giovedì 16 febbraio 2012

IL GRANDE FLOP - DEFICIT OLIMPICO

DI PIETRO MENNEA 
lavocedellevoci.it

Roma 2020, Monti dice no alle Olimpiadi: 'Non rischiamo il denaro dei cittadini'

Molti sostengono che le Olimpiadi rappresentano una grande occasione per aumentare i posti di lavoro, per fare ripartire l'economia del Paese e per richiamare il turismo nella citta' e nel Paese che le ospita, ma questa e' una tesi che sino ad oggi si e' rivelata errata. Anzi, in Italia qualcuno ha persino sostenuto che le Olimpiadi si possono organizzare a costo zero.
Prendendo in considerazione la proiezione “Prometeia” secondo la quale i Giochi Olimpici a Roma «creerebbero 29 mila posti di lavoro nel 2020 e di 12 mila negli anni precedenti e successivi per un totale di 170 mila unita'/anno di lavoro», bisogna precisare che questi dati non sono reali, perche' alle Olimpiadi moderne non e' associabile alcun valore di utilita' sociale.

A parte gli atleti che partecipano alle competizioni, le principali ricadute sul territorio sono rappresentate da cantieri necessari alla realizzazione delle strutture olimpiche e quelle corollarie ad esse. Tali attivita', hanno una durata limitata ai tre-quattro anni precedenti i Giochi Olimpici, e non garantiscono la nascita di un meccanismo che produce lavoro in modo continuativo nel tempo. 
La ricaduta turistico-pubblicitaria in generale, poi, non e' provata: non vi sono studi che dimostrino con certezza che le localita' che hanno ospitato importanti eventi sportivi abbiano una netta crescita dei flussi turistici. 
I vantaggi economici che un Paese organizzatore delle Olimpiadi puo' ricevere dal turismo, non hanno mai rispettato gli esiti sperati. Infatti, anche per le Olimpiadi di Roma 1960, nel momento in cui si presero in esame i ricavi apportati ai Giochi da questo settore, risulto' che i ristoratori e gli albergatori avevano ricevuto benefici minori, rispetto alle aspettative provenienti dal gran flusso turistico, perche' il «grosso dell'enorme introito, derivante dai turisti e dagli ospiti delle Olimpiadi e' finito, per qualche tramite, in una cassetta di sicurezza all'interno del Vaticano», cioe' in uno Stato estero, come scrisse all'epoca la Pravda.

GIOCHI IN FLOP

Citta' come Roma, Atene, Pechino, non hanno bisogno di organizzare i Giochi Olimpici per incrementare il turismo; sono le stesse citta' con la loro storia e i loro monumenti ad incrementare il turismo: chi va a vedere le competizioni e' soprattutto un appassionato delle varie discipline sportive.
Anche in occasione delle Olimpiadi di Barcellona 1992 si volle giustificare la organizzazione dell'evento con l'aumento dei turisti che vi sarebbe stato. E invece a Barcellona, nei tre anni successivi ai Giochi, i turisti sono addirittura diminuiti. Se poi il numero dei turisti e' di nuovo cresciuto, nessuno ha mai collegato questo aumento con “la crescita complessiva della Spagna come destinazione dei flussi turistici”: comunque qualcuno, ancora oggi, si ostina sostenere che sono aumentati grazie ai Giochi del 1992.

In sostanza, i Giochi Olimpici del 1992, da tutti indicati come un modello da imitare, nella realta' non lo sono assolutamente e, di questo, ne e' anche complice una parte dei media, i quali hanno voltato la testa dall'altra parte ogni volta che avrebbero dovuto raccontare quale fosse la realta' in quella edizione dei Giochi. Con i Giochi Olimpici a Barcellona i costi delle abitazioni nuove e di quelle gia' esistenti sono cresciuti dal 1986 al 1992 rispettivamente del 240 e del 270%. Mai vi fu una crescita tanto elevata del mercato immobiliare, ed il merito fu delle Olimpiadi, che pero' crearono un aumento delle ineguaglianze tra i diversi strati della societa'; infatti per un cittadino di Barcellona e' diventato sempre piu' difficile acquistare una casa di proprieta', almeno subito dopo i Giochi Olimpici. Le Olimpiadi di Torino 2006 sono state un flop. Organizzazione in ritardo, basso profilo, assenza di spirito olimpico, minaccia di scioperi, biglietti invenduti (senza calcolare quelli che sono stati dati in omaggio), camere d'albergo desolatamente vuote (si calcola che per Torino 2006, le stanze d'albergo invendute sono state almeno 2.500), e poca pubblicita': insomma si e' verificata una scarsa affluenza di pubblico. Nonostante cio', in Italia i giornali hanno descritto le Olimpiadi di Torino 2006 come un'edizione di grande successo. E cio' non fa che confermare che parte della stampa sia al servizio del potere politico, economico e sportivo e, talvolta, sia interessata soprattutto a curare i propri interessi.

