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giovedì 1 agosto 2013

È ora di abolire il reato di clandestinità

La decisione di Famiglia Cristiana e del suo direttore, don Antonio Sciortino, di lanciare una campagna per l'abolizione del reato di clandestinità è una decisione coraggiosa che merita tutto il tuo e nostro sostegno operoso.

Non è un appello generico. E' una campagna civile, oltre che cristiana, che mira ad un obiettivo concreto: abolire il reato di clandestinità. Un reato crudele, scrive don Antonio Sciortino nell'appello che allego. Un reato istituito per raccogliere voti, che serve solo a scopi strumentali e demagogici. Anche se la strumentalizzazione va a incidere sulla carne degli uomini.

La campagna di Famiglia Cristiana deve diventare la campagna di tutte le donne e gli uomini che vogliono far vivere i valori iscritti nella nostra Costituzione e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Per questo vi invito a firmare la petizione sul sito famigliacristiana.it e ad attivare la raccolta di firme tra i vostri aderenti e sul vostro territorio.

Per avere successo, per raggiungere questo obiettivo, è bene sottolinearlo, abbiamo bisogno di essere davvero in tanti.

30 luglio 2013

giovedì 28 giugno 2012

Fornero: il lavoro non è un diritto


People’s attitudes have to change: work isn’t a right; it has to be earned.
(Le abitudini della gente devono cambiare: il lavoro non è un diritto, va guadagnato)
Elsa Fornero, intervista al Wall Street Journal
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
(Art.4 della Costituzione della Repubblica Italiana)
La domanda è: cosa giurano a fare i ministri sulla Costituzione, visto che tanto nell’esercizio del proprio mandato fanno di tutto per approvare riforme incostituzionali? Negli ultimi vent’anni tra attacchi eversivi, gente che si pulisce il culo col tricolore e riforme bipartisan su (in)giusto processo e pareggio di bilancio, Presidenti della Repubblica che la picconano (o addirittura strabordano dalle proprie funzioni come l’ultimo), non fateli giurare più in futuro: tanto, mentre giurano, incrociano le dita dei piedi e si vede dalla faccia che mentono spudoratamente.
QdS

giovedì 21 giugno 2012

Rifugiati, al centro il diritto d’asilo



Oggi (ieri nd Magu) si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, un’occasione per riflettere su un fenomeno, quello dello spostamento/fuga da un paese all’altro per cercare un rifugio, che coinvolge solo in Europa 3 milioni di individui.


