venerdì 3 agosto 2012

Rassegna Settegiorni


Il Governo taglia i fondi a Bareggio, Gibillini: «Servizi e cultura confermati»
Nonostante siano stati effettuati tagli alla cultura considerati dall'amministrazione comunale inevitabili a Bareggio progetti ed ...


Il Ferrari Club in gita a Rapallo
Sole mare e allegria a far da cornice a 17 rombanti rosse dei soci della ...


San Martino in festa per Sant'Anna
Una serata di festa a San Martino in via Piave in occasione della tradizionale festa ...


L'incubo è comune a molti: trovarsi bloccati in ascensore durante il periodo delle ferie quando ...

giovedì 2 agosto 2012

Gli interessi privati battono quelli pubblici. A Milano spenta l’Area C

Milano, 30 luglio – Non è bastato un brusco calo del traffico e una discesa del 40% del black carbon nell’aria (1,6 microgrammi al metro cubo). L’Area C, la congestion charge milanese che impone un ticket d’ingresso alle auto nel centro cittadino, è stata sospesa dal Consiglio di stato che ha accolto il ricorso di un garagista “danneggiato” dal provvedimento. E nella sola prima giornata di Area C liberamente accessibile, giovedì 26 luglio, l’afflusso delle macchine è subito aumentato del 25%.
Nei sei mesi di operatività, il sistema aveva fruttato una media di 40mila accessi in meno al giorno, ossia il 34% di auto in meno in città. “Rispettiamo l’ordinanza del Consiglio di stato, che comunque contraddice numerose decisioni del Tar Lombardia che si era espresso in modo inequivocabile respingendo tutte le richieste di sospensiva presentate. Siamo certi che Area C - afferma l’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran - sarà confermata dall’udienza di merito che auspichiamo possa essere fissata nel più breve tempo possibile. Area C in sei mesi ha ridotto il traffico del 34% nel centro città, il numero degli incidenti e ha consentito ai milanesi di respirare meno sostanze velenose. Ha quindi avuto un innegabile impatto positivo per la qualità della vita di tutti. Oggi registriamo con rispetto ma anche preoccupazione che in un’aula giudiziaria è stato ipotizzato il danno subito da un parcheggio privato e questo blocca un provvedimento utile a tutti i milanesi”.
Senza contare che il profitto ambientale ed economico s’intrecciano. Al 30 giugno i soldi incassati dal comune erano quasi 11 milioni e 200mila euro: “Tutte le risorse derivanti dal ticket, non un euro di meno, si stanno reinvestendo nel potenziamento del trasporto pubblico, garantendo più corse di metro e bus, e incentivando la mobilità sostenibile”, assicura Maran. La strada, quindi, potrebbe essere un’Area-bis. Cioè, una versione corretta del ticket, sempre da 5 euro, che accolga l’ordinanza del Consiglio di stato, includa la convenzione-bonus per le autorimesse e consenta alla giunta Pisapia di rilanciare presto, a settembre, la politica antitraffico. È una delle ipotesi su cui sta lavorando lo staff del sindaco assieme agli assessori e all’Atm.
“È importante che il comune non dia segno di cedimenti”, chiede in una nota il movimento referendario Milanosimuove. “L’amministrazione risponda alla sospensiva rilanciando l’attuazione dell’intero progetto referendario - dicono Edoardo Croci, Marco Cappato ed Enrico Fedrighini, rispettivamente presidente, segretario e portavoce del comitato promotore dei cinque referendum per una Milano più verde. - È il momento di fare chiarezza: Area C non può essere fatta passare per una sperimentazione, il periodo sperimentale si è concluso con ecopass, di cui Area C è la logica evoluzione. Con i referendum approvati lo scorso giugno, i milanesi hanno fatto una scelta definitiva a favore della trasformazione sostenibile della città. Il comitato promotore dei referendum vigilerà affinché non si cada in soluzioni di compromesso che riducano l’efficacia del provvedimento”.
e gazette

Intervista a Claudio Pedrotti, sindaco di Pordenone "Comune Riciclone 2012"


NO GIANNINO, L'OSCAR IN ECONOMIA NON TE LO DANNO

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Non voglio sembrare arrogante, ma veramente vale la pena spendere pochissime parole per smontare le fandonie e la truffa del programma economico con cui il signor Oscar Giannino e i suoi finanziatori si lanciano in politica. Di economia, nel loro programma, c’è la stessa dose che trovate di succo d’arancia nella Fanta. Forse di meno. 