LA CINA E’ VICINA

Anche le Olimpiadi di Pechino sono state un insuccesso per il turismo, che si e' rivelato molto al di sotto delle aspettative. Infatti il vice direttore del turismo a Pechino, Xiong Yuemi, ha dichiarato che solo il 45,5 delle camere degli hotel a 4 stelle e' stato prenotato. Le prenotazioni negli alberghi a 3 stelle, invece, sono state al di sotto del 50%. Mentre gli hotel a cinque stelle, prenotati in larga parte dai dirigenti dei Comitati Olimpici, dagli sponsor e dai delegati delle varie nazioni, hanno raggiunto il 70% di occupazione. Sino al 2005 a Pechino vi erano 548 hotel, in grado di ospitare ben 500 mila persone. Nel 2008 gli alberghi sono aumentati fino ad 800, con un incremento della disponibilita' dei posti letto arrivata a un milione. Per tutta la durata dei Giochi Olimpici, pur di attirare turisti, le catene alberghiere hanno ridotto le tariffe della stanze di albergo del 10% e del 20% ed anche del 30%, rispetto ai prezzi di maggio e giugno 2008. A poco e' valsa la riduzione dei prezzi delle camere d'albergo e le relative facilitazioni previste per i turisti che andavano durante i Giochi; Pechino aspettava circa mezzo milione di turisti per il periodo olimpico dall'8 al 24 agosto 2008, ma il numero e' stato nettamente inferiore. Un quarto delle prenotazioni effettuate da stranieri sono state annullate alla fine di maggio 2008. A dare questi dati sono stati l'Asia News, l'Agenzia del pontificio Istituto Missioni Estere e Xu Xingdon, Istituto Tecnologico di Pechino.

Anche la capitale cinese, insomma, non e' sfuggita alla cosiddetta “maledizione delle olimpiadi”. Infatti, per i Paesi organizzatori dei Giochi, quasi sempre (invariabilmente) si verifica un triste epilogo. A partire dai Giochi Olimpici di Melbourne 1956, Tokyo 1964, Los Angeles 1984, Seoul 1988, l'economia nazionale dopo le Olimpiadi ha avuto una brusca frenata. Dopo le Olimpiadi di Barcellona 1992, in Spagna si e' avuta perfino una forte recessione. Dopo Sidney 2000 e Atene 2004, nelle rispettive nazioni si e' avuta una frenata dell'economia, passata dall'1,5% al 2%. Delle undici olimpiadi che sono state organizzate dal 1956 ad oggi, solo l'edizione di Atlanta 1996 non ha prodotto un indebolimento dell'economia e della valuta della nazione organizzatrice dei Giochi. 
Ma per gli analisti finanziari cinesi i segnali erano ben chiari fin dai primi giorni dei Giochi: agli ingenti investimenti nelle infrastrutture con i relativi effetti, anche nella aree piu' lontane da Pechino e sui consumatori, e ad afflusso dei turisti (che in Cina e' stato molto limitato), e' seguito un periodo in cui tutti gli entusiasmi si sono man mano spenti. 

PIL E SOTTO PIL

A partire dalle Olimpiadi dal 1956, «i tassi di crescita del Pil, dei beni capitali e degli investimenti totali, ha registrato una decelerazione rispettivamente del 4%, del 6% e del 10% dell'anno precedente i giochi a quello seguente». Questo ha riferito ai giornali economici Stephen Jen di Morgan Stanley. In Cina, peraltro, e' stata organizzata la piu' costosa Olimpiade della storia. Gli investimenti per le infrastrutture dei Giochi hanno raggiunto la somma di 40 miliardi di dollari, vale a dire il 14% del totale di Pechino e l'1 % del totale nazionale. Bisogna anche tener conto che l'economia in Cina e' stata frenata dalla chiusura, durante il periodo olimpico, delle fabbriche piu' inquinanti di Pechino: il traffico e' stato ridotto del 50% e sono stati decisi blackout a rotazione nelle diverse province per evitare l'interruzione di elettricita' nella capitale.

