martedì 9 aprile 2013

Quattro anni fa il terremoto in Abruzzo. Il sindaco dell’Aquila: “I soldi non bastano, pronti a proteste clamorose”


“Se la ricostruzione non decolla farò togliere il tricolore dal municipio. L’Italia ci ha abbandonato”, accusa il primo cittadino Massimo Cialente. Sono 3.500 gli aquilani che hanno lasciato la città nell’ultimo anno. I danni del sisma stimati in dieci miliardi. Il ricordo delle 309 vittime
Il 6 aprile di quattro anni fa il terremoto devastò l’Aquila e l’Abruzzo. Le vittime furono 309, di cui 55 giovani studenti, i feriti 1.500 e i danni stimati in dieci miliardi di euro. E oggi “la ricostruzione non decolla perché i soldi non bastano”, denuncia il primo cittadino dell’Aquila Massimo Cialente.
Che la ricostruzione non fosse un’impresa facile nei comuni dell’epicentro del sisma era noto a tutti: ma che, a quattro anni dalle tragiche scosse del 2009, la ricostruzione infrastrutturale e sociale fosse bloccata per la mancanza di fondi e per l’inadeguatezza della governance, in un quadro generale di caos e confusione, in pochi l’avrebbero immaginato.
Alla vigilia delle commemorazioni per il tragico evento, all’Aquila il quarto anniversario del terremoto è vissuto in un clima di dolore, di drammatico ricordo, ma anche di rabbia: anzi, per molti cittadini e anche per alcune istituzioni, la ricorrenza è il prologo alla protesta, annunciata anche sotto forma di azioni clamorose. Come quella promessa dal sindaco dell’Aquila, che parla di una città “condannata a morte senza risorse immediate”. Insieme a un appello al Parlamento, minaccia di togliere la bandiera tricolore e di mandare via il prefetto: “Se non arriveranno subito i fondi necessari in modo tale da permetterci per il 2015 la ricostruzione di una parte del centro storico – avverte – l’Italia avrà condannato a morte L’Aquila. E credo che gli aquilani si muoveranno per non far più parte di questo paese”.
Via in 3.500 – Come hanno sottolineato in molti, a partire dalla neo senatrice del Pd, Stefania Pezzopane, la città si è sentita abbandonata dallo stato. “Dopo quattro anni – ha detto la ex presidente della provincia aquilana – c’è il rischio concreto di uno spopolamento, causato dalla fine di ogni speranza”. Solo nell’ultimo anno sono andati via 3.500 cittadini.
“Monti non ci ha dato un euro” – Per il presidente della giunta regionale, Gianni Chiodi, ex commissario per la ricostruzione, “fa piacere il minuto di silenzio che il Senato ha tributato in ricordo del terremoto, ma dalle istituzioni nazionali ci aspettiamo anche gesti concreti. In particolare dal governo Monti, che ad un anno e mezzo dal suo insediamento ancora non ha stanziato un euro per i cittadini d’Abruzzo: Monti prenda coraggio – dice Chiodi – e lasci un segno concreto stanziando un miliardo di euro”.
Egazette

LE SIGARETTE ELETTRONICHE PERICOLOSE E TOSSICHE

Le sigarette elettroniche sono tossiche. La notizia è resa nota dall'autorevole Guardian. Gli studi effettuati, circa duecento negli ultimi 5 anni, non permettono ovviamente di conoscere gli effetti delle sigarette elettroniche a lungo temine, ma ora è noto quanto avviene nei polmoni dei fumatori virtuali. 

La Food and Drug administration Usa, l'ente che sovrintende la diffusione di alimenti e medicinali nel Paese, ha analizzato nel 2009 i componenti presenti nelle cartucce delle sigarette elettroniche rivelando la presenza di nitrosammine, elementi cancerogeni già inclusi nelle sigarette "tradizionali", anche se in una concentrazione minore. 

La Fda ha poi scoperto che nelle cartucce è contenuto il Glicol dietilenico, un elemento antigelo presente anche nell'olio dei freni. Parliamo di un composto classificato come veleno dall'Organizzazione Mondiale della Sanità ed un'assunzione cospicua potrebbe causare problemi ai reni, disfunzioni nervose e problemi respiratori. 