1) Ridurre l'ammontare del debito pubblico. è possibile scendere rapidamente sotto la soglia simbolica del 100% del PIL anche attraverso alienazioni del patrimonio pubblico, composto sia da immobili non vincolati sia da imprese o quote di esse.

Un debito pubblico di uno Stato a moneta sovrana (Fiat, non convertibile e floating) si traduce nell’attivo di tutto il settore non governativo (famiglie + aziende), al centesimo. Lo Stato spende accreditando conti correnti (di famiglie + aziende) o emettendo titoli che spostano il denaro degli acquirenti (famiglie + aziende + investitori interni ed esterni) da conti bancari a conti di ‘risparmio’ del Ministero del Tesoro presso la Banca Centrale, dove il medesimo denaro guadagna interessi superiori. Ogni singolo centesimo coinvolto nella spesa pubblica a deficit è dunque un attivo dei riceventi di quella spesa, e non un debito. Diminuire il debito pubblico significa solo ridurre l’attivo dei settori non governativi sopraccitati, cioè impoverirli. E’ sbagliato, non ha senso, ed è contrario alla funzione primaria per cui i debiti pubblici sono stati creati. La necessità di ridurre il debito pubblico di uno Stato emerge solo e unicamente in due casi: 1) una falsa e irrazionale credenza ideologica affine a una religione superstiziosa che vede nel debito pubblico un nemico, senza peraltro portare a prova di ciò alcuna realtà di scienza contabile (P. Samuelson), oppure 2) se il debito pubblico dello Stato in questione è stato ridenominato in una moneta che quello Stato non possiede, cioè una moneta ad esso straniera, come è l’Euro per noi. Adottando l’Euro, l’Italia si è posta nelle stesse condizioni di uno Stato del Terzo Mondo che deve onorare un debito denominato in una moneta straniera (Krugman). E’ precisamente l’Euro che ha tramutato il benefico debito pubblico italiano, precedentemente l’attivo di ogni italiano del settore non governativo, in una passività di tutta la popolazione, poiché il nostro Stato deve oggi onorare i propri titoli, ed eseguire la propria spesa pubblica, procacciandosi questa moneta ad esso straniera attraverso la tassazione di tutto il settore non governativo, oppure indebitandosi presso i proprietari dell’Euro, cioè i mercati di capitali privati internazionali che lo ricevono direttamente dal sistema delle Banche Centrali europee.

Se ne deduce che la proposta .1, non risolvendo la radice del problema, aggredisce l’indebitamento italiano dalla parte sbagliata, prendendosela col debito in sé e non con ciò che ha tramutato quel debito benefico in un disastro nazionale, cioè l’Euro. Secondo la proposta .1, finiremmo semplicemente con il problema inalterato, ma anche con un’enorme fetta di ricchezza nazionale alienata. Cioè, colloquialmente parlando, cornuti e mazziati. I proponenti dovrebbero essere tacciati di ignoranza delle realtà degli stati patrimoniali di uno Stato e di macroeconomia monetaria, non fosse per il fatto che sono in assoluta malafede, essendo essi aderenti del liberismo neoagrario e neoclassico che si prefigge come meta la distruzione di tutto ciò che è la funzione di spesa dello Stato a favore del settore non governativo di cittadini e aziende.


2) Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni. La spending review deve costituire il primo passo di un ripensamento complessivo della spesa, a partire dai costi della casta politico-burocratica e dai sussidi alle imprese (inclusi gli organi di informazione). Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione, introducendo meccanismi competitivi all’interno di quei settori. Riformare il sistema pensionistico per garantire vera equità inter—e intra—generazionale.

3) Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni, dando la priorità alla riduzione delle imposte sul reddito da lavoro e d'impresa. Semplificare il sistema tributario e combattere l'evasione fiscale destinando il gettito alla riduzione delle imposte.