Il rallentamento economico nel paese e' avvenuto anche perche' la chiusura dei Giochi e' capitata in un momento sbagliato per il Paese; infatti, negli ultimi sei mesi dall'inizio dei Giochi, le Borse cinesi hanno perso quasi il 50%: l'andamento del mercato immobiliare ha avuto una brusca frenata. L'indice del PMI e' diminuito del 50% mostrando una certa contrazione. Gli investitori hanno iniziato a ritirare i capitali da tutta l'area asiatica che ruota attorno alla Cina: e cioe', Corea, India e Taiwan che, in fondo, rappresentano i mercati con piu' denaro contante e quindi sono quelli piu' a rischio. La fine dei Giochi non ha fatto altro che peggiorare la situazione economica, a cui si e' aggiunta la crisi delle province orientali che si affacciano sul mare.
L'interrogativo, che molti si pongono, e' se vale ancora la pena contribuire ad alleggerire le casse di un Paese, per realizzare un evento sportivo. La realta' e' che il Comitato Internazionale Olimpico non ha retto il confronto con i processi sociali, culturali ed economici in atto e si e' presentato inerme di fronte a loro. Non ha saputo o potuto rispondere, con un apparato concettuale forte, perche' il sistema decoubertiano non era stato aggiornato: e' stato piuttosto imbalsamato, o respinto del tutto, il che e' la medesima cosa. 

Qual e' allora il motivo, o quali sono i vantaggi per cui le citta' e i paesi continuano a chiedere l'organizzazione delle Olimpiadi? La risposta e': il guadagno privato con investimento pubblico, public expense for private gain. La dimensione dei Giochi e' cresciuta sempre piu' e dietro questa crescita si muove una strategia politico-affaristica che punta molto alla costruzione di impianti e infrastrutture. Naturalmente, con i fondi pubblici. Tutto viene realizzato con l'aiuto della politica e dei media, sempre pronti a giustificare le grandi costruzioni con la ricaduta positiva sull'immagine internazionale del Paese organizzatore e sul maggiore afflusso di turismo in occasione dell'evento olimpico.

Pietro Mennea
Fonte: www.lavocedellevoci.it/
Link: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=490
3.02.2012

COSTELLAZIONI FAMILIARI E SISTEMICHE


VENERDI’ 24 FEBBRAIO 2012 - Ore 20.45
PRESSO IL CENTRO DIURNO – SAN PIETRO ALL’OLMO

Il Gruppo  Movimento Espressivo (R.A.) in collaborazione col C.I.F. Sez. di San Pietro all’Olmo organizzano una serata di Costellazioni Familiari con la conduzione di:
LAURA COZZI, Counsellor formata all’Istituto ISKON di Milano, iscritta all’AICO, erborista, astrologa, esperta in Fiori di Bach, Aurasoma , Cromoterapia e Aromaterapia, autrice del libro “Aromaterapia” ediz. Xenia.


Le Costellazioni Familiari messe a punto da Bert Hellinger – psicologo tedesco - consentono di scoprire, portare alla luce e sciogliere “irretimenti” familiari che si trasmettono di generazione in generazione e che sono causa di disturbi fisici e psichici; sono quindi un valido contributo per  affrontare varie problematiche, siano essere relazionali, professionali o legate a malattie.
L’incontro esperienziale permetterà di conoscere le modalità di approccio e gli strumenti delle risposte.

La storica sentenza Eternit: imputati condannati a 16 anni


Torino, 13 febbraio – Il tribunale di Torino ha condannato a 16 anni di carcere ciascuno il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier alla fine del processo eternit. I due rispondevano di disastro doloso e rimozione di cautele nello stabilimento di Casale Monferrato.
È la prima volta che i vertici di una multinazionale vengono condannati per uno scempio provocato dalle loro filiali sparse per il mondo. Ai due personaggi che in tempi diversi hanno guidato la grande holding svizzera dell’amianto, i giudici subalpini hanno inflitto sedici anni di carcere: sono i responsabili - dice la sentenza - delle migliaia di malattie e di morti generate dalla dispersione delle fibre-killer.
“È una decisione storica che è anche un messaggio al mondo”, affermano il ministro Renato Balduzzi e tanti altri dietro di lui. “Un sogno di giustizia che diventa realtà”, aggiunge Raffaele Guariniello, il capo del pool di pubblici ministeri che ha indagato sull’eternit. “La condanna è giusta ed era inevitabile - ha ribadito il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. - Ora è necessario completare la mappatura dei siti a rischio amianto. Il problema, infatti, è che oggi in Italia, nonostante l’impegno del ministero dell’Ambiente in questo campo e le ingenti risorse impiegate (circa 50 milioni di euro solo nelle aree industriali più inquinate, i cosiddetti Sin, Siti di interesse nazionale, ndr), non abbiamo ancora una mappatura completa dei luoghi che devono essere risanati”.
Ma il numero uno del collegio difensivo, l’avvocato difensore Astolfo Di Amato, lancia quello che sembra un avvertimento: “Se passa il principio che il capo di una multinazionale è responsabile di tutto ciò che accade in tutti gli stabilimenti periferici, allora investire in Italia, da adesso, sarà molto difficile”.
Quattro erano gli stabilimenti di Eternit Italia di cui si è occupato il processo: Casale Monferrato (Alessandria), la città più colpita dalla piaga dell’amianto con oltre 1.600 morti, e poi Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Napoli-Bagnoli, con oltre seicento decessi. Per gli ultimi due il reato di disastro è stato dichiarato prescritto.

