mercoledì 25 settembre 2013

EX GIOIELLINI ITALIANI

Quando ormai la vendita di Telecom era cosa fatta, s'è alzato, tardivo, il coro delle polemiche. Parlamentari ed esponenti politici si sono affrettati ad esprimere il loro dissenso a suon di dichiarazioni. Il presidente Letta ha assicurato che il governo vigilerà sul caso, sia pure nei margini limitati che un'azienda privata permette. Il presidente dell'azienda, Franco Barnabè, in audizione al Senato, ha addirittura detto di aver appreso solo dopo, dai comunicati stampa, della recente modifica dell'accordo parasociale tra gli azionisti di Telco, che nella serata del 23 settembre ha sancito la salita di Telefonica dal 46 al 65% di Telco, la holding che controlla il 22,4% di Telecom Italia, con un'opzione per gli spagnoli a salire per breve termine fino al 70%, spostando di sei mesi la finestra per dare le disdette al patto Telco.

Tutti a difendere, ora, l'italianità delle nostre aziende. Ma Telecom non è la prima e non sarà l'ultima a passare in altre mani. Alitalia sembra destinata ad essere scalata da Air France, e il governo è pronto a un altro pacchetto di privatizzazioni per recuperare liquidità. Sulla piazza ci sono già sono le tre Ansaldo - Energia, Sts e Breda - su cui ci sono i coreani di Doosan, gli americani di General Electic e i giapponesi di Hitachi, e poi si vende pure il ramo assicurazioni di Poste Italiane: Posta Vita.

Finirà tutto all'estero, visto che in Italia non c'è nessuno disposto a investire. E appena finisce l'aiuto dello Stato - come nel caso di Alitalia - si cerca qualcuno più forte per rientrare nell'investimento. La nazionalità non importa affatto. Strano scandalizzarsi ora, visto che gli affari con l'estero vanno avanti da anni. Quindici anni fa il multimiliardario del lusso Bernard Arnauld con la sua Lvmh si innamorava di Gucci, per poi cederla al rivale di sempre Francois-Henry Pinault. A fine settembre 2011 Lvhm si è accaparrata il 98,09% di Bulgari la società fondata da Satirio Bulgari nel 1884, e prima ancora Emilio Pucci e Fendi. L'ultima a finire nelle mani di Arnauld è stata Loro Piana. Mentre Francois Henri Pinaulte con la sua Ppr, ora diventata Kering, ha preso a suon di miliardi pure Bottega Veneta e Sergio Rossi, e salvato e acquisito la Richard-Ginori, un pezzo di storia dell'arte della porcellana italiana nata nel Settecento. La Gianfranco Ferrè è stata ceduta al gruppo Paris Group di Dubai, mentre Valentino è ora della casa reale del Qatar.

Pure la Rinascente è stata ceduta ai thailandesi di Central Retail. Nell'alimentare, fece scalpore l'acquisizione di Parmalat, in mano francese. Ceduta pure la Buitoni alla Nestlè. E poi la Gancia, passata all'oligarca russo della vodka Roustam Tariko, e l'olio Bertolli ora del gruppo spagnolo Deoleo proprietario anche di Carapelli, Sasso, Minerva oli. Sempre di Nestlè è la Perugina con tutti i suoi Baci. La svizzera Unilever si è presa l'Algida e l'Antica gelateria del Corso. E la lista è lunga e lo diventa anche di più guardando ad altri settori: Edison è di proprietà di Electricitè de France, Acea ha fra i suoi azionisti Gdf-Suez, Enel ha annunciato la cessione della sua quota in Severenergia a Rosneft. Quanto alle banche, la Banca Nazionale del Lavoro fa parte del colosso francese Bnp Paribas, mentre Cariparma è controllata da Credit Agricole. Ma sembra che nessuno se ne sia accorto. 
Cado in Piedi