Sei meno cinque fa uno. Se lo Stato riduce la spesa del 6%/PIL e la tassazione del 5%/PIL, significa che ha privato il settore non governativo di una ricchezza pari al 6% /PIL, ma poi gli lascia in tasca un 5%/PIL in minori tasse. Risultato: il settore non governativo è comunque in passivo di 1. Geniale. Aggiungo che esiste una letteratura sterminata che dimostra come i fattori di competizione di mercato in settori come la sanità, l’istruzione e la previdenza sociale siano dei controsensi catastrofici, e dei veri e propri falsi ideologici. E’ impossibile che là dove l’espansione demografica e l’allungamento della vita impongono spese esponenziali, la logica della remunerazione del capitale investito dal privato possa garantire al cittadino servizi all’altezza delle sue esigenze. E’ dimostrato da decenni (Wynne Godley, Bilanci Settoriali) che il settore privato non può mai creare beni finanziari al netto, cosa che solo lo Stato può fare, per cui non può trovare i capitali netti per arricchire alcun servizio sociale senza successivamente sottrargli i medesimi capitali gravati da profitto. 

4) Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari). Privatizzare le imprese pubbliche con modalità e obiettivi pro-concorrenziali nei rispettivi settori. Inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, contro privilegi e monopoli d'ogni sorta. Privatizzare la RAI, abolire canone e tetto pubblicitario, eliminare il duopolio imperfetto su cui il settore si regge favorendo la concorrenza. Affidare i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, tramite gara fra imprese concorrenti. 

Falso ideologico di livello eccelso. Ogni singola esperienza di liberalizzazione dei mercati al mondo ha portato a gare truccate dove le maggiori Corporations hanno creato mega ‘cartelli’ in finta competizione fra di loro riportando la situazione a una mancanza di concorrenza assai peggiore di prima. I paladini di queste menzogne, dai Montezemolo ai Della Valle ai De Benedetti italiani, predicano le virtù del libero mercato purista, ma razzolano poi mungendo le infrastrutture dello Stato edificate da generazioni di italiani e mungendo i favori dei politici alla Prodi, Amato e D’Alema che gli hanno scandalosamente oliato la strada. E’ accurato sostenere che in un regime di VERO libero mercato purista, questi parassiti schiatterebbero in dieci minuti. 

5) Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti.Tutti i lavoratori, indipendentemente dalla dimensione dell'impresa in cui lavoravano, devono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione che permettano e incentivino la ricerca di un nuovo posto di lavoro quando necessario, scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato. Il pubblico impiego deve essere governato dalle stesse norme che sovrintendono al lavoro privato introducendo maggiore flessibilità sia del rapporto di lavoro che in costanza del rapporto di lavoro.

La quantità di contraddizioni in questo punto è olimpionica. Secondo questi luminari dell’economia, non si deve tutelare l’occupazione esistente, ma tutelare il reddito di chi perderà quei lavori. Sfugge la logica. Non si faceva prima a mantenergli il lavoro? e quindi il reddito, scusate? Poi: tutti i disoccupati devono avere un sussidio, per essere aiutati a trovare un nuovo lavoro “quando necessario”… Eh? Perché, per un disoccupato lavorare è un optional? E poi: “scoraggiando altresì la cultura della dipendenza dallo Stato”. Ma chi lo paga il sussidio? E di nuovo: non era meglio mantenerglielo quel posto di lavoro in prima istanza? Magari offrendogli, invece che un sussidio totalmente improduttivo, un lavoro garantito dalla spesa pubblica, che immediatamente rimette quel lavoratore a produrre e quindi ad aumentare il PIL. 

6) Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse. Imporre effettiva trasparenza e pubblica verificabilità dei redditi, patrimoni e interessi economici di tutti i funzionari pubblici e di tutte le cariche elettive. Instaurare meccanismi premianti per chi denuncia reati di corruzione. Vanno allontanati dalla gestione di enti pubblici e di imprese quotate gli amministratori che hanno subito condanne penali per reati economici o corruttivi. 

D’accordo. Allora, licenziare subito Mario Draghi (Gruppo dei 30), e tutto il governo Monti (Goldman Sachs, INVESCO, Generali, Monte dei Paschi, Intesa, ING, Mediobanca ecc. ecc.). 