Passati 20 anni!! Blu Notte: "Tangentopoli" - prima parte



F35: decisione irresponsabile!


Commento di Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della pace sulle decisioni assunte oggi dal Consiglio dei Ministri in merito alla riforma della Difesa.


       
Finalmente!
Finalmente le spese militari arrivano sul tavolo del governo e del Parlamento. Per anni abbiamo chiesto che le spese militari fossero trattate alla pari di tutte le altre spese dello stato senza che nessuno ci desse ascolto. E oggi finalmente è accaduto. Come del resto accade in tutti gli altri paesi democratici. Da noi è un evento!

Tagliare si può!
Dunque, tagliare si può! Le spese militari non sono intoccabili. Si possono tagliare senza compromettere la sicurezza del nostro paese. Per anni ci hanno detto il contrario accusandoci di essere degli irresponsabili, degli incoscienti, dei sognatori. E così hanno sprecato una montagna di soldi. Qualcuno, un giorno, gli dovrà presentare il conto.

Irresponsabile!
Irresponsabile è la decisione di riconfermare i piani d’acquisto (seppur rivisti) dei cacciabombardieri F35: una delle più micidiali armi da guerra mai costruite, che costa circa 115 milioni di euro al pezzo. Irresponsabile è farlo mentre si costringono milioni di italiani a fare enormi sacrifici e mancano i soldi per la polizia, la giustizia, la protezione civile, la scuola, la lotta alla povertà e per gli enti locali. Come mai non ci sono i soldi per mandare i soldati a spalare la neve mentre si trovano per comprare questi bombardieri?

Ora tocca al Parlamento
Domani l’ammiraglio-ministrotecnico Di Paola presenterà i numeri. Da domani la parola passa ai parlamentari e alle forze politiche che hanno innanzitutto la responsabilità di trovare le risposte a queste domande: a che ci serve comperare queste spaventose macchine da guerra? Dove e quando pensiamo di impiegarle? Quanto ci costa comprarle? Quanto ci costa mantenerle? Cosa potremmo fare con gli stessi soldi?

Ma non ci sono solo gli F35. Da domani il Parlamento deve ripensare l’intera spesa militare italiana, le Forze armate, gli obiettivi, la struttura, i mezzi. Facciamo appello al Parlamento, alla Rai e a tutto il mondo dell’informazione perché sia una discussione aperta e trasparente. Noi non mancheremo di portare le nostre valutazioni e proposte.

Flavio Lotti
Coordinatore Nazionale della Tavola della pace

Perugia, 14 febbraio 2012


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Manila, siglato il patto salva-oceani

Sessantacinque Paesi invitati dall'Unep che hanno partecipato alla Global Conference on Land-Ocean Connections (Gloc), organizzata a Manila dal Programma Onu per l'ambiente e dal governo delle Filippine.

Il tema era la tutela degli Oceani minacciati dalla pressione delle attività umane e la salvaguardia delle fasce costiere in pericolo anche per via di fenomeni di erosione e per l' innalzamento dei livelli delle acque attribuibili al cambiamento climatico.

Al termine di quattro giorni di lavori, esperti, scienziati e decisori hanno dato vita a un documento, la "dichiarazione di Manila", una dichiarazione di intenti e di impegni a realizzare misure di tutela imperniate sul controllo delle acque reflue, su una corretta gestione dei rifiuti, sulla riduzione della pressione inquinante derivante soprattutto dai concimi e dai prodotti chimici impiegati in agricoltura.