Nel marzo del 2013 i ricercatori dell'università della California ha contenuto anche i vapori presenti nelle sigarette elettroniche rivelando particelle di vapore, ferro, alluminio e silcati oltre a nanoparticelle di stagno, cromo e nichel, elementi presenti anche nelle sigarette tradizionali. 

Guarda: La sigaretta gli esplode in faccia (video)
Cado in piedi

E’ morta Margaret Tatcher. Viva Margaret Tatcher?


di Pierpaolo Farina
Margaret Tatcher è passata a miglior vita. Non ha fatto in tempo a spegnersi nella suite dell’albergo di lusso in cui alloggiava (il Ritz di Londra), che già in Gran Bretagna è cominciata la corsa alla glorificazione del mito, della lady di ferro, titolo del celebre film che è valso l’Oscar a Meryl Streep l’anno scorso (The Iron Lady).
David Cameron è rientrato dal suo tour europeo e ha dichiarato: ”La Gran Bretagna ha perso una grande leader, un grande primo ministro, una grande britannica“. E, benché la lady di ferro abbia lasciato precise istruzioni contro dei funerali di stato, a quanto pare all’ultimo saluto dell’icona del neo-liberismo degli anni ’80 assieme a Reagan verrà data la stessa rilevanza pubblica dei funerali di Lady Diana.
La Tatcher ha governato la Gran Bretagna dal 1979 al 1990, quando si dimise per una congiura interna dei conservatori, che non amavano più così tanto il suo piglio decisionista. Undici anni sono tanti, però, e l’impronta lasciata sulla società inglese (e soprattutto sul suo welfare state) è ancora visibile oggi.
A Sinistra, poi, non ne parliamo: tra Anthony Giddens e Tony Blair, il Labour ancora si sta faticosamente riprendendo dall’ubriacatura neoliberista che l’ha completamente trasformato, tanto da essere considerato assieme alla Tatcher tra i fautori del disastro economico che ha colpito la finanza pubblica e l’economia inglesi.
Tatcher e Reagan, gli anni ’80 sono stati loro. Loro i volti pubblici dell’offensiva neoliberista contro le conquiste sociali ottenute dal movimento operaio nei 20 anni precedenti. E alla fine hanno vinto, complici anche le forze di Sinistra che anziché resistere, si sono adattate al nuovo corso. Impiccandosi sul lungo periodo.
Dove siamo oggi grazie al paradigma neoliberista lo sappiamo, benché ci sia ancora qualche folle che pensi di “fermare il declino” con la stessa ricetta (in effetti per loro è facile: privatizzare gli utili, socializzare le perdite, spremere come limoni i poveri, perché, in fondo, sono tanti). Le diseguaglianze sociali non sono un problema, anzi, vanno incentivate: il punto è che ora il ceto medio non esiste più e la crisi ha aperto la strada in tutto il mondo a nuovi autoritarismi, con pericoli rilevanti per la tenuta dei regimi democratici (benché questo fosse uno dei loro obiettivi sin dall’inizio: tornare ad una situazione economica, politica e sociale da primo Ottocento).
E’ morta Maggy, come veniva chiamata negli anni ’80 affettuosamente dalla stampa amica. Non festeggio, visto che dopo essere stata usata dalla finanza mondiale è sparita dalla scena pubblica, ma nemmeno mi straccerò le vesti, come finiranno per fare anche i liberali di casa nostra.
Era figlia di un droghiere e tale è rimasta per tutta la vita, agli occhi di quelli che l’hanno usata semplicemente per favorire i propri interessi. Nelle varie cronache dei tempi si ritrovano spesso gli sprezzanti giudizi sul suo modo di fare da parte della casa reale, molti riferiti proprio alla sua origine umile. Fu la prima donna premier e ad oggi l’unica: questo gli vale un titolo di merito.
Il destino beffardo ha voluto che negli ultimi anni della sua vita colei che predicava l’individualismo più estremo finisse per essere afflitta da un male che la obbligava a dover fare affidamento continuamente sugli altri. La negazione di una vita di ideologia folle.
Questo è abbastanza per uno come me che su politica, economia e società è agli antipodi.

