martedì 20 marzo 2012

Valsusa, una politica dei trasporti sostenibile per uscire dal tunnel


Sulla TAV della Val di Susa, come su altre infrastrutture per i trasporti, serve una moratoria per riportare il confronto politico sulla base di analisi tecnico-economiche aggiornate. Un articolo di Monica Frassoni, Presidente del Partito Verde europeo, di Anna Donati, Assessore Mobilità e Trasporti di Napoli e di Eva Lichtenberger, Deputata europea.

Uno degli argomenti più usati nella battaglia mediatica intorno al tunnel di base della Valsusa è che si è perso molto tempo a discutere dagli anni ’90, e soprattutto dal 2005 a oggi, che tutte le mediazioni sono state fatte e adesso bisogna procedere decisi con un’opera utile e strategica che l’Europa ci chiede.
A noi pare giusto che prima di fare un tunnel nelle Alpi di 57 km con una nuova linea ferroviaria, in una situazione di gravissima crisi economica e di tagli “per tutti ”, si discuta e si capisca se si sono davvero prese in considerazione tutte le opzioni possibili, se l’opera serva e se l’ordine di priorità stabilito sia quello giusto. Del resto, questa riflessione si sta riaprendo anche in Francia. Il problema però è che la discussione che si è svolta in questi anni, a cui anche i Verdi hanno dato un contributo rilevante, è stata in qualche modo “truccata”e che molto tempo si è perso e si sta ancora perdendo dietro questo “trucco”. Se è vero infatti che l’Osservatorio ha lavorato e prodotto proposte interessanti e pregevoli che oggi vengono riproposte anche nel documento presentato da uno dei leader della battaglia della Valsusa, Antonio Ferrentino, è anche vero che Mario Virano (Commissario straordinario e presidente dell'Osservatorio della Torino-Lione) non ha mai accettato di includere nel lavoro dell’Osservatorio un confronto sull’effettiva utilità del Tunnel di base e le possibili alternative.
Eppure questo confronto è ancora necessario e possibile, oggi più che mai. Perché rispetto a 15 anni fa i tempi sono cambiati ed è dimostrato che leinfrastrutture grandi e costose non sono necessariamente portatrici di sviluppo e lavoro e il traffico non vi si trasferisce “magicamente”. Perché dal 2005 a oggi i flussi di traffico merci sono diminuiti su quella linea e perché, come ben hanno sottolineato i 360 tecnici e professori che hanno sottoscritto l’appello a Monti, non è mai davvero stata fatta un’analisi di sostenibilità ambientale, trasportistica e finanziaria dell’opera, come non si fa del resto per nessuna “grande” opera in Italia.
Noi, come ecologiste, siamo fra coloro che non hanno mai escluso la possibilità che, se avvenisse davvero il trasferimento modale e se la linea si avvicinasse alla saturazione, allora si potrebbe considerare l’esigenza di una nuova linea ferroviaria e di un tunnel alpino. In questo senso, è davvero discutibile puntare sul progetto «low cost» che esclude proprio le cose più urgenti, cioè le politiche e i nodi urbani, e si concentra solo sul tunnel di base. Dobbiamo perciò convincere gli interlocutori più ragionevoli e i tecnici del Governo che poiché assolutamente nulla è stato fatto verso una politica dei trasporti sostenibile allora puntare oggi sul Tunnel è un inutile spreco. Da qui la nostra richiesta al Governo e al Parlamento di aprire un dialogo anche con i 360 tecnici e professionisti che gli hanno inviato un appello, con i sindaci della Valle e con gli ambientalisti.
Pensiamo poi che alcune recenti prese di posizione, in particolare da parte del PD, sulla necessità di una svolta nella politica dei trasporti siano interessanti e possano aprire una breccia nel “muro contro muro” attuale; e riteniamo che ci siano in particolare quattro cose che si possono avviare subito per dimostrare che si fa sul serio:
  • riaprire immediatamente la procedura di ratifica del Protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi stralciata in Parlamento
  • rivedere le politiche di sostegno generoso all’autotrasporto (che hanno ricevuto anche di recente circa 500 milioni di euro di incentivi, mentre nel quale si taglia tutto il resto)
  • restituire le risorse per la mobilità urbana (decurtate del -20% nel 2011)
  • destinare i fondi promessi ai treni e ai servizi per i pendolari
Se questo non si farà, allora l’attuale discussione è solo una foglia di fico per coprire il vero obiettivo che è quello di imporre il tunnel subito e comunque, necessario o no.