Con l'effetto di contenere fenomeni dannosi per la qualità delle acque, per la vita delle specie e per la proliferazione abnorme dei fenomeni algali. Sono 16 i comandamenti di Manila e disegnano una trama di misure da avviare entro il 2016 a livello internazionale, regionale e locale.

In particolare, i governi che hanno siglato il patto salva-oceano sono impegnati a redigere le direttive e a dare forma alle politiche per l' utilizzo sostenibile degli elementi nutritive, al fine di migliorare l'efficienza dei fertilizzanti, quali l'azoto ed il fosforo.

Ma la dichiarazione non si occupa solo di acqua, impegna i governi a elaborare una strategia comune per contribuire a migliorare la qualità di vita e abitativa della comunità costiere messe a rischio dalla perdita di biodiversità, dagli effetti degli inquinanti organici persistenti e dagli effetti dell'acidificazione degli oceani.

La dichiarazione farà parte a buon diritto dei documenti allestiti per la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile (Rio+20) che si terrà a giugno e contribuirà all'attuazione del Global Programme of Action for the Protection of the Marine Environment (Gpa) dell'Unep, la strategia globale per la tutela e lo sviluppo sostenibile dei mari e delle attività che ruotano intorno ad essi.
Stampa.it

martedì 14 febbraio 2012

Rc auto, se sei straniero paghi di più


L'origine etnica in Italia pesa quanto la classe di merito nelle polizze assicurative RC auto. Per i cittadini di origine straniera infatti il costo del premio annuo può anche raddoppiare. Ad indagare questo fenomeno, denunciato già da molti cittadini stranieri, è stato il Cospe che ha dimostrato “dati alla mano” una diffusa pratica discriminatoria. La ricerca si è svolta all’interno del progetto “Antenna Territoriale Antidiscriminazione di Firenze”, promosso da ASGI(Associazione per gli Studi Giuridici) con il supporto finanziario dell’Open Society Foundation.
di Giulio Sensi - 10 febbraio 2012

Sono stati presi a riferimento due periodi temporali: luglio 2011 e settembre-novembre 2011, e analizzato un campione di 36 assicurazioni che danno la possibilità di avere un preventivo online.
I ricercatori hanno scoperto che otto di loro -Con Te, Genialloyd, Linear Assicurazioni, Quixa, Ubi Assicurazioni, HDI, Intesa San Paolo Assicura, Zurich Connect- chiedono di specificare anche nel preventivo la cittadinanza, il luogo di nascita, la nazionalità di origine o il codice fiscale. Sette compagnie di queste otto -tutte queste esclusa HDI- fanno pagare di più i cittadini stranieri. La ricerca ha preso a riferimento diverse cittadinanze: italiana, francese, bulgara, rumena e marocchina, coprendo così aree comunitarie, neo-comunitarie ed extracomunitarie. 

Un esempio: il premio polizza per un italiano o un francese ammonta a 548,35 euro, ma la cifra aumenta del 55% per un cittadino rumeno (850,59) e tocca i 906,11 euro per un cittadino bulgaro. Ancora più alto il premio per un marocchino che può, sempre nelle stesse condizioni, arrivare a pagare fino a 1100,40 euro. La documentazione originale delle proposte di polizza assicurativa è depositata presso la sede centrale di COSPE con allegati tutti i dati dell'indagine. L'Asgi ha rivolto alla Commissione Europea una denuncia “per violazione del diritto dell’Unione europea in relazione al principio fondamentale di uguaglianza e parità di trattamento tra i cittadini dell’Unione europea, e al principio di parità di trattamento dei cittadini di Paesi terzi
lungo soggiornanti in materia di accesso ai beni e servizi offerti al pubblico” per il comportamento di alcune compagnie assicurative.
Prima ancora della denuncia alla Commissione Europea, è stato depositato il 3 novembre al Tribunale di Milano da ASGI e Avvocati Per Niente Onlus un ricorso/azione giudiziaria anti-discriminazione promosso d contro le compagnie assicuratrici Zurich Insurance e Quixa s.p.a. Nell'esposto viene riportata anche la giustificazione che una delle  compagnie assicuratrice, la Zurich, ha fornito dopo essere stata interpellata sull’applicazione
delle tariffe differenziate, sostenendo che “il fattore di cittadinanza, secondo comprovate
evidenze statistiche, rappresenta uno dei fattori che predice la rischiosità, ed entra quindi nella
determinazione del premio finale, insieme ad altri fattori…; a tale elemento -secondo la Zurich-, infatti, corrisponde una tipologia di comportamento di guida e, di conseguenza, una tipologia di rischio”.