lunedì 8 aprile 2013

Dire, fare, partecipare. A Padova il 3 maggio


Tutti quelli che si occupano di ambiente in Italia conoscono (o dovrebbero conoscere…) l’esperienza del Comune di Capannori (Lu), salito agli onori della cronaca (Caterpillar, Report, Ambiente Italia, Presa Diretta…) per essere stato il primo comune italiano ad aderire alla strategia internazionaleRifiuti Zero, ponendosi l’obiettivo ambizioso di spingere la raccolta differenziata al massimo riducendo al contempo la produzione a monte dei rifiuti entro il 2020.
La cittadina in provincia di Lucca, 46.000 abitanti per 40 frazioni, con un territorio molto vasto e variegato (pianura e colline si intersecano rendendo qualsiasi azioni sul territorio come ad esempio la raccolta porta a porta spinta dei rifiuti una cosa maledettamente complicata), ha dimostrato in poco tempo che quell’utopia concreta era in realtà un programma ambizioso ma attuabile, visti i risultati che “solo” in pochi anni hanno fatto di Capannori un punto di riferimento e un modello da seguire:85% di raccolta differenziata, tariffa puntuale e sconti per i cittadini, progetti per la riduzione e il riuso (acqua del sindaco, pannolini lavabili, negozi con prodotti sfusi, distributore di latte crudo alla spina, …).
La giunta guidata dal sindaco Giorgio Del Ghingaro, però, è uno di quei gruppi che non si accontentano quando raggiungono un obiettivo, ed anzi diventa la scusa perfetta per andare avanti, rilanciando, mettendo in campo nuove idee e spunti per sperimentare scelte di sostenibilità sempre più originali, concrete, efficaci.
E’ il caso del progetto “Dire, fare, partecipare”, ad oggi il più grande esperimento di bilancio partecipativo in Italia, grazie al quale decine di residenti del territorio capannorese condividono le scelte dei “decisori politici” amministrando, nel vero senso della parola, un pezzo del bilancio comunale, con il coordinamento dell’Assessore alla Partecipazione Alessio Ciacci.
Come funziona
In pratica, da un paio di anni, grazie alla guida di figure specializzate in questo genere di processi partecipativi (i facilitatori) 80 cittadini estratti tenendo conto di alcuni criteri propedeutici a far sì che possano essere un campione dell’intera cittadinanza, partecipano ad un percorso a tappe che prevede una fase di informazione e formazione circa le risorse disponibili, l’emersione dei problemi e delle esigenze della comunità, l’individuazione di priorità nella realizzazione di nuovi servizi o opere/spazi pubblici.
Il tutto si conclude poi con una votazione aperta a tutti i cittadini del Comune (compresi gli stranieri e i ragazzi che hanno compiuto 16 anni di età) in cui le persone sono chiamate a votare come spendere i 500.000 euro (erano 400.000 il primo anno) che l’Amministrazione ha messo sul tavolo riservandoli e vincolandoli per questo scopo sul Bilancio di previsione.
Nei giorni scorsi, questo percorso di democrazia dal basso ha visto germogliare i suoi primi frutti, con l’inaugurazione dell’area da gioco nel giardino della scuola primaria di Capannori, uno spazio in mezzo al verde dove i bambini possono giocare in libertà e sicurezza. Perché la priorità individuata dai cittadini (che possono votare via mail o andando nella “settimana del voto” presso la sede municipale) è stata quella di investire nelle scuole del territorio, che hanno beneficiato delle risorse pubbliche per interventi manutentivi di primaria importanza e utilità.
Quindi, per riassumere, in quest’Italia in cui la politica è quanto mai lontana dalle esigenze della popolazione e dove ogni giorno i giornali riportano il bollettino fresco di scandali e disservizi, eccoun’isola felice in cui gli amministratori escono dalle istituzionali portandole dentro la comunità, condividendo le scelte di governo del territorio con i protagonisti assoluti di un comune: i cittadini!
Appunto: dire, fare, partecipare!
Marco Boschini

Rom e sinti, gli appuntamenti per la Giornata internazionale

“Bahtalo romano dives” significa “buona giornata del popolo rom”, Giornata internazionale di rom e sinti (riconosciuta dall’Onu nel 1979) che si celebra l’8 aprile.

