importazione di combustibili fossili nella bolletta energetica sono stati risparmiati 8-10 miliardi di euro. Se il Paese sosterrà in maniera adeguata questo settore, al 2020 la quota di consumi energetici soddisfatta da rinnovabili sarà superiore all’obiettivo nazionale del 17%, e potrebbe arrivare al 30% al 2030, allineandosi così alla recente Roadmap europea.
Le emissioni evitate potranno così crescere a oltre 100 Mt nel 2020 e a 150 nel 2030, con una minore dipendenza da combustibili fossili che si tradurrà in un risparmio sulle importazioni di 18-20 miliardi €/anno al 2020 e di 26-30 miliardi €/anno al 2030.
Questo lo scenario tracciato nel documento sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili - che detta anche un “decalogo” per centrare questi obiettivi - presentato nel corso della sesta Assemblea Programmatica in preparazione degli Stati Generali della Green Economy che si svolgeranno a Rimini il 7-8 Novembre prossimo, nell’ambito di Ecomondo. Organizzati dal Ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese green.
“Le Fonti energetiche rinnovabili - ha detto Pietro Colucci, Presidente di Kinexia e coordinatore del gruppo energie rinnovabili – hanno già fornito in questi anni, un deciso contributo in termini di maggiore sostenibilità ambientale, economica e sociale, indicando la crescita di questo comparto come uno dei fattori moltiplicativi dello sviluppo del nostro Paese. L’odierna, nuova sfida è quella di indirizzare questa crescita repentina verso la creazione di un modello industriale, sano, stabile e rivolto al futuro, che sia in grado di produrre innovazione, attirare investimenti e creare occupazione, rappresentando quindi una reale exit strategy dall’attuale crisi economica”.
Ecco il decalogo per sostenere lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia:
1. Approvare la Strategia energetica nazionale e vigilare sulla sua attuazione con un Osservatorio
Il Ministero dello Sviluppo economico sta elaborando la Strategia energetica nazionale: dalle bozze in circolazione si desume che gli obiettivi al 2020 (ma non al 2030) saranno ancora più ambiziosi di quelli attribuiti all’Italia dal Pacchetto 20-20-20 della UE: è necessario partire da qui, ossia dal 23% di rinnovabili sul consumo finale lordo, arrivando al 38% nel settore elettrico. Ma servono strumenti efficaci e una seria verifica dei risultati. Per questo si propone l’istituzione di un Osservatorio.
2. Semplificare le procedure e ridurre i costi burocratici
Le rinnovabili, almeno nel caso di alcune tecnologie, scontano in Italia costi più alti della media europea: per esempio nel 2011 i costi del fotovoltaico sono stati superiori di oltre il 10%, per l’eolico on-shore del 20-30%. Su questo incidono in modo determinate le procedure e le norme attualmente in vigore, che andranno riviste alla luce delle migliori pratiche europee e nel rispetto della normativa comunitaria vigente.
3. Sostenere gli investimenti per arrivare a un progressivo superamento del sistema degli incentivi
Gli investimenti privati nello sviluppo delle rinnovabili saranno molto ingenti nei prossimi anni (90 Mld € al 2020 per le sole elettriche). Occorre varare una politica di sostegno agli investimenti attraverso un sistema di incentivi, differenziato per ciascuna fonte, da modulare al ribasso in relazione alla riduzione dei costi di produzione, da integrare progressivamente con nuovi strumenti nell’ottica di alleggerire il peso sulla bolletta e accompagnare le rinnovabili verso la competitività.
4. Creare un fondo per la Ricerca di Sistema Energetico e promuovere la creazione di un fondo per la ricerca privata autofinanziato dalle imprese green
Nel 2010 in Italia appena il 2% della spesa pubblica per Ricerca e sviluppo è destinato all’energia e di questa la quota destinata alle fonti rinnovabili è tra le più basse in Europa. È necessario quindi dare vita a un fondo per la Ricerca del Sistema Energetico alimentato attraverso un prelievo minimo sulle bollette elettriche e del gas e un impegno maggiore del settore privato.
5. Varare un programma ambizioso per lo sviluppo delle reti energetiche
Secondo la Commissione europea, nei prossimi anni saranno necessari 220 Mld € di nuovi investimenti nelle reti energetiche. Si propone di realizzare un programma nazionale di adeguamento delle reti energetiche che tenga il passo con gli obiettivi sulle fonti rinnovabili, a cominciare dallo sviluppo delle reti di teleriscaldamento, ancora insufficienti, e dalla rete elettrica che, già oggi, non sempre è in grado di accogliere tutta la produzione, determinando così una costosa inefficienza.
6. Prevedere misure per la generazione distribuita e a sostegno dei piccoli e medi investimenti
Lo sviluppo delle rinnovabili passa anche attraverso la diffusione di impianti medio-piccoli, piccolissimi, o di taglia domestica (oggi ci sono, per esempio, 700 mila impianti solari termici e 400 mila impianti fotovoltaici inferiori ai 3 kW). Insieme alla semplificazione burocratica si propone di: spingere gli istituti di credito a creare prodotti specifici; promuovere il ruolo attivo delle Esco; favorire la messa in rete di cittadini, amministrazioni e PMI favorendo forme aggregative.
7. Definire roadmap a medio-lungo termine per lo sviluppo delle tecnologie per le rinnovabili
Lo sviluppo di un'industria nazionale delle rinnovabili richiede di attivare politiche di sostegno specifiche per ognuna delle filiere tecnologiche. Per questo si propone di predisporre specifiche roadmap tecnologiche individuando punti di forza e debolezza delle tecnologie ed elaborando proposte di intervento e priorità per le diverse filiere.
8. Promuovere un'azione specifica per il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili termiche
Il settore delle rinnovabili termiche presenta enormi potenziali di crescita, a oggi troppo poco sfruttati. Il loro sviluppo consentirebbe al 2020 di creare 130.000 nuovi posti di lavoro e ridurre di altri 5 milioni di mc l’importazione di gas naturale. Partendo dall’ormai prossima emanazione del Conto termico, si propone di sviluppare una “normativa quadro” chiara e stabile, basata su una maggiore sinergia tra i ministeri competenti.
9. Predisporre una strategia nazionale per il rilancio della filiera delle biomasse
Il potenziale energetico delle biomasse in Italia è molto elevato, ma permangono una serie di ostacoli al suo sfruttamento. Per ribaltare tale situazione si dovrà sviluppare un'economia del bosco in grado di promuoverne la gestione tutelando l’ambiente e il territorio. Inoltre sarà necessario sviluppare i biocarburanti di seconda e terza generazione, la filiera del biogas/biometano e la valorizzazione energetica della frazione biodegradabile dei rifiuti nel rispetto della gerarchia di gestione europea.
10. Ridefinire il ruolo del termoelettrico in un sistema a forte penetrazione di rinnovabili
Nel 2011, in Italia, i quasi 80 mila MW di impianti termoelettrici alimentati da combustibile fossile hanno lavorato in media meno di 2.900 ore. La crescita prevista delle fonti rinnovabili nei prossimi vent’anni sarà più che sufficiente a coprire l’aumento della domanda elettrica. È necessario che in questa fase produzione fossile e rinnovabile siano governate in maniera integrata. Per questo si propone l’istituzione di un tavolo di consultazione tra decisori politici e operatori del settore.
Per maggiori informazioni sugli Stati Generali della Green Economy: www.statigenerali.org
Qualenergia