Da questo punto di vista, non bisogna neppure dimenticare che della “svolta” nella politica dei Trasporti deve assolutamente fare parte un serio ripensamento delle infrastrutture autostradali previste, in gran parte non utili e molto onerose per lo Stato e per i cittadini, e il progetto del Terzo Valico ferroviario Milano-Genova, che presenta dal punto di vista finanziario (7 miliardi di euro), trasportistico e ambientale delle criticità non dissimili dal Tunnel della Valsusa. Anche in quel caso si parti dal “foro pilota” per scavare un “buco” nella montagna, che non solo è stata occasione di malversazioni, violazioni di legislazioni ambientali e reati vari, ma ha anche condizionato fortemente la scelta del progetto definitivo, che adesso si intende fare partire in tempi brevi, pur in assenza, anche in questo caso, del finanziamento complessivo dell’opera.
Dunque l’urgenza di aprire subito il cantiere di Chiomonte (dove, per la cronaca, nessun lavoro è davvero cominciato, come si evince dal rapporto dei deputati europei che hanno visitato la zona il 10 febbraio scorso) non sta in piedi, visto che è un’opera propedeutica al Tunnel di base, che non è prioritario. Che senso ha sprecare allora adesso milioni di euro? Non è meglio spenderli in quelle politiche e aggiustamenti infrastrutturali di cui si parla? Contrariamente ad Antonio Ferrentino, riteniamo perciò che la proposta di una moratoria, come richiesto anche nell’appello promosso da Don Ciotti qualche giorno fa, sia il presupposto necessario per poter avviare quella svolta della politica dei trasporti che molti oggi auspicano.
Ultima considerazione: si continua a dare per scontato che secondo il nuovi regolamento in corso di approvazione la UE finanzierà per il 40% il tunnel di base e che è urgente dimostrare che l’Italia non ha dubbi sul tunnel e potrà presentare un progetto sostenibile per concorrere ai nuovi fondi nel 2014. Anche l’accelerazione sul tunnel di Chiomonte si spiega perché la UE, che ha già ridotto il finanziamento di 643 milioni di euro deciso nel 2007, deve vedere che le cose si muovono per poter erogare i fondi stanziati fino a fine 2013.
Da qui i numeri fantasiosi che si succedono in documenti anche ufficiali. In realtà la UE terminerà il processo legislativo sulle Linee guida TEN-T 2014/2020 e le decisioni di bilancio Connecting Europe Facility tra non meno di 12/15 mesi e la battaglia su quanto e cosa finanziare deve ancora cominciare. Ogni progetto verrà esaminato sulla base del livello di avanzamento e della sua sostenibilità finanziaria e ambientale. Oggi siamo ancora al progetto preliminare del tunnel di base. Secondo le nuove regole europee sarà necessario fare il progetto finale corredato da una VAS e da un piano finanziario credibile di diversi miliardi di euro per Italia e Francia. Ed esistono numerosi e fondati dubbi sulla capacità dell’Italia di assicurare il reale e puntuale cofinanziamento di un’opera cosi pesante. Poi bisognerà allocare i lavori. Prima di qualche anno nulla potrà partire davvero, anche se fossimo in una situazione di totale accordo su tutto, e non lo siamo di certo.
Perché allora non ammettere che i tempi saranno comunque molto lunghi? Perché non utilizzare il periodo delle prossime prospettive finanziarie europee per avere il sostegno della UE per l’adeguamento e la velocizzazione della linea esistente, ivi incluso l’adeguamento del tunnel a treni container, cosa che era già prevista, ma ancora non è realizzata? Perché non includervi anche una richiesta sul nodo di Torino, dato che anche le linee adiacenti alle tratte internazionali potranno verosimilmente concorrere al finanziamento europeo, anche se per una percentuale molto minore che per le tratte di confine (20% al massimo)? Perché, insomma, non metterci d’accordo subito su cosa fare nei prossimi 10 anni e mettere fra parentesi la battaglia sul Tunnel?
È necessario rimettere al centro del dibattito le politiche e le reali priorità infrastrutturali della tratta Lione-Torino anche nell’ambito più vasto della discussione in corso in Europa (ma non ancora in Italia) sui valichi alpini, sul trasferimento modale, sulle priorità della mobilità che deve diventare sempre più sostenibile e in linea con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni e dell’impatto sul territorio.
I tempi dunque ci sono per la moratoria e per ripristinare un confronto politico sulle scelte strategiche nel campo dei trasporti e quelle più specifiche sull’infrastruttura, confronto che non può prescindere da una discussione sul modello di sviluppo per il futuro del nostro Paese, abbandonando da ogni parte la furia della polemica ideologica.
Articolo a cura di
Monica Frassoni, Presidente del Partito Verde europeo
Anna Donati, Assessore alla Mobilità e Trasporti del Comune di Napoli
Eva Lichtenberger, Deputata europea
Leggi anche su: Sbilanciamoci.