L’8 aprile 1971 a Londra si riunì il primo congresso mondiale dei rom. In quell’occasione venne fondata l’International romani union (Irm), si scelse come inno “Jelem Jelem”, composto da Janko Jovanovic, e che la bandiera, a strisce orizzontali, avesse in alto il colore del cielo, l’azzurro, e in basso il colore della terra, il verde. Al centro una ruota di carro rossa, a simboleggiare il nomadismo.

Il 7 e 8 aprile in particolare tra Milano e Roma, diversi incontri e appuntamenti sono stati organizzati in occasione della Giornata internazionale. L’8 aprile la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, riceverà alle 10 a Montecitorio una delegazione di giovani rom, “ragazzi dai 14 ai 26 anni che rappresentano – come spiega il presidente dell’ “Associazione 21 luglio”, Carlo Stasolla – l’eterogeneità delle comunità rom in Italia, tra le problematiche che vivono e i desideri che nutrono”. Il 7 l’Associazione 21 luglio ha organizzato l’incontro “Il tempo dei rom” al teatro Valle occupato di Roma, “dedicato alla realtà, alla condizione umana e sociale, alla cultura dei rom e dei sinti”. Si comincia alle 17.30 con l’autore e attore Pino Petruzzelli di “Non chiamarmi zingaro“ (ed. Chiarelettere), estratto dal suo repertorio teatrale, per proseguire, tra i vari appuntamenti, con una tavola rotonda, moderata dalla giornalista Bianca Stancanelli, cui parteciperanno le comunità rom di Roma e i rappresentanti delle organizzazioni: Amnesty International (che ha aperto gli appuntamenti dedicati alla Giornata internazionale con l’evento “L’arte e la cultura contro ogni forma di discriminazione”), Arci solidarietà, Caritas diocesana, Casa dei diritti sociali, Comunità di Sant’Egidio, Cooperativa Bottega solidale, Cooperativa sociale Ermes, Popìca onlus.

Nel pomeriggio è previsto un videocollegamento tra il teatro romano e il Centro culturale San Fedele di via Hoepli a Milano, dove alle 18 di oggi è programmata la prima presentazione del libro “Buttati giù, zingaro” di Roger Repplinger, edito in Italia dall’associazione Upre Roma. Il libro, spiega Paolo Cagna Ninchi, presidente di Upre Roma, «racconta la storia di Johann Trollmann, pugile sinto, chiamato il pugile danzante per il suo stile, che venne privato dai nazisti del titolo di campione e ucciso in un campo di concentramento». Alla presentazione intervengono, oltre all’autore, Giacomo Costa, presidente Fondazione San Fedele, Carlo Feltrinelli, presidente gruppo Feltrinelli, Marco Granelli, assessore alla sicurezza e alla coesione sociale del Comune di Milano, Moni Ovadia, Radames Gabrielli, vicepresidente Federazione Rom e Sinti insieme e Dijana Pavlovic, portavoce Consulta rom e sinti di Milano. Seguirà la proiezione di “Romiland” di Alessandro Aleotti, direttore di Milania: mockumentary dedicato alla questione abitativa delle comunità Rom.

“Buttati giù, zingaro” verrà presentato anche l’8 aprile alle 11 alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. In particolare, la mattinata si aprirà con un incontro dedicato agli studenti del liceo artistico “Boccioni”, cui parteciperanno Marco De Giorgi, direttore generale Unar, Chiara Daniele, direttrice Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Carlo Feltrinelli, gli assessori del Comune di Milano, Marco Granelli e Pierfrancesco Majorino, Corrado Mandreoli, Tavolo rom di Milano 
e Giorgio Bezzecchi, Federazione rom e sinti.

