lunedì 2 settembre 2013

La tassa laser

Dunque, la TASER. Ci sarebbe da ricoprire il governo di pernacchie e ironia se la situazione degli enti locali non fosse al limite dell’intollerabile. Perché mentre questi signori giocano a soddisfare i capricci elettorali di un pregiudicato, dalle provincie dell’impero si alza lo sdegno, e lo sconforto, di migliaia tra sindaci e consiglieri comunali, assessori e funzionari d’ufficio. Ormai i comuni brancolano nel buio. Non si riesce a spendere, assumere, investire, progettare. Non si sa quante risorse ci sono a disposizione, ogni giorno è buono per leggere di una circolare o di un provvedimento di chicchessia che aggiunge burocrazia e balzelli a una diga già colma. Tutto questo, per i cittadini, si traduce in servizi scadenti e buche per le strade. Scuolabus scassati e assistenti sociali stressate. Meno opportunità e poche risposte, alle sempre più pressanti domande di comunità in crisi d’identità, prima ancora che economica. Ci mancava solo questa tassa laser, ora…
Marco Boschini

lunedì 26 agosto 2013

NESSUN TAGLIO ALLE PENSIONI D'ORO

Doccia fredda sui tagli alle pensioni d'oro. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ne ha parlato al Meeting di Rimini: «Se pensiamo che un intervento sulle pensioni molto elevate generi una grossa leva per intervenire sulle pensioni più basse, vuol dire che non si conosce la matematica perché allora bisognerebbe intervenire dalle pensioni d'oro a quelle d'argento. E forse oltre». Anche se è necessario un «intervento redistributivo sul sistema pensionistico e più in generale sull'intero sistema del welfare».

A cominciare dall'annoso problema degli esodati, che il ministro ha assicurato essere in via di risoluzione a settembre: «Un intervento per altre 20-30 mila persone», oltre le 130 mila già individuate dal governo Monti.

In ogni caso, Giovanini ha escluso un'ulteriore manovra correttiva, così come sui prepensionamenti nella pubblica amministrazione, ai quali ha preferito il turn over «che ci consente di assumere giovani al posto di chi va in pensione».

Novità anche per la cassa integrazione in deroga: «In questi giorni», ha detto ancora il titolare del Welfare, «stiamo lavorando sul rifinanziamento e la ristrutturazione di questo strumento. Il decreto è pronto ed è in discussione con il ministero dell'Economia». In generale «vogliamo abbassare il costo del lavoro per tutti i lavoratori».

Infine, una nota sulla tenuta dell'esecutivo, che appare sempre più in bilico: «Credo che in questo momento una crisi di governo sia l'ultima cosa di cui avremmo bisogno». 
Cado in Piedi

C'È LA CRISI? ALLORA COMPRIAMO ARMI

Dopo gli F35, i caccia Eurofighter.
L'Italia investe ancora nella difesa aumentando il budget per l'anno in corso: i fondi assegnati arrivano nel 2013 a 14,4 miliardi, ben 800 milioni in più dell'anno in corso.
Lo afferma il settimanale L'Espresso, che rivela come grazie ai contributi provenienti dal ministero dello Sviluppo Economico, che mette a disposizione 2.182 milioni per comprare sistemi militari, il nostro Paese spenderà la cifra considerevole di 5,5 miliardi in nuovi armarmenti.

Gran parte di questi soldi serviranno per finanziare l'acquisto dei caccia europei Eurofighter, e qui c'è una sorpresa. Perché, mentre il Paese discute animatamente dei costi del Lockheed F-35, circa 12 miliardi di euro, viene fuori che il preventivo per gli Eurofighter italiani ha superato quello e ogni altro record: il documento ufficiale indica infatti in 21,1 miliardi di euro la spesa per questi aerei, ben 3 miliardi in più rispetto alla previsione formulata appena lo scorso anno, che si fermava a 18,1 miliardi.
Nel corso del 2013 soltanto per comprare gli Eurofighter il Mise spenderà la bellezza di 1.182 milioni di euro".