Le sue tracce sono fortemente intrecciate alla storia e alla cultura dell’Europa. Eppure il diritto di asilo è ancora intaccato da incertezze, ingiustizie e approssimazioni. Nel Medioevo la Chiesa offriva rifugio in conventi e luoghi di culto a chi era ricercato, talvolta ingiustamente, per aver commesso reati. Il “diritto di santuario” istituiva una sorta di extra-territorialità che poteva tutelare le persone da punizioni ingiuste. Oggi il diritto d’asilo è un diritto universale, che la dichiarazione dei diritti umani del 1948 ha sancito quale patrimonio comune dell’uomo, eredità di diverse tradizioni culturali. Dittature e guerre mondiali hanno portato il diritto d’asilo nella legislazione internazionale e in molte leggi nazionali, in adozione della Convezione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951 che per prima ha dettagliato la materia. La Convezione, poi integrata da altri testi, definisce il rifugiato “chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche” si trovi al di fuori dello stato di origine e da esso non possa ottenere protezione.
Nonostante una storia profonda e antica, oggi il diritto d’asilo continua a essere in pericolo, assediato da paure e interessi politico-economici. Nel giorno dedicato dalle Nazioni Unite ai rifugiati è utile sottolineare alcune criticità di un sistema poco conosciuto.
La costituzione italiana all’art. 10 comma 3 sancisce il diritto d’asilo come uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento, nato dall’esperienza dell’antifascismo e dalla conoscenza diretta dei danni apportati da un regime autoritario. È rimandata però al legislatore la formulazione di una legge organica sull’asilo. Delega che ha pesantemente influenzato i destini di chi arrivava in Italia fino al 1989, anno della prima legge sull’immigrazione, e che continua a produrre precarietà e discrezionalità. Pur discussa in parlamento negli ultimi 10 anni una legge ad hoc non è stata mai valutata realmente e tanto meno approvata. Le norme attuali sono distribuite in leggi sull’immigrazione (la c.d. Bossi-Fini del 2002, modifica della Turco-Napolitano del 1998) e dovute al recepimento di importanti direttive europee. Una situazione che ha dato vita a problemi di interpretazione delle norme e a spazi di discrezionalità da parte di organi statali preposti all’esame delle domande di asilo, di questure e prefetture e degli stessi ordini degli avvocati che dovrebbero tutelare il rifugiato nei confronti di decisioni sul suo status legale ritenute approssimative.
Il problema principale dei rifugiati in Italia è però l’insufficienza delsistema di accoglienza. Il Servizio Centrale per la protezione di richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), creato nel 2004, dispone attualmente di 3500 posti in tutta Italia. Un numero esiguo se pensiamo che dal 1998 le domande di asilo non sono scese sotto le 9000 all’anno. Tale fatto determina inevitabilmente un basso inserimento sociale e la deriva verso situazioni di marginalità di molti, come ha evidenziato Centro Astalli in uno studio presentato nei giorni scorsi.
L’Unione Europea ospita attualmente circa 1.600.000 rifugiati sui 3 milioni presenti in Europa, soprattutto nei Balcani e in Russia. Con il consiglio di Amsterdam del 1997 si è iniziato a parlare di un Sistema Comune Europeo per l’Asilo, che avrebbe dovuto uniformare legislazioni e standard di accoglienza. Se questo ha portato ad alcuni risultati significativi, cercando talvolta di uniformare al livello dei paesi più avanzati, rimangono nella pratica disuguaglianze notevoli fra stato e stato. L’obiettivo del 2012 come anno di convergenza delle politiche sul tema è ancora lontano. La libera circolazione dei rifugiati in Europa è per esempio ancora un miraggio, nonostante possano essere equiparati a cittadini degli stati membri per molti aspetti, e gli stessi tassi di riconoscimento della domanda di asilo e i sistemi di accoglienza sono molto differenziati. Si tratta insomma di una convergenza più tecnica che di sostanza, che non garantisce veramente i diritti dei rifugiati, come sottolinea il rapporto 2010 dell’European Council for Refugees and Exiles. L’agenzia Frontex, creata per monitorare le frontiere esterne dell’Unione potrebbe dare l’impressione che l’unico elemento veramente “comune” del sistema europeo sia la difficoltà a entrarvi per presentare la domanda d’asilo.