Neruda, la Libertà seppellita

Il 23 settembre 1973, solamente dodici giorni dopo il golpe militare di Pinochet, moriva a Santiago del Cile Ricardo Eliezer Reyes Basoalto. Questo nome dice poco, probabilmente, perché lui, per tutti, era Pablo Neruda.
A stroncarlo, a soli 69 anni, fu ufficialmente un cancro alla prostrata. Sì, ufficialmente, perché in realtà si trattò, secondo le recenti dichiarazioni di quello che fu il suo autista, di un omicidio, probabilmente ordinato da Pinochet stesso e compiuto da un agente CIA, tale Michael Townley, con un’iniezione letale allo stomaco.
In quegli stessi giorni, mentre il Poeta si trovava nella clinica Santa Maria in cui poi si sarebbe spento, le sue proprietà furono devastate, durante quelle che venivano definite “perquisizioni”; un gesto simbolico teso a sfregiare la sua immagine, sempre su ordine di Augusto Pinochet.
Ma perché la dittatura attaccò così duramente Pablo Neruda? Forse una giunta militare e repressiva che schiacciava ogni tipo di opposizione temeva la “forza delle parole”?
Forse. O forse temevano la visibilità internazionale che un Premio Nobel per la Letteratura (assegnato a Neruda nel 1971) certamente aveva. Ma, più di tutto, temevano i suoi ideali: Pablo Neruda era infatti fieramente comunista. Nel 1970, il Partito Comunista Cileno propose la sua nomina a Presidente della Repubblica, salvo poi entrare in Unidad Popular, sostenendo la candidatura di Salvador Allende.
Per la sua adesione al comunismo, fu duramente osteggiato, sia all’estero che in patria: fu costretto all’esilio dalla dittatura di Videla, il quale mise fuori legge il Partito Comunista e fece decadere i suoi rappresentanti istituzionali, tra cui proprio il senatore Neruda. Nei tre anni (dal ’49 al ’52) dell’esilio visse anche, per un breve periodo, in Italia (sulla permanenza a Capri del Poeta è famoso il film “Il Postino”, l’ultimo interpretato dal grande Massimo Troisi).
L’opposizione al regime di Pinochet non fu mai molto forte, e non sarebbe potuto essere altrimenti: tutti i partiti di sinistra furono fin da subito dichiarati illegali e i suoi sostenitori e attivisti uccisi e torturati, soprattutto nei giorni immediatamente successivi al golpe. Opporsi apertamente ad un regime forte e con un pieno sostegno internazionale come quello cileno era pressoché impensabile.
Ma, nonostante questo, ci fu un momento, forse l’unico, di certo il più forte, in cui i pochi sopravvissuti della sinistra cilena si fecero vedere, si fecero sentire: fu il funerale di Pablo Neruda.Tra due ali di militari, con fucili e mitragliatrici spianati, il corteo funebre procedette per le vie di Santiago, portando garofani rossi e intonando l’Internazionale e cori in ricordo di Neruda, del Presidente Allende e di Victor Jara, tutti tragicamente scomparsi in meno di due settimane.
Se i militari avessero aperto il fuoco, come sarebbe stato tuttavia prevedibile, vista la durezza della repressione, sarebbe stata una carneficina. Ma non lo fecero. Probabilmente fermati dalla consapevolezza che un tale gesto avrebbe causato il biasimo dell’intera comunità internazionale, vista la fama di Neruda e la presenza di giornalisti stranieri a documentare l’evento.
Fu come un sogno, una rappresentazione irreale: centinaia di persone che camminavano circondate dai loro stessi aguzzini, ma nonostante tutto cantano la loro fede in una causa, la causa che era stata di Neruda, di Allende e di tutti coloro che avevano creduto in quella rivoluzione (democratica, ma fu senz’altro un evento rivoluzionario) iniziata con le elezioni presidenziali del 1970, e ricordano piangendo i loro martiri per le strade di una città che da dodici giorni non può più essere la stessa.
Fino al ritorno alla democrazia, avvenuto nel 1990, le opere di Neruda furono bandite, nel suo Paese natale.
Proprio quest’anno un giudice cileno ha disposto la riesumazione della salma, per chiarire definitivamente le cause della morte. Lo stesso giudice ha anche ordinato di rintracciare Michael Townley, il presunto assassino del Poeta.
La gente camminava in silenzio. D’improvviso qualcuno gridò rocamente il nome del Poeta e una sola voce a piena gola rispose Presente! Ora e sempre! Fu come avessero aperto una valvola e tutto il dolore, la paura e la rabbia di quei giorni fossero usciti dai petti e circondassero la strada e salissero in un terribile clamore fino ai neri nuvoloni del cielo. Un altro gridò: Compagno Presidente! E tutti risposero in un unico lamento, pianto di uomo: Presente!
A poco a poco il funerale del Poeta si tramutò nell’atto simbolico di seppellire la libertà.Molto vicino ad Alba e a suo nonno, i cameramen della televisione svedese filmavano per inviare al gelido paese del Nobel la visione spaventosa delle mitragliatrici appostate ai due lati della strada, le facce della gente, la bara coperta di fiori, il gruppo di donne silenziose che si accalcavano alle porte dell’obitorio, a due isolati dal cimitero, per leggere la lista dei morti. La voce di tutti si levò in un canto e l’aria si riempì delle frasi proibite, gridando che el pueblo unido jamàs serà vencido, fronteggiando le armi che tremavano nelle mani dei soldati. Il corteo passò davanti a una costruzione e gli operai, gettando a terra i loro strumenti, si tolsero il casco e formarono una fila a testa bassa. Un uomo marciava con la camicia lacera ai polsini, senza gilé e con le scarpe rotte, recitando i versi più rivoluzionari del Poeta, con le lacrime che gli scendevano sulla faccia.
La casa degli spiriti, Isabel Allende.
 