Non basta. Oltre ai caccia, il dicastero titolare delle politiche per lo Sviluppo economico si farà carico anche delle fregate Fremm, di cui solo le prime sei costeranno 5,6 miliardi, dei blindati da combattimento Freccia, una spesa da 1,5 miliardi per 249 veicoli, i jet d'addestramento Aermacchi M-346 che costeranno 220 milioni solo nella prima tranche.
Poi ci sono i gadget elettronici per il "Soldato futuro", per circa 800 milioni. E ancora 3.895 milioni per i nuovi elicotteri NH-90 di Esercito e Marina e 740 milioni per gli Agusta AW-101 dell'Aeronautica. Il finanziamento dei satelliti spia Cosmo SkyMed è stato invece frammentato tra Difesa con 229 milioni, e ministero dell'Università e Ricerca e l'Agenzia Spaziale con circa 500, mentre ancora il Mise contribuisce ai 300 milioni dei satelliti Sicral per le comunicazioni.

Arrivano anche avatar e radar: 580 milioni il budget per acquisire due fantascientifici jet Gulfstream Caew prodotti in Israele, vere centrali di spionaggio volanti, e altri 211 milioni sono il contributo italiano per la discussa squadriglia di velivoli-robot Global Hawk voluta dalla Nato.
Tutto il budget per le forze armate è aumentato: tolti i carabinieri, si spenderanno 14,4 miliardi di euro contro i 13,6 miliardi del 2012, e i 14,3 miliardi del 2011, soldi che per due terzi sono destinati agli stipendi. 
Cado in Piedi

martedì 6 agosto 2013

LETTA HA FATTO CENTO

Via il Porcellum e le province, basta con il finanziamento pubblico ai partiti. E poi ancora reddito minimo per le famiglie, rifinanziamento per la cassa integrazione, riduzione del costo del lavoro, incentivi per il reddito giovanile. Ma cosa hanno fatto davvero?

Cento di questi giorni, o anche no. Il governo Letta arriva al suo primo traguardo con l'affanno, avendo già perduto per strada parte della sua spinta e del suo consenso. In carica dal 28 aprile 2013, mentre Berlusconi si commuoveva sul palco di Palazzo Grazioli, domenica 4 agosto, Erico Letta ha segnato la centesima crocetta sul suo calendario. 

Quando si presentò in Parlamento, parlò di riforme e provvedimenti da adottare nel primo anno e mezzo di governo: stop all'Imu a giugno, rinuncia dell'aumento dell'Iva, via il Porcellum e le province, basta con il finanziamento pubblico ai partiti. E poi ancora reddito minimo per le famiglie, rifinanziamento per la cassa integrazione, riduzione del costo del lavoro, incentivi per il reddito giovanile.

Sembrava un libro dei sogni, con un'ampia maggioranza bipartisan dalla sua che, per una volta, lasciava qualche briciolo di speranza. A che punto siamo? L'Imu è stata effettivamente congelata, ma entro agosto il governo deve varare con un decreto legge la riforma degli immobili, e trovare la quadra in questo delicato momento politico non sarà facile. L'aumento dell'Iva di luglio è stato scongiurato, per ora:entro ottobre bisognerà trovare una soluzione.

Le Province sono state protagoniste di un primo decreto che le ha svuotate dei loro compiti, cui segue la riforma costituzionale approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri. Ma l'iter in Parlamento rischia di essere lunghissimo, sempre che ce ne sia il tempo. E tempo serve anche al Porcellum, nonostante la procedura d'urgenza approvata alla Camera per portare in aula a ottobre una riforma che lo superi. L'accordo ancora non c'è. E non sarà facile trovarlo.

Il ddl sul finanziamento pubblico ai partiti è alla Camera, pronto per essere approvato entro il 10 agosto, dicono. Ma rischia pure di saltare a settembre, invece, per via dell'emendamento Pd che introduce un tetto alle donazioni dei privati, e che ha causato più d'un malumore. 

Il decreto del Fare doveva servire a rilanciare l'economia con una serie di misure per la liberalizzazione e la sburocratizzazione. Ma la lotta sugli emendamenti è aperta in Senato, e il tempo stringe perché va convertito entro il 20 agosto.

Del reddito minimo per le famiglie nessuna traccia, così come della riduzione del costo lavoro: al suo posto, una serie di sgravi e incentivi per l'assunzione di giovani. I decreti per la cassa integrazione in deroga, invece, sono già stati firmati. 