Quello dell’accesso alle frontiere è un problema centrale. Se abbiamo qualche dato sulle morti nel Mediterraneo, oltre 2000 quelle documentate nel solo 2011, molto meno sappiamo delle morti alle frontiere greche o bulgare, di chi muore di freddo o soffocamento nei tir che attraversano i Balcani, nelle stive delle navi o addirittura nei viaggi rischiosissimi dall’Iran, dall’Afghanistan, dalla Georgia. Lo scorso febbraio l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani per il “caso Hirsi”. Questa vittoria, basata sull’effettività del principio di “non refoulement” (non respingimento), cardine della convenzione di Ginevra (art. 33), non da purtroppo garanzie sul futuro. Lo testimonia il fatto che governo italiano ha stretto un nuovo accordo con la Libia post-Gheddafi, che prevede anche il monitoraggio delle frontiere. Se i termini utilizzati dal governo sono cambiati (non più “clandestini” ma “irregolari”, non più “emergenza migranti” ma “allarme), non ci sono garanzie sul rispetto dei diritti dei migranti e rifugiati che tentano di raggiungere l’Italia da sud, in fuga da Somalia, Sudan, Eritrea e da tutti i paesi della fascia subsahariana. Il testo dell’accordo, reso noto solo negli ultimi giorni, ha destato molte preoccupazioni, come sottolinea Amnesty InternationalPer padre Giovanni La Manna, presidente di Centro Astalli, è “molto grave che in un momento in cui si stabiliscono linee guida nei rapporti fra i due paesi, non si faccia menzione della tutela dei diritti dei richiedenti asilo”. “Ritorna – continua - lo spettro di respingimenti di fatto e la previsione di ancora troppi morti nel Mar Mediterraneo. Il governo deve fare quanto in suo potere per evitare il sacrificio di vite umane al largo delle coste italiane”.
Proprio in collaborazione con Amnesty in molte città italiane oggi, 20 giugno viene proiettato “Mare Chiuso”, il documentario di Segre e Liberti sui respingimenti in mare verso la Libia e sulle situazioni di sofferenza estrema che hanno provocato. Una modalità ulteriore per ricordare che la garanzia di un accesso protetto alle frontiere è essenziale per tutelare veramente i rifugiati.
L’arrivo in Italia di circa 25.000 persone dalla Libia e oltre 10000 dalla Tunisia dopo lo scoppio delle rivolte in questi paesi ha riportato il tema dei migranti e dei rifugiati al centro dell’attenzione. La così detta “emergenza Nord Africa” incarna in modo convincente l’approccio ideologico e la strumentalizzazione che continuano a subire i migranti anche in Europa. Chi è giunto dalla Libia in fra l’aprile e il settembre 2011 ha avuto la “fortuna” di trovare strutture di accoglienza approntate da Protezione Civile e enti locali, all’interno di un piano nazionale per l’accoglienza. È stato però obbligato a presentare domanda di asilo, nonostante la legge 189/2002 preveda permessi di soggiorno per motivi umanitari, rivolti proprio a chi scappa in massa da situazioni di guerra, carestia, disastri ambientali. Poiché la domanda di asilo è individuale e si basa sulla contesto del paese di origine del richiedente, molte domande sono state respinte sulla base proprio della condizione di relativa stabilità di paesi che talvolta i migranti avevano lasciato da parecchi anni, con l’effetto paradossale di creare un sistema di accoglienza piuttosto buono ma non dare il titolo di soggiorno necessario per usufruirne e per creare una reale prospettiva per persone fuggite da una guerra.
Questo episodio, che ha luci e ombre, ha messo ulteriormente in luce contraddizioni insite nel nostro sistema, privo di una normativa chiara e vittima della politica dell’emergenza e della paura. Si inserisce in questa linea la proposta di Melting Pot per il 20 giugno: dopo una campagna lunga e capillare, la Giornata è occasione rilanciare la richiesta del rilascio di “permessi umanitari” per chi è giunto dalla Libia in guerra e non ha titolo per essere riconosciuto rifugiato.
Il diritto di asilo è dunque messo in pericolo da una parte dall’insufficienza legislativa e dall’altra dalla scarsa volontà politica di tutelarlo in modo universale, senza subordinarlo a ragionamenti politici e strategici. L’ultimo rapporto semestrale dell’Alto Commissariato per i Rifugiati racconta un mondo in cui i rifugiati sono in crescita (più 800mila nel 2011 secondo UNHCR su 15milioni circa) in modo esponenziale,e solo una piccola parte si trova nei paesi industrializzati. Aumentano anche i casi di torture e di trattamenti disumani e degradanti. Sessantamila rifugiati sono oggi in Italia, con numeri inferiori ai maggiori paesi europei. Garantirne i diritti, oltre che un obbligo internazionale, è un interesse di tutti i cittadini.
Fonte: www.unimondo.org