Chiusi i Forum dell'acqua, dalle soluzioni alle lezioni di Marsiglia


“Dal tempo delle soluzioni al tempo degli impegni”: è con una generica dichiarazione d’intenti che si è chiuso il VI Forum mondiale dell’acqua a Marsiglia.

Articolo di: Misna
Foto di http://213.215.155.42//
       











Dopo una lunga settimana di lavori, caratterizzata da circa 400 conferenze e workshop, animate da un migliaio di relatori e innumerevoli interventi, in pochi erano rimasti, venerdì sera, ad ascoltare le ultime dichiarazioni dei rappresentanti delle varie categorie di partecipanti. Generici impegni ad assumere le proprie responsabilità per “migliorare la vita di miliardi di esseri umani che ogni giorno soffrono a causa della mancanza di acqua o di igiene”, a cercare di attuare alcune delle soluzioni illustrate e a portare la tematica dell’acqua in cima all’agenda del Vertice della Terra Rio+20. Più che le solite promesse e i vecchi cliché, a Marsiglia in molti avrebbero preferito vedere mettersi in moto il tempo delle “azioni”. Poiché, hanno commentato alcuni osservatori, “troppe soluzioni uccidono le soluzioni”.

Il documento più significativo di questo Forum era stato presentato al secondo giorno, il 13 marzo. Una dichiarazione ministeriale che contiene diversi aspetti legati alla problematica dell’acqua, in cui figurano i concetti di “sviluppo sostenibile”, di “implementazione del diritto all’acqua”, di “interazione tra acqua, energia e alimentazione”, di “accesso ai più vulnerabili”. Solo “parole di facciata” secondo i detrattori del Forum, che non ne modificano l’essenza: un appuntamento per mercanti d’acqua mossi da interessi di profitto. A confortare questa tesi, la protesta di Felipe Quispe, ministro dell’Ambiente e dell’Acqua della Bolivia, che ha rifiutato di firmare la dichiarazione ministeriale contestandone in particolare un punto, quello sulla “pianificazione finanziaria strategica e sostenibile, basata sulla combinazione adeguata dei contributori (…) pubblici, finanziatori privati, e canali bilaterali e multilaterali”.

Resta quindi un appuntamento controverso il Forum mondiale dell’acqua, i cui veri protagonisti sono industriali e governanti. Particolarmente vistosi i francesi, attraverso insegne e rappresentanti dei grandi gruppi come Suez, Veolia, Lyonnaise des Eaux, e l’impegno del governo a mobilitare investitori sulla scena internazionale. Significativa anche la presenza cinese e sud-coreana, in vista della VII edizione del Forum in programma fra tre anni a Daegu. Folta la presenza africana, costituita in buona parte da delegati a seguito dei presidenti Mahamadou Issoufou (Niger) e Idriss Deby (alla guida del Ciad da oltre 20 anni), ma anche di rappresentanti di organismi panafricani, come la Banca africana per lo sviluppo (Bad).