Gli interventi già in campo chiaramente hanno delle ricadute, in primo luogo sulle tasse: l'acconto l'Irpef, per esempio passa dal  99 al 100%, quello Ires dal 100 al 101%. E chiamarli acconti sembra ridicolo. Molto, ancora, resta da fare. Ma il destino del Governo, e quello delle sue promesse, sono appesi a un filo che si chiama Berlusconi.

di Redazione Cadoinpiedi.it - 6 agosto 2013

Storia di una legge inutile

Articolo di: Antonio Sanfrancesco - Famiglia Cristiana
Foto di benvenutiinitalia.it
       
Se l’obiettivo era ridurre il flusso di immigrati clandestini, adesso, dopo quattro anni dall’entrata in vigore, possiamo dirlo chiaramente: la legge 94 del 15 luglio 2009 (il cosidetto “Pacchetto sicurezza”) che ha introdotto il reato di «ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato» ha fatto sonoramente flop.
Non solo, ma nel periodo in cui non c’era questo reato il numero di espulsioni per coloro che si trovavano in Italia in maniera irregolare era addirittura maggiore: 49 per cento nel 2003 contro il 28 per cento del 2012.

A parte le varie bocciature ricevute, nell’ordine, dalla Corte Costituzionale nel 2010 e dalla Corte di Giustizia europea nel 2011 e nel 2012, la legge si è rivelata totalmente inefficace per lo scopo che si prefiggeva: la riduzione del 10 per cento del flusso annuo di immigrati clandestini, come spiegava la relazione tecnica del giugno 2008 che accompagnava il disegno di legge.
La pena dell’ammenda prevista (da 5mila a 10mila euro), ad esempio, non è mai stata eseguita perché lo straniero è quasi sempre insolvibile.

A certificare il flop ci sono i numeri forniti dalla Direzione generale della giustizia penale del Ministero che per monitorare l’applicazione della legge ha controllato i dati relativi al 79 per cento dei fascicoli iscritti nel 2010 presso i tribunali italiani.
Risultato: sono appena 172 i fascicoli aperti nei tribunali all’interno dei quali è stata rintracciata la voce relativa al reato di immigrazione clandestina. Di questi, solo 55 sono stati quelli definiti. Più nello specifico, sono solo 12 le sentenze di condanna, mentre 18 sono le sentenze concluse con un patteggiamento e 1 la sentenza “mista” (conclusasi, cioè, con una condanna per un reato e un’assoluzione per l’altro). Il totale delle sentenze di assoluzione sono 4 e 20 quelle chiuse con altre modalità di definizione. I dati del ministero non consentono al momento di sapere quante sono le persone condannate nel contesto delle 12 sentenze.

I dati, ha spiegato l’agenzia Redattore Sociale, rischiano di essere oggettivamente inficiati da alcune lacune del sistema, visto che in diverse cancellerie potrebbero essere stati considerati come “immigrazione clandestina” anche reati specifici, come quelli facenti riferimento alla legge 286 o 189. Inoltre, l’analisi del ministero non tiene conto di eventuali definizioni dei reati davanti al Gip o al Gup, ma solo in sede giudicante. In ogni caso, con l’attuale trend, una copertura totale delle sedi di tribunale porterebbe a circa 200 fascicoli e circa 15/20 sentenze di condanna. Cifre oggettivamente molto piccole.

Emblematica, inoltre, la sproporzione tra sentenze definitive e denunce della polizia. Nel 2011 le forze dell’ordine hanno “segnalato” 28.604 casi di violazione per il reato di clandestinità (il picco in Lombardia con 5.871, seguita dalla Sicilia con 4.609, dalla Campania con 2.782, dall’Emilia Romagna con 2.180). Nel 2012 il trend è stabile con 28.572 casi, mentre nel primo trimestre del 2013 si annotano già 3.943 casi (dati non ancora consolidati) che vedono in testa ancora la Lombardia, seguita da Campania, Emilia Romagna e Puglia.

La norma in questione, insomma, lungi dal ridurre i flussi migratori e la presenza di irregolari nel nostro Paese (si stima che siano oggi circa 500 mila), è riuscita solo a intasare ulteriormente di “carte”gli uffici immigrazioni delle Questure, già abbastanza ingolfati, e costringere Procure e giudici di pace ad avviare lunghe istruttorie e sfornare inutili sentenze.

Non è un caso, quindi, che tra le proposte contenute nel programma di depenalizzazione dei reati redatto dall’apposita commissione incaricata dal ministero della Giustizia nel novembre 2012 e presentato il 23 aprile scorso c’era quello di depenalizzare il reato di immigrazione clandestina trasformandolo in illecito amministrativo.  

Fonte: www.famigliacristiana.it