7) Far funzionare la giustizia. Riformare il codice di procedura e la carriera dei magistrati, con netta distinzione dei percorsi e avanzamento basato sulla performance; no agli avanzamenti di carriera dovuti alla sola anzianità. Introdurre e sviluppare forme di specializzazione che siano in grado di far crescere l'efficienza e la prevedibilità delle decisioni. Difendere l'indipendenza di tutta la magistratura, sia inquirente che giudicante. Assicurare la terzietà dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Gestione professionale dei tribunali generalizzando i modelli adottati in alcuni di essi. Assicurare la certezza della pena da scontare in un sistema carcerario umanizzato.

No comment, se non per dire che come sempre non si comprende da quali benefattori privati proverrebbero i fondi per alimentare un’istituzione che è per definizione avversa a qualsiasi logica di profitto.

8) Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico. Non esiste una singola misura in grado di farci raggiungere questo obiettivo; occorre agire per eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società e, finalmente, rifondare il sistema educativo.

L’unico motivo reale per cui giovani e donne sono oggi esclusi dal mercato del lavoro è che le politiche economiche neoliberiste e neoclassiche dei tecnocrati al potere, unitamente alle catastrofiche conseguenze dell’adozione di una moneta straniera per l’Italia (Euro), stanno deflazionando l’economia del nostro Paese come mai nella storia repubblicana, devastando l’occupazione a ritmi inauditi. Punto. Anche qui la letteratura a riprova è sterminata. 

9) Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. Non si tratta di spendere di meno, occorre anzi trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca. Però, prima di aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, occorre farla funzionare bene. Questo significa spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Vanno pertanto introdotti cambiamenti sistemici: la concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo.Va abolito il valore legale del titolo di studio. 

Altro falso ideologico di bassissima lega. Vale qui quanto scritto in risposta al punto 3.

10) Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. Un federalismo che assicuri ampia autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali rilevanti ma che, al tempo stesso, punisca in modo severo gli amministratori di quegli enti che non mantengono il pareggio di bilancio rendendoli responsabili, di fronte ai propri elettori, delle scelte compiute. Totale trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici con l'obbligo della loro pubblicazione sui rispettivi siti Internet. La stessa "questione meridionale" va affrontata in questo contesto, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell'ultimo mezzo secolo.

Esprimere concetti come “Un federalismo che assicuri ampia autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali”, e “ma che, al tempo stesso, punisca in modo severo gli amministratori di quegli enti che non mantengono il pareggio di bilancio”, è l’ennesima prova del fatto che questi luminari ignorano l’abc dei Bilanci Settoriali e non hanno la più pallida idea di cosa sia un pareggio di bilancio. In primo luogo un’amministrazione locale può solo ‘usare’ una moneta, e non emetterla, per cui non possiede per definizione alcuna autonomia di spesa. Poi se è costretta dall’emissore della moneta, lo Stato, a pareggiare i bilanci, cioè a dare a cittadini e aziende 10 e togliere 10, la si mette nelle condizioni di lasciare un sonoro zero nella tasche di tutti. Cioè: zero crescita. E con zero crescita il federalismo è una fesseria.

Conclusione: se quest’accozzaglia di ricette liberiste è economia, allora i messaggi dei Baci Perugina hanno fatto la storia della filosofia italiana. 

Paolo Barnard
Fonte: http://paolobarnard.info
Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=418
1.08.2012