Qualcosa di Sinistra

martedì 24 settembre 2013

GRAZIE COMUNE (condivido da Facebook)

GRAZIE COMUNE
Volevo ringraziare il Comune di Bareggio e i servizi scolastici non solo per aver aumento la rata della mensa, ma anche per aver aumentato di ben 14,5% il costo del pulmino, in un momento di crisi, dove le perdite di posto di lavoro non si contano più e molte famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese e a sostenere tutte le spese, ivi comprese quelle, inevitabili, della scuola.
Non cercherò di capire le motivazioni di tale aumento, anche perché sono certa che il Comune troverà tutte le scusanti del caso, anche quelle usate dai bambini, "non è colpa mia, è colpa dell'altro...non sono stato io, è stata la giunta precedente".
Non voglio neanche approfittare di questo aumento per fare politica, convinta ormai da anni che tutte le giunte sono uguali e che chi paga alla fine è sempre il cittadino. Punto!
Però al di là delle giustificazioni e delle scusanti che potrebbe avanzare il Comune, e senza voler assolutamente polemizzare sul "pago o non pago", mi piacerebbe sapere per quale motivo, i genitori non siano stati avvisati in nessuna maniera di questo aumento! Per la mensa, il passa parola ha fatto il suo dovere e i genitori si sono collegati al sito della Gemeaz per constatare l'aumento della mensa (tra l'altro, prezzo molto più alto dei comuni vicini). Per il pulmino, abbiamo dovuto aspettare l'arrivo del primo bollettino per constatare che il prezzo era aumentato!
Bastava un avviso affisso, una circolare trasmessa ai genitori tramite la scuola. Ma si vede che oltre a perdere lavoro e soldi, i cittadini devono anche fare i conti con una evidente mancanza di correttezza e di rispetto nei loro confronti.
Aumento dell'Iva si o no? Aumento dei servizi scolastici, CERTO!
E noi paghiamo!
Grazie.

Delphine


venerdì 6 settembre 2013

LA GUERRA DEI BUGIARDI AL CUBO

DI GIULIETTO CHIESA
lavocedellevoci.it

Con tutta probabilità il 2013 finirà in guerra. Il colpo contro Damasco viene presentato come "limitato", "breve", come un "avvertimento". In realtà è solo un trucco (questa è una storia di trucchi) per cominciare una guerra lunga. Quanto lunga? Infinita. Cioè fino alla fine. La nostra fine, quella di coloro che leggono queste righe.

In realtà è la prosecuzione di una guerra che cominciò l'11 settembre 2001, ma furono in pochi ad accorgersene. E non se ne accorsero perché non avevano capito che l'Impero era entrato in una crisi ormai irreversibile, e che stava cercando di predisporre gli strumenti politici, militari, psicologici per cambiare il corso della storia, e prolungare a tutti i costi (nostri) il suo potere.
Siamo dunque in guerra da dodici anni, ma facciamo fatica a capire come mai le cose vanno sempre peggio e come mai gli eventi accelerano la loro caduta verso il basso.
È perché, di nuovo, non abbiamo capito bene quello che sta succedendo.