sabato 14 aprile 2012

IMU: Lettra a Napolitano da Bareggio...


All'attenzione del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Ill.mo Sig. Presidente le scrivo per sottoporle un problema che penso non sia solo mio personale ma anche di altri cittadini come me, mi chiamo Laura Pinto e vivo a Bareggio in provincia di Milano anni fa con tanti sacrifici ho comprato con mio marito casa proprio a Bareggio dove risiedo ormai da ventitre anni.
Mio figlio dieci anni fa ha acquistato un piccolo appartamento in edilizia convenzionata sempre a Bareggio, circa otto anni fa avendo esigenze familiari ho ceduto in comodato d'uso il mio appartamento che era un poco più grande (unico appartamento di mia propietà) e viceversa mio figlio mi ha ceduto in comodato il suo appartamento (unico appartamento di propietà) ,ora con la nuova legge della tassa sulla casa IMU mi trovo ad avere una casa sola ma considerata seconda casa così pure mio figlio e tutto ciò mi sembra un NON SENSO spero che Lei possa darmi una spiegazione ,sono fortemente amareggiata perchè penso che sono sempre i più deboli a rimetterci ,la legge dovrebbe, considerando i vari aspetti,essere più giusta ed equa ,inoltre mi pongo una domanda perchè prima la legge mi da la possibilità di fare una cosa penalizzandomi subito dopo cambiando la normativa,perchè avendo una sola casa la devo considerare seconda casa?
Certa della sua attenzione spero che si faccia chiarezza facendo pagare come seconda casa chi veramente ne ha più di una .Le porgo i miei rispetti e cordiali saluti.


Mitt.Laura Bareggio

sabato 11 febbraio 2012

19 Febbraio a Roma, Manifestazione nazionale di solidarietà con il popolo siriano

L'appuntamento è alle ore 12.00 a Roma in piazzale dei Partigiani (vicino all'Ostiense). La manifestazione è promossa dal Consiglio Nazionale Siriano. Vedi il volantino e leggi la piattaforma della manifestazione.

Articolo di: Flavio Lotti
 
Foto di http://www.repubblica.it
      

Cari amici,

domenica 19 febbraio 2012 si svolgerà a Roma una manifestazione di solidarietà con il popolo siriano.

Non è facile capire quello che sta succedendo in quel paese perché l'informazione è diventata da tempo uno dei principali strumenti di guerra. Di certo c'è la verità di sempre e cioè che a pagare il prezzo più alto è sempre la povera gente. Di certo c'è che, per quasi un anno, si è fatto poco o nulla di quello che si doveva fare per fermare la spirale della violenza. E oggi tutto appare più violento, più pericoloso e più complicato. Per questo abbiamo bisogno di capire, di riflettere, di discutere, di proporre,... ma anche di agire.

La manifestazione è promossa dal Consiglio Nazionale Siriano (vedi il volantino e la piattaforma della manifestazione di seguito).

L'appuntamento è alle ore 12.00 a Roma in piazzale dei Partigiani (vicino all'Ostiense).

La Tavola della pace parteciperà con una propria piattaforma. Hanno già assicurato l'adesione: Libera, Articolo21, Cgil, Arci, Acli, Focsiv, Cnca, Rete della Conoscenza (Unione degli Studenti e Link coordinamento nazionale universitario), Beati i Costruttori di pace, Terra del Fuoco, Centro per la pace di Forlì e Cesena.

Per fermare le stragi e la spirale della violenza, per spezzare la logica delle armi e di chi le traffica, per impedire una ulteriore escalation ed estensione del conflitto,... vi invitiamo ad aderire e partecipare alla manifestazione del prossimo 19 febbraio.

Non restiamo a guardare!!!


Flavio Lotti

Perugia, 10 febbraio 2012

PIATTAFORMA DELLA MANIFESTAZIONE
DEL 19 FEBBRAIO 2012 A ROMA
1. Alla  manifestazione possono aderire tutte le opposizioni siriane che concordano con i seguenti  obiettivi della manifestazione:
  a. Cessazione immediata delle violenze in Siria
  b. Dimissioni del presidente Assad e del suo staff
  c. Un periodo di transizione
  d. Elezioni libere alle quali può partecipare tutto il popolo siriano
2.  Gli slogan dei partecipanti devono essere entro questa piattaforma
3. Il rifiuto totale di qualsiasi intervento militare in Siria
4. La difesa anche internazionale dei civili come previsto dallo statuto dell'Onu
5. Richieste immediate di soccorso medico e la possibilità di curare i feriti
6. Far arrivare gli aiuti umanitari alle zone disagiate
7. Sono invitate tutte le associazioni umanitarie e di volontariato e anti violenza alla partecipazione.
Il Consiglio Nazionale Siriano –  Italia

lunedì 6 febbraio 2012

POSTO FISSO: LE RAGIONI DI MONTI

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it/


“I giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso nella vita. E poi diciamo anche: che monotonia averlo per tutta la vita. È bello cambiare”. Questa frase diMario Monti ha suscitato polemiche e ironie (è un discorso snob).