Sospeso il giovane “scomodo” del PD


Carmine Parisi, 24 anni, militante dei Giovani Democratici di Agropoli (Salerno), caporedattore del periodico Trasparenza & Legalità. Secondo il Fatto Quotidiano è lui il nuovo eroe dei giovani del PD, sospeso però dal partito dopo la querela (rigettata dalla magistratura) da parte di Massimo Farro e la minaccia di querela del sindaco di Agropoli, Franco Alfieri. Con una delibera comunale riportata nel giornale di Parisi, all’avvocato Farro, fratello del capogruppo del PD di Agropoli, era stato affidato un incarico legale per 6 mila euro. Ma non solo. Il giovane giornalista, per sacrosanto dovere di cronaca, riporta da tempo loscempio edilizio e ambientale che si sta consumando nel Cilento, dove politici titolari di ditte edili fanno affari con la Pubblica Amministrazione. Tanto da fondare, con alcuni studenti della zona, l’associazione  Gli Indignati del Cilento.
Parisi, come è giusto che sia in un Partito che si autodefinisce Democratico, non ha risparmiato i pezzi grossi della politica locale, che si erano già distinti in campagna elettorale coprendo i manifesti degli altri candidati e asfaltando strade private con soldi pubblici, cose che hanno fatto rabbrividire persino il candidato del PdL, Mario Capo.
Ma la scomunica di Parisi non è certo l’inizio: l’editore del giornale, Umberto Domini, fedele alla linea diessina del PD locale, da sindaco venne sfiduciato dai margheritini prima dell’approvazione del piano regolatore, per poi essere definitivamente sospeso dal partito. Troppo a sinistra. Troppo onesto.
L’attuale sindaco di Agropoli è un ex assessore della provincia di Salerno, amico del sindaco di Salerno De Luca e fratello del presidente della Banca di Credito Cooperativo del Cilento, nelle cui mani sta la tesoreria del comune. In una nota Domini e Parisi hanno risposto così alle continue minacce di Alfieri:
Tante, troppe offese abbiamo ricevuto da Alfieri, non è la prima volta, ma noi non agiremo per vie legali perché ci siamo sempre battuti e continueremo a batterci affinché ognuno, anche il nostro più acerrimo avversario, possa liberamente esprimere le proprie opinioni. Questa è la democrazia!!!!!Non certamente le continue minacce di Alfieri ci spaventano e ci faranno cambiare idea.
Bersani chiama i giovani a raccolta per governare l’Italia come un moderno Paese europeo (basta che non tocchino i pezzi grossi?), poi si dice alternativo alla Destra ma non a Monti, che a me (e non solo) pare invece più a Destra di Berlusconi. C’è qualcosa che non va in questo PD e non solo perché si allea con l’UDC di Casini (“I miei sentimenti di amicizia con Salvatore Cuffaro appartengono a me come uomo e come cristiano: non li ho mai rinnegati e non li rinnego”, ipse dixit):
Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.
diceva Berlinguer, questo sconosciuto.

mercoledì 1 agosto 2012

VACANZE AMERICANE: IN MEZZO AGLI AMISH

DI BARBARA NOE
telegraph.co.uk

Esplorare la Dutch Country della Pennsylvania è come fare un passo indietro nel tempo, ma la vita lenta e senza tecnologia dà le sue ricompense.

Sono troppo attaccata al mio iPhone. Per ogni mia domanda, per quanto triviale, le indicazioni per un ristorante o un aggiornamento sulle notizie, mi ritrovo inconsciamente a rivolgermi a questo piccolo ed intelligente aggeggio, al punto da non essere sicura che il mio cervello funzioni ancora. 

Ho chiaramente un problema, quindi spengo il telefono e scappo nella Dutch Country in Pennsylvania, dove gli Amish sembrano vivere bene senza la tecnologia moderna. Porto con me la mia nipotina di 12 anni ed i miei due nipoti di 10 e 14 anni, curiosa della loro reazione di fronte queste persone religiose e consacrate ad una vita semplice e contadina senza elettricità, automobili, trattori o telefoni – e certamente senza iPhone.

Entriamo nella regione Amish dall’affollata Route 30E, a circa 75 miglia ovest da Philadelphia, vicino Lancaster, leggermente delusa mentre scorriamo i negozi ed il traffico alla ricerca di una qualche segno dei tempi andati. Francamente, a prima vista la zona di Lancaster è piuttosto brutta: ogni hotel ed ogni fast-food attirano la clientela con pacchiane insegne al neon.
Proprio mentre penso di aver preso la strada sbagliata, vedo in mezzo alle macchine un piccolo carrozzino nero tirato da un bellissimo cavallo castano. Cerco di essere discreta, ma non posso non scrutarne l’interno, dove vedo un uomo con un cappello con la tesa nera ed una lunga barba grigia senza baffi ed una donna con i capelli severamente nascosti dentro una cuffietta nera, come una scena di Dickens.

“Guardate! Amish!”, urla Janie. Una pace improvvisa si abbatte sulla nostra macchina.

I posti migliori per osservare lo stile di vita Amish sono la Casa e la Fattoria. Un tempo vera fattoria dell’Antico Ordine Amish, la casa del 1805 è oggi un museo, con granai, altre strutture storiche ed animali lasciati liberi in uno spazio di 15 ettari. Dove una volta ci si sarebbe radunati per celebrare la messa, sediamo su panchine di legno duro nel salotto della casa per una panoramica storica sugli Amish.