Kosovo, Afghanistan, Iraq, "primavere arabe", Libia, colpo di stato in Egitto, erano e sono mosse della stessa partita.
Quella siriana è l'ultima in ordine di tempo, ma non è l'ultima affatto.
Come sa ogni discreto giocatore di scacchi, non si può vincere nessuna partita se non si sa prevedere le mosse successive. Quella dopo sarà l'Iran. E ogni passo in avanti delle pedine sarà più grave del precedente, poiché l'Impero ha perso il controllo e la sua "cura" della crisi è peggio della malattia. Non funziona. E sapete perché? Perché Impero vuole dire crescita infinita. E la crescita infinita è invece "finita".

È finita "l'era dell'abbondanza" ed è cominciata "l'era dell' insufficienza". E, se si poteva convincere, costringere a comprare tutto il comprabile, con il fascino della bellezza e, appunto, dell'abbondanza, è molto difficile convincere la gente a tirare la cinghia. Ci vuole la violenza per ottenere questo risultato. Diciamo dunque che ci stanno facendo entrare nella fase pedagogica in cui dobbiamo imparare a subire la violenza.

Ma c'è grande confusione sotto il cielo. Questo nuovo avvitamento ha un che di stralunato. Anche i Padroni Universali pare siano sotto l'urgenza del tempo. Dunque pasticciano. Le guerre precedenti erano state preparate decisamente meglio. Questa sembra avviarsi nel mezzo di convulsioni gravi. Il Parlamento britannico si ribella e mette alle corde Cameron.
Obama è costretto a fare marcia indietro e a chiedere il parere del Congresso. Lo avrà, io penso, ma sarà utile ricordare che Obama prende una tale decisione contro la volontà di tutto lo staff del proprio Consiglio di Sicurezza. E sapete con quale argomento? Questo, in sintesi: potremmo attaccare senza l'avallo del Congresso, ma dobbiamo sapere che, dopo(la "mossa successiva" di cui ho parlato prima, ndr) quando dovremo andare contro l'Iran, cioè quando dovremo lanciare una nuova guerra di grandi proporzioni non limitata nel tempo e negli obiettivi, allora avremo bisogno diun'autorizzazione formale. Dunque è meglio chiederla anche ora. L'ha riferito il New York Times e io ho una grande fiducia nel New York Times quando annuncia la guerra.
Questa è stata la ragione del rinvio dell'attacco. Che sarà solo di qualche giorno. Le lobbies filoisraeliana e filosaudita che manovrano a Washington avranno facilmente ragione di ogni titubanza.
L'America, quando sono in gioco le sorti dell'Impero, non si divide.
Per ora.
E i sondaggi dicono tutti che il 60% degli americani è pronto a sostenere un attacco contro l'Iran. Dunque si proceda. Singolare, e curioso (ma poiché siamo in pieno delirio possiamo anche ridere un po'), gl'ispiratori principali di questa guerra, e della prossima, sono i fondamentalisti religiosi: i capi sionisti di Israele e i capi wahhabiti dell'Arabia Saudita. Entrambi decisi a stroncare la serpe sciita di Teheran.

Dunque la guerra imperiale è ora sotto l'egida di una specie di, congiunta, guerra di religione. Suggerisco di non sottovalutarne il significato, specie agli ottimisti (che abbondano sempre): quando Dio entra in questa sindrome, la legge di Murphy ("se le cose possono andare peggio, vuol dire che finiranno peggio") diventa inesorabile.
Il fatto è che gli Stati Uniti non hanno più una linea che sia la loro. Dell'Impero rappresentavano il braccio statuale armato. Ma come stato dovrebbero anche sottostare a certe regole. Almeno ad alcune. E qui viene il problema perché anche in Occidente cominciano a manifestarsi incrinature, che prima non c'erano. I Masters of The Universe vogliono andare allo scontro con il resto del mondo, perché sono consapevoli che ogni alternativa di pace e di cooperazione dev'essere esclusa, in quanto sancisce la fine dell'Impero.
Ma il resto del mondo non è virtuale: c'è la Cina, e anche la Russia. Ci sono sei miliardi d'individui che vogliono vivere e non solo sopravvivere.
E' qui che frana l'America, che non è più in grado di gestire le convulsioni.
Diciamo che stiamo osservando una crisi di egemonia. C'è una gran confusione. Ci sono diversi attori, ormai potenti, che parlano. Perfino la Bonino, ministro degli esteri di un paese inesistente, osa fare dei distinguo. Non s'era mai vista una cosa del genere.
Il Papa di Roma (lunga vita a Papa Luciani!) sembra un pezzo anomalo di una macchina che cammina a stento. Vede la terza guerra mondiale e, per giunta, lo dice senza neanche chiedere l'autorizzazione di Washington. A differenza del Beato Giovanni Paolo II, non ha da rendere conto del miliarduccio di dollari che ricevette per versarlo a Solidarność. E dunque parla. E digiuna: che disastro d'immagine per Obama. Che andrà in guerra, ma con l'Occidente spaccato, con al seguito solo il burattino Hollande, che è stato eletto con i voti di sinistra. Si procederà a vista, o la va o la spacca. Poi ci si affaccerà sui confini dell'Iran.