È chiaro che il premier tira l’acqua al suo mulino perché il governo deve varare una riforma del lavoro dove il posto fisso e garantito a vita non ci sarà più, però la sua notazione è assolutamente valida dal punto di vista esistenziale e psicologico. Scrive Nietzsche:“Amleto chi lo capisce? Non è il dubbio, ma la certezza che uccide”.

I Paesi scandinavi, dove l’esistenza scorre garantita, lineare, prevedibile ‘dalla culla alla tomba’, hanno il più alto tasso di suicidi in Europa, cinque o sei volte superiore al nostro Sud dove sono in parecchi a doversi inventare ogni giorno la vita per far quadrare il pranzo con la cena. La necessità aguzza l’ingegno, la sicurezza lo ottunde.

Quando ero in Pirelli, alla fine degli anni Sessanta, ho assistito alla cerimonia che ogni anno l’azienda organizzava per gli “anziani Pirelli”, impiegati e operai che dopo quarant’anni di servizio andavano in pensione lasciandosi docilmente seppellire anzitempo. Era una cerimonia, nonostante tutti gli sforzi della Pirelli per renderla potabile, o anzi forse anche a causa di questo, di una tristezza senza pari, da film del primo Olmi, quello de Il posto (appunto). Si leggeva su quei volti l’asfissia. Per 40 anni erano stati garantiti, ma per 40 anni avevano vissuto nelle stesse stanze, negli stessi luoghi, visto le stesse facce, fatto gli stessi discorsi. “Una cosa da fare rincretinire un uomo per quanto può rincretinire” dice cinicamente lo stesso Adam Smith che pur è un primigenio fautore del lavoro parcellizzato e della catena di montaggio.

Cambiare quindi è vitale. Ma bisogna avere delle chance di poterlo fare, pur assumendosi qualche rischio. E la società di oggi è molto meno “aperta” di quella di ieri e non solo nel campo del lavoro. Oggi quelle che una volta erano strade e anche autostrade si sono ridotte a stretti viottoli. A mio parere la situazione non è particolarmente drammatica, come si strombazza per i giovani che non trovano il primo lavoro (intanto son giovani, beati loro, mi cambierei all’istante con un ventenne disoccupato), ma per gli uomini di mezz’età che lo perdono. Soprattutto per quelli che appartengono al ceto medio, borghese, intellettuale.

Giorni e nuvole, il bel film di Soldini, racconta la storia di un manager cinquantenne di un’azienda di Genova, troppo morbido, troppo umano. L’azienda va così così e vi entra un socio con meno scrupoli che licenzia il manager e un bel mucchietto di operai. Costoro – siamo a Genova, una città che conserva una tradizione operaia – riusciranno in qualche modo a cavarsela attraverso la rete di solidarietà proletaria. Il manager (Albanese nel film) no. Manda curriculum su curriculum, inutilmente. Nessuno oggi assume un uomo di 50 anni. Perché nella società attuale, con i rapidissimi cambiamenti tecnologici, diventiamo tutti presto obsoleti. Albanese, per sopravvivere, rinuncia allora a qualsiasi ambizione e si mette a far lavoretti d’occasione, si improvvisa tappezziere. Ma non ha il know how, gli manca la manualità necessaria.

