giovedì 22 novembre 2012

IL PARLAMENTO DICE NO ALLA RIDUZIONE DEGLI STIPENDI

L'emendamento per il taglio agli stipendi dei parlamentari non passa


 

Video: Scontro tra Serracchiani e Sallusti sugli stipendi dei politici e dei direttori dei giornali (06/giu/2012)

Non passa il vaglio dell'ammissibilità l'emendamento al decreto sviluppo destinato a ridurre gli stipendi di deputati e senatori.

In tempo di taglio dei costi della politica, la proposta avanzata dalla senatrice Pd Leana Pignedoli non è comunque riuscita a passare ed è stata cassata dalla Commissione Industria del Senato che sta valutando l'ammissibilità o meno dei circa 1.800 emendamenti presentati.

ANSA 

mercoledì 21 novembre 2012

DIECI VOLTE PEGGIO DEI NAZISTI

Repubblica cancella il post di Odifreddi su Israele. Lui lascia: “Meglio fermarsi”
Il matematico aveva scritto parole dure sul conflitto in Medio Oriente accusando lo Stato ebraico di "logica nazista", ma il suo intervento è scomparso dopo 24 ore. Oggi il saluto ai lettori: "Continuare sarebbe un problema. D’ora in poi dovrei ogni volta domandarmi se ciò che penso o scrivo può non essere gradito a coloro che lo leggono"

Un post pubblicato domenica. Tema: il conflitto israelo-palestinese che in questi giorni sta vivendo un’altra pagina dai toni drammatici. Una presa di posizione molto dura nei confronti dello Stato ebraico, accusato di “logica nazista” nei confronti dei palestinesi.

Di seguito il post di Odifreddi cancellato dal blog

Ma la rimozione del suo intervento dal sito di Repubblica.it ha colto di sorpresa Piergiorgio Odifreddi (matematico, divulgatore scientifico, diventato noto anche per le sue posizioni critiche alla Chiesa cattolica). Ieri sera, infatti, il suo post nel blog “Il non senso della vita” non c’era più. Tanto è bastato, comunque, perché Odifreddi decidesse di scrivere un ultimo intervento, di commiato, per salutare i numerosi lettori che lo hanno seguito fin qui. D’altronde l’intervento in un blog non riflette la linea editoriale del giornale, che del resto nei casi più controversi – come potrebbe essere questo – può scegliere di pubblicare due interventi in antitesi (l’uno che intende confutare l’altro), davanti ai quali i lettori possono confrontarsi.