Ma bisogna guardarsi dai sempliciotti che sognano una reazione militare immediata di Mosca, tanto meno di Pechino.Non ci sarà nessuna reazione militare. Mosca e Pechino rispondono e risponderanno asimmetricamente. Non sono sciocchi e vogliono aspettare seduti sulla riva del fiume . Lo scontro vero - che nessuno oggi può sapere quali dimensioni e forme assumerà, anche perché nessuno sa con precisione quali armi saranno messe in funzione - è ancora in preparazione e richiederà un certo periodo di tempo, molte verifiche sul campo, molto studio di mosse e contromosse reciproche.

Ma l'accelerazione si vede e si sente. Avete presente come si muove una valanga? Avete presente che tra il 1929 e il 1939 (inizio della seconda guerra mondiale) ci furono dieci anni? Avete presente che l'esplosione della finanza mondiale cominciò nel 2008? Aggiungete dieci anni e farà 2018.
Lo so che la storia non si ripete mai. Ma la stupidità umana (specie quella delle élites dirigenti) è una costante universale.
E, se osserviamo l'impazzimento generale che contraddistingue perfino i mentitori, i gatekeepers, dovremmo essere molto preoccupati. Perché si può mentire in modo credibile, raccattando argomenti dai rigattieri del buon senso. Ma qui siamo di fronte a portavoce che non solo si contraddicono, ma mentono senza argomenti. Bugiardi senza idee, che ripetono a pappagallo ciò che viene detto loro di comunicare.
Tutto il mainstream, dai Ferrara, ai Cazzullo, agli Zucconi, ai De Bortoli, ai Lerner, alle Botteri , danno per acquisito (cioè che Assad ha usato armi chimiche) senza nemmeno soffermarsi un istante sulle prove: che mancano inesorabilmente. E mancheranno anche dopo, sicché la menzogna è già lì, tutta nuda. Eppure non la vedono e la ripetono con sguardi ebeti, incuranti di ogni vergogna, forti dell'impunità che viene loro garantita, insieme agli stipendi che prendono a fine mese. Preoccupante perché già ci annuncia come strilleranno al primo bombardamento sull'Iran. Titolano già ora affibbiando a Bashar frasi che non ha detto, minacce che non ha proferito. Figuriamoci cosa diranno contro gli ayatollah!

Siamo in un acquitrino miasmatico pieno di flatulenze insopportabili che dimostrano lesioni cerebrali e intestinali ormai irrimediabili. Attenzione che questi ci stanno preparando la guerra in casa. E lo faranno fino a che non andremo a stanarli nei loro studi elettronici e non li costringeremo - com'è nostro diritto - a dirci perché hanno mentito sapendo di mentire. E poi li licenzieremo, perché fanno il mestiere senza autorizzazione deontologica.

Infatti abbiamo le prove - noi le abbiamo, le prove - che mentono. Perché basterebbe che andassero a leggere le notizie che pullulano nel web, verificabili, provate, certe, per scoprire che la guerra si fa per cause completamente diverse da quelle, presuntamente umanitarie, che loro invocano.
Ci sono, tra loro, quelli - come Giuliano Ferrara, ex agente informatore della CIA - che, con simpatica e totale improntitudine, ci comunicano perfino che le ragioni umanitarie sono un inutile orpello per indorare la brutalità degl'interessi dell'Impero. Meglio lui, nella sua tracotanza, che i giornalisti e direttori televisivi vigliacchi che, con le loro unte parole, svitano le spolette che uccideranno i civili siriani.