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

venerdì 5 aprile 2013

La casa raddoppia, in attesa dell'esplosione

A Napoli dal 1998 a fine 2012 il prezzo delle case è aumentato del 110,3%. A Roma del 99,5%, a Milano dell'80,9%. Valori in discesa, rispetto al picco dei prezzi toccati alla fine del 2006, come evidenzia un'analisi del centro studi Tecnocasa, ma nettamente superiori all'inflazione, che nello stesso periodo è cresciuta intorno al 30 per cento

"Il 2012 per il mercato immobiliare si è chiuso con una contrazione delle quotazioni a due cifre, la prima volta dal 2007 anno in cui il trend negativo ha avuto inizio -spiega Tecnocasa, nel comunicato che riportiamo integralmente-. Le grandi città chiudono con un ribasso dei valori del 10,5%, i capoluoghi di provincia con -11,1% e l’hinterland delle grandi città con -11,6%".
Ma quale è stata nel tempo la rivalutazione degli immobili?
Si considera, ai fini dell’analisi, come inizio del periodo il 1998 anno in cui i prezzi degli immobili hanno iniziato ad aumentare.
 
Dal 1998 ad oggi a livello nazionale le abitazioni si sono rivalutate del 67,8% in termini nominali.
 
Limitando l’esame alle grandi città italiane si vede che la città che si è rivalutata maggiormente è stata Napoli con il 110,3% ed è proprio il capoluogo partenopeo quello che, nel corso del tempo, ha avuto rivalutazioni record: +202% dal 1998 al secondo semestre del 2006.
 
A seguire nella classifica delle metropoli che si sono rivalutate maggiormente a partire dal 1998, ci sono Roma con il 99,5% e Milano con l’80,9%. Le due metropoli hanno avuto il picco massimo di rivalutazione nel primo semestre del 2007 raggiungendo rispettivamente +152,2% e +116,6%.
 
Analizzando la fase discendente del mercato, quella che è iniziata nel 2007, a livello nazionale si registra una diminuzione in termini nominali del 25%. La città dove gli immobili hanno perso maggiormente valore è stata Bari con il 33,6 % seguita da Bologna con il 33,3%. Gli immobili hanno ceduto meno valore a Milano    (-16,5%) e Torino (-19,8%). 
 
Nei capoluoghi di provincia e nell’hinterland delle grandi città dal 1998 la rivalutazione delle abitazioni è stata rispettivamente del 32,2% e del 43,1%, meno forte dunque di quella che si è avuta nelle grandi città.
In queste realtà sull’onda del boom immobiliare dalla fine degli anni ’90 agli inizi del 2000 molte nuove costruzioni sono state messe in cantiere (più difficile che ciò si realizzasse nelle grandi città) e questo ha contribuito a calmierare i prezzi di mercato.
 
Infatti se nelle grandi città le rivalutazioni dei prezzi hanno raggiunto mediamente la punta del 123,7%, nei capoluoghi di provincia si è arrivati a +79,5% mentre nell’hinterland si è avuto un picco del 93,3%. Ricordiamo che nell’hinterland una buona spinta al mercato arrivava anche dalle richieste di coloro che non riuscivano più a comprare in città per i prezzi molto alti. Ora che i prezzi sono diminuiti in alcune realtà si avverte il fenomeno inverso.
 
Dal secondo semestre del 2007 ad oggi la perdita di valore nelle diverse realtà territoriali è stata abbastanza vicina: -25% per le grandi città, -26,3% per i capoluoghi di provincia e -25,9% per l’hinterland.
Dal 1998 l’analisi delle rivalutazioni di tutti i capoluoghi di provincia per realtà geografiche vede una maggior incremento di valore nei capoluoghi del Sud (+54,1%), del Centro (+35,5%) e del Nord (+21,6%).
I picchi di rivalutazione sono stati rispettivamente del 113,1% al Sud Italia, dell’83,5% al Centro e del 63% al Nord Italia.
 
La diminuzione di valore dal secondo semestre del 2007 è stata più forte per le località del Sud Italia (-27,5%), seguite dal Centro (-26,1%) e dal Nord (-25,4%). Specifichiamo però che il ribasso al Sud è iniziato un semestre dopo, nel primo semestre del 2008, per cui la perdita di valore è stata più repentina a causa soprattutto della forte difficoltà di accesso al credito acuita da problematiche di disoccupazione.
Altreconomia

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