“Per 809 giorni Repubblica.it ha generosamente ospitato le mie riflessioni – scrive Odifreddi nel suo saluto – che spesso non coincidevano con la linea editoriale del giornale, e ha offerto loro l’invidiabile visibilità non solo del suo sito, ma anche di un richiamo speciale nella sezione Pubblico. Da parte mia, ho approfittato di questa ospitalità per parlare in libertà anche di temi scabrosi e non politically correct, che vertevano spesso su questioni controverse di scienza, filosofia, religione e politica. Naturalmente, sapevo bene che toccare temi sensibili poteva provocare la reazione pavloviana delle persone ipersensibili. Puntualmente, vari post hanno stimolato valanghe (centinaia, e a volte migliaia) di commenti, e aperto discussioni che hanno fatto di questo blog un gradito spazio di libertà. Altrettanto naturalmente, sapevo bene che la sponsorizzazione di Repubblica.itpoteva riversare sul sito e sul giornale proteste direttamente proporzionali alla cattiva coscienza di chi si sentiva messo in discussione o criticato”.
“Immagino che il direttore del giornale e i curatori del sito abbiano spesso ricevuto lagnanze, molte delle quali probabilmente in latino – ammette – Ma devo riconoscere loro di non averne mai lasciato trasparire più che un vago sentore, e di aver sempre sposato la massima di Voltaire: ‘Detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo’. Mai e sempre, fino a ieri, quando anche loro hanno dovuto soccombere di fronte ad altre lagnanze, questa volta sicuramente in ebraico”. Ma poi, ieri, ecco la cancellazione del post che “non è, di per sé, un grande problema: soprattutto nell’era dell’informatica, quando tutto ciò che si mette in rete viene clonato e continua comunque a esistere e circolare. Non è neppure un grande problema il fatto che una parte della comunità ebraica italiana non condivida le opinioni su Israele espresse non soltanto da José Saramago eNoam Chomsky, al cui insegnamento immodestamente mi ispiro, ma anche e soprattutto dai molti cittadini israeliani democratici che non approvano la politica del loro governo, ai quali vanno la mia ammirazione e la mia solidarietà”.
“Il problema, piccolo e puramente individuale, è che se continuassi a tenere il blog, d’ora in poi dovrei ogni volta domandarmi se ciò che penso o scrivo può non essere gradito a coloro che lo leggono: qualunque lingua, viva o morta, essi usino per protestare – Dovrei, cioè, diventare ‘passivamente responsabile’, per evitare di non procurare guai. Ma poiché per natura io mi sento ‘attivamente irresponsabile’, nel senso in cui Richard Feynman dichiarava di sentirsi in Il piacere di trovare le cose, preferisco fermarmi qui”. “Tenere questo blog è stata una bella esperienza, di pensiero e di vita, e ringrazio non solo coloro che l’hanno ospitato e difeso, ma anche e soprattutto coloro che vi hanno partecipato – conclude Odifreddi – La vita, con o senza senso, continua. Ma ci sono momenti in cui, candidamente, bisogna ritirarsi a coltivare il proprio giardino”.
Ma la scomparsa improvvisa del post aveva scatenato proprio i frequentatori più assidui del blog di Odifreddi che, utilizzando lo spazio del suo articolo precedente, non solo hanno chiesto insistentemente al matematico come mai quel testo fosse stato rimosso, ma lo hanno copiato e incollato a beneficio di chi non l’avesse letto. A quel punto, certo, si è sviluppato il dibattito tra chi è d’accordo con la tesi di Odifreddi e chi non lo è. ”Non c’era nessun delirio antisemita, filoislamico, comunista. Solo una condanna alla violenza” scriveva B.dg. ”Il post – secondo Giulioru – è un minkiata se l’ha o gliel’hanno tolto hanno fatto bene, non per i contenuti che sono aleatori come tutte le informazioni che ci imboccano, ma per l’uso di paragoni matematici che sono infantili e inopportuni. Uno, 10, 100 non è questione di moltipliche ma di follia umana che non ha formule né tempo né luoghi”.
I lettori del blog ora commentano invece l’addio del matematico al blog: “Con l’ultimo thread non ero d’accordo, come ho scritto – interviene Nivadi – Ciò non toglie che desidero continuare a leggere osservazioni non convenzionali e stimolanti facci sapere dove potremo leggerti. Smetterò di leggere il sito di Repubblica”. “Che gran peccato, il suo blog mi ha sempre offerto dei grossi spunti di riflessione – dice lucajeck_01 - A volte mi sono trovato in disaccordo con le sue vedute, ma è stato un piacere anche quello, poter testare il mio senso critico su argomenti complessi o comunque su punti di vista particolari è stato stimolante”.
Di seguito il post di Odifreddi cancellato dal blog
Dieci volte peggio dei nazisti (18)

Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.
In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.
Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?
Piergiorgio Odifreddi
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/20/repubblica-cancella-post-di-odifreddi-lui-lascia-meglio-fermarsi/419844/
20.11.2012

Il clima cambia in silenzio

Il riscaldamento globale è realtà, e le conseguenze sono sempre meglio misurabili. L’opinione pubblica sembra volerlo ignorare. Il nostro approfondimento alla luce dell'allarme lanciato dall'Organizzazione meteorologica mondiale che cita dati dell'agenzia statunitense Noaa: la quantità di gas serra presente in atmosfera ha raggiunto nel 2011 una concentrazione record di 473 parti per milione. di Stefano Caserini* 