L’edizione marsigliese è tuttavia portatrice di un’innovazione – importante secondo alcuni, ipocrita secondo altri – con l’apertura per la prima volta ad alcune voci della società civile e di organizzazioni non governative. Non solo tra gli stand – alla stregua del Rotary club e dell’Edf (l’Enel francese), il Soccorso Islamico o il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) – ma anche tra i relatori e gli ospiti di tavole rotonde e sessioni di lavoro. Per alcune di queste organizzazioni intervistate dalla MISNA alla fine della settimana, il bilancio è piuttosto incoraggiante: “Per la prima volta sentiamo parlare nei discorsi ufficiali di attuazione dell’acqua potabile, di malattie idriche, di bonifica delle acque sporche, richieste che noi organizzazioni umanitarie sollecitiamo da anni” ha detto alla MISNA Renaud Douci, responsabile della comunicazione dell’associazione ‘Solidarites International’, sostenendo di aver potuto scambiare opinioni con altri attori “in tutta libertà, senza aver avuto l’impressione di essere strumentalizzati”. Altri, come il portavoce di una rete di contadini delle Filippine conosciuto durante questo forum, sono rimasti frustrati dal poco spazio riservato alla voce dei più piccoli, in particolare gli agricoltori del Sud del mondo, molto sensibili alla questione della gestione dell’acqua.

Ricco di presenze e di contenuti, in un’atmosfera più eclettica e confusa, si è concluso anche il Forum alternativo mondiale dell’acqua (Fame) con alla base altri presupposti: l’acqua è un bene comune e un diritto universale, non una merce il cui costo va definito in base alla regola dell’offerta e della domanda. E soprattutto, che non va affidato alle multinazionali già responsabili non solo di drammi ecologici e umani, ma anche di una immensa richiesta di acqua per far funzionare mega-impianti. Lo hanno ribadito per tre giorni, dal 14 al 17 marzo, nel corso di animati dibattiti le decine di reti e Ong protagoniste del Forum mirato, soprattutto, alla divulgazione di soluzioni comunitarie per la distribuzione e il trattamento dell’acqua, alla denuncia dei progetti e degli interessi capitalistici e alla preparazione di basi per la creazione di un Tribunale internazionale dell’acqua presso il quale i cittadini potrebbero difendere i propri diritti.

Capitalista o alternativo, privato o pubblico, dei ricchi o dei poveri, se diametralmente opposti i due forum hanno avuto uno comune merito, quello di attirare l’attenzione – scarsa, quella dei media italiani – su un tema che rischia di diventare nei prossimi decenni una fonte di aspre contese se non di aperti conflitti. A meno che non si trovino sin da ora le soluzioni per consumare e gestire l’acqua in maniera diversa. E che si torni a rispettarla.
Fonte: www.misna.it

lunedì 19 marzo 2012

21 marzo - "11° giornata della scuola per la Pace"


21 marzo - "11° giornata della scuola per la Pace"

Ritorna la giornata della scuola per la Pace: alcune scuole, in collaborazione con il Comitato intercomunale per la Pace, hanno deciso di organizzare per il 21 marzo 2012 una Giornata dedicata al tema scienza e Pace e al premio nobel e grande scienziato Albert Einstein.
In ciascuna delle Scuole aderenti  saranno sospese le normali attività didattiche e saranno organizzate attività sui temi scelti.
Per mantenere unitarietà e dare risalto alla Giornata, in tutte le Scuole aderenti saranno realizzati alcuni momenti comuni:
Sospensione delle normali attività didattiche e svolgimento delle attività a tema organizzate
riferimento allo slogan  “RICERCHIAMO LA PACE”. La ricerca scientifica ha fatto fare grandi passi all’umanità in moltissimi campi, ma a volte è stata usata per il male dell’uomo. Vogliamo che la ricerca ami la Pace e lavori per il vero progresso del Mondo.
Canto comune (indicativamente tra le 10.30 e le 11,30):
Evviva noi (infanzia/primaria primo ciclo) L’albero (infanzia/primaria primo ciclo)
Goccia dopo goccia (primaria secondo ciclo)
Enola gay (secondaria di primo grado)
            A seguire tutti osserveranno un momento di silenzio a ricordo di tutte le vittime della violenza e delle armi di distruzione di massa.
Durante la giornata, con modalità liberamente stabilite dai singoli plessi: 
- organizzazione di laboratori per  effettuare piccoli esperimenti scientifici;
-  dato che il 2012 è stato proclamato dall’ ONU anno internazionale per l’energia sostenibile, raccolta e organizzazione di una mostra all’interno della scuola di piccoli oggetti funzionanti con energia proveniente da fonti rinnovabili (torce a dinamo, piccoli giochi ed elettrodomestici a energia solare o eolica, forni solari…);
-  lancio di una o più mongolfiere o lanterne violanti;
-  realizzazione da parte degli alunni di una spirale da appendere, una sorta di “mobiles” (resta agli alunni a ricordo della Giornata);
-  allestimento nel plesso di un’installazione composta da più mobiles di grandi dimensioni, costruite una per classe.