Per questo trovo assai interessante l’iniziativa di Edibrico, una casa editrice di giornali di bricolage, che ha sponsorizzato gratuitamente l’insegnamento ai bambini, in varie sedi, di quella manualità che abbiamo quasi tutti perduto. Altro che farli chattare, già a due o tre anni, compulsivamente sull’iPhone. Della manualità, e non solo per sport, avremo presto tutti estremo bisogno. Quella manualità che consentiva all’uomo di Neanderthal di costruirsi empiricamente una stranissima, complicata ma efficacissima lancia (gli serviva per uccidere i mammuth) che oggi nessuna tecnologia sarebbe in grado di riprodurre. L’uomo Sapiens Sapiens deve fare qualche passo indietro.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/posto-fisso-le-ragioni-di-monti/188934/
4.02.2012

giovedì 1 dicembre 2011

10 giorni x i diritti umani


Da oggi al 10 dicembre: leggiamo insieme ogni giorno un articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Appello della Tavola della pace ai direttori dei TG della RAI: bastano pochi secondi al giorno.

Articolo di: La redazione
Foto di Floriana Lenti
       


Tra 10 giorni, il 10 dicembre 2011, in tutto il mondo verrà celebrata la Giornata Internazionale dei Diritti Umani. In preparazione di questo appuntamento invitiamo tutti a rileggere la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un documento di straordinaria importanza che in trenta brevi articoli parla di ciascuno di noi, della dignità e del valore di ogni persona e definisce con parole chiare e semplici i nostri fondamentali diritti. Sono diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. Sono diritti individuali ma anche universali e indivisibili. Parliamo del diritto alla vita, alla pace, alla libertà, all'uguaglianza, al cibo, all'educazione, alla salute, alle pari opportunità, all’ambiente, all’acqua, alla casa, alla giustizia, allo studio, alla cittadinanza, al lavoro, alla pensione,…

Sono solo 30 articoli. Eppure, ancora oggi, pochissimi italiani li conoscono. Eppure, dietro a ciascuno di questi articoli ci sono stati tanti giovani che hanno lottato e spesso pagato con la vita l’impegno contro la guerra, la dittatura e l’oppressione, per la libertà e la giustizia. Eppure quei diritti continuano a essere violati in tante parti del mondo e anche nel nostro paese. 

Ecco perché, a partire da oggi 1 dicembre, invitiamo tutti a leggere insieme un articolo al giorno. 


Gli articoli che leggeremo fino al 10 dicembre saranno accompagnati da una riflessione del prof. Antonio Papisca, direttore della Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova.

Ai direttori dei TG della RAI servizio pubblico, chiediamo di dedicare da oggi al prossimo 10 dicembre, pochi secondi dei TG alla semplice lettura giornaliera di uno degli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Un servizio ai cittadini. Un modo semplice per adempiere ai doveri istituzionali del servizio pubblico e di aiutare il nostro paese a riscoprire le basi della convivenza. 
Questo invito vale, naturalmente, anche per tutti i responsabili del mondo della comunicazione e dell’informazione, per tutti i protagonisti e responsabili del mondo della scuola e di tutte le altre agenzie educative.

* * *

Leggiamo, dunque, insieme il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

L’articolo 1 dice chiaramente qual è il fondamento dei diritti umani: è l’essere umano in quanto tale. Si nasce con i diritti e le libertà fondamentali. Il legislatore, nel nostro caso il legislatore internazionale, non “crea” né “concede” i diritti umani, ma li “riconosce”. I diritti umani preesistono alla legge scritta. I diritti umani siamo noi. In epoca di assolutismo, ci fu chi disse: “L’Etat c’est moi” (lo Stato sono io). In virtù del riconoscimento giuridico dei diritti umani ciascuno di noi può a giusto titolo dire: “La Loi c’est moi” (la Legge sono io), beninteso la legge fondamentale, non il privilegio o il capricco o il lusso. Dire diritti umani significa dire consapevolezza di altissima responsabilità personale e sociale, da spendere in termini di solidarietà e di servizio alla comunità. Gli estensori della Dichiarazione intesero i diritti umani come “verità pratiche”: il diritto alla vita è il bisogno vitale di vivere, il diritto al lavoro è il bisogno vitale di lavorare, e così via. Dissero: scriviamo un elenco di verità pratiche, senza chiederci qual è il loro fondamento. Ma l’articolo 1 esplicita senza mezzi termini proprio questo fondamento.

Antonio Papisca

Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova (antonino.papisca@unipd.it).