Apprendiamo che Jakob Ammann fondò la setta Amish nel 1693 in Europa come reazione alla convinzione che il culto Mennonita, di cui era seguace, mancasse di sufficiente disciplina. Alcuni membri del gruppo iniziarono ad arrivare in Pennsylvania nel 1700, dove William Penn promosse lo spirito della tolleranza religiosa. 

Il giro della casa è affascinante, con la guida che sottolinea diversi tocchi Amish, come il fatto che i dipinti e le foto non sono appesi ai muri. Forse le stanze più interessanti sono le camere da letto, con colorate trapunte, semplici mobili di legno e vestiti cuciti a mano che pendono da stampelle sul muro; viene usato lo stesso vestito per la chiesa, i matrimoni ed i funerali, quindi non c’è bisogno di un armadio.
La guida sottolinea il fatto che i vestiti delle donne si tengono con degli spilli – i bottoni sono considerati una decorazione, quindi indossarli sarebbe segno di vanità. Un paio di Rollerblades appesi nella stanza dei bambini, che appaiono incoerentemente moderni in questo contesto tradizionale, sono un mezzo di trasporto accettabile per andare a fare le commissioni e per andare a scuola, ci dice la guida.

Ho pianificato la nostra visita in modo da farla coincidere con il giorno del mercato per le vie del villaggio di Bird-in-Hand, dove gli Amish vendono i loro prodotti e le loro merci al mercato dei contadini. Dal momento che gli Amish sono originari della parte tedesca della Svizzera, la cosa ha un sapore di Germania – come anche il loro accento (parlano un dialetto tedesco chiamato Pennsylvania Dutch).
Iniziamo assaggiando un po’ di sidro di mela fresco, poi ci facciamo strada tra i banchi, ammirando barre di pane, fagottini alle mele, pacchi di snitz (mela essiccata), chow-chow (misto di verdure dolci sottaceto), le torte shoo-fly (a base di melassa e zucchero di canna), le torte whoopie (torte al cioccolato ripiene di crema a forma di panino da hamburger) ed altre squisitezze della regione. Alcuni stand vendono delle bellissime trapunte, cuffiette e bambole con costumi Amish, ma senza faccia (gli Amish credono che incidere immagini, persino sulle bambole, sia contro le Scritture). 

Poi, saliamo a bordo di un carrozzino trainato da un cavallo per un giro nelle stradine bucoliche della campagna picchiettate di chiese, granai, fattorie di tabacco e cartelli che pubblicizzano fabbricatori di trapunte e venditori di uova. Trotterellando sulla strada, riusciamo a riconoscere le case Amish – la biancheria viola scuro, nera e verde salvia stesa sui fili; i contadini che arano i loro campi con enormi cavalli da tiro; nessun cavo dell’elettricità ad unire le case con la rete principale, dato che gli Amish non credono nell’elettricità, per paura che potrebbe indurre in tentazione e deteriorare la chiesa e la vita. La nostra guida, una giovane ragazza Amish, parla molto ed è molto aperta sul suo stile di vita. Charlie, di 10 anni, che è seduto davanti con lei, vuole sapere perché gli Amish non guidano le auto. “Usiamo le carrozze per rallentare il nostro ritmo di vita”, risponde.

Charlie annuisce. Poi vuole sapere cosa fanno i bambini quando piove.

“Giochiamo a Monopoli ed altri giochi da tavola”, risponde. “Cosa fate la notte?”, chiede, dopo una pausa.

Lei dice che leggono insieme e giocano, ma non c’è molto tempo a disposizione la sera, perché i bambini devono fare i lavori di casa. E poi dopo cena, vanno fatti i compiti. E dato che devono svegliarsi presto per fare le altre faccende di casa, vanno a letto presto.

Sono due mondi molto diversi a dialogare, la ragazza Amish con i vestiti arcaici e mio nipote col cappello da baseball. Tuttavia, anche con tutte le differenze, una cosa è certa: gli elementi che sottolineano la nostra vita – la famiglia, gli amici, la scuola, le faccende – non sono così diversi.

Questo mi dà il coraggio di pensare che forse posso disabituare me stessa anche un pochino dal mio iPhone, ma per il momento, lo riaccendo per vedere quale di queste stradine bucoliche mi riporteranno nel “mondo esterno”.