Seguono i programmi delle attività previste a Corbetta e a Pregnana

Si allega il volantino di una serata sul tema
 
"SCIENZA e PACE" organizzato a Sedriano

Per ulteriori informazioni: 
Sergio Colombo,  cell 348 6502703 - info@comitatopace.it

Piano di recupero area ex Cartiera



                                                                 Alla cortese attenzione di

                                                                 Sindaco
                                                                 Monica Gibillini

e p.c. Assessore
Egidio Stellardi

                                                                 

Bareggio, 17 marzo 2012


Oggetto: Piano di recupero area ex Cartiera

La presente per comunicare che il Forum di A21 ha avviato un’iniziativa volta ad ampliare il confronto e la partecipazione sul tema in oggetto con l’intento di formulare una proposta di riuso dell’area interessata all’Amministrazione comunale e quindi fornire un fattivo contributo per la riqualificazione di un ambito di estrema importanza per rendere più funzionale e bello il centro di Bareggio.
I recenti eventi che hanno riacceso l’attenzione dei cittadini su questa vicenda, la preoccupazione che si possa giungere, sospinti da pressioni ed interessi peculiari, a soluzioni poco consone alle effettive esigenze collettive, hanno determinato la volontà del Forum di A21 di procedere ad una verifica dell’utilità di prevedere nuovi edifici pubblici, valutare quali funzioni risulterebbero effettivamente necessarie ed al contempo riflettere per proporre un’efficiente ricucitura del tessuto urbano interessato.
Siamo pertanto a richiedere che l’Amministrazione comunale ci possa fornire idonea documentazione per consentirci di svolgere adeguatamente l’iniziativa citata. In particolare chiediamo di potere disporre di cartografia in scala adeguata per l’inquadramento urbano dell’area ed altresì per potere procedere ad un’ipotesi di recupero. Chiediamo inoltre che ci possano venire fornite proposte di recupero che gli Uffici comunali hanno eventualmente già prodotto e comunque materiale che può essere reso pubblico atto a comprendere l’indirizzo della Giunta in argomento al fine di potere orientare le scelte del Forum di A21. 


Restiamo in attesa di gradito riscontro.


Cordiali saluti.

                                                                  FORUM A 21 - Bareggio
firma.jpg                                                                  Il presidente – Pietro Lenna
                                                                 
                                                                  _____________________

Staffette Partigiane

Vi allego la locandina della cena di autofinanziamento che si terrà il giorno 30 cm, presso l'Ideal di Magenta, dalle ore 20. Lo scopo della cena è quello di costituire la base economica utile per la gestione dell'evento di Staffette Partigiane, una festa dell'ovest magentino il cui scopo è coinvolgere e sensibilizzare i giovani sui valori fondanti la nostra Repubblica, che si terrà nei giorni 11, 12 e 13 maggio a Magenta. La buona riuscita della cena è cruciale per l'esito stesso di Staffette. Invito tutte/i a prendere visione del volantino. La cena ha costi modesti e, nella sua originalità, presenta piatti adatti a vegetariani. La serata sarà allietata dal gruppo dei Polenta violenta, fautore di canti popolar-impegnati e resistenti. Se decidete di sostenere l'iniziativa, potete prenotare ai nuimeri di telefono indicati o, se preferite sentirvi parte del gruppo dell'ANPI bareggese, comunicate a me la vostra intenzione via mail. Vi pregherei di indicare l'eventuale numero dei vegetariani ( il secondo vegetariano è indicato 
con polpette pisapia). Spero di vedervi in tale occasione.   Fate 
girare l'informazione
Ciao a tutte/i
Valerio
PS va da sé che oltre al
contributo economico, potrete offrire un aiuto concreto anche nella tre gg di maggio. Servono volontari per il servizio ai tavoli, la cucina o il bar, anche per una sola serata. E' garantito il divertimento per giovani d'età o di spirito. Fatevi avanti, non siate timidi o passivi.

Valerio


venerdì 16 marzo 2012

Permesso a punti: gli stranieri obbligati a essere migliori degli italiani

Foto di http://4.bp.blogspot.com


Da sabato 10 marzo è in vigore un nuovo sistema per il rilascio del permesso di soggiorno per stranieri e per un’eventuale procedura di espulsione: come per la patente ogni migrante residente in Italia accumulerà o perderà crediti (o punti) a seconda dell’adempimento di alcuni requisiti.

Articolo di: Piergiorgio Cattani - unimondo.org      
Fin dall’annuncio che il governo Berlusconi si sarebbe mosso in questa direzione, si parla di permesso di soggiorno a punti almeno dal febbraio 2010, il mondo del volontariato e dell’associazionismo si era detto allarmato, in quanto, secondo l’impostazione leghista allora in auge, allo straniero venivano assegnati nuovi pesi e ulteriori scadenze. Purtroppo neppure il cambio di quadro politico è servito a cambiare rotta. Si concretizza così il cosiddetto “Accordo di integrazione” (qui in formato .pdf), uno strano contratto – veramente simile anche per i contenuti ai contratti con gli italiani firmati da Berlusconi nello studio di Vespa – che prevede diritti e doveri sia da parte dello Stato sia da parte dello straniero. Il quale deve impegnarsi a conoscere la lingua italiana fino a un livello A2, i principi costituzionali, e il “funzionamento delle istituzioni pubbliche e della vita civile in Italia”. Speriamo bene perché di solito gli italiani sono scarsamente attenti alla dimensione civile dei propri comportamenti, nulla sanno di educazione civica, poco di senso civico. Magari saranno gli stranieri ad aiutarci in questo. In concreto però che cosa vuol dire permesso a punti e soprattutto come funziona? Risponde bene Ali Baba Faye che cura un blog per il Fattoquotidiano: “All’immigrato che chiederà il permesso di soggiorno verranno assegnati 16 punti sulla base di alcuni parametri come la conoscenza della lingua italiana e delle nozioni civiche fondamentali. Nell’arco di 2 anni l’immigrato dovrà raggiungere la soglia dei 30 punti pena la revoca del permesso e l’espulsione. È un sistema di premi e sanzioni nel quale i punti si perdono in caso di condanna penale, anche non definitiva, e di sanzioni pecuniarie a partire da €10.000 mentre i crediti si acquisiscono con corsi, titoli di studio, onorificenze, attività di volontariato, attività imprenditoriale, acquisto di casa o contratto d’affitto. Che dire? Al di là dell’obbligo di essere perfetti più degli italiani (civismo, volontariato) alcuni parametri come l’acquisto di una casa, l’avvio di attività imprenditoriale fanno pensare all’idea di attrazione forzosa di investimenti. Ma cosa succederebbe se questi parametri dovessero essere applicati per il mantenimento della cittadinanza o per l’ottenimento della carta d’identità da parte dei cittadini italiani?”. I sindacati sottolineano la farraginosità di un provvedimento, voluto dal ministro Maroni e recepito dal nuovo governo Monti, che aggiunge ostacoli su ostacoli agli stranieri e fa promettere allo Stato iniziative che poi non manterrà, come per esempio l’organizzazione di corsi di italiano a basso costo. Scrive in un comunicato la Uil immigrazione: “Questo dispositivo appare studiato per complicare inutilmente la vita ed il lavoro dei nuovi cittadini stranieri che entrano in Italia a partire da sabato prossimo. L’applicazione di questa norma, inoltre, presuppone un farraginoso sistema di valutazione dei presunti meriti e demeriti degli stranieri e necessiterà per la sua applicazione di una struttura elefantiaca di controllo che dovrebbe poggiare sulle questure e sugli sportelli unici per l’immigrazione, già oberati da funzioni che sarebbe più opportuno delegare agli enti locali. È anche un contratto a carattere unilaterale che impone obblighi e costi agli stranieri senza offrire in cambio né mezzi né benefici. Si chiede, ad esempio, ai nuovi cittadini di studiare la lingua italiana, ma non si mette a disposizione nessun finanziamento e nessuna struttura formativa di supporto. Inutilmente punitivo è anche l’obbligo di arrivare a 30 crediti entro 3 anni, pena il rischio di espulsione (a discrezione del prefetto)”. Siamo alle solite: lo Stato promette e intanto bastona. Ma qui c’è anche l’aggravante di una possibile espulsione per “demeriti” culturali o sociali, fatto non si sa quanto costituzionalmente legale. È poi inutile pensare di attuare questo modello di integrazione quando l’intero sistema della gestione del movimento migratorio nel nostro paese fa acqua da tutte le parti, a cominciare dalle modalità di accesso legale in Italia. Il responsabile dell'ufficio Immigrazione della Cgil Nazionale, Pietro Soldini, afferma che questo provvedimento andrebbe “inserito in un piano di qualificazione dei servizi pubblici, di offerta formativa per la lingua e l'educazione civica e progetti per l'integrazione per gli immigrati”. Soldini osserva inoltre come l'iter burocratico per l'Accordo d'Integrazione è demandata a gli Sportelli Unici Immigrazione: “Vale a dire - afferma - che avranno una nuova funzione, particolarmente gravosa per le implicazioni che può determinare per gli immigrati. Eppure è noto che questi uffici sono sotto organico rispetto alla mole di lavoro che li incombe”. Perciò “auspichiamo che questo Governo non mantenga tutta l'acqua sporca prodotta dal vecchio Governo in materia d'immigrazione perché questo renderebbe velleitaria ogni ipotesi di gestione nuova e razionale”. Purtroppo dobbiamo sottolineare che il governo Monti non è andato al di là delle dichiarazioni di principio, dalla tassa sul permesso di soggiorno alla ventilata semplificazione delle normative in merito. Ancora una volta Monti delude.
Fonte: http://www.unimondo.org

Su Rutelli, Lusi e la dignità di dimettersi


Nel suo ultimo blog-post, Alessandro Gilioli fa il punto della situazione Rutelli e Lusi:
Quindi: adesso a parlare  ci sono i bonifici bancari.
E ci dicono che:
1) attraverso la sua fondazione , Francesco Rutelli – già uscito dal Pd – ha preso i soldi dal tesoriere della Margherita, cioé li ha indebitamente sottratti al Pd in cui la Margherita era confluita.
2) da oltre un mese Rutelli mente  agli italiani giurando di non aver mai preso soldi da Lusi.
3) I bilanci  dell’Api sono falsi.
Non ho capito che cosa manchi ancora per un eterno e imbarazzato allocamento dell’ex sindaco di Roma nel sepolcro silenzioso della peggiore politica.
Già, che cosa manca per determinare le dimissioni di Francesco Rutelli? C’è quasi da ringraziare Alemanno per aver vinto le elezioni nel 2008, così come Formigoni per aver battuto Penati nel 2010. Ovviamente nessuno si dimetterà. La dignità di dimettersi, evidentemente, non è più costume nazionale. Poi si chiedono perché noi giovani ci disinteressiamo alla politica o perché le liste dei 5 stelle superano la soglia del 3%.
Non hanno ancora visto che uno tsunami li sommergerà… e non è un problema se ci finiscono sotto loro, anzi, sarebbe un bene. Il punto è che da questo tsunami di rabbia, alimentato da sapienti populisti e demagoghi, verrà spazzata via anche la democrazia. Disse nel 2009 Veronica Lario: “La dittatura arriverà non con Berlusconi, ma dopo.” Il rischio, purtroppo, è fin troppo alto. E dobbiamo ringraziare quelli come Rutelli.