“Global warming is here”, “il riscaldamento globale è qui”, queste le parole di James (detto Jim) Hansen, uno dei più grandi climatologi viventi. Non nel 2012: era l’estate del 1988 (il 23 giugno per la precisione). Washington era oppressa da una calura insolita, i termometri registravano da mesi dati record negli Usa. La testimonianza di Hansen alla Commissione ambiente ed energia del Senato degli Stati Uniti passò alla storia perché il climatologo pronunciò parole inequivocabili, abbandonando le precisazioni e i distinguo tipici degli scienziati: “È ora di smettere di chiacchierare e riconoscere che l’evidenza è chiara, questi sono i segni del riscaldamento globale”. Davanti a una buona parte di senatori stupiti, Hansen delineò un quadro preoccupante di quello che poteva essere lo scenario dei prossimi decenni.   
A quasi 25 anni di distanza, si può dire che aveva visto giusto. Tutto quanto paventato si è realizzato: le temperature sono aumentate, le ondate di calore sono diventate più frequenti e le precipitazioni più intense, il mare si sta alzando e i ghiacciai stanno fondendo. Anzi, lo stesso Hansen il 4 agosto di quest’anno, in un editoriale sul Washington Post, ha scritto “ero stato ottimista”. 
Dai ghiacci arrivano i dati più chiari, impressionanti; non solo i ghiacciai delle montagne un po’ di tutto il mondo (con qualche eccezione); ma il ghiaccio del mare artico, quello delle foto con gli orsi polari: d’estate tende a ritirarsi perché fa più caldo, ma fino ai primi anni 80 l’estensione a metà settembre, quando si raggiunge il minimo, era di 7-8 milioni di chilometri quadrati. Negli ultimi 30 anni il ghiaccio marino ha iniziato d’estate a essere sempre di meno. Le foto dei satelliti lo dimostrano in modo fin troppo preciso, ogni giorno l’immagine del giorno prima, e sul web si trovano animazioni di come il ghiaccio artico d’estate si va facendo sempre più raro. Il minimo raggiunto il 16 settembre 2012 è stato di 3,4 milioni di chilometri quadrati. Si è persa una superficie di almeno 4 milioni di chilometri quadrati, 13 volte la superficie dell’Italia. Se poi si guardano i dati dello spessore del ghiaccio, e quindi della quantità totale di volume di questo, i dati sono ancora peggiori. Di conseguenza, tutti i glaciologi stanno rivendendo le loro previsioni, anticipando la data della prima estate in cui il mare artico sarà libero dai ghiacci che ne hanno caratterizzato il paesaggio negli ultimi 10mila anni. Non più 2070 o 2080, ma 2050, 2040 o forse già 2030 o 2020.
Peggio, molto peggio di quanto si pensava 25 anni fa.

I danni dei cambiamenti climatici.
 Il riscaldamento globale è qui, e sta già facendo molti danni. 
Per i ghiacci dell’Artico i problemi sono nascosti: gli orsi non riusciamo a intervistarli, e non è facile da spiegare nei programmi di prima serata il problema del maggiore riscaldamento del Pianeta che arriverà dalla perdita dei ghiacci che riflettevano la luce solare (il mare invece di radiazione ne assorbe di più). D’altro canto c’è chi vede i benefici: qualche petroliere si sfrega le mani viste le possibili estrazioni in questa zona, gli armatori pensano alle nuove rotte delle navi che accorciano di migliaia di chilometri il collegamento fra il Pacifico e l’Atlantico. I danni e la sofferenza che i cambiamenti climatici stanno già causando sul pianeta sono dovuti al clima che si fa sempre più estremo, con ondate di calore prolungate, precipitazioni più irregolari e intense, con scompensi per le risorse idriche e le attività agricole. 
E cominciano ad esserci un po’ di conti, di cifre su quanto ci sta costando il riscaldamento globale. Ne discutono nei convegni gli esperti del settore, si confrontano le metodologie sulle riviste scientifiche, i rapporti del Comitato Onu sul clima fanno ogni 6 anni il riassunto (il prossimo è atteso nel 2013). Anche le ricerche più importanti non riescono a sfondare la cortina di silenzio che grava sugli impatti del clima, di cui raramente si sente parlare sui grandi mezzi di comunicazione. 
Il Climate Vulnerability Monitor. È il caso del “Climate Vulnerability Monitor”, realizzato dal Climate Vulnerability Forum dell’ong Dara (daraint.org) impegnata sul fronte degli aiuti umanitari per le popolazioni coinvolte i conflitti, disastri naturali o sistrastri legati ai cambiamenti climatici. Un lavoro a più mani, che ha elaborato i dati di molti studi disponibili sugli impatti economici e sulla mortalità umana legati al riscaldamento globale; in modo dettagliato, per le diverse nazioni del mondo e per diverse tipologie di impatti. Ci sono le stime dei danni che si rilevano oggi, ma anche quelli previsti nel prossimo futuro, nel 2030. 
Sono considerate 4 categorie e 22 sottocategorie: disastri ambientali (siccità, alluvioni, tempeste, incendi), modifiche dell’habitat (biodiversità, desertificazione, necessità di riscaldamento e raffreddamento, produttività lavorativa, stabilità del permafrost, aumento del livello del mare, impatti sulle risorse idriche), impatti sulla salute (malattie legate al caldo o al freddo, fame, diarrea, malaria, meningite) nonché impatti sul sistema produttivo (agricoltura, pesca, attività forestali, energia idroelettrica, turismo, trasporti). Oltre agli impatti dei cambiamenti climatici ci sono quelli della “Carbon Economy”: le estrazioni petrolifere e le sabbie bituminose, l’inquinamento dell’aria e delle acque, etc.
Il rapporto mostra come ogni Paese è vulnerabile al cambiamento climatico, e la vulnerabilità deriva dall’alta densità della popolazione, dalla scarsezza di risorse di base, dalle scarse strutture sociali e politiche per organizzare l’adattamento ai cambiamenti. 
La stima globale dei danni economici nel 2010 è di circa 1.300 miliardi di dollari, l’1,7% del Pil mondiale. Al 2030 si prevedono 100 milioni di vittime e un danno economico pari al 3,2% del Pil mondiale.
Ma le differenze fra gli Stati sono grandi. I Paesi più poveri, con minori capacità di reagire, di adattarsi alle modifiche del clima, sono e saranno quelli più colpiti, più vulnerabili e che subiranno i danni economici ed umani maggiori. Se si guardano le tabelle colorate che descrivono come saranno colpiti i Paesi della zona tropicale, in Africa e Asia in particolare, i pallini rossi che descrivono danni gravi sono molto frequenti. 
Il rapporto elenca anche 50 misure che subito si possono adottare per limitare una gran parte dei danni previsti.
Non mancano le critiche al rapporto, in quanto per molte delle stime che vengono proposte non sono chiare le metodologie di calcolo, i margini di incertezza. È infatti vero che quanto si è visto fino ad oggi è solo una piccola parte di quanto si vedrà in futuro, e in molte zone del Pianeta il “segnale” del cambiamento climatico è meno chiaro che in altre,  meno distinguibile dal “rumore di fondo” della naturale variabilità del clima.

Il dado truccato. Il problema è che l’attribuzione dei cambiamenti climatici al singolo evento meteorologico anomalo non è affatto semplice. È colpa dei cambiamenti climatici quanto successo a Monterosso o a Genova nell’autunno 2011? Sono state piogge straordinariamente intense, estreme, ma non è la prima volta. Questa domanda è girate nei media e ha avuto risposte diverse.
Si tratta però di una domanda mal posta: è impossibile dimostrare se e in che modo una singola tempesta,  un’ondata di calore o un uragano sia provocato dai cambiamenti climatici. Gli eventi meteorologici dipendono da fattori chiamati “deterministici” (ad esempio le temperature dell’aria o del mare) e da fattori casuali, non riproducibili singolarmente. 
Il modo corretto per affrontare il problema non è guardare il singolo caso ma cercare un legame statistico fra il riscaldamento del Pianeta e l’intensificazione delle precipitazioni. Per spiegare questo concetto, Jim Hansen utilizza spesso l’esempio di un dado truccato in modo tale da provocare l’uscita di un numero, ad esempio il sei, doppia del normale. Con un unico lancio, non possiamo dare la colpa al trucco per l’uscita del sei, in quanto avrebbe potuto comunque uscire nel dado non manomesso. Ma con molti lanci, il sei uscirebbe il doppio delle volte, e non avremmo più dubbi. 
Analogamente, non si può trarre alcuna conclusione da una singola pioggia eccezionale o da un uragano, perché anche senza il riscaldamento globale ce ne sarebbero state. 
Per uscire dal vicolo cieco, gli scienziati fanno un ragionamento più complesso: da un lato individuano a livello fenomenologico un legame fra il riscaldamento dell’atmosfera e l’aumento delle precipitazioni intense o le ondate di calore, dall’altro mostrano come i dati disponibili segnalano che la frequenza di questi eventi estremi sta cambiando. I dati dicono che si cominciano a vedere delle variazioni statistiche sull’intensità di precipitazione, ma il segnale non è omogeneo nello spazio e nel tempo. 
Anche il territorio italiano, come mostrano numerosi lavori dell’Isac-Cnr, è caratterizzato da una forte diminuzione del numero di giorni poco piovosi, mentre la frequenza di quelli con precipitazioni intense è in aumento solo in alcune regioni dell’Italia settentrionale. Le tempeste di oggi sono solo un anticipo delle tempeste che stiamo preparando per le generazioni future, per i nostri nipoti, come ha scritto sempre Hansen nel suo ultimo libro “Storm of my grandchildren” (in italiano: “Tempeste”, Edizioni Ambiente).  

Il dolore degli altri.
 Le valutazioni economiche degli impatti dei cambiamenti climatici sono difficili anche perché ci possono essere tanti altri fattori concomitanti che influiscono sui danni che vengono registrati. Il contesto cambia molto l’entità dei danni, e la capacità di adattarsi ad essi per minimizzarli. 
Non è quindi infondata l’accusa a molti studi di avere un carattere sensazionalistico, di sacrificare il rigore scientifico per comunicare in modo efficace, magari esagerando i conti di una realtà che non avrebbe bisogno di essere esagerata.
D’altra parte è però vero che il problema c’è, è serio e ancora troppo poco se ne parla nei mezzi di comunicazione. È vero che le politiche per ridurre le emissioni dei gas climalteranti che causano il problema fanno fatica a procedere perché non c’è una sensazione diffusa della gravità della situazione, per esempio sui danni che già si registrano nel Sud del mondo. Molti hanno sentito e visto le immagini delle devastazioni portate dagli uragani negli Stati Uniti, pochi hanno sentito dell’alluvione in Pakistan, che ha causato 20 milioni di sfollati e 3mila morti. Per cui è probabile che anche questa valanga di numeri non riesca a scalfire la corazza con cui evitiamo di confrontarci con i danni che le attività umane stanno causando al clima del Pianeta, e causeranno ancora di più in futuro. “Il dolore degli altri è un dolore a metà”, cantava Fabrizio De Andrè.
Non è detto quindi che stime più precisi degli impatti economici dei cambiamenti climatici possano servire a far capire al pubblico e agli “opinion leader” la gravità della situazione nella sua prospettiva storica, le sue cause profonde, le implicazioni per le future generazioni e le conseguenze etiche, morali, che ci riguardano. È frequente la sottovalutazione del problema, o all’opposto la sua spettacolarizzazione scandalistica, se non la sua rimozione, o almeno l’incapacità di cogliere l’aspetto “sistemico” e non di breve durata delle modifiche al clima portate dall’attuale modello di sviluppo. ---

Stefano Caserini è è titolare del corso di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative. Ha pubblicato nel 2008 il libro “A qualcuno piace caldo” e nel 2009 “Guida alle leggende sul clima che cambia”. È coordinatore del blog climalteranti.it

martedì 20 novembre 2012

Clima, nel 2060 sarà estate anche a gennaio


Nel 2060, la temperatura della Terra sarà più alta di 4 gradi centigradi. Potrebbe sembrare un dato irrilevante ma purtroppo non è così. Il crescentelivello di emissioni di CO2 causato dalle attività dell’uomo, infatti, potrebbe trasformarsi in un vero e proprio cataclisma per i paesi poveri.
A lanciare l’allarme, la Banca mondiale che, nell’ultimo report commissionato al Potsdam institute for climate impact research, evidenzia come “un mondo con 4 gradi centigradi in più provocherebbe una cascata di cambiamenti fra cuiondate di calore estremo, una diminuzione degli stock alimentari e unrialzo del livello del mare che colpirebbe centinaia di milioni di persone". Ancora più drammatico il fatto che la Banca Mondiale evidenzia che "non vi è alcuna certezza" che il mondo possa adattarsi a una situazione simile.
La promessa di mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi, presa dagli stati che fanno parte dell'Unfccc, sembra ormai irraggiungibile e questo comporterà eventi estremi sempre più frequenti come inondazioni delle città costiere e aumento della frequenza e dell'intensità dei cicloni tropicali. Nessun Paese sarà risparmiato, ma saranno quelli più poveri a pagare il prezzo più alto in termini economici.
Tutto questo, secondo Jim Yong Kim, presidente della Banca Mondiale, dovrebbe spingere i paesi a cogliere le opportunità economiche, investire in nuove tecnologie e nuovi approcci per mitigare gli effetti del cambiamento climatico.
Non Sprecare

Mani Tese cerca volontari dall'1 al 24 dicembre


Nelle librerie di tutta Italia anche quest'anno nel periodo natalizio sarà presente l'organizzazione Mani Tese. I pacchetti regalo per i libri che donerete a Natale contribuiranno a sostenere la campagna "Dalla strada alla scuola", per l'istruzione dei ragazzi di strada nelle periferie della Cambogia, delBangladesh, dell'India e del Brasile. Se avete voglia di fare qualcosa di più provate a passare dall'altra parte del bancone e ad armarvi di forbici, carta e nastri partecipando attivamente come volontari. Ce ne sarà bisogno dall'1 al 24 dicembre. Per candidarsi basta compilare il modulo che trovate sul sito della onlus e scegliere la città nella quale preferite dare il vostro contributo.
L'iniziativa si chiama "Molto più di un pacchetto regalo!": dal 1964 Mani Tese combatte la fame e gli squilibri tra Nord e Sud del mondo attraverso progetti di cooperazione internazionale e la sperimentazione di stili di vita sostenibili. L’organizzazione è presente in 14 Paesi compresi tra Asia, Africa e America Latina, realizzando programmi di sviluppo integrati che coinvolgono la comunità locale in ogni fase del progetto e la mettono in grado di proseguire autonomamente il proprio cammino di sviluppo sociale ed economico.  
Mani Tese è una Associazione riconosciuta Organizzazione non governativa (ONG) ed Organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS). Dal 1981 è riconosciuta come Ente Morale e, dal 1997, è dotata dello status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). In tutta Italia sono presenti 35 gruppi di volontari impegnati nella promozione di un’economia di solidarietà e giustizia. I gruppi di Mani Tese si impegnano per la riduzione dei consumie il rispetto per l’ambiente, attraverso azioni molto semplici e concrete: i mercatini dell’usato, gli incontri con gli studenti delle scuole, i campi estivi di studio e lavoro, le campagne di sensibilizzazione e il lavoro politico sul territorio, le cene solidali, le sfilate dell’usato e le iniziative di piazza.

lunedì 19 novembre 2012

Noir Expo, quelle strane parentele del consigliere Addisi su cui il Partito Democratico tace


Rho, 16 novembre 2012. A un mese di distanza dal Consiglio comunale straordinario sul tentativo di infiltrazione mafiosa e compravendita di voti nel Comune di Rho, il primo appuntamento di “NOir EXPO: politica, crimine e appalti all’ombra della città vetrina” organizzato dal centro sociale Sos Fornace, ritorna sul tema.
Tra i banchi dell’attuale maggioranza siede il consigliere comunale del PD Luigi Addisi, il quale viene nominato da Costantino in una intercettazione ripresa nell’ordinanza di custodia cautelare che porta in carcere Zambetti. I carabinieri nelle loro informative spiegano l’insistenza di Costantino con il sospetto che su Addisi, di origini calabresi, possano essere confluiti voti. Gli stessi offerti al leghista Marco Tizzoni.
Addisi è coniugato con Annunziata Corsaro, i cui genitori sono Corsaro Francesco Giuseppe e Mancuso Antonia, quest’ultima sorella dei fratelli Mancuso Pantaleone – condannato a 14 anni per estorsione aggravata -, Mancuso Antonio e Mancuso Cosmo, tutti con precedenti di polizia per associazione di tipo mafioso, nonché al vertice della omonima ‘ndrina, operante nella provincia di Vibo Valentia. Addisi è inoltre cognato di Antonio Oliverio ex assessore nella giunta provinciale di Filippo Penati. Nelle migliaia di carte delle inchieste Infinito e Tenacia sulla presenza della ‘ndrangheta in Lombardia il nome di Oliverio compariva alla voce “capitale sociale” delle cosche e veniva indicato come “la persona giusta per operazioni di lobby, per mettere a frutto quella rete di relazioni istituzionali e politiche di cui si nutre l’organizzazione criminale”.
Oliverio è stato assolto dall’accusa di corruzione nell’ambito del processo Infinito, ma solo perché i vantaggi ottenuti dai rapporti con Ivano Perego – imprenditore legato al boss della ‘ndrangheta Salvatore Strangio – sono stati ottenuti dopo le sue dimissioni dalla provincia. Quindi, tecnicamente non sussisteva più il reato di corruzione, ma solo di “traffico di influenze” che nel nostro ordinamento non ha rilievo penale. Insomma, un’attività di lobby in favore delle cosche non penalmente sanzionabile a quanto pare.
Addisi, dunque, è imparentato con i Mancuso lo stesso clan a cui è legato Eugenio Costantino che ha provato a vendere voti alla lista civica “Gente di Rho” alle scorse elezioni comunali. Il problema qui non è il fatto che un consigliere comunale abbia legami di parentela con esponenti di spicco della ‘ndrangheta – per quanto lo stesso Addisi non si sia mai particolarmente distinto per un’attività politica di contrasto alle mafie – ma il fatto che nel Consiglio comunale del 18 ottobre scorso la circostanza è stata omessa dal diretto interessato – dicendo di non capire per quale motivo Costantino lo citasse – dal sindaco e dallo stesso Partito Democratico che per bocca del segretario Bindi ha liquidato sbrigativamente la questione dicendo che “nessuno deve permettersi di insinuare una cosa del genere” e che “la vigilanza deve sempre rimanere ai massimi livelli”. Ma come si fa a chiedere di mantenere alta la guardia se non c’è sufficiente trasparenza da chi per primo pretende di essere impermeabile alle infiltrazioni della ‘ndrangheta?
Il 18 ottobre scorso è andato in scena un rito autoassolutorio di una classe politica che si definisce sana. Ma una classe politica sana avrebbe denunciato il tentativo di infiltrazione mafiosa, cosa che non ha fatto, invece, il consigliere comunale Tizzoni il quale ci sembra troppo avveduto per non sapere che si parlava di ’ndrangheta nell’sms in cui Scalambra scriveva: “Ho cercato di portarti i voti della "lobby calabrese" ma purtroppo sono già impegnati. Ne rimangono circa 300, quelli avuti da Zambetti alle Regionali, fai sapere a Monica entro domani rnattina se ti interessano come elettori”.
Sul nostro territorio – non solo Rho – già da diverso tempo le ‘ndrine sono attive nel riciclaggio di denaro sporco, accaparramento di appalti pubblici e gestione dei settori economici legati al ciclo del cemento e al business delle grandi opere. In quest’ottica, Expo 2015, come è già emerso, è l’occasione più ghiotta per la criminalità organizzata e per tutta quella “zona grigia” collusa fatta da politici e funzionari pubblici corrotti e imprenditori che fanno da prestanome ai boss.
Probabilmente, è arrivato il momento chiedersi seriamente se abbia senso investire ingenti risorse economiche in Expo 2015 visto chi ne trae soprattutto beneficio. A maggior ragione in un periodo di profonda crisi economica dove le stesse risorse potrebbero essere utilizzate in maniera più utile ed efficiente per la collettività.

Centro sociale Sos Fornace
www.sosfornace.org
sosfornace@inventati.org
Info: 346 3989550

Noi, Gli Elettori Che Vi Hanno Eletti


Questo articolo è stato pubblicato su l’Unità il 2 ottobre 1990, all’indomani dei primi scandali che si affacciavano a Milano, ex-capitale morale d’Italia. E’ stato scritto da un grande milanese, comunista, cantautore, poeta, scrittore quale fu Ivan Della Mea, scomparso il 14 giugno 2009. E’ un vero e proprio manifesto di tutti i cittadini di sinistra e comunisti sempre valido che esprime bene la nostra posizione rispetto a tutti i potenti, gli arroganti e i prepotenti di qualsiasi colore e bandiera. Vale per la città di Milano di ieri, oggi e domani, per tutte le città d’Italia. E se vale dopo 22 anni, significa che qualcuno non ha fatto il suo dovere fino in fondo. PF
Noi, gli elettori che vi hanno eletti
di Ivan Della Mea, 2 ottobre 1990
Voi, gli eletti da noi. Vi abbiamo eletti per governare la nostra città, questa: Milano.
Vi abbiamo detto: facciamo insieme una città pulita, una città sana, una città generosa e buona e dolce.
Vi abbiamo detto: costruiamo insieme una città onesta perché pensata da onesti e amministrata da onesti.
Non vi abbiamo detto, mai, voi fate poi noi si vedrà: no. Non vi abbiamo consegnato una delega: no.
Abbiamo investito un capitale di attese, ragionate e pesate sulle vostre intelligenze, sulle vostre capacità, sulla vostra correttezza: un capitale bello, ricco delle nostre umane ricchezze per fare insieme una Milano con umanità, per costruire insieme il comune presente che avesse il segno grande e bello d’un futuro in corso.
Ci siamo dati un’etica, una morale mos moris perché fosse sempre costume usanza abitudine condotta comportamento contegno qualità legge precetto regola moralis: etica appunto e concernente il costume.
Troppe volte abbiamo ascoltato frasi del tipo: la politica è una cosa sporca, i politicanti son tutti ladri, inn tucc istess, chi fa da se fa per tre, mi faccio i cazzi miei; c’è una “cultura” dentro queste frasi che è vincente e che si propaga e si allarga e allontana il cittadino dalle istituzioni e lo fa nemico delle istituzioni e  lo convince nel negarsi il diritto e nel cercare l’amico dell’amico dell’amico e nel pagare – con la bustarella o con il voto – l’ultimo amico dell’amico dell’amico.
No, noi gli elettori che vi hanno eletti ci siamo opposti a questa cultura che è cultura di mafia; noi ci siamo detti e vi abbiamo detto “Chi fa politica per la gente è onesto, chi usa la gente per fare politica è disonesto”.
Noi oggi come ieri rivendichiamo i nostri diritti e questo facciamo perché è nostro dovere farlo.
Rivendichiamo il diritto-dovere alla verità e diciamo che non si deve, mai e per nessuna ragione, rimuovere la memoria, ogni memoria. Rivendichiamo il diritto-dovere di vigilare sulla cosa pubblica e di pretendere la trasparenza: tutta.
Rivendichiamo il diritto-dovere di difendere il territorio, di progettare per il bene comune con l’occhio giusto per i più deboli, per tutti gli emarginati di qualsiasi colore essi siano e di qualsiasi fede e di qualsiasi cultura e di qualsiasi sventura siano portatori e vittime; e con l’occhio giusto per tutte le periferie perché davvero divengano “il centro dei nostri progetti” e contro tutti i ghetti.
Rivendichiamo il diritto-dovere di tutelare le giovani generazioni per garantire loro una città futura, unacittà possibile.
L’importanza delle parole 1: vi abbiamo eletti per la convivenza.
L’importanza delle parole 2: vi abbiamo eletti contro ogni connivenza.
Ps: Per tutte le ragioni suesposte mi tengo la mia tessera del PCI e chiedo l’iscrizione alla Società Civile.
Scritto da: Pierpaolo Farina QdS