Barbara Noe
Fonte: www.telegraph.co.uk
Link: http://www.telegraph.co.uk/travel/destinations/northamerica/usa/9432925/US-holidays-among-the-Amish.html
30.07.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Romney: Gerusalemme capitale d'Israele

Parlando con alle spalle la Torre di David, il candidato repubblicano Mitt Romney pronuncia a Gerusalemme il discorso più importante del suo viaggio all’estero, rimproverando a Barack Obama «critiche pubbliche e diplomatiche» nei confronti di Israele che «hanno rafforzato i suoi nemici». Gesti e parole di Romney tendono a raggiungere due settori dell’elettorato americano su cui punta nella corsa alla Casa Bianca: gli ebrei che, seppur minoranza, possono essere decisivi in Stati in bilico come Ohio e Florida, e gli evangelici, che non hanno votato per lui nelle primarie repubblicane ma sono accomunati da un forte sostegno, di matrice religiosa, per lo Stato ebraico.
La scelta di parlare da Mishkenot Shaananim, il quartiere ebraico a ridosso della linea dove nel 1967 correva il confine fra Israele e Giordania, punta a sottolineare il sostegno per «Gerusalemme capitale di Israele», come sottolinea nel discorso. «Il Muro del Pianto fa parte della capitale di Israele», aggiunge alla Cnn, avvalorando l’unificazione della città a cui l’autorità palestinese si oppone. E ancora: «Se sarò presidente deciderò assieme ai governanti di Israele quando spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme».
Tali e tanti riferimenti a Gerusalemme vogliono sottolineare il contrasto con le posizioni espresse da Obama del maggio del 2011 sulla necessità di comporre la crisi israelo-palestinese tornando ai confini precedenti al giugno 1967, quando la città era divisa.
Romney assicura di «non voler criticare il presidente in carica», trovandosi all’estero, ma l’affondo contro Obama arriva quando gli rimprovera «critiche pubbliche» all’alleato e «prese di distanza diplomatiche». Il riferimento è alle critiche della Casa Bianca agli insediamenti ebraici in Cisgiordania e spiega l’applauso della platea di sostenitori, fra i quali vi sono numerosi finanziatori incluso Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas, che ha già versato oltre 100 milioni di dollari ai repubblicani. Romney riconosce ad Obama il merito di aver rafforzato la «cooperazione militare e di intelligence» con lo Stato ebraico, ma sull’Iran fa un passo in più, spiegando che «se Israele dovesse decidere un attacco militare esprimerei rispetto per il suo diritto di difendersi». «A volte si ritiene che chi vuole fermare la corsa dell’Iran al nucleare vuole la guerra - aggiunge Romney -, ma è vero l’esatto opposto».
L’altro implicito rimprovero alla Casa Bianca è di non contrastare l’Iran «quando afferma che “l’Olocausto non è esistito o Israele deve essere cancellato dalla mappa” perché gli ayatollah di Teheran stanno mettendo alla prova le nostre difese morali». Ciò che più conta per Romney sono «i valori che accomunano le nostre nazioni facendone una Forza del Bene», ovvero «democrazia, Stato di diritto, libertà d’impresa e di espressione». Sono concetti che Romney ribadisce negli incontri con i leader israeliani, come con la visita al Muro del Pianto.
Nel tentativo di rispondere all’offensiva verso l’elettorato ebraico, che nel 2008 votò al 78 per cento per i democratici, la Casa Bianca risponde su più fronti. Obama a Washington firma la legge che rafforza la cooperazione strategica con Israele mentre proprio a Gerusalemme il suo consigliere per la sicurezza Tom Donilon presenta al premier Netanyahu i piani d’attacco del Pentagono contro l’Iran «se la diplomazia fallirà»: si tratta di bombardamenti con i più potenti ordigni antibunker esistenti per colpire gli impianti nucleari sotterranei. È il quotidiano Haaretz a svelare quanto ha fatto Donilon, spingendo i portavoce di Netanyahu a smentire «l’incontro mai avvenuto». La Casa Bianca invece tace, consapevole che le indiscrezioni giovano a rafforzare l’immagine di Obama garante della sicurezza d’Israele.
Fonte: www.lastampa.it