Dunque non ci resta che prepararci. Questo significa dire, chiaro e tondo, che la pace è l'unico modo per sopravvivere. Il che significa che dobbiamo costruire di nuovo un immenso movimento pacifista, italiano, europeo, mondiale.
Dobbiamo preparare ogni forma di resistenza alla guerra . Questa è una parola d'ordine che raccoglie il consenso della stragrande maggioranza. Lo sappiamo. Qui si va con la corrente, non contro la corrente. Solo che bisogna remare in tanti.

E ancora una piccola notazione. L'avvitamento della crisi ha messo in ombra l'Europa e anche tante chiacchiere sull'euro e sulla sovranità monetaria. Si vede che l'accento è altrove. L'Europa, questa penosa Europa, non è il centro della crisi. La crisi - vista nella sua accezione immediata, quella che si sta bruciando nel panico di questi mesi - è finanziaria e mondiale, ma è anche energetica e mondiale, ma anche climatica e mondiale. È questo il contesto dentro cui, volenti o nolenti, saremo chiamati a batterci. È evidente che crisi finanziaria e militare non si elideranno vicendevolmente, ma si sommeranno in modo devastante, straripando in crisi politiche, in governi che cadranno, in fantocci che risorgeranno come zombie. Le Costituzioni saranno stracciate. Tutto ciò nell'arco di una manciata di mesi. È questione di attualità. Lo richiamo perché, ancora una volta, dobbiamo ricordare, anche a noi stessi, che avevamo ragione noi, che venivamo definiti catastrofisti. Ancora oggi mi sento ripetere, talvolta, che il nostro compito è "dare speranze". Certo la speranza è bella, ma penso sempre di più che, se lo facessimo, faremmo un errore grave. È più che mai il momento della verità, visto che siamo nell'era della menzogna.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://megachip.globalist.it
Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85755&typeb=0&Giulietto-Chiesa-la-guerra-dei-bugiardi-al-cubo-
6.08.2103

My Volley Bareggio


Il 7 settembre con San Francesco e la bandiera della PerugiAssisi

“Noi andiamo ad Assisi”, ha dichiarato Flavio Lotti coordinatore della Tavola della pace. “Sabato 7 settembre ci uniremo alla Veglia di preghiera convocata da Papa Francesco per scongiurare l’estensione della guerra in Siria e in Medio Oriente, perché alla guerra non si aggiunga altra guerra devastando il mondo intero.
Andiamo ad Assisi portando la grande bandiera della pace con i colori dell’arcobaleno che ha accompagnato tante marce Perugia-Assisi. Una bandiera che è il simbolo di tutte quelle donne, quegli uomini e quelle istituzioni che da lungo tempo cercano con ostinata determinazione di operare per la pace.
Alle 18.30 renderemo omaggio a San Francesco –il Santo della pace- incontrando i frati del Sacro Convento e poi ci recheremo a Santa Maria degli Angeli per partecipare alle 21.00 alla veglia di preghiera indetta dal Vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino.
L’arcobaleno deve sventolare prima della tempesta, ha affermato Flavio Lotti. Facciamo nostro l’appello di Papa Francesco perché ‘il grido della pace si levi alto’ e invitiamo tutti i cittadini e le istituzioni ad appendere la bandiera della pace alla finestra della propria casa, del proprio ufficio, della propria scuola. ‘L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace’ ha detto Papa Francesco. E se tutti gli italiani decideranno di esporre la bandiera della pace, ad accorgersene sarà il mondo intero. La pace è in serio pericolo e mai come in queste ore è necessario ribadire che la pace è responsabilità di tutti e tutti, senza distinzioni, devono sentirsi coinvolti.
Per questo abbiamo bisogno che gli italiani siano messi nelle condizioni di capire cosa sta succedendo e essere protagonisti di una grande mobilitazione internazionale per la pace.  Flavio Lotti e Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, si rivolgono innanzitutto alla Rai chiedendo che ci sia una grande attenzione per tutte le attività che si svolgeranno il 7 settembre e che, accanto alle prime iniziative già in atto, ci sia l’apertura di alcune indispensabili finestre di approfondimento sulla guerra in Siria, in Medio Oriente e gli inquietanti sviluppi che si prospettano.
 
Perugia, 